Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo un personaggio.
Il 22 ottobre 1921 si spegne a Roma PIETRO CAPANNA, noto come
il Sor Capanna, cantastorie, attore di strada e stornellatore.
La sua produzione, per le caratteristiche di immediatezza e di forte
presa emotiva sul pubblico, godé e continua a godere di notevole fortuna, sia in ambito schiettamente musicale, con le interpretazioni
di Ettore Petrolini, Romolo Balzani, Claudio Villa o Alvaro Amici,
sia in ambito politico, per via delle strumentalizzazioni che ne
furono fatte nel corso del tempo dalle più diverse parti politiche, dagli squadristi ai sessantottini.
SOR CAPANNA NACQUE NEL RIONE DI TRASTEVERE
Pietro nacque al civico 47 di via Luciano Manara nel rione di Trastevere, dove in gioventù esercitò vari mestieri: fu prima banchista
di macellaio, poi ceraiolo alla Lungara.
Dopo alcuni anni però la vampa della caldaia in ebollizione gli procurò una grave congiuntivite, che lo rese quasi cieco e lo costrinse a
portare degli enormi occhiali affumicati e ad abbandonare il suo lavoro.
FECE IL POSTEGGIATORE NELLE OSTERIE
Si mise a fare il posteggiatore nelle osterie: la facile vena poetica e lo spiccato senso del ridicolo gli consentivano di improvvisare sferzanti satire sulla spicciola quotidianità come sui mutamenti di costume
in atto nella società dell’epoca, o sui politici più in vista.
Altre volte si appostava dinanzi all’osteria, o ad una bottega, verso
le quali sarebbero state dirette le sue pepate “botte”, riguardanti il gestore, la “qualità” dei suoi prodotti, o il loro prezzo:
riprendeva così una tradizione che era stata già di Ghetanaccio.
Decise di formare una sua compagnia itinerante.
Girava per Roma su di un carro, che gli fungeva da palcoscenico ambulante, trainato da un malandato cavallo.
Sul carro montavano, insieme con lui, sua moglie Augusta Sabbadini, nelle vesti di una corpulenta e greve Nina che gli rispondeva e lo accompagnava nel canto, e dal resto della sua compagnia: Cesare Palombini, detto Caruso, Giovanni Giovannini, detto er Comparetto
e Gallo Galli, Galletto, che li accompagnavano suonando il mandolino
e l’organetto.
Questo apparato non venne tuttavia impiegato sempre dal sor Capanna, che invece lo adoperava soprattutto in tempo di carnevale;
di solito girava a piedi, vestendo alla borghese, con giacca, cravatta e l’immancabile bombetta.
IL COMUNE DI ROMA GLI HA DEDICATO UNA PIAZZA
Durante l’esecuzione, un aiutante, munito di bacchetta, indicava su
un tabellone al pubblico il disegno che illustrava il brano in questione.
Morì in una corsia del policlinico Umberto I a soli cinquantasei anni.
Il comune di Roma gli ha dedicato una piazza (P.zza Sor Capanna),
sulla via Casilina, all’altezza del quartiere di Torre Spaccata.