Oggi ricordiamo nel nostro almanacco il 16 ottobre 1943:
Deportazione dal Ghetto di Roma di 1023 ebrei verso il campo di concentramento di Auschwitz.
365 uomini della polizia tedesca, coadiuvati da quattordici ufficiali
e sottufficiali, effettuarono il rastrellamento degli appartenenti
alla comunità ebraica romana.
Nessun italiano fu ritenuto abbastanza fidato da Kappler per
partecipare all’azione.
Un centinaio di uomini circa fu destinato all’operazione all’interno
del ghetto e i rimanenti nelle altre zone della città.
La Gestapo operò prima bloccando gli accessi stradali e poi evacuando un isolato per volta e radunando man mano le persone rastrellate
in strada. Vecchi, handicappati e malati furono gettati con violenza
fuori dalle loro abitazioni;
si videro bambini terrorizzati che si aggrappavano alle gonne delle madri e donne anziane che imploravano invano pietà.
Nonostante la brutalità dell’operazione, le grida e le preghiere strazianti, i rastrellati si ammassarono abbastanza disciplinatamente, tanto che –
a detta di Kappler – non fu necessaria l’esplosione di alcun colpo di arma da fuoco.
I 1.259 RASTRELLATI VENNERO CARICATI IN CAMION MILITARI IN VIA DELLA LUNGARA 82
I 1.259 complessivamente rastrellati – molti di loro ancora vestiti per
la notte – vennero caricati in camion militari coperti da teloni e trasportati provvisoriamente presso il Collegio Militare di
Palazzo Salviati in via della Lungara 82-83;
rimasero nei locali e nel cortile del collegio per circa trenta ore,
separati per genere ed in condizioni assolutamente disagiate.
Tra essi vi fu anche un neonato, partorito il 17 ottobre dalla ventiquattrenne Marcella Perugia.
Nel film L’oro di Roma del 1961, di Carlo Lizzani, sono descritti
gli eventi ottobre 1943: l’estorsione di cinquanta chili di oro
alla comunità israelitica romana e il successivo rastrellamento del ghetto
con la deportazione degli ebrei ad opera dei nazisti.