Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 28 agosto 1872:
Il Consiglio Comunale di Roma , delibera di collocare sul Campidoglio “in un apposito casotto lungo la scalinata del Campidoglio,
una lupa vivente come emblema di Roma, stabilendo persino le spese per il suo mantenimento, 23.50 lire al mese.
Fu assunto anche un custode che aveva dimora poco distante. I resti della “casa del Luparo” si vedono ancora all’altezza di via Monte Caprino.
La faccenda aveva però un precedente. Già all’inizio del Quattrocento, infatti, sul Campidoglio era tenuto un esemplare di leone, al tempo il simbolo della città.
La cosa durò poco, fino a una domenica mattina del 1414, quando
la belva riuscì a trovare la libertà, uccidendo o mutilando diversi bambini.
Tornando alla lupa, il povero animale diventò subito un’attrattiva, soprattutto per i più piccoli, che si fermavano a osservarlo camminare avanti e indietro nello spazio angusto, umido e buio.
Il suo comportamento è all’origine del modo di dire “me pari la lupa der Campidojo”, con cui a Roma si apostrofa una persona inquieta, che non riesce a stare ferma.
Nel 1935, come testimonia una copertina illustrata della Domenica del Corriere, la lupa venne temporaneamente spostata dalla vecchia gabbia lungo la scalinata del Campidoglio a una nuova, ai piedi della Rupe Tarpea.
Con il passare del tempo, i cittadini prendevano sempre più coscienza delle condizioni pietose in cui vivevano questi animali. Così, quando
la sera del 28 giugno 1954 una lupa di appena tre anni cessò di vivere dopo una breve agonia e nonostante le cure prestate dal veterinario del Giardino Zoologico, il dottor Bartolino, scoppiò un vespaio di polemiche.
PALADINO DELL’ABOLIZIONE DELLA LUPA SUL CAMPIDOGLIO ERA UN CITTADINO INGLESE
Paladino dell’abolizione della lupa sul Campidoglio era un cittadino inglese da tempo residente a Roma, Marian Johnson, che – come si leggeva in un articolo del Messaggero – aveva scritto al Times
affinché intercedesse presso l’amministrazione capitolina per convincerla a non sostituire la lupa morta con un nuovo esemplare. Dalla parte di Johnson si schieravano non solo semplici cittadini, ma anche istituzioni come il Giardino zoologico di Roma e l’Ente nazionale Protezione animali.
Il sindaco Salvatore Rebecchini, era però di tutt’altro avviso, considerando la lupa e l’aquila simboli millenari di Roma e meravigliandosi che nessuno protestava per i tanti zoo e per l’infinito numero di uccellini in gabbia.
Così il 15 novembre successivo fu a un giovane lupo maschio a essere collocato sul Campidoglio. Solo la gabbia fu un po’ allargata e resa
più confortevole. La barbara usanza sarebbe terminata qualche anno
più tardi. Resta la gabbia, vuota e ombreggiata da un gigantesco ombù che portò dall’Argentina, nel 1911, il principe Baldassarre Odescalchi.