Una speciale ecografia al Gemelli, effettuata al momento del parto, consente di indicare al medico la procedura migliore da adottare per far nascere i bimbi. Lo studio firmato dal professor Tullio Ghi. Il parto, una delle esperienze più forti nella vita di una donna, può in alcune circostanze andare incontro a degli intralci. Nel tentativo del bimbo di trovare la sua strada verso l’uscita, può verificarsi un ostacolo alla sua discesa e progressione lungo il canale del parto o può capitare che il piccolo, non tollerando bene le contrazioni dell’utero materno, possa andare incontro ad una condizione di ‘sofferenza’ rilevabile sotto forma di irregolarità del battito del cuore. In questi casi, il medico può vedersi costretto ad accelerare il parto con due modalità: attraverso un parto cesareo o ricorrendo alla ventosa, una coppetta morbida che viene applicata sulla testa, per estrarlo esercitando una trazione verso l’esterno.
L’utilizzo dell’ecografia speciale
«L’impiego della ventosa, in mani esperte e in sale parto adeguatamente attrezzate – afferma il professor Tullio Ghi, Ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore della UOC di Ostetricia e Patologia Ostetrica di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli – ha un tasso di successo molto alto. Tuttavia, c’è una piccola quota di casi in cui questa modalità di intervento fallisce. Il medico non riesce ad estrarre il bimbo con la ventosa e si deve ricorrere ad un taglio cesareo d’emergenza, procedura che prevede l’estrazione dall’addome del feto e può esporre ad un maggior rischio di traumatismo la madre e il bimbo stesso, già incanalato nel canale del parto.
I fattori di rischio
Tra i fattori di rischio che contribuiscono a questa rara eventualità del fallimento del parto operativo con la ventosa – prosegue il professor Ghi – il principale è una malposizione del bambino che, anziché avere la nuca posizionato anteriormente, cioè verso la sinfisi pubica, ha l’occipite posizionato posteriormente, verso l’osso sacro della mamma. In questi casi, la probabilità di fallimento del parto operativo con la ventosa è molto più alta». Come fare dunque per orientarsi nella scelta ‘cesareo o ventosa’, visto tra l’altro che ben il 10% dei bimbi si presenta alla nascita in ‘occipite posteriore’? «Da oltre 15 anni – spiega il professor Ghi – i centri di ostetricia di riferimento propongono l’utilizzo dell’ecografia per scegliere tra parto operativo con la ventosa e taglio cesareo, allo scopo di valutare quale sia la procedura migliorare per far nascere il bambino.
Ecografia in modalità classica o speciale
L’ecografia può essere effettuata in modalità classica, cioè posizionando la sonda sulla pancia della mamma per vedere se l’occipite del bambino è posizionato anteriormente o posteriormente. Ma una modalità di ecografia più innovativa ed efficace nel caso in cui ci sia necessità di accelerare il parto è quella trans-perineale. In questo caso la sonda viene posizionata sui genitali esterni della madre e si vanno a valutare una serie di parametri, che indicano la distanza del bimbo dall’uscita. Il nostro studio ha dato una risposta chiara su come individuare i casi nei quali il parto operativo con ventosa può comportare un rischio aumentato di fallimento». Lo studio pubblicato sulla più importante rivista mondiale di Ostetricia, l’American Journal of Obstretics & Gynecology, ha valutato un ampio gruppo di donne, nelle quali l’ecografia addominale aveva confermato la condizione di occipite posteriore.
Comunicato Stampa