«Inaugurare un museo dedicato a mio padre qui a Berlino, vicino alla Porta di Brandeburgo, ha un significato speciale, sia per lui che per noi, la sua famiglia. Aveva un rapporto speciale con la Germania, qui alcuni suoi film sono ancora in cima alle classifiche dei biglietti più venduti, più che in Italia». Così Giuseppe Pedersoli, figlio del compianto Carlo, ha raccontato l’apertura del Bud Spencer Museum, che dal 27 giugno scorso fino al 30 giugno 2022 occupa gli spazi del vecchio Hotel Rom sull’Unter den Linden.
Esposizione a 5o anni da “Lo chiamavano Trinità”
L’esposizione, che arriva al 50 dell’uscita di “Lo chiamavano Trinità“, si compone di tre sezioni principali all’interno di un’area di 500 metri quadrati. Un cinema, una galleria multimediale con uno schermo per ogni aspetto principale della vita dell’attore. Dal nuoto alla musica, fino al cinema, e una raccolta di cimeli di vario tipo, sia personali che riguardanti il merchandising sulla sua figura. Questo è il Bud Spencer Museum. «A mio avviso il reperto più interessante dell’esposizione sono le cambiali che firmò da giovane e per il cui pagamento decise di provare a fare l’attore. Peraltro appartengono a una fase della vita che io personalmente non conosco, così come quella di quando era un nuotatore. Mio padre ha vissuto tante vite professionali e questo museo gliene rende merito».