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Almanacco. 27 ottobre 1990 muore a Roma Ugo Tognazzi

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo un grande artista.

Il 27 ottobre 1990 muore a Roma UGO TOGNAZZI:

Pioniere della comicità televisiva e attore di eccelsa versatilità, sul grande schermo è stato il “conte” della commedia all’italiana.

Esordì al cinema nel 1950 ne “I cadetti di Guascogna”, accanto a Walter Chiari.

L’incontro con un altro comico diede un’impronta decisiva alla sua carriera artistica: con Raimondo Vianello formò una coppia perfetta, consacrata dal varietà RAI Un due tre (1954-60).

La comicità più popolare di Ugo e quella più raffinata di Raimondo

si compenetrano a vicenda con ottimi risultati comici.

“UN DUE TRE” SUBI’ LA CENSURA TELEVISIVA

Un due tre praticamente fu il primo esempio di satira televisiva, che

non evitò di toccare Presidenti della Repubblica e del Consiglio.

Per un’epoca nella quale la censura televisiva discendeva dalla stessa impostazione data alla rete unica della RAI, ciò si prestava inevitabilmente a qualche guaio censorio, che sarebbe evoluto

verso la chiusura stessa del programma.

Questa avvenne il 25 giugno del 1959 quando il duo Tognazzi-Vianello decise di mettere in burletta un incidente occorso la sera prima

alla Scala e ignorato dai principali mezzi di stampa: Giovanni Gronchi, presidente della repubblica, a causa del tentativo di un gesto galante

con una signora, cadde a terra per la sottrazione della sedia accanto al presidente francese De Gaulle.

Il duo ripeté la scena in televisione con Vianello che tolse la sedia a Tognazzi che cadde a terra con Vianello che poi gli dice “Chi ti credi di essere?”.

La sera stessa Ettore Bernabei cancellò la trasmissione dalla programmazione televisiva e il direttore della sede di Milano venne cacciato.

VINSE IL PRIMO DAVID DI DONATELLO

Abile ad interpretare i personaggi più disparati, per lo più legati alla Bassa Padana, lasciò importanti tracce nella commedia con i film

“Sua eccellenza si fermò a mangiare” (accanto a Totò), “I mostri” di Dino Risi, “L’immorale” (che gli valse il primo David di Donatello come “miglior attore protagonista”), fino al capolavoro insuperabile

di Amici miei (di cui recitò anche i due sequel).

Apprezzate le sue performance drammatiche, da “Io la conoscevo bene” (con cui vinse un Nastro d’argento) a La tragedia di un uomo difficile di Bernardo Bertolucci, che gli fece conquistare la Palma d’oro al Festival di Cannes del 1981.

Pubblicò un libro di ricette, L’Abbuffone, e fece da consulente a diverse rubriche culinarie in TV e sulla carta stampata.

Fu molto amico di Vittorio Gassman, Paolo Villaggio, Marco Ferreri, Luciano Salce e Mario Monicelli.
Negli ultimi anni della sua vita si ammalò di depressione.

MORI’ NEL SONNO A ROMA

Morì nel sonno per una emorragia cerebrale, il 27 ottobre 1990 a Roma, lasciando incompleta la serie televisiva Una famiglia in giallo (ne furono ultimati e poi trasmessi in televisione l’anno successivo solo due episodi), rimasta pertanto il suo ultimo lavoro.

È sepolto a Velletri.
Vent’anni dopo, alla Festa del Cinema di Roma, la figlia Maria Sole presenta il documentario a lui intitolato, Ritratto di mio padre.

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