Un finanziamento da 4,3 milioni di euro per sostenere case rifugio
e centri antiviolenza con un bando che ne permetterà la gestione
per 5 anni, e non più per soli 2 anni più due, fornendo
maggiori garanzie di accoglienza e qualità nei servizi.
Lo ha approvato all’unanimità, nella seduta di oggi, l’Assemblea Capitolina e consentirà una prospettiva più strutturata a una casa rifugio, tre case per la semi autonomia e due Centri antiviolenza
(nei municipi 1° e 3°) in favore delle donne vittime di violenza e dei loro figli minori.
ASSESSORA LUCARELLI: “SCEGLIAMO BANDO QUINQUENNALE”
L’autorizzazione allo stanziamento dei fondi per i prossimi cinque anni, “per gestire al meglio i servizi in favore delle donne vittime di violenza – spiega agli esiti del voto l’assessora capitolina alle Pari Opportunità
e Attività Produttive Monica Lucarelli – ci permetterà di programmare nuove strategie e dare maggiore impulso a un settore per troppo tempo messo in secondo piano.
Investire sui percorsi di aiuto e avere una visione a lungo raggio permetterà anche alle associazioni di avere una programmazione
più capillare ad ampio spettro”.
Sapendo che il servizio sarà erogato per cinque anni, continua Lucarelli, “le figure professionali che seguono le donne vittime di violenza avranno anche la possibilità di investire sul miglioramento
dell’offerta per rendere Roma una città sempre più inclusiva e a misura di donna.
Voglio ringraziare l’Aula e le Commissioni che hanno lavorato per portare a compimento lo stanziamento di questi fondi”, ha aggiunto.
LE PAROLE DELLA CONSIGLIERA CICCULLI
Con questo atto, ha sottolineato in Aula la presidente della commissione Capitolina, la consigliera di Sinistra civica ecologista Michela Cicculli, “Roma si dota di uno strumento strutturale per affrontare un fenomeno che purtroppo è in aumento, ed è strutturale nel tessuto sociale di questa città.
Il nostro obiettivo – ha aggiunto – è ora quello di dotarci di ulteriori strumenti che ci consentano di operare nelle scuole e nei luoghi
di aggregazione per contrastare il fenomeno della violenza di genere nelle sue origini culturali e sociali”, ha concluso.