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Evasione sventata dal carcere di Frosinone

Evasione sventata dal carcere di Frosinone. L’attenta vigilanza della Polizia Penitenziaria ha scongiurato il compimento del grave evento critico. A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. Ricostruiscono i fatti Franco d’Ascenzi e Piero Pennacchia, dirigenti sindacali del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo della Categoria:

Il tentativo di evasione

«Un detenuto italiano di 35 anni, ristretto nel V Reparto, ieri, dopo le 13, dal cortile dei passeggi ha scavalcato il muro e si è diretto verso il campo sportivo dove è stato subito riacciuffato dai colleghi. Sembrerebbe per protesta perché voleva essere trasferito alla Casa circondariale romana di Regina Coeli. Ottimo intervento della Polizia Penitenziaria che ha evidenziato la professionalità ed il senso del dovere con cui espleta il suo servizio. Al ministero chiediamo di prevedere una ricompensa ai poliziotti che sono stati parte attiva nello sventare l’evasione».

Elogio agli agenti di Donato Capece

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, ha parole di elogio per i poliziotti di Frosinone che hanno sventato l’evasione: «È solamente grazie a loro se è stato possibile sventare la clamorosa fuga al detenuto. I nostri Agenti sono stati bravissimi a fermare il fuggitivo. Una cosa grave, che poteva creare ulteriori seri problemi alla sicurezza e all’incolumità dei poliziotti, dei detenuti, dei cittadini. La grave vicenda porta alla luce le priorità della sicurezza con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria».

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Tavolo sulle criticità delle carceri, dopo il suicidio a Frosinone

Tavolo sulle criticità delle carceri. Lo chiede il SAPPE dopo il suicidio di un detenuto ed un altro sventato nel carcere di Frosinone. «Invito le Autorità istituzionali e regionali ad attivare, da subito, un tavolo permanente regionale sulle criticità delle carceri, che vedono ogni giorno la Polizia Penitenziaria farsi carico di problematiche che vanno per oltre i propri compiti istituzionali, spesso abbandonata a sé stessa dal suo stesso ruolo apicale. È solo grazie ai poliziotti penitenziari di Frosinone che non abbiamo contato un altro morto tra le sbarre», ha dichiarato Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

Il racconto dei fatti

«Nel turno pomeridiano di ieri – spiega il segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Maurizio Somma – l’Agente di Polizia Penitenziaria comandato di servizio I e IV sezione (Sezioni accorpate), ha sentito, mentre faceva il giro di controllo, provenire dei rumori strani in una cella della IV sezione: prontamente interveniva e notava il detenuto appeso alla finestra dentro la cella. Avvertiva prontamente i sanitari ed altri colleghi; anche il 118 è arrivato in tempi brevissimi, ma per il detenuto non c’era nulla da fare. Il detenuto era originario di Ceccano ed aveva 35 anni. Sempre nella serata di ieri un altro detenuto, nordafricano, ha tentato anch’egli di suicidarsi ma fortunatamente il personale di Polizia Penitenziaria è riuscita a sventare l’insano gesto.

Servono agenti giovani

A Frosinone servono Agenti giovani, una verifica dell’organizzazione del lavoro e il sostegno concreto delle istituzioni. Credo che chiunque, ma soprattutto chi ha ruoli di responsabilità politica ed istituzionale, dovrebbe andare in carcere a Frosinone a vedere come lavorano i poliziotti penitenziari, orgoglio non solo del SAPPE e di tutto il Corpo ma dell’intera Nazione. Noi sosteniamo infatti, da sempre, che tutto ciò che attiene alle carceri è rimosso dalle menti della popolazione e dell’opinione pubblica, che vive la detenzione come altro da sé, che fa notizia solo nei momenti patologici per evasioni, aggressioni, tragici casi come suicidi, o per detenuti e inchieste eccellenti.

Un lavoro oscuro

Il lavoro in carcere è un lavoro oscuro, perché quando viene arrestato un pericoloso latitante la vicenda finisce sulle pagine dei giornali, ma tutto quello che accade successivamente, negli anni a seguire, è oscuro e non subirà la stessa sorte, non comparirà sulle pagine dei giornali né in televisione, non farà notizia».