Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 2 agosto 1904:
Inaugurato il Policlinico Umberto I.
E’ il policlinico universitario della prima Facoltà di Medicina e Chirurgia della Sapienza Università di Roma.
Si tratta del terzo ospedale italiano per grandezza (con 1200 posti letto). La costruzione venne iniziata nel 1883 per iniziativa dell’allora
Ministro della Pubblica Istruzione, il clinico Guido Baccelli, insieme
al chirurgo e senatore Francesco Durante (politico) su progetto di Giulio Podesti e Filippo Laccetti.
La stessa venne completata vent’anni dopo e l’inaugurazione venne presenziata dal Rettore dell’epoca, Luigi Galassi e dal Re Umberto I.
Dopo la presa di Roma e la proclamazione di quest’ultima alla
capitale del Regno d’Italia, il clinico e docente universitario Guido Baccelli maturò l’idea di dotare la città di un nuovo grande ospedale
che riunisse tutte le cliniche degli antichi ospedali romani, da realizzare in accordo con le più avanzate soluzioni dell’architettura sanitaria dell’epoca.
L’obiettivo della struttura era anche quello di essere
un luogo privilegiato per la ricerca e la formazione dei futuri medici.
LA PRIMA PIETRA DELL’OSPEDALE FU POSATA IL 19 GENNAIO 1888
La prima pietra dell’ospedale fu posata il 19 gennaio 1888 alla presenza di re Umberto I di Savoia, al quale fu dedicato poi il nosocomio, e
della regina Margherita.
Nonostante la cerimonia i lavori iniziarono solo nel dicembre 1889 e
si protrassero per i successivi 12 anni, soprattutto a causa della mancanza di fondi, concludendosi nel 1902; in quella data l’architetto Luigi Podesti aveva consegnato il fronte principale, le sei cliniche ed
il palazzo dell’amministrazione.
L’inaugurazione e l’inizio dell’operatività del policlinico dovettero comunque attendere i primi mesi del 1903.
Durante i lavori di realizzazione fu rinvenuto un sarcofago decorato
con la testa di Medusa, simbolo successivamente adottato come logo dell’ospedale; tale sarcofago è stato poi estratto e trasportato presso i Musei Vaticani.
La nuova struttura era stata realizzata su un’ampia area di 160 000 metri quadrati, di cui solo 40 000 coperti da edifici, in un’area ritenuta tradizionalmente salubre ed isolata dalla città con una capacità
di circa 1200 malati.
I vari padiglioni, che avevano l’obiettivo di suddividere i malati per malattia, sesso ed età, erano collegati da ampi viali alberati dove
i malati meno gravi avevano la possibilità di “prendere aria buona”.