“Tracé sur l’eau”, la mostra di Joan Mirò a La Galleria delle Arti di Roma, prorogata fino all’8 aprile. L’esposizione, una serie di 14 acquerelli stampati ad acquaforte su onion skin paper du Marais in un’edizione limitata, pubblicata nel 1963 come libro d’artista, sarà visitabile il mercoledì, il giovedì e la domenica dalle 18 alle 22 e il venerdì e il sabato dalle 18 alle 23 con ingresso con formula “up to you”.
Le opere di Tracé sur l’eau
Le opere in mostra testimoniano quanto Miró attinga da diversi stili e movimenti artistici, in particolare dall’espressionismo astratto americano, con un chiaro riferimento al drip painting di Pollock, il quale a sua volta si ispira al movimento Surrealista. Al primo sguardo, lo spettatore è catturato dalla natura caotica della composizione; la contrapposizione di rosso, blu e verde con i toni muti del grigio e marrone e l’uso di linee e forme fluide creano un senso di movimento ed energia. Nonostante l’apparente caos si viene pervasi da un senso di calma ed equilibrio, come se differenti elementi volteggiassero insieme armoniosamente.
Esponente del Surrealismo
Joan Miró i Ferrà è stato un artista spagnolo, considerato uno dei più ferventi esponenti del Surrealismo del XX secolo. Nato a Barcellona nel 1893, inizia a studiare arte sin da giovane alla Scuola di Belle Arti della sua città natale. Negli anni ’20 si trasferisce a Parigi dove entra in contatto con il circolo di Tristan Tzara e con artisti come Salvador Dalí e Pablo Picasso. L’influenza del movimento dadaista, ma ancor di più della poesia surrealista, porta l’arte di Miró verso l’astrazione, riducendo la realtà all’essenziale. «Assassinare l’arte convenzionale» è la sua missione, che tenterà di compiere per tutta la sua vita, a partire dagli anni ‘20 fino alla celebrità degli anni ‘50, quando conquista il premio per la grafica alla Biennale di Venezia (1954) e il Premio Internazionale Guggenheim (1958).