Nel nostro almanacco romano oggi ricordiamo l’8 ottobre 1354:
COLA DI RIENZO viene assassinato. Il popolo, fomentato dai nobili, va all’assalto del Campidoglio al grido “Morte al traditore!”.
Cercando di mescolarsi alla folla, Cola viene riconosciuto e circondato; il primo a trafiggerlo con una spada è un certo Cecco del Vecchio.
Il cadavere, decapitato, viene trascinato fino alla Chiesa di San Marcello.
Cola di Rienzo è stato un tribuno e studioso italiano.
Divenne noto perché, nel Tardo medioevo, tentò di restaurare il comune nella città di Roma straziata dai conflitti tra papi e baroni.
SI AUTODEFINI’ “L’ULTIMO DEI TRIBUNI DEL POPOLO”
Si autodefiniva “l’ultimo dei tribuni del popolo”.
Alla sua figura il compositore Richard Wagner ha dedicato l’opera lirica Rienzi, l’ultimo dei tribuni.
Era nato nel rione Regola, figlio di un taverniere e di una Maddalena
«la quale visse de lavare panni e acqua portare», in una casa davanti a Ponte Rotto, «canto fiume, fra li mulinari» (i mulini sul Tevere hanno funzionato fino alla costruzione dei muraglioni), dunque di condizione assai modesta.
L’obiettivo di Cola era fare anche di Roma, nonostante fosse sede del papa e teoricamente anche dell’imperatore, un Comune dotato di propri ordinamenti e risorse, governato da rappresentanti del popolo di Roma, animato dalla memoria della sua grandezza.
Gli ordinamenti prevedevano quindi un sistema di regole finalizzato a:
limitare la violenza privata (applicando la legge del taglione per l’omicidio, chiunque ne fosse l’autore;; istituendo milizie rionali mantenute a spese pubbliche, e guardie pubbliche per la sicurezza dei mercanti);
Destinare le risorse pubbliche al sostegno dei cittadini (aiuti ad orfane, vedove, monasteri; granai pubblici ai quali ricorrere in caso di bisogno; divieto di demolizione degli antichi edifici, che dovevano essere conferiti al Comune);
stabilire nuovi rapporti politici con i baroni e con le città vicine.
Questo programma di governo era l’esatto contrario di quanto concretamente accadeva, ed entusiasmò il popolo, che conferì a Cola la signoria del comune .
A LUI E’ DEDICATA UNA STATUA AI PIEDI DEL CAMPIDOGLIO
A lui furono dedicate nel 1872 una lapide nei pressi della casa di nascita a san Bartolomeo dei Vaccinari, e nel 1887 la statua ai piedi del Campidoglio, il cui basamento, formato da un insieme di frammenti architettonici di epoca romana e importante almeno quanto la figura, rappresenta appunto il sogno di Cola di ripristino dell’antica gloria di Roma.