Cresce la preoccupazione sindacale attorno al caso Modus-Vallesi S.r.l., azienda attiva a livello nazionale nel settore della profumeria e del beauty con il marchio “Modus”. A denunciarlo è la Fisascat-Cisl di Roma Capitale e Rieti, che evidenzia le criticità nella gestione della procedura di licenziamento collettivo avviata lo scorso 29 maggio, che coinvolge 55 lavoratori in tutta Italia, di cui 15 a Roma.
Nonostante diversi incontri tra azienda e sindacati, il confronto si è concluso senza alcun accordo. Tuttavia, la società ha deciso di procedere unilateralmente con l’invio delle lettere di licenziamento, senza attendere il completamento dell’iter previsto dalla legge, né la convocazione del tavolo ministeriale, passaggio considerato prassi in situazioni di crisi occupazionale di questa entità.
La Fisascat-Cisl Roma Capitale e Rieti segnala inoltre l’assenza di comunicazioni formali, inclusa la mancata condivisione via PEC della bozza di accordo entro i termini stabiliti. Un’occasione che, se colta, avrebbe potuto aprire uno spiraglio per una soluzione condivisa e meno traumatica per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti.
“Abbiamo richiesto con urgenza la convocazione di un tavolo istituzionale presso il ministero delle Imprese, del Made in Italy e il ministero del Lavoro e Regione Lazio – dichiara Stefano Diociaiuti, segretario generale della Fisascat-Cisl Roma Capitale e Rieti –. Non è accettabile che le decisioni aziendali vengano calate dall’alto, senza alcuna mediazione istituzionale. Le irregolarità nella gestione della procedura sono gravi e vanno chiarite. Serve un intervento urgente del Governo per ristabilire legalità e garantire la tutela occupazionale”.
Il sindacato chiede la sospensione immediata dei licenziamenti e l’apertura di un tavolo di confronto con il coinvolgimento delle istituzioni, al fine di valutare soluzioni alternative e salvaguardare i posti di lavoro.
Particolarmente preoccupante il profilo sociale delle persone colpite: il 97% del personale è costituito da donne, in larga parte monoreddito, impiegate in un settore tradizionalmente femminile. Un fattore che rende ancora più grave l’impatto sociale e occupazionale della chiusura dei punti vendita coinvolti.
Comunicato stampa