Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 13 dicembre 1911:
Muore a Roma GIGI ZANAZZO è stato un poeta, commediografo, antropologo e bibliotecario italiano. Studioso delle tradizioni del
popolo romano e poeta in romanesco, è considerato, insieme con Francesco Sabatini, il padre fondatore della romanistica.
Alla sua scuola mossero i primi passi Trilussa e i più bei nomi della poesia dialettale della Roma d’inizio secolo.
NACQUE A ROMA IN VIA DELFINI 5
Nacque in via dei Delfini 5 nel rione Campitelli dal padre Carlo, nativo di Lozzolo ma originario del Veneto, che si era trasferito circa nel 1830 a Roma, dove gestiva un’osteria a Testaccio.
Sposò Agnese Bianchini, prima donna della Compagnia Romanesca
da lui fondata con la collaborazione dell’attore e poeta Pippo Tamburri.
Questa compagnia, che agiva al Teatro Rossini, recitò molte fortunate commedie, tra cui più d’una di pugno dello stesso Zanazzo, come l’operetta Li Maganzesi a Roma, messa in scena il primo ottobre 1882 per le musiche del maestro Mascetti, o la scoppiettante Pippetto ha
fatto sega a scola, interpretata dall’incontenibile Oreste Capotondi.
Dette così forte impulso al teatro dialettale romanesco e incuriosì anche la regina Margherita , la quale volle assistere al Rossini alle recite della compagnia.
FAMOSA LA SUA OPERA “USI,COSTUMI E PREGIUDIZI DEL POPOLO DI ROMA”
Famosissima la sua opera Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma, edita in tre volumi, insostituibile guida allo studio della cultura popolare cittadina e raro esempio di prosa in romanesco.
Per i tipi dell’editore Perino fondò i periodici dialettali Rugantino (1887) e Casandrino .
Si avvalse nella direzione di questi periodici della preziosa collaborazione di Adolfo Giaquinto.
Inaugurò così la più prolifica stagione della stampa periodica romanesca.
Fu dalle colonne del Rugantino che prese il via il festival della canzone romanesca di San Giovanni.
Sempre per lo stesso editore nel 1896 diresse Il Valore Italiano periodico storico-militare-patriottico-aneddotico illustrato sino alla sua definitiva chiusura avvenuta il 14 marzo 1897.
Sostenitore di Crispi, fu estromesso dal suo impiego di bibliotecario del Ministero della Pubblica Istruzione a seguito della tristemente famosa epurazione della Minerva.
MORI’ A SOLI 51 ANNI
Morì poco dopo a soli 51 anni. Alla sua memoria è intitolata una via di Trastevere e il bel monumento, con il suo busto bronzeo, eseguito nel 1929 da Amleto Cataldi.
L’opera si trova all’inizio di via dei Delfini, sulla parete della sua casa natale, oggi cadente, verso la chiesa di Santa Caterina dei Funari, sotto la sua loggetta.
FAMOSA LA SUA POESIA “BORGHICIANO”
Famosa è la sua poesia BORGHICIANO
So’ borghiciano, so’: nun ero nato
che bazzicavo già drento Palazzo:
mi’ padre me ce messe da regazzo
e, graziaddio, ciò sempre lavorato.
Pe’ fatigà, fratello ho fatigato;
da fanello ero sverto com’u’ razzo;
ma da un ber pezzo in qua ,nu’ me strapazzo;
perché so’ vecchio e m’hanno giubbilato.
Bazzico er Vaticano tutt’er giorno,
conosco er papa, so li fatti sui,
e de quelli magnoni che cià intorno.
Pe’ me, ‘sino che dura è ‘na cuccagna
ma nun sia mai, me se morisse lui,
lo possino scannà, come se magna?