Insuperabile interprete della beffarda anima romanesca, della quale diede a teatro i saggi più saporiti, in un succedersi impetuoso di abili motti, battute, tu per tu col pubblico, di corrosive macchiette che a volte toccavano il carattere.
Famosissimi i suoi personaggi: Gastone, eroe di quel varietà da cui Petrolini proveniva, Er sor Capanna, Fortunello, Giggi er Bullo, Mustafà, Nerone, ecc.
Impossibile rifare l’elenco delle sue creazioni: molti suoi “sfottò” divennero proverbiali, le sue canzoni erano ripetute da tutti.
Un grande successo musicale del 1926, in Italia, fu Una gita a li castelli (nota anche con il titolo Nannì), scritta da Franco Silvestri ma incisa da Petrolini.
Ma la sua canzone più nota è senza dubbio Tanto pe’ cantà, il cui testo è stato scritto da Alberto Simeoni, che Petrolini incise nel 1932 e che subito divenne il simbolo di un certo modo di essere romano, al punto che fu ripresa negli anni successivi da quasi tutti gli artisti più rappresentativi della capitale: per citarne solo alcuni, Alvaro Amici, Gigi Proietti, Gabriella Ferri e soprattutto Nino Manfredi, che con questa canzone otterrà un notevole successo di vendita.
Viene ricordato nello spettacolo l’atteggiamento sbeffeggiante verso la dittatura che portò il grande attore, in occasione della medaglia che Mussolini gli volle conferire, a pronunciare l’immortale ringraziamento: “E io me ne fregio!”.
Ebbe un enorme successo anche in Europa e nelle due Americhe; in Italia si interessarono del “fenomeno Petrolini.”
Critici, intellettuali e scrittori, fra cui F. T. Marinetti, che vide nei nonsense e nelle assurdità di Petrolini un riuscito esempio di umorismo futurista.
Artista completo, Petrolini passò dall’attività di chansonnier e macchiettista nei caffè-concerto romani alla scrittura di commedie vere e proprie e a interpretazioni di intensa drammaticità .
Fu anche attore cinematografico: Mentre il pubblico ride (1919); Nerone (1930), regia di A. Blasetti; Medico per forza (1931). Scrisse una raccolta di “sciocchezzuole”, freddure e parodie (Ti à piaciato?!!, 1916) e due volumi di memorie: Modestia a parte e Un po’ per celia e un po’ per non morir…
Costretto ad abbandonare definitivamente le scene nel 1935, perché sofferente di una grave forma di angina pectoris, Ettore Petrolini morì all’età di 52 anni il 29 giugno 1936.
Si racconta che, ormai in punto di morte, alle parole incoraggianti del medico, che lo visitava e sosteneva di trovarlo ristabilito, Petrolini rispondesse: «Meno male, così moro guarito».
La salma, vestita con il frac del suo notissimo Gastone, fu tumulata nel Cimitero del Verano a Roma.
Il 19 luglio 1943, nel corso del primo bombardamento di Roma, un ordigno colpì la sua tomba, una cappella rettangolare, spezzando il busto di marmo e danneggiando gravemente la sua bara.