Circa mille tra professori, ricercatori, assegnisti e dottorandi della Sapienza hanno inviato una lettera alla rettrice Antonella Polimeni chiedendole di prendere una posizione chiara contro Israele e di interrompere gli accordi con le università del Paese.
«Sapienza non ha organizzato alcuna manifestazione per denunciare l’operato di Israele ed esprimere solidarietà ai palestinesi. Non ha mai esposto la bandiera palestinese sulla sua homepage, mentre quella dell’Ucraina vi ha campeggiato per settimane», si legge nella prima parte della lettera.
«Entriamo nelle aule in rappresentanza di un’istituzione che non solo non è stata in grado di dire nulla di più di qualche parola di circostanza in estremo ritardo, ma si dimostra anche complice, mantenendo gli accordi con le università israeliane e con l’industria delle armi che fornisce materialmente gli strumenti per trucidare i palestinesi». Poi l’accusa: «Le sue parole di vicinanza per chi soffre a Gaza non sono state accompagnate da alcuna condanna nei confronti dello stato di Israele e di quanti lo sostengono: ogni parola non detta, ogni collaborazione non rescissa sono materialmente un proiettile in più a danno dei e delle palestinesi, una bomba in più su una scuola o su un ospedale. Quanto è già avvenuto in Palestina graverà per sempre sulle nostre coscienze; cerchiamo di fermarci adesso, seppure in ritardo».
«Abbiamo condannato esplicitamente l’escalation militare israeliana, scegliendo però di esprimerci nei confronti di scelte e azioni, non di un popolo o di uno stato e rivendichiamo questa scelta». E ancora: «Le posizioni assunte dai rettori di alcune università israeliane e dell’accademia israeliana delle scienze e delle lettere, nel riconoscere la sacralità della vita umana e nel sostenere iniziative assunte con l’obiettivo di salvare vite umane nella Striscia di Gaza, ci confortano nella necessità di mantenere aperto il dialogo con tutti coloro che si battono per la pace», ha risposto la rettrice Polimeni sulla home page del sito web dell’ateneo.