Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 17 giugno 1983.
Viene arrestato a Roma ENZO TORTORA, presentatore tv
e giornalista con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico dalla Procura di Napoli.
Le accuse si basano sulle dichiarazioni dei pregiudicati
Giovanni Pandico, Giovanni Melluso (soprannominato “Gianni il bello”) e Pasquale Barra,
noto come assassino di galeotti quand’era detenuto e per aver tagliato
la gola, squarciato il petto e addentato il cuore di Francis Turatello,
uno dei vertici della malavita milanese;
infine altri 8 imputati nel processo alla cosiddetta Nuova Camorra Organizzata, tra cui Michelangelo D’Agostino pluriomicida,
detto “Killer dei cento giorni”, accusano Tortora.
A queste accuse si aggiungeranno quelle, rivelatesi anch’esse
in seguito false, del pittore Giuseppe Margutti, già pregiudicato per truffa e calunnia,
e di sua moglie Rosalba Castellini, i quali dichiareranno di aver visto Tortora spacciare droga negli studi di Antenna 3.
NEL 1986 TORTORA VIENE ASSOLTO CON FORMULA PIENA
Il 15 settembre 1986 Enzo Tortora viene assolto con formula piena dalla Corte d’appello di Napoli
e i giudici smontano in tre parti le accuse rivolte dai camorristi, per i quali inizia un processo per calunnia:
secondo i giudici, infatti, gli accusatori del presentatore –
quelli legati a clan camorristici – hanno dichiarato il falso allo scopo di ottenere una riduzione della loro pena.
Altri, invece, non legati all’ambiente carcerario, avevano il fine di trarre pubblicità dalla vicenda:
era, questo, il caso del pittore Giuseppe Margutti, il quale mirava ad acquisire notorietà per vendere i propri quadri.