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Afghanistan, Emergency: con costi trasporto e medicine, carenza dottoresse a rischio vita mamme e bambini

(Adnkronos) – A cinque anni dal ritiro delle forze internazionali e dal ritorno al potere dei talebani, le donne in Afghanistan continuano a incontrare ostacoli nell’accesso alle cure durante gravidanza, parto e periodo postnatale. Costi di trasporto e medicine, carenza di personale sanitario femminile, servizi insufficienti e restrizioni ai diritti delle donne compromettono la salute di madri e neonati e contribuiscono a mantenere il tasso di mortalità materna tra i più alti della regione. È quanto emerge da 'Nascere sicuri, cure affidabili: il report di Emergency sulla maternità in Afghanistan', presentato ieri in chiusura del Festival della ong di Reggio Emilia. Il rapporto analizza le principali barriere che impediscono alle donne afgane di accedere a cure adeguate durante la gravidanza, il parto e il periodo postnatale, attraverso dati raccolti nelle strutture di Emergency, questionari rivolti al personale sanitario di 32 strutture pubbliche afgane e gruppi di discussione nelle comunità locali. Nel Paese, dove 21,9 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria e 14,4 milioni hanno bisogno di cure sanitarie, sono soprattutto donne e bambini a pagare il prezzo della crescente crisi economica e umanitaria. Il drastico calo dei finanziamenti internazionali, le tensioni regionali, i disastri naturali e la sistematica limitazione dei diritti delle donne stanno aggravando ulteriormente una situazione già critica. Presente in Afghanistan dal 1999, Emergency osserva da vicino queste difficoltà soprattutto nel Centro di maternità di Anabah, nella valle del Panshir, e nelle cliniche di cure primarie presenti in 5 province afgane, dove assiste gratuitamente donne e bambini. Qui le storie delle pazienti e del personale sanitario raccontano concretamente le barriere che le donne incontrano quotidianamente nell’accesso alle cure nella sfera della maternità. Secondo il rapporto appena pubblicato le barriere economiche rappresentano uno dei principali deterrenti alla ricerca di cure da parte delle donne e delle loro famiglie. “Anche quando i servizi dovrebbero essere gratuiti – ha spiegato dal palco del Festival di Reggio Emilia Francesca Bocchini, coordinatrice ufficio advocacy Emergency – i costi che le famiglie devono affrontare per esami e servizi specialistici sono molto alti poiché è necessario rivolgersi a strutture private”. Ad esempio, l’ecografia non è disponibile in nessuna clinica di base esaminata, mentre terapie intensive, banche del sangue e diagnostica avanzata sono concentrati in poche strutture che per questa ragione risultano sovraffollate. Degli ospedali analizzati, diversi si trovano spesso a dover accogliere due o tre pazienti per letto nei reparti di degenza. Così, in 17 su 18 strutture primarie analizzate, le donne non accedono ai servizi o li raggiungono troppo tardi perché le famiglie non possono permettersi costi di medicine e trasporti. Anche questi ultimi sono infatti troppo dispendiosi, o inaccessibili nelle aree remote in cui le pazienti vivono. Le ambulanze sono disponibili solo in un terzo delle strutture analizzate: l’assenza di ambulanze attive 24/7 e adeguatamente equipaggiate risulta spesso fatale perché le famiglie devono provvedere autonomamente. “Nel nostro distretto le strade sono molto impervie e non esistono mezzi di trasporto adeguati – spiega un partecipante al gruppo di discussione in Helmand –. Quando una donna deve partorire, viene prima sistemata in un cesto di fortuna, poi trasportata da diverse persone sulle spalle e, in seguito, il cesto viene caricato su un asino per proseguire il viaggio. Molte volte muoiono durante questo viaggio”. Un altro ostacolo, tra gli effetti più gravi delle restrizioni imposte negli ultimi cinque anni alle donne, è la crescente carenza di personale sanitario femminile. Nelle 18 strutture sanitarie primarie analizzate al di fuori della rete Emergency, soltanto una dispone della presenza di una dottoressa. “Il divieto di accesso all’università e alla specializzazione limita infatti la possibilità di formare nuove ginecologhe e specialiste – ha proseguito Bocchini – con conseguenze dirette sulla qualità delle cure posto che per prassi culturale le donne vengono preferibilmente curate da donne. In molti casi sono quindi le ostetriche devono gestire le complicanze e le procedure d’emergenza senza poter contare sul supporto di specialisti”.  L’anello più debole lungo il percorso di cura materna e neonatale è il periodo postnatale: sia nelle strutture sanitarie primarie che in quelle ospedaliere analizzate la dimissione entro sei ore dal parto – e non dopo le raccomandate 24 – è una pratica diffusa in 25 delle 28 strutture analizzate, e, nonostante la familiarità con le pratiche di base per la cura del neonato, la consapevolezza della comunità riguardo alla necessità di controlli postnatali rimane limitata, lasciando una grave lacuna nelle conoscenze sulla salute post-parto sia per le madri che per i neonati. “Nella società afgana – racconta poi una delle ginecologhe afgane del Centro di maternità di Emergency ad Anabah – non si sceglie autonomamente se recarsi in ospedale per una visita, ma ci si consulta con la famiglia, con la comunità, bilanciando esigenze logistiche ed economiche con esperienze passate, norme e prassi culturali. Anche durante la gravidanza la consapevolezza dell’importanza delle visite di controllo è molto limitata e questo può portare a una mancata identificazione di complicanze o fattori di rischio con gravi conseguenze per la salute della mamma e del neonato”. Lo dimostra ad esempio l’aumento del 45% dei ricoveri in terapia sub-intensiva al Centro di Maternità di Emergency nell’arco di cinque anni. Nonostante i membri della comunità abbiano raccontato di un cambiamento intergenerazionale, con un maggiore ricorso al parto nelle strutture sanitarie per una maggiore sicurezza, i dati raccolti da Emergency evidenziano ancora un accesso tardivo all’assistenza prenatale: il 54% delle donne si presenta alle visite soltanto nel secondo o nel terzo trimestre di gravidanza e appena l’11% completa le quattro visite raccomandate. “Quando sono rimasta incinta per la prima volta – racconta una partecipante al gruppo di discussione di Kabul –, non ero consapevole dell’importanza di un’adeguata assistenza medica, né immaginavo che potessero insorgere gravi complicazioni. Non mi sono recata da un medico e nemmeno la mia famiglia ha compreso l’importanza di accompagnarmi alle visite di controllo. A causa di questa mancanza di consapevolezza e di cure tempestive, ho perso la mia bambina”. Sia donne che uomini intervistati durante la ricerca hanno sottolineato poi in visite e ricoveri nelle strutture pubbliche la mancanza di una comunicazione diretta, di supporto emotivo e psicologico, e di un trattamento rispettoso sottolineando come quindi anche la sfera più emozionale della cura rappresenti un tassello fondamentale per garantire alle donne un accesso pieno e dignitoso al diritto alla salute.  “Il report dimostra che le difficoltà di accesso alle cure materne e neonatali non dipendono da un singolo fattore, ma dall’interazione di ostacoli economici, geografici, sociali e culturali che colpiscono in modo particolare le donne – ha concluso Bocchini –. L’esperienza di Emergency dimostra che, anche nei contesti umanitari più difficili, è possibile ridurre queste barriere attraverso un modello integrato che garantisca continuità assistenziale, rafforzi l’assistenza primaria e assicuri percorsi di riferimento efficaci verso i livelli di cura più avanzati. Per questo chiediamo che la comunità internazionale non abbandoni l’Afghanistan, che alle donne vengano restituiti il diritto allo studio e al lavoro e che si investa nella formazione del personale sanitario e nel rafforzamento del sistema sanitario afgano attraversi aiuti a lungo termine”. Emergency è presente in Afghanistan con il Centro chirurgico per vittime di guerra di Kabul, il Centro chirurgico per vittime di guerra di Lashkar-gah (Helmand), il Centro chirurgico, il Centro pediatrico e il Centro di maternità di Anabah (valle del Panshir) e una rete di oltre 30 Posti di primo soccorso (FAP) e di Centri sanitari di base (PHC). Lo staff delle sue strutture è composto per il 20% da donne afgane di cui 76 sono ostetriche e 23 sono specialiste e specializzande in ginecologia e ostetricia. Dal 1999 ha curato oltre 8,5 milioni di persone in un Paese che oggi conta più di 48 milioni di abitanti. Dalla sua apertura nel 2003 il Centro di maternità di Anabah ha visto nascere oltre 100mila bambini. 
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Di Battista ricoverato a Cuba, l’operazione e i tempi del possibile rientro in Italia: cosa sappiamo

(Adnkronos) – Prudenza. E' questa la parola d'ordine sulle condizioni di Alessandro Di Battista, ancora ricoverato a l'Avana a Cuba, dove venerdì scorso è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. O almeno è questo quello che chiedono gli ambienti vicini all'ex parlamentare del M5s, per evitare che possano circolare notizie false o distorte sulla salute del 48enne.  Di Battista nei giorni scorsi sarebbe dovuto tornare in Italia a bordo di una aeroambulanza, come lui stesso aveva fatto sapere tramite i propri canali social. Poi, venerdì è stato operato e la partenza è stata rimandata. Non c'è al momento un data per il rientro. Come riporta Il Corriere della Sera, che cita persone ben informate e vicine al 48enne, "potrebbe stare a Cuba altre quattro settimane, fino a 30 giorni dopo l’operazione. Sarà lunga l’attesa". Sempre come riferisce il quotidiano di via Solferino, alcuni parametri di Di Battista monitorati in queste ultime ore sembrano avere valori nella norma. Resta ricoverato in terapia intensiva come da pressi dopo operazioni come quella a cui è stato sottoposto l'ex pentastellato, che si trovava a Cuba per un reportage, venerdì scorso. Indiscrezioni che vengono accolte con prudente ottimismo nell’inner circle dei dibattistiani – sottolinea il Corriere, aggiungendo: "Nessuna fuga in avanti, però: invitiamo tutti alla cautela. Si tratta di una fase delicata".  
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Tumori toracici rari, al via staffetta ciclistica di Bms per raccolta fondi

(Adnkronos) – Diciotto giorni in bicicletta per percorrere 2.200 chilometri da Monaco (Germania) a Uxbridge (Regno Unito), a sostegno dei pazienti oncologici. Riparte la 'Country 2 Country 4 Cancer' (C2C4C), staffetta ciclistica promossa da Bristol Myers Squibb per raccogliere fondi a favore di organizzazioni che aderiscono alla Union for international cancer control, Uicc. L’iniziativa – informa una nota – coinvolge quest’anno oltre 95 dipendenti dell’azienda in Europa. Dal 7 al 9 settembre, il team italiano 'AzzurrInSella' pedalerà oltre 300 km insieme al team svizzero, percorrendo la tappa da Boudry (Svizzera) a Nimes (Francia).  "La Country 2 Country 4 Cancer rappresenta da anni una tradizione per Bristol Myers Squibb e testimonia in modo concreto il nostro impegno verso i pazienti oncologici — afferma Regina Vasiliou, Vice President e General Manager di Bristol Myers Squibb Italia —. Quest’anno la raccolta fondi supporterà il progetto Help-Line di Tutor – Associazione Tumori toracici rari Aps Ets, un servizio telefonico dedicato che ha l’obiettivo di offrire consulenze multidisciplinari con specialisti esperti. È un’iniziativa che nasce per essere un punto di riferimento per i pazienti con tumori del timo e mesotelioma e per i loro caregiver in un momento della vita spesso segnato da fragilità, incertezza e bisogno di vicinanza".  "Grazie a Bristol Myers Squibb e a tutti i rider della Country 2 Country 4 Cancer per aver scelto di pedalare per persone che spesso affrontano un percorso difficile e poco conosciuto. Ogni chilometro percorso è un gesto concreto di vicinanza e un messaggio importante: non siete soli — dichiara Laura Abate-Daga, Presidente di Associazione tumori toracici rari Aps Ets, Tutor —. Quando arriva una diagnosi di tumore toracico raro, insieme alla paura arrivano tante domande: a chi chiedere aiuto? Dove trovare informazioni affidabili? Come affrontare i cambiamenti nella vita di tutti i giorni? Help-Line nasce per dare una risposta a questi bisogni, offrendo ascolto, orientamento e supporto ai pazienti con tumori del timo e mesotelioma e alle loro famiglie. Non sostituisce le cure mediche, ma cammina accanto alle persone, aiutandole ad affrontare anche ciò che spesso rimane in secondo piano: le paure, le difficoltà quotidiane e il bisogno di sentirsi accompagnati".   "Grazie al lavoro del Case Manager e al supporto di una rete di specialisti — psico-oncologo, fisioterapista, esperto di riequilibrio posturale, dietista, terapista occupazionale e consulente di patronato — aggiunge Abate Daga – Help-Line vuole rendere il percorso più leggero e contribuire a migliorare la qualità di vita di pazienti e caregiver. Siamo profondamente grati a Bristol Myers Squibb e ad ‘AzzurriInSella’ perché, con la loro energia e il loro impegno, stanno dando voce a una comunità di persone con un tumore raro che ha bisogno di essere vista, ascoltata e sostenuta". Nata nel 2014 negli Stati Uniti, la C2C4C – riporta la nota – è diventata negli anni una tradizione globale per Bristol Myers Squibb, coinvolgendo anche Europa, Giappone e America Latina. Dal suo esordio, ha permesso di donare oltre 21 milioni di dollari a livello mondiale, di cui più di 4,3 milioni solo in Europa dal 2016. I rider non sono ciclisti professionisti ma dipendenti dell’azienda ispirati da una motivazione personale: c’è chi pedala in memoria di una persona cara, chi lo fa per chi sta ancora affrontando il percorso di cura e chi ha vissuto la malattia in prima persona. "La Country 2 Country 4 Cancer è un esempio concreto di come le persone di Bristol Myers Squibb scelgano di mettere tempo, energia e passione al servizio dei pazienti. I chilometri percorsi contribuiscono a sostenere un progetto che può fare la differenza nella vita di chi affronta una malattia oncologica. È questo spirito di partecipazione e responsabilità che, anno dopo anno, continua a rendere speciale questa iniziativa", conclude Regina Vasiliou. 
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Milano, Ffm presenta nuovo hotel: investimento da 66 mln per torre da 90 metri

(Adnkronos) – Una torre di 90 metri e 23 piani, con un investimento da 66 milioni di euro per Fondazione Fiera Milano. È l’Hotel Scarampo, in fase di costruzione a Milano e destinato a ospitare una struttura di Una Italian Hospitality con 173 camere. La struttura sarà pronta nel 2027. Oggi alla visita al cantiere erano presenti Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, Michele De Lucchi, founder di Amdl Circle, Angelo Majocchi, presidente di Nessi&Majocchi, e Giorgio Marchegiani, amministratore delegato di Una Italian Hospitality. "È una Milano che cresce sempre di più, cresce in altezza, cresce in sviluppo urbanistico. Questo nuovo edificio avrà un'altezza di 90 metri, 23 piani, un investimento per Fondazione Fiera Milano di 66 milioni di euro", ha dichiarato Bozzetti a margine della visita al cantiere per la realizzazione dell’Hotel Scarampo a Milano. "Avrà una grande tribuna che guarderà la fiera e riuscirà a coniugare tre eccellenze di Milano: la moda, perché la forma delle facciate ricorda il plissé della moda; l’arte, perché a piano terreno ci sarà una camminata, un percorso pedonale di arte; e poi anche l’economia, visto che il proprietario è Fondazione Fiera Milano e tutto l’edificio guarda verso il MiCo, il centro congressi", ha spiegato Bozzetti. 
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Farmaceutica, Gregis (Bayer): “Ricerca scientifica in calo di 10 punti in 10 anni”

(Adnkronos) – "L'Europa corre il rischio di essere considerata solo un mercato e di non essere protagonista. Questo è evitabile. Se guardiamo le eccellenze europee in ambito scientifico, sono straordinarie: abbiamo ricerca clinica di primo livello, capitale umano, università, capacità produttiva. Il problema è come tradurre questa eccellenza scientifica in un impatto rapido nella vita delle persone. I dati parlano chiaro se guardiamo la ricerca scientifica in Europa negli ultimi dieci anni ha perso punti: siamo passati da un 23% a un 13% e vediamo che allo stesso tempo la Cina è aumentata al 18%. Ciò significa che i pazienti non hanno accesso alle nuove ricerche e che i ricercatori stessi non possono contribuire alla prossima generazione di terapie". Così Arianna Gregis, amministratore delegato Bayer Italia, intervenendo alla 52esima edizione del Forum 'Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive', organizzato da Teha Group che si è svolto dal 4 al 6 settembre a Villa d’Este a Cernobbio.  "Abbiamo bisogno di puntare sul settore del Life science e sull'innovazione – ha detto – per continuare a rinforzare un ecosistema virtuoso, che passa dalla capacità di fare ricerca e sviluppo, ma anche produzione e accesso rapido, equo e sostenibile per i pazienti". L’innovazione è quindi un tema chiave: "quando ne parliamo non basta pensare a farmaci che vengono scoperti e autorizzati, abbiamo bisogno che questa innovazione raggiunga i pazienti e la vita delle persone – ha sottolineato Gregis – Dall’ultimo report Efpia (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations) emerge che, ad oggi, solo il 45% dell'innovazione raggiunge i pazienti in Europa e il tempo medio per questo accesso può arrivare a una media di 597 giorni". "Questo è un dato che ci preoccupa perché abbiamo bisogno di poter offrire soluzioni innovative per migliorare la vita delle persone in modo sostenibile ed equo. L’invito che facciamo, pertanto, è di poter collaborare con istituzioni, con associazioni, con società scientifiche e tutti gli interlocutori che vogliono far costruire un ecosistema della salute innovativo" ha aggiunto. Innovazione significa anche intelligenza artificiale che "offre una grande sfida e una grande opportunità. La sfida è ridurre i tempi per produrre innovazione. Per scoprire un farmaco e metterlo a disposizione delle persone ci vogliono dai 10 ai 15 anni, ma ciò che è più eclatante è che più del 90% dei tentativi falliscono. In questo contesto, l'intelligenza artificiale può essere una grande soluzione che permette di accelerare i tempi di scoperta di nuovi target, di nuove terapie". "Come Bayer abbiamo colto questa sfida con l'impegno di aprirci a collaborazioni. Stiamo collaborando, infatti, con i grandi della tecnologia, come Google Cloud e Recursion per poter accorciare e comprimere i tempi di scoperta delle nuove molecole. La nostra ambizione è ridurre del 40% questi tempi entro il 2030. Ciò significa non solo riuscire a portare innovazione in modo più tempestivo, ma avere sempre più soluzioni terapeutiche che accompagnano la vita delle persone per offrire più speranza e cura a malattie che ancora oggi sono incurabili" ha poi concluso. 
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“Spenga il telefono”, Nanni Moretti interrompe la proiezione a Venezia

(Adnkronos) –
"Spenga il telefono". Tre parole, pronunciate da Nanni Moretti nel silenzio della Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia, hanno interrotto per pochi istanti la proiezione di 'Succederà questa notte', il film con cui il regista e attore è tornato in concorso alla Mostra del Cinema dopo 37 anni. La scena, racconta 'Il Gazzettino', è avvenuta sabato sera, subito dopo l’inizio della pellicola. Regista e cast erano già stati presentati e applauditi quando, con le luci ormai spente, sul grande schermo hanno cominciato a scorrere i titoli di testa. Moretti, però, ha notato uno spettatore nelle file della platea con il cellulare acceso.  In un primo momento il regista ha lasciato correre. Ma quando sono iniziate le prime scene del film e i primi dialoghi, il telefono era ancora in funzione. Moretti si è quindi alzato, ha lasciato la galleria e, in maniche di camicia, è sceso in platea. Ha percorso il primo corridoio sulla destra e ha raggiunto lo spettatore, intimandogli di spegnere il dispositivo. Poi è tornato al suo posto e la proiezione è ripresa. L'episodio ha colto di sorpresa il pubblico e anche le maschere incaricate di vigilare sul comportamento degli spettatori. Tra chi ha assistito alla scena c'era anche Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, seduto nella stessa fila di Moretti. A raccontare pubblicamente l'accaduto è stato lo stesso regista, il giorno successivo, durante la cerimonia in Sala Perla al Palazzo del Casinò per il conferimento del Premio Siae Andrea Purgatori alla carriera. Sollecitato dal presidente delle Giornate degli Autori, Francesco Martinotti, Moretti ha ricostruito con ironia quanto accaduto. "C'era una persona che dall'inizio della proiezione stava sul telefonino", ha spiegato. All'inizio, ha raccontato, aveva deciso di aspettare: "Siamo solo all'inizio". Ma quando sono comparsi i titoli di testa, accompagnati dalla musica di Alberto Iglesias, e sono iniziate le prime scene, lo spettatore continuava a utilizzare il telefono. "E allora non ce l'ho fatta – ha detto Moretti – sono sceso e sono andato a dirgli di spegnerlo". Il racconto è stato accolto da un'ovazione nella Sala Perla. Durante la stessa cerimonia Moretti ha ricevuto il Premio Siae Andrea Purgatori alla carriera, una targa che riproduce il deposito di "Ecce Bombo", il secondo film del regista, datato 5 settembre 1977. La Siae aveva inizialmente cercato il deposito di "Io sono un autarchico", primo lungometraggio di Moretti, ma il documento non è stato trovato. "Era fatto un po' in famiglia, in Super 8", ha ricordato il regista.nNel ritirare il riconoscimento, Moretti ha poi ricordato il legame tra il proprio cinema e la generazione raccontata attraverso le sue storie e i suoi personaggi: "Se davvero con le mie storie e i miei personaggi sono riuscito a raccontare una generazione, lo ritengo una fortuna e un onore". 
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Antonella Clerici in lacrime a ‘È sempre mezzogiorno’, il ricordo di Dimitri Tollini

(Adnkronos) –
Antonella Clerici commossa a 'È sempre mezzogiorno'. La conduttrice è tornata oggi, lunedì 7 settembre, su Rai1 con la prima puntata della nuova stagione del programma di cucina. In apertura, Clerici ha voluto ricordare Dimitri Tollini, il suo storico braccio destro, scomparso improvvisamente lo scorso luglio.  "Nella casa del mezzogiorno manca una persona che per me è stata unica e speciale", ha detto Clerici trattenendo a stento le lacrime. "È stato il mio migliore amico e il mio più stretto collaboratore", ha ricordato, ricordando il legame costruito negli anni.  "Ora non c'è più perché quest'estate se n'è andato così improvvisamente, è sempre stato al mio fianco in tutti questi anni di televisione e mancherà a tutti", ha detto la conduttrice, mandando poi in onda un video dedicato a Tollini, ripercorrendo alcuni dei momenti condividi durante gli anni trascorsi insieme in televisione. 
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Reinova lancia Nexus, l’intelligenza artificiale che apprende dai test di laboratorio

(Adnkronos) – Reinova annuncia il lancio di Nexus, il progetto strategico con cui l’azienda evolve il proprio modello di testing, validazione e ingegneria verso una piattaforma AI-native, capace di trasformare dati sperimentali, competenze tecniche e infrastrutture di prova in conoscenza industriale riutilizzabile. Nexus nasce per portare il testing oltre la singola campagna di prova, trasformandolo in un ecosistema data-driven in cui test fisici, dati industriali, modelli predittivi, digital twin, AI Agent, requisiti tecnici, compliance ed evidenze di validazione concorrono ad accelerare lo sviluppo di prodotti e sistemi complessi. La piattaforma – concepita come un ecosistema collaborativo, aperto a contributi esterni – è pensata per rispondere alla crescente complessità dei prodotti elettrificati, software-defined, connessi e regolati, riducendo la frammentazione tra progettazione, simulazione, test, validazione e rilascio. Nexus potrà trovare applicazione in diversi ambiti industriali ad alta intensità tecnologica, a partire da automotive, mobilità elettrica, applicazioni marine, sistemi industriali e Bess, Battery Energy Storage Systems. A differenza dei modelli AI generalisti, Nexus si fonda su dataset sperimentali misurati, validati e pesati da competenze tecniche specialistiche. La piattaforma apprende da dati fisici reali, generati in laboratorio e interpretati da ingegneri, tecnici e specialisti di dominio. Nexus integra digital twin, machine learning e modelli generativi applicati all’ingegneria, con l’obiettivo di creare AI Agent specializzati, capaci di supportare lo sviluppo di soluzioni hardware, software e algoritmiche. Il sistema potrà aiutare a individuare le evidenze già disponibili, evidenziare eventuali gap di validazione, suggerire i test realmente necessari e supportare le decisioni di sviluppo e release. Questo approccio consente di accelerare i cicli di sviluppo, ridurre i tempi di analisi, ottimizzare l’utilizzo dei banchi prova, diminuire il numero di prototipi fisici necessari e migliorare la tracciabilità delle decisioni tecniche e di compliance. La piattaforma è già stata applicata in progetti pilota ad alta complessità tecnologica. Tra questi, Reinova ha sviluppato per un cliente leader europeo una delle prime batterie multichemistry al mondo, completando il progetto in tempi fortemente ridotti rispetto ai cicli di sviluppo tradizionali. "Con Nexus vogliamo portare il testing oltre la validazione tradizionale, trasformandolo in una fonte continua di conoscenza industriale. Non parliamo di un’intelligenza artificiale generica, ma di un modello costruito su dati fisici, misurati e validati da competenze ingegneristiche" dichiara Giuseppe Corcione, Founder e CEO di Reinova. «L’obiettivo non è sostituire il lavoro delle persone, ma aumentarne il valore. Nexus consente di automatizzare le attività più ripetitive di analisi, correlazione e classificazione dei dati, permettendo a ingegneri e tecnici di concentrarsi su ciò che conta davvero: progettazione, sviluppo, processo, supervisione tecnica e decisioni a maggiore impatto. In questo modo l’intelligenza artificiale diventa uno strumento per migliorare la qualità del lavoro, accelerare i tempi di sviluppo e rendere più competitiva l’industria europea. Nexus è la nostra visione per rendere più veloce, tracciabile e sostenibile lo sviluppo di sistemi complessi». 
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Harry e Meghan potrebbero realizzare nuovi documentari: la famiglia reale trema

(Adnkronos) – I peggiori incubi di Re Carlo potrebbe trasformarsi in realtà se Harry e Meghan dovessero realizzare nuovi documentari sulla famiglia reale. Sembra infatti che il duca e la duchessa di Sussex stiano valutando nuove opportunità con le emittenti britanniche. Secondo indiscrezioni, il loro possibile ritorno sul mercato televisivo del Regno Unito potrebbe includere un progetto con la Bbc. Stando a quanto riportato da RadarOnline.com, starebbero prendendo in considerazione diversi format televisivi. Tra i progetti in discussione, figurerebbero documentari e programmi di intrattenimento basati su fatti reali che potrebbero preoccupare Buckingham Palace. Le notizie giungono dopo il ritorno in Gran Bretagna del principe Harry e Meghan Markle dalla California con i loro figli, il principe Archie e la principessa Lilibet. Secondo quanto riportato, la coppia dovrebbe trascorrere molto tempo nel Regno Unito, pur mantenendo la propria residenza a Montecito. Una possibile collaborazione con la Bbc potrebbe creare tensioni all'interno della Famiglia Reale. Una fonte di alto livello vicina alla 'Ditta' ha affermato che Re Carlo potrebbe essere particolarmente contrariato se il progetto si concentrasse su questioni private che riguardano i reali. Secondo quanto riportato dal portale, "la prospettiva che Harry e Meghan lavorino con la Bbc causerebbe inevitabilmente ansia a Palazzo. Carlo sta cercando di ricostruire privatamente il suo rapporto con il figlio e l'ultima cosa che desidera è un altro progetto televisivo che generi titoli di giornale sulla famiglia reale". Le possibili preoccupazioni del sovrano giungono nel mezzo di continue speculazioni sul rapporto tra il principe Harry e suo padre. Un progetto televisivo che coinvolga i duchi di Sussex potrebbe riportare la famiglia reale al centro del dibattito pubblico. Tuttavia, al momento non vi è alcuna conferma che il principe Harry e Meghan Markle abbiano finalizzato un accordo con la Bbc. Secondo RadarOnline.com, i Sussex potrebbero valutare la possibilità di realizzare produzioni individuali con emittenti britanniche, aggiungendo che "il ritorno in Gran Bretagna cambia completamente lo scenario per la coppia. Non hanno bisogno di un altro gigantesco accordo in stile Netflix. Possono potenzialmente realizzare programmi individuali con la Bbc o con emittenti commerciali e mantenere molta più libertà su ciò che producono".  
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AfD trionfa alle elezioni, l’allarme di Fratoianni: “Europa rischia naufragio”

(Adnkronos) – Dopo il trionfo dell'AfD in Germania, nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, "si rischia il naufragio dell'Europa". E' l'allarme che fa scattare Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana. "Dev'essere una sveglia potente: occorre mobilitarsi immediatamente, anche in Italia, per rimuovere terreno all'estremismo di destra. Questi in Germania si definiscono il nazismo dal volto simpatico", dice a Repubblica proponendo la propria analisi. "È l'effetto del tracollo del welfare state, della civiltà del lavoro, della diseguaglianza che continua a crescere alimentando una povertà che rende le persone più sole e insicure non solo nella loro dimensione materiale, ma persino esistenziale", spiega il co-leader di Avs. "L'internazionale nera investe nella paura senza offrire soluzioni. Tra i progressisti si deve avere il coraggio di cambiare radicalmente rotta, di fare i conti con un capitalismo predatorio che ha determinato questa condizione in ampi settori della popolazione e globale". La ricetta? "Continuo a vedere l'esigenza di una tassa sui super ricchi – prosegue Fratoianni – In Italia si tratterebbe solo di 50 mila italiani che hanno un patrimonio netto superiore ai 5 milioni di euro. E bisogna fermare questa folle corsa al riarmo. La Linke, come lo siamo noi, è una forza di sinistra, femminista, ambientalista e dunque nemica di Vladimir Putin. Al contrario di Afd che apprezza il dittatore russo perché parla la stessa lingua di estrema destra". In Italia, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci viene dato in crescita vertiginosa dai sondaggi: "Va preso sul serio. Prima che elettorale è un pericolo dal punto di vista sociale e culturale per lo sdoganamento sempre più superficiale e leggero di idee e simboli che pescano nella spazzatura della nostra storia peggiore, nazismo e fascismo". 
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)