Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo un grande poeta.
L’8 maggio 1940: muore a Roma il poeta CESARE PASCARELLA (nato a Roma nel 1858).
Da ragazzino, fu messo dai propri genitori, originari di Fontana Liri , a studiare in seminario, a Frascati: scappò via.
A leggere la sua produzione poetica non pare che quella prima esperienza lo abbia conciliato con gli ambienti religiosi.
Studiò poi all’Istituto di Belle arti, ma era molto più attratto dalla vita artistico-mondana della città che dagli studi accademici.
La nuova capitale ribolliva di novità, di idee, di progetti, di smanie:
il ventenne Pascarella vi si tuffò e cominciò a frequentarne gli artisti mondani e innovatori, partecipando alle attività dei “XXV della campagna romana” (dove era noto per i suoi asinelli), frequentando
il Caffè Greco, stringendo rapporti con gli artisti più simili a lui per irrequietezza e bisogno di nuovo, collaborando con la Cronaca bizantina e successivamente con il Fanfulla della domenica, che pubblicano le sue prime cose.
IL POETA HA VIAGGIATO MOLTISSIMO
La nota caratteristica della sua personalità è l’irrequietezza: dopo il viaggio in Sardegna del 1882 con D’Annunzio e Scarfoglio alla
scoperta di un mondo considerato misterioso ed arcaico, continua
a viaggiare moltissimo (India, Giappone, Stati Uniti, Cina, Argentina, Uruguay), annotando nei suoi Taccuini disegni e osservazioni acute
e caustiche.
ABITO’ PER TUTTA LA VITA A CAMPO MARZIO
Tuttavia l’uomo è profondamente legato alla sua città, scenario privilegiato di molte sue opere, e abitò per tutta la vita in Campo Marzio, tra via dei Portoghesi, via dei Pontefici all’Augusteo,
via della Scrofa, via Laurina, via del Corso.
Pubblica, nel frattempo, Villa Gloria (1886), 25 sonetti sul tentativo dei Fratelli Cairoli di liberare Roma e conclusosi tragicamente con lo scontro di villa Glori.
I sonetti furono celebrati dal Carducci, mentre il lavoro più noto,
La scoperta de l’America (di cui dà letture pubbliche sempre più richieste) è del 1894, ma non mancano resoconti e collaborazioni.
I Sonetti, del 1904, raccolgono le sue opere sparse dal 1881.
E’ STATO UN GRANDE CAMMINATORE E RECITO’ IN TEATRO
È anche un grande camminatore (e i resoconti di queste esperienze finiscono ugualmente nei taccuini e nelle sue collaborazioni giornalistiche) e poi recita in teatro.
Muore a Roma l’8 maggio 1940, in solitudine ed è sepolto presso il Cimitero del Verano. Il suo scanno all’Accademia d’Italia viene attribuito ad Ada Negri, prima donna ad entrarvi.
Le sue carte, la biblioteca (stampati antichi e moderni), fotografie, quadri e disegni furono acquistati, con i diritti d’autore connessi, dalla Reale Accademia d’Italia (oggi Accademia Nazionale dei Lincei) nel 1940. Il fondo è interamente ordinato.