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Cronaca

L’Atelier Koinè: i ragazzi non riconoscono le proprie emozioni

Dagli sportelli d’ascolto nelle scuole del Lazio, promossi dalla coop La Lanterna di Diogene nell’ambito del progetto ‘L’Atelier Koinè’ emerge l’incapacità dei ragazzi a riconoscere le proprie emozioni e di viverle come tali. Irritabilità, alterazioni del sonno, disturbi d’ansia e fobie sociali, mangiare troppo o troppo poco. Sono solo alcuni dei comportamenti che manifestano i ragazzi che fruiscono degli sportelli d’ascolto del progetto ‘L’Atelier Koinè’.

Il distanziamento sociale degli ultimi anni sta pesando sui più piccoli

«Il distanziamento sociale di questi ultimi anni – spiega la dottoressa Claudia Di Giacomo, psicologa psicoterapeuta responsabile di uno degli sportelli d’ascolto – sta pesando soprattutto sui più piccoli. Emergono sempre di più sensazioni di vuoto e solitudine attraverso paure e angosce sempre più profonde con la tendenza a lasciarsi andare. L’assenza di legami e di contatto con gli altri genera mancanza di parole che progressivamente porta ad un vuoto e un senso di angoscia profondo.

Primo passo aiutare a definire i propri stati d’animo

Aiutare a definire i propri stati d’animo e le emozioni collegate alle esperienze di vita. Questo il primo grande passo per superare quel vuoto e quell’immobilità che ha caratterizzato questi ultimi anni. Quando il cervello umano rimane inattivo, in uno stato di quiete, per troppo tempo senza trasformare la tensione in energia viva, questa spinge all’azione dell’individuo e questo è ciò che riscontriamo quando i ragazzi ci parlano di azioni e comportamenti reattivi e spesso poco funzionali, che mettono in atto come forma di comunicazione ed espressione di ciò che sentono.

Tutte le emozioni devono essere riconosciute

Tutte le emozioni, partendo dalla noia, rabbia, paura, tristezza e gioia devono essere riconosciute, accolte e comunicate. Essere in sintonia con le nostre emozioni corrisponde a essere in sintonia con noi stessi, ci aiuta a capire meglio quali sono le nostre necessità. Essere capaci di parlare di emozioni pone le fondamenta per risolvere i problemi e i conflitti in modo sano e protettivo. Per acquisire questa capacità è necessario che il genitore, l’insegnante e l’adulto di riferimento in generale, incoraggi il ragazzo a parlare delle emozioni esperite e si presti ad ascoltare con empatia e senza giudizio ciò gli verrà riferito.

Sportelli d’ascolto de L’Atelier Koinè importanti

Gli sportelli d’ascolto nelle scuole sono molto importanti perché hanno come primo obiettivo quello di fornire uno spazio che non sempre, nella quotidianità di ragazzi e adulti dì riferimento è facile da offrire. È un primo spazio, protetto, dove possono iniziare a sperimentare la capacità di riconoscere e dare un nome a ciò che provano». “L’Atelier Koinè” è un progetto multi regionale selezionato da impresa sociale “Con i bambini” nell’ambito del Fondo a contrasto della povertà educativa minorile.