Era il 22 febbraio del 1980 quando Valerio Verbano, giovane militante appartenente all’area di Autonomia Operaia, venne assassinato, in casa propria, da un colpo di arma da fuoco. Un omicidio premeditato, di matrice neofascita, operato da tre uomini.
Il ricordo di Valerio Verbano
«Avevo un figlio, Valerio, che riempiva la nostra vita e me lo hanno ammazzato. È caduto sul divano in quell’angolo, aveva la testa dove adesso c’è quel gattino di pezza. Sono stati i fascisti, forse per vendetta, perché Valerio faceva parte di Autonomia, o forse per paura. Valerio era un loro nemico giurato, stava raccogliendo un dossier sui fascisti del quartiere, chissà? Ma da quel giorno viviamo con uno scopo, scoprire la verità su nostro figlio. Dare un nome ai tre assassini che ce l’hanno ucciso davanti agli occhi. Se la sua morte rimarrà un mistero, mio figlio sarebbe ucciso per la seconda volta».
Queste le toccanti parole del padre di Valerio, Sardo Verbano, dopo l’assassinio del figlio. Un ragazzo, nemmeno maggiorenne, che è stato ucciso da un colpo di pistola, sparato alle spalle.
I tre uomini che hanno messo la parola fine alla sua giovane vita e alla militanza che portava avanti si erano introdotti nell’abitazione del ragazzo, mentre questo si trovava ancora a scuola. Dopo aver legato e imbavagliato i genitori, lo hanno aspettato. Un attesa che si è conclusa con la morte dello studente, dopo uno scontro fisico e al suo tentativo di gettare l’allarme.
Ancora oggi, nonostante le lunghe e ripetute indagini e le dichiarazioni dei vari pentiti, il movente e i responsabili dell’omicidio non sono stati mai accertati. Tutte le inchieste non hanno portato ad alcuna verità giudiziaria.
Paolo Cento, nel suo programma “Ma che parlate a fà” ricorda la scomparsa di Valerio, le dinamiche del suo assassinio e le manifestazioni di solidarietà a favore della famiglia, portate avanti ancora oggi, a 42 anni dal tragico avvenimento.
Foto del murales di Valerio su un palazzo di Roma dal sito de la Repubblica.