Signum, titolo dell’esposizione dell’artista milanese Solomostry, si inaugura nella sede romana della Wunderkammern di Via Giulia 180, sabato 22 ottobre e in allestimento sino al 26 novembre. Curata da Giuseppe Pizzuto, la mostra è incentrata sul valore del segno nel tempo e rappresenta l’intersecarsi delle linee che formano la nostra storia. «Tracciando, lasciamo il segno di quello che è stato, di chi è passato, di ciò che non vogliamo dimenticare, sovrastiamo ciò che non ci piace o contrastiamo quello che c’è già», dice l’artista.
Signum e l’ispirazione di Solomostry
Solomostry trae ispirazione dalla realizzazione delle sue particolari ceramiche, che a loro volta si ispirano ai vasi etruschi e greci pervenuti fino a noi nonostante le intemperie del tempo. Le ceramiche di Solomostry sono un’interessante rilettura contemporanea di tutto ciò e rivelano non solo un forte interesse a quanto è passato, ma anche al segno lasciato dal tempo. Da qui nasce l’idea che l’artista che ha traslato nella street art: «Sui muri niente è per sempre – dichiara – ogni strato è vivo fin quando un altro strato è pronto per raccontare una nuova storia, andando così a coprire il precedente». L’interesse di Solomostry è infatti quello di analizzare la sedimentazione dei diversi segni lasciati nel corso del tempo e a chi vi sopravviverà, rappresentando insieme passato, presente e futuro.
Tratto sporco e grezzo di Solomostry
La caratteristica dell’Opera di Solomostry mette in evidenza un tratto sporco, grezzo, con passate di colore spesse che modellano figure geometriche: volti di incubi che attraverso i loro occhi scrutanti, segno distintivo dell’artista, trasmettono forti emozioni, sentimenti e inquietudini. «Meraviglia e stupore, ma anche un po’ di paura. Le linee di Solomostry si combinano e si scombinano fino a creare espressioni difficili da decifrare. In questa tensione, in questo dubbio, sta l’essenza della mostra. Concentrandosi sul segno e sul tempo, ci arriva dai mostri una sorta di memento mori». Così descrive l’Opera dell’artista il curatore e direttore Giuseppe Pizzuto.
Ventiquattro i lavori di Signum
Ventiquattro sono i lavori che compongono Signum, che spaziano dalla pittura alla scultura: dalle splendide ceramiche dipinte a mano e incise, alla serie realizzata su lamine di stampa di rotativa adoperate per realizzare pagine di giornali risalenti alla data del 2012, anno di grande importanza per l’artista, allusivo alla fine del mondo annunciata dall’antico calendario Maya.