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Spettacolo

Hybris il 28 febbraio al Teatro Comunale D’Annunzio di Latina

Hybris, venerdì 28 febbraio al Teatro Comunale D’Annunzio di Latina, di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, con Antonio Rezza e con Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Miriam Fricano, Enzo Di Norscia, Antonella Rizzo, Daniele Cavaioli e Cristina Maccioni (foto Annalisa Gonnella). Scritto da Antonio Rezza, habitat Flavia Mastrella, assistente alla creazione Massimo Camilli, luci e tecnica Alice Mollica, organizzazione generale Tamara Viola, Stefania Saltarelli, macchinista Eughenij Razzeca, produzione RezzaMastrella, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, Teatro di Sardegna, coproduzione Spoleto, Festival dei Due Mondi.

Hybris, riempire le cose vuote

Come si possono riempire le cose vuote? È possibile che il vuoto sia solo un punto di vista? La porta…perché solo così ci si allontana. Ognuno perde l’orientamento, la certezza di essere in un luogo, perde il suo regno così in terra e non in cielo. L’uomo fa il verso alla belva. Che lui stesso rappresenta. Senza rancore. La porta ha perso la stanza e il suo significato, apre sul nulla e chiude sul nulla. Divide quello che non c’è… intorno un ambiente asettico fatto di bagliori. L’essere è prigioniero del corpo, fascinato dall’onnipotenza della sua immagine trasforma il suo aspetto per raggiungere la bellezza immobile e silente che tanto gli è cara. Le gabbie naturali imposte dal mondo legiferano della nascita, della crescita e della cultura, ma la morte è come al solito insabbiata; ai bambolotti queste cose sembrano inutili sofferenze, antiche volgarità. La porta attraversata dal corpo, che è di cervello e profondamente pigro, si trasforma in un portale nel vuoto; al bordo del precipizio si può immaginare un mondo alternativo ma il bambolotto si lascia abitare da chiunque, di ognuno prende un pezzo, uno spunto, sicuro e consapevole di dare una direzione sua alle cose. La spina dorsale si allunga e si anima: finalmente si divide. Aprire la porta sulle altrui incertezze, sull’ambiguità, sull’insicurezza dell’essere e la meschinità dello stare. Chiunque sta in un punto, detta legge in quel punto.

Comunicato Stampa

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