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Viva La Vida – Frida Kahlo e Chavela Vargas all’OFF/OFF Theatre

“Viva La Vida – Frida Kahlo e Chavela Vargas” da venerdì 19 a domenica 21 maggio all’OFF/OFF Theatre in Via Giulia. Ultimo spettacolo di stagione a cura del direttore artistico Silvano Spada, testo di Valeria Moretti interpretato dalle protagoniste Francesca Bianco ed Eleonora Tosto, che si esibiranno insieme alle chitarre di Matteo Bottini. Video di Caterina Botti e regia di Carlo Emilio Lerici, per uno spettacolo che promette emozioni e tutta la suggestione di un amore proibito, tra due donne che hanno consumato la loro vita tra arte, musica e anche il vino.

Viva la Vida con la voce di Frida Kahlo

Lo spettacolo si apre con la voce di Frida Kahlo che descrive l’amore della sua vita, il pittore Diego Rivera. Una registrazione rarissima, forse l’unica registrazione audio esistente dell’artista, che la Fonoteca Nacional del Messico ha recuperato e digitalizzato nel gennaio 2019 e infine che ha deciso di rendere pubblico nel giugno scorso. Le parole sono frammenti di “Retrato de Diego”, un testo che Frida Kahlo scrisse nel 1949 per il marito. L’audio risale al 1953-54. Se è certo che la storia d’amore tra Frida e Diego è stata intensa e passionale, altrettanto intenso è stato l’amore e la profonda l’amicizia che hanno legato Frida Kahlo alla mitica cantante messicana Chavela Vargas.

Immaginario racconto/dialogo

Da qui parte la drammaturgia di “Viva la Vida”: un immaginario racconto/dialogo tra Frida e Chavela, in un viaggio poetico e visionario che, intrecciando musica e teatro, conduce nella vita di due delle figure più carismatiche della cultura messicana. Francesca Bianco, che dà voce alla pittrice, ed Eleonora Tosto al canto, che interpreta le canzoni di Chavela Vargas, accompagnate alla chitarra da Matteo Bottini, si alternano in uno scambio di emozioni e suggestioni oniriche, nelle quali arte, musica e vita appaiono imprescindibili.

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L’OFF/OFF Theatre dà il benvenuto a Salvatore Marino

L’OFF/OFF Theatre dà il benvenuto a Salvatore Marino il 13 e 14 maggio, artista della parola, impegnato nel suo cavallo di battaglia “rivisto e corretto”, lo spettacolo: “Non sono abbronzato, qui lo dico e qui lo ne(g)ro”, testi di Mario Scaletta, Andrea Zanacchi e Salvatore Marino, con le musiche originali e dal vivo del Maestro Vincenzo Montella e la regia di Andrea Zanacchi. Il racconto ironico e intelligente, che delinea le difficoltà di “convivenza” di un immigrato pronto a misurarsi con la società ostile all’integrazione.

Salvatore Marino all’OFF/OFF Theatre

Salvatore Marino è un giocoliere della parola, un artista che trascina lo spettatore in un turbine di associazioni mentali, assonanze, rime e paradossi. Fedele al suo eclettico stile, colpisce il pubblico con geniali raffiche di battute pungenti. Il razzismo di tutti i giorni non è mai raccontato in modo banale o scontato. Figlio di madre eritrea e padre italiano, in scena gioca spesso sul colore della sua pelle e sulla sua infanzia in Italia. Con lui il pubblico ride sonoramente, annuisce e partecipa. Ma non sono solo battute “leggere”, le sue. Il messaggio che arriva è spesso una risata che nasconde qualcosa di più grande.

Le difficoltà di convivenza

Traendo spunto da esperienze personali rievocate con sarcastiche iperboli e stranianti giochi di parole, Marino, racconta le difficoltà di “convivenza” di un immigrato che si misura costantemente con una società ostile all’integrazione. Il suo gioco teatrale non è mai gratuito o compiaciuto, la sua arguzia dialettica apre a significati inattesi che coinvolgono il pubblico in associazioni inusuali. Non c’è ombra di moralismo in questo recital. C’è la prepotente esigenza di svegliare la curiosità, l’interesse, la consapevolezza. In questi tempi difficili ciò che può aiutarci tutti è proprio la conoscenza. E perché non farlo con “arte”?

Arte al servizio

“Non sono abbronzato, qui lo dico e qui lo neg(r)o” si propone proprio questo: mettere l’arte al servizio della necessità di cambiare le cose, di spiegare che l’unico modo di vivere insieme è comprendere. Ecco quindi che “la bellezza salverà il mondo” (traducendo bellezza=Teatro) non è più soltanto la famosa frase del grande Dostoevskij ma una concreta possibilità di portare un contributo, di togliere un mattone da quel muro che la non-conoscenza sta erigendo nella mente dell’umanità.

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All’OFF/OFF Theatre Nadia Rinaldi in Senza Santi in Paradiso

L’OFF/OFF Theatre accoglie Nadia Rinaldi protagonista di “Senza Santi in Paradiso” dal 5 al 7 maggio. Un monologo ironico e assolutamente autobiografico, diretto da Claudio Insegno. Un racconto di vita vissuta tra palco e realtà, dove la realtà ha superato molto spesso di gran lunga la fantasia. È difficile parlare della propria vita. Di solito lo si fa per sdrammatizzare.

Nadia Rinaldi, una vita divertente raccontata all’OFF/OFF Theatre

Ma Nadia Rinaldi non ha nulla da sdrammatizzare, anche perché fino ad ora, la sua vita è stata molto divertente. Certo, ci sono stati momenti in cui ha pensato di non riuscire ad andare avanti, ma poi si è guardata intorno, ha stretto i denti ed è sopravvissuta. Ed ora eccola qui, a mettersi a nudo su un palco e di fronte ad un pubblico, davanti a coloro che l’hanno sempre sostenuta, o almeno davanti a quelli che vogliono sapere qualcosa di più di lei. Persone che vogliono divertirsi, cantare e giocare insieme a lei. Che vogliono conoscere cosa significa aver avuto un maestro come Gigi Proietti, o come ci si sente a dire ‘parolacce’ insieme a Christian De Sica. Il desiderio di Nadia è quello di far fare al pubblico un viaggio nel suo universo, nella speranza di mostrare la donna che si cela dietro al suo bel “Faccione”.

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Spose – Le nozze del secolo all’OFF/OFF Theatre

Spose – Le nozze del secolo, da fino a domenica 30 aprile 2023, all’OFF/OFF Theatre. Spettacolo scritto da Fabio Bussotti, con Marianella Bargilli e Silvia Siravo dirette da Matteo Tarasco. Un testo che racconta l’unione tra due persone dello stesso sesso, la prima mai celebrata dai tempi dell’Impero Romano; un’unione, ancora oggi, mai annullata né dalla Chiesa, né dal registro civile.

Spose l’8 giugno del 1901

È l’8 giugno del 1901 alle ore sette e trenta, quando Elisa e Marcela si sposano nella chiesa di San Jorge, a La Coruña. In quel caldo giorno di fine primavera si celebrò non soltanto un matrimonio, ma un evento di portata storica: quello tra Elisa e Marcela fu il primo matrimonio legale fra due persone dello stesso sesso mai celebrato dai tempi dell’Impero Romano.

Vera storia d’amore di due donne

Lo spettacolo “Spose – Le nozze del secolo” porta in scena la vera storia d’amore, avventurosa e picaresca, tragica e ironica al contempo, di due donne che, a dispetto del giudizio della legge e dell’opinione pubblica dell’epoca, riuscirono con un atto creativo di volontà e coraggio a difendere la propria libertà e identità, il proprio inalienabile diritto a perseguire la felicità. L’estrema attualità del tema trattato, unita all’originalità di una drammaturgia evocativa, brillante e profonda, ci spinge a voler far conoscere la storia unica e universale di Elisa e Marcela, portandola per la prima volta su un palcoscenico.

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Emigranti debutta all’OFF/OFF Theatre

Emigranti debutta all’OFF/OFF Theatre da giovedì 20 a domenica 23 aprile. Spettacolo diretto da Massimiliano Bruno, scritto insieme a Daniele Trombetti e tratto dal testo originale di Slavomir Mrozek. Protagonisti in scena gli attori Marco Landola, Andrea Venditti e Francesca Anna Bellucci, diretti dall’autore e regista tra i più apprezzati del panorama cinematografico contemporaneo, di cui Bruno è protagonista con i suoi film.

Emigranti riscrittura dell’omonimo testo di Slavomir Mrozek

Emigranti (foto Andrea Biciocchi) di Massimiliano Bruno e Daniele Trombetti è la riscrittura dell’omonimo testo di Slavomir Mrozek, una storia “sotterranea” del 1974. Racconta le vicende di due emigranti Italiani (interpretati da Marco Landola e Andrea Venditti), la notte di capodanno, costretti a condividere una stamberga poco illuminata e attraversata da tubi fognari. Un testo dai dialoghi sarcastici e grotteschi, crudeli e affettuosi, violenti e anche altruistici: si delineano due personaggi che racchiudono l’umanità.

Adattamento di Massimiliano Bruno

L’adattamento di Massimiliano Bruno, che ne firma anche la regia, e di Daniele Trombetti, incornicia il testo in quattro epoche diverse, nelle più famose emigrazioni italiane: dalla fine dell’ottocento passando per l’inizio del proibizionismo americano, alla ricostruzione post seconda guerra mondiale, fino ad arrivare negli anni settanta, gli anni di piombo. L’aggiunta di un personaggio femminile (Francesca Anna Bellucci) alla drammaturgia originale aiuta a contestualizzare il testo in una dimensione storica accurata, e farà anche emergere di più lo schiacciante bagaglio di paure che un emigrato combatte e porta con sé dalla propria terra e dalla propria cultura. Un testo che supera la prova del tempo.

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Scrivi sempre a Mezzanotte all’OFF/OFF Theatre

Scrivi sempre a Mezzanotte – An Androgynus Mind, da martedì 4 a giovedì 6 aprile all’OFF/OFF Theatre. Iaia Forte e Annalisa Canfora dirette da Elena Munafò, interpreti del carteggio testimone di un amore clandestino, quello tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West. Testo tradotto da Nadia Fusini e Sara De Simone, costumi di Allegra Pallotti e opere di Paola Gandolfi. Un carteggio, due donne, due scrittrici, una storia d’amore lunga una vita intera. ‘Scrivi sempre a mezzanotte’ ripercorre la lunga relazione tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West, un rapporto amicale, intellettuale, sensuale, un legame che ha cambiato nel tempo forme e modi senza mai interrompersi. Un viaggio di musica e parole, tra ironia, leggerezza, poesia. Tra abbandoni e ritorni, tradimenti e tenerezza, gelosie e nostalgia, lo spettacolo racconta una storia di amore e vita, di libertà e coraggio, la cui forza risplende ancora oggi, sfidando canoni e conformismo. Un canto teatrale sulle donne e per le donne.

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“No Wags – Il Calcio non è uno Sport per Signorine” all’OFF/OFF Theatre

“No Wags – Il Calcio non è uno Sport per Signorine”, da martedì 7 a giovedì 9 marzo 2023, all’OFF/OFF Theatre (foto Luigi Cerati), con le attrici (e player) Cristina Chinaglia, Giada Lorusso, Roberta Pompili, special guest Miriam Galanti e con il coach Piji Siciliani in regia. Un testo ironico, un racconto leggero tra pensieri e risate ma denso di significato, per raccontare cent’anni di sessismo e di emancipazione femminile nello sport più maschilista di tutti gli sport: il calcio.

No Wags, i progressi in parità di genere

I progressi del nostro tempo in fatto di parità di genere, pur non essendo neanche lontanamente sufficienti, sono senza dubbio considerevoli in vari campi dello scibile umano lungo gli ultimi 50 anni. Il calcio, viceversa, sembra essere rimasto ad un sessismo da età della pietra, tra gaffe retrograde degli addetti ai lavori, ostracismi di vario genere e luoghi comuni superati come “le donne non sanno la regola del fuorigioco”, il proverbiale “il calcio non è uno sport per signorine” (frase di Guido Ara del 1909, purtroppo ancora oggi in uso) o la dicitura sessista e squalificante “wags” (acronimo di “wives and girlfriends of sportsmen”), con cui vengono appellate le fidanzate dei calciatori, fino ad arrivare alla follia di presidenti di società calcistiche che vedono il calcio femminile come qualcosa di diabolico e contro natura.

Il mondo si muove

Ma nel frattempo il mondo, fortunatamente, si muove. E le donne sono da tantissimo tempo tifose, calciatrici, arbitre, guardalinee, allenatrici e dirigenti. E la strada dell’emancipazione femminile sembra proprio passare dallo sport più maschilista di tutti: è proprio il calcio, dal 1° luglio 2022, il primo sport a ratificare lo status di professioniste alle atlete italiane (in pochi sanno che ogni atleta italiana di ogni sport e di ogni livello è a tutt’oggi ufficialmente dilettante).

I Mondiali di Francia 2019

Una rivoluzione, quella del calcio femminile, che ha avuto un’importante accelerazione negli ultimi anni e un punto di non ritorno nel 2019, grazie all’exploit della Nazionale Femminile ai Mondiali di Francia e che oggi più che mai infiamma i cuori di un numero sempre più alto di tifose e tifosi. Una storia lunga cent’anni tra emarginazione, assurde derisioni, delegittimazione e divieti. Una storia tutt’ora difficilissima se pensiamo che le calciatrici nazionali dell’Afghanistan hanno dovuto far perdere le loro tracce e scappare dal nuovo regime che non permette loro di fare sport in quanto donne.

Storia che viene da lontano

Una storia che viene da lontano, dato che anche il fascismo vietò il calcio femminile, bloccando sul nascere un primo tentativo milanese di creare delle partite fra donne, nel 1933. Da un lato un bagaglio retrogrado che non riesce a essere del tutto superato, dall’altro una grande rivoluzione in atto. In questo contesto schizofrenico abbiamo pensato che ci fosse ampio terreno fertile per ragionare, tra il serio e il faceto, su tutte queste incongruenze, farle entrare in corto circuito e giocarci usando il palcoscenico teatrale come un campo di calcio.

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Il ricordo e il dramma di Marco Pantani in “D5, Pantani”

Il ricordo e il dramma di Marco Pantani nell’apprezzato spettacolo “D5, Pantani”, scritto da Chiara Spoletini che dirige sul palco Sebastiano Gavasso e Viviana Picariello. Il progetto teatrale dedicato alla vicenda umana dietro il mistero che avvolge la scomparsa del campione Pantani, è presentato dal 14 al 16 febbraio all’OFF/OFF Theatre dalla produzione Millimetroquadro con LoftTheatre e vede la partecipazione in video di Alessandro Lui e Giuseppe Spoletini, insieme alla consulenza di Francesco Ceniti, autore del libro “In nome di Marco.

Il ricordo con anche Davide De Zan

La voce di una madre, il cuore di un tifoso”, edito da Rizzoli e la speciale partecipazione di Davide De Zan che, con la sua inconfondibile voce, da anni accompagna il mondo del ciclismo. Lo spettacolo racconta la vicenda umana e sportiva di Marco Pantani, partendo dalla squalifica del ciclista alla penultima tappa del Giro d’Italia 1999 a Madonna di Campiglio. Sul fatto i media non hanno dubbi: accostano subito a Marco l’ombra del doping, un’ombra che lo perseguita e che lo trascina nel buio. Questo il “la” per ripercorrere la storia dell’uomo Marco e del campione Pantani, fino all’ultimo capitolo: l’arrivo nella stanza D5 dell’hotel Le Rose di Rimini, dove il ciclista si chiude in una solitudine silenziosa fino alla morte.

Un giallo ancora senza risposte

Un vero e proprio giallo, una messinscena costruita maniacalmente a cui ancora oggi non viene attribuito un regista. «Per raccontare la vicenda di Marco Pantani era necessario fornire informazioni cronachistiche, esaminare i paragrafi dell’inchiesta così contraddittori e spesso vaghi, senza rinunciare all’aspetto emotivo della storia», racconta l’autrice e regista Chiara Spoletini, che prosegue: «Si è scelto perciò di portare in scena due fonti di informazione: gli attori e il mezzo mediatico. Disseminati tra gli spettatori si trovano dei monitor, in numero sufficiente a coprire l’intera platea per dare fastidio, per strillare notizie, scandali, verità più o meno credibili attraverso un gioco di schermi che mostrano realtà “altre” da quelle vissute dal protagonista».