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Attentato a Ranucci, gip: “Lavitola lo ideò per accrescere la sua popolarità e spingere il progetto politico”

(Adnkronos) – Secondo l'ordinanza del gip di Roma Iole Moricca l’attentato dell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci è stato commissionato “da Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti” dell’indagato “in ambito politico”. “Se infatti lo scopo era quello di favorire l'ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato – si legge nell’ordinanza disposta in seguito all’inchiesta della procura di Roma con le indagini delegate ai carabinieri del Nucleo Investigativo – è indubbio che nella ideazione dell'indagato Lavitola, agli occhi della vittima e dell'opinione pubblica l'evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista Ranucci per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l'incolumità del giornalista”.  Più volte Valter Lavitola “ha commentato la vicenda dicendo che se era stato lui il mandante allora voleva dire che era d'accordo anche Ranucci, quando allo stato non è emerso alcun elemento, come si evince dalle risultanze acquisite, per ritenere che il giornalista fosse d'accordo con Lavitola". “Anzi le risultanze acquisite, inducono a ritenere che il giornalista sia stato vittima della manipolazione dell'indagato, in ragione, da un lato, della raffinata astuzia di quest'ultimo, dall'altro, in ragione del profondo legame tra i due instauratosi tanto da indurre la persona offesa ad avere quella reazione di stupore e incredulità appena appresa la notizia dell'incriminazione dell'amico. D'altra parte, è certo, perché emerso in plurime intercettazioni che Lavitola abbia continuato a manipolare la persona offesa e ad alimentare in lui il convincimento che la tesi seguita dagli inquirenti sia assolutamente inverosimile, essendo convinto che finché avrà il sostegno della vittima del reato, la sua posizione ne risulterà avvantaggiata” aggiunge il gip.  “E tra 2 anni fai il Presidente". Così Valter Lavitola scriveva al giornalista Sigfrido Ranucci in una chat risalente al 2024 e riportata nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip, dopo le indagini della procura di Roma e dei carabinieri del Nucleo Investigativo, ha disposto il carcere per l’imprenditore come mandante dell’attentato dell’ottobre scorso davanti all’abitazione del conduttore di Report. Al centro della conversazione la preoccupazione del giornalista di essere estromesso dalla conduzione del programma. Lavitola fa riferimento alle elezioni aggiungendo che nel caso in cui Ranucci venisse mandato via “farebbe bingo”. “E' di tutta evidenza che il sostegno costante offerto dall'indagato alla persona offesa – scrive il gip in un passaggio dell’ordinanza – non possa non essere correlato all'obiettivo che pare ben presente nei progetti di Lavitola sin dal 2024, allorquando aveva iniziato a proporre a Ranucci il tema della sua candidatura alle prossime elezioni politiche, ritenendolo l'uomo che poteva rappresentare la novità, capace di sparigliare le carte, e battere gli altri candidati. Lavitola – sottolinea il gip – nel tempo coltiva la sua intuizione e continua a riproporla costantemente al giornalista Ranucci che se, da un lato, non pare mai condividere formalmente il progetto dell'indagato, col tempo, si comprende, dal tenore dei messaggi e dal suo comportamento, che assuma un atteggiamento di apertura o quantomeno di curiosità rispetto al progetto, che via via diviene sempre più concreto. E in effetti Lavitola, proprio successivamente all'esecuzione dell'atto intimidatorio, inizia a tradurre quell'intuizione in fatti concreti, tanto da arrivare a commissionare un sondaggio, investendo in tale progetto tempo e denaro”. Intercettato dopo le perquisizioni dello scorso luglio, Lavitola spiegava che il progetto avrebbe sicuramente portato il giornalista “a essere eletto Presidente del Consiglio e che lui stesso avrebbe potuto raccogliere il 30% dei voti senza nessun partito politico”. "Fratello questo non sarebbe una pre-candidatura, sarebbe presidente garantito al centodieci per cento. Io da solo prenderei il trenta per cento, senza partito, senza nulla", dice Lavitola a un interlocutore. 
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Svizzera, incidente stradale a Schiers: morti due italiani

(Adnkronos) – Due cittadini italiani hanno perso la vita ieri a seguito di un incidente stradale avvenuto all'altezza di Schiers (Grigioni), sulla strada nazionale che percorre la Prettigovia. Altre quattro persone sono rimaste ferite. Un'automobile con targa svizzera stava viaggiando da Davos in direzione di Landquart. Sul rettilineo fra Schiers e Grüsch il conducente ha perso il controllo della vettura ed è andato a schiantarsi contro una macchina con targa italiana, che stava viaggiando in direzione opposta.  A causa della violenza dell'impatto, l'auto italiana è stata sollevata e lanciata contro la barriera di sicurezza tra la carreggiata e la linea ferroviaria, scrive oggi la Polizia cantonale. Il conducente e una passeggera sono morti sul colpo, mentre un'altra passeggera è rimasta gravemente ferita. Il conducente, una donna e un bambino che si trovavano nell'auto svizzera sono rimasti leggermente feriti. I feriti sono stati soccorsi dai vari servizi di emergenza e trasportati in ospedale. Nella nota viene sottolineato il gran numero di persone che hanno prestato aiuto prima dell'arrivo dei soccorritori. Sul posto sono intervenute in totale quattro ambulanze, oltre a due elicotteri della Rega e uno della Alpine Air Ambulance. Anche i vigili del fuoco, l'Ufficio tecnico, uno specialista della Ferrovia retica e diverse pattuglie della polizia cantonale erano presenti. La strada è rimasta chiusa per circa quattro ore e mezza. Il traffico è stato deviato. Procura e forze dell'ordine stanno indagando sulle cause che hanno condotto al tragico incidente. 
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Eclissi, ecco dove si vedrà meglio in Italia e con il buio lo spettacolo delle ‘stelle cadenti’

(Adnkronos) – Per gli appassionati il 12 agosto sarà un'occasione imperdibile: osservare l'eclissi solare e subito dopo immergersi nello spettacolo dello sciame di meteore delle Perseidi – le cosiddette 'stelle cadenti' celebri per la notte di San Lorenzo – che avrà il massimo dell'attività proprio la notte tra mercoledì e giovedì. L'attesa eclissi di Sole sarà totale dalla Spagna e parziale dall'Italia: nello Stivale le zone più favorite per vederla saranno quelle del Nord-ovest – dove la percentuale di disco solare oscurato dalla luna potrà arrivare ad oltre il 90% – mentre man mano che si scende verso il Sud la cifra dimunuirà fino a circa il 20%. "Le zone migliori per vederla dall'Italia – spiega all'Adnkronos Paolo Volpini dell'Unione Astrofili italiani (Uai) – sono Ventimiglia, la Liguria, il Piemonte, la Toscana, con percentuali anche superiori al 90% di disco occultato e quindi molto spettacolare mentre man mano che si inizia a scendere verso l'Italia meridionale la percentuale diminuisce".  Lo spettacolo partirà in Italia poco dopo le 19.30 e fino al tramonto variando, ovviamente, di località in località. Il massimo di diametro solare coperto si avrà proprio qualche minuto prima del calare del sole: secondo i dati dell'Uai, solo per fare qualche esempio, a Ventimiglia raggiungerà il punto massimo del 94,8% alle 20.23, a Roma alle 20.13 con una percentuale del 79,4% mentre a Palermo alle 19.59 con il 40,4% di diametro solare coperto. Sarà particolarmente suggestivo assistere al fenomeno del tramonto sul mare.  Ma gli esperti raccomandano di non improvvisare e, per evitare danni alla vista, munirsi di strumenti adeguati: "Bisogna utilizzare filtri solari appositi – consiglia Volpini – o, meglio ancora rivolgersi, all'associazione di astrofili più vicina visto che quasi tutte stanno organizzando eventi per osservazioni pubbliche mettendo a disposizione occhialini e filtri". Ma quella di mercoledì sarà una data da cerchiare in calendario anche perché, la notte con il 13 agosto, sarà la migliore per osservare l'attività dello sciame di meteore delle Perseidi tradizionalmente associate alle 'stelle cadenti' di San Lorenzo. Uno spettacolo che partirà con il buio: "Meglio osservarle nelle zone centrali della notte e in zone prive di inquinamento luminoso, lontano dalle città, lontano da lampioni e luci artificiali. L'ideale quindi in spiaggia, in campagna o sulla vetta di una montagna", afferma Volpini.  
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Air India, caos in volo: perdita di quota e panico. Il comandante “positivo a sostanze psicoattive”

(Adnkronos) – Il governo indiano ha confermato che un primo test antidroga sul comandante del volo Air India Phuket‑Delhi dello scorso 4 agosto è risultato "non negativo". Lo riporta il Times of India. Si tratta del volo, che ha perso improvvisamente circa 300 piedi di quota, causando 17 feriti. A bordo c'erano anche diversi italiani.  Il campione è stato quindi inviato per analisi di conferma in laboratorio, come previsto dalle procedure della locale Authority dell'aviazione civile. In attesa del referto definitivo entrambi i piloti sono stati sospesi dal servizio di volo.  Secondo le regole locali, se un test di screening per sostanze psicoattive risulta non negativo, il pilota deve essere immediatamente rimosso da qualsiasi mansione sensibile finché non arriva il risultato di conferma. In caso di test positivo confermato, il pilota viene indirizzato a un percorso di riabilitazione.  Il 4 agosto scorso l'Airbus A320 del volo AI 2379 ha subito una repentina perdita di quota durante la crociera, provocando diversi traumi a bordo. L’aereo è, poi, atterrato regolarmente a Delhi. 
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Spalletti ‘assolve’ Di Gregorio: “Contro l’Inter sfortunato, ma ha fatto parate da complimenti”

(Adnkronos) – Nessun 'caso Di Gregorio' alla Juventus. Parola di Luciano Spalletti, che assolve il portiere bianconero dopo la brutta prestazione e gli errori in amichevole contro l'Inter e parla così ai microfoni di Sky Sport: "Di Gregorio ha fatto, secondo me, delle parate meritevoli di complimenti nel primo tempo. Poi è stato sfortunato sul secondo gol. Domani gioca Perin perché è una cosa che avevamo già preparato da prima. Gatti non partirà dall’inizio perché ha un affaticamento, per cui poi si vedrà se ce ne sarà bisogno oppure no. Sarà un ragionamento che prevede 20 minuti, mezz’ora di partita, non di più".  

Spalletti, alla vigilia dell'amichevole di Perth con il Palermo allenato da Pippo Inzaghi, ha parlato così del mercato e di un possibile arrivo in porta: "Dall’inizio del mercato abbiamo le stesse idee. Dopo aver giocato queste partite, abbiamo confermato quelle che avevamo, per cui si va avanti per la nostra strada". E ancora: "Inzaghi? L’allenatore diventerà sicuramente un tecnico top – assicura -, perché è stato un campione da calciatore e poi è una persona che conosco bene, una persona molto umile, che sa bene usare quelle caratteristiche, di quello che 'raspa' e di quello che cerca di portare a casa più cose possibili. Ha calciatori che hanno giocato tutti in Serie A, per cui conoscono benissimo quello che è il loro mestiere e sarà una partita difficile". 
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Ceccon, esordio agli Europei con imprevisto: “Non avevo il costume…”

(Adnkronos) – Non era ancora il momento di spingere al massimo, ma Thomas Ceccon ha centrato l’obiettivo della mattinata agli Europei di nuoto 2026 oggi, lunedì 10 agosto. L’azzurro, campione olimpico dei 100 dorso a Parigi 2024, ha superato le batterie dei 50 farfalla e si è guadagnato un posto in semifinale con il tempo di 23″10, terzo nella sua batteria e nono nella graduatoria complessiva. Una prestazione senza particolari acuti, ma sufficiente per rompere il ghiaccio e prendere confidenza con la vasca continentale, nonostante un curioso imprevisto: "Questa mattina – ha raccontato ai microfoni della Rai – ho avuto un piccolo problema con il costume, ma niente di grave. Abbiamo un cartellino sul costume con un QR code, oggi non c’era e non potevo gareggiare".  Ceccon ha poi aggiunto, con il sorriso: "Da bravo professionista non ne avevo due, o dovevo gareggiare con il costumino o dovevo aspettare che me ne portassero un altro. Mancavano dieci minuti alla gara, ma me ne hanno portato un altro. Ho fatto un po’ di fretta ma alla fine è andata". 
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Cos’è il batterio mangiacarne sotto la lente a Messina, minaccia in crescita per il caldo record

(Adnkronos) – Le temperature record di questa torrida estate riscaldano i mari e si alza l'allerta per il Vibrio vulnificus, alias 'batterio mangiacarne'. Il patogeno è tornato sotto stretta osservazione a Messina, rilevato già in passato nelle acque dello Stretto. Mentre in Florida si aggrava il bilancio di casi e vittime: secondo gli ultimi dati pubblicati sul sito del Dipartimento della Salute dello stato Usa, aggiornati al 6 agosto, nel 2026 si contano 14 contagiati e 2 morti. L'anno scorso i casi erano stati 33 con 5 decessi, e nel 2024 ben 82 con 19 morti.   Ma cos'è il batterio mangiacarne? A inizio agosto, dopo la notizia della prima vittima in Florida, ne ha parlato sui social l'infettivologo Matteo Bassetti. Il Vibrio vulnificus "vive in acque costiere calde e salmastre. Può entrare nel corpo attraverso piccoli tagli", quindi "quando si nuota", oppure consumando "frutti di mare crudi", ha spiegato il primario dell'Irccs ospedale policlinico San Martino di Genova. "Sebbene le infezioni da Vibrio vulnificus siano rare, sono molto pericolose, con una letalità del 20%". Il batterio può infatti causare "una fascite necrotizzante", ossia "un'infezione grave che distrugge rapidamente la pelle e i tessuti circostanti" – da qui il soprannome di mangiacarne – "diffondendosi direttamente nel sangue".  L'infezione è sotto la lente anche delle autorità sanitarie europee. "Dopo la recente ondata di calore nell'Europa centrale, il rischio" di infezioni da batteri Vibrio "è aumentato rapidamente, raggiungendo livelli insolitamente elevati per questo periodo dell'anno", avvertiva a luglio l'Ecdc, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. "Le temperature estive più calde possono creare condizioni favorevoli" per la proliferazione di questi patogeni "nelle acque costiere". E "sebbene le infezioni rimangano relativamente rare in Europa, possono verificarsi a seguito dell'esposizione di ferite o del consumo di molluschi crudi o poco cotti".  
Con il riscaldamento globale il batterio mangiacarne è una minaccia in crescita anche alle nostre latitudini, ammoniva dunque l'agenzia Ue. Per un'informazione in tempo reale sulle zone interessate, l'Ecdc ha pubblicato anche una versione aggiornata di 'Vibrio Viewer', una sorta di bollettino che monitora le condizioni ambientali alleate dei vibrioni, disegnando una mappa delle 'acque pericolose' con previsioni a 5 giorni. Nell'ultimo report dell'agenzia sulle malattie trasmissibili, relativo al periodo 1-7 agosto, l'Italia non compare tra i Paesi attenzionati da Vibrio Viewer per elevata idoneità ambientale ai batteri Vibrio.  I segni del contagio da batterio mangiacarne possono essere diversi. "Il consumo di molluschi crudi o poco cotti causa in genere diarrea, dolore addominale, nausea, vomito, febbre e brividi", descrive l'Ecdc, mentre "l'esposizione ai batteri Vibrio presenti nell'acqua può provocare infezioni alle ferite, con conseguente arrossamento, gonfiore e dolore, nonché infezioni all'orecchio. Senza trattamento, queste infezioni possono peggiorare, portando a gravi complicazioni".  Come difendersi? "Per ridurre il rischio di infezioni da Vibrio attraverso gli alimenti, si raccomanda di cuocere accuratamente i frutti di mare prima del consumo". Avvertenze ai bagnanti: "Le persone con ferite aperte, piercing recenti, tagli o abrasioni dovrebbero evitare di nuotare in acque salmastre o costiere, oppure coprire l'area interessata con una medicazione impermeabile. In caso di contatto accidentale con l'acqua di mare, l'area interessata deve essere disinfettata e pulita accuratamente". Gli esperti esortanto anche a "consultare un medico in caso di comparsa di segni di infezione", e precisano che "le persone con patologie preesistenti dovrebbero adottare ulteriori precauzioni ed evitare esposizioni ad alto rischio".  
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Furlani, nuovo infortunio agli Europei: l’azzurro lascia lo stadio in sedia a rotelle

(Adnkronos) – Nemmeno il tempo di iniziare, che finisce malissimo l'Europeo di Mattia Furlani. Il fuoriclasse azzurro del salto in lungo ha rimediato un nuovo infortunio al primo salto di qualificazione, durante la prima giornata di gare a Birmingham oggi, lunedì 10 agosto. Subito una smorfia di dolore per Mattia, che intuisce la gravità della situazione dopo lo stacco.  
Per il campione del mondo in carica, tra i favoriti per l'oro nella rassegna continentale, si tratta di una ricaduta dell'infortunio al bicipite femorale che a maggio lo aveva costretto allo stop in Cina, nella gara di Diamond League a Xiamen. L'azzurro ha lasciato l'Alexander Stadium di Birmingham in sedia a rotelle. Tanta preoccupazione negli occhi di Mattia, accompagnato comunque dagli applausi del pubblico. Nelle qualificazioni, intanto, Francesco Inzoli ha staccato il pass per la finale di domani con la miglior misura.  
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Webuild, Nuova diga foranea di Genova raggiunge 1,5 km di lunghezza

(Adnkronos) – Prosegue a ritmo sostenuto la realizzazione della Nuova diga foranea di Genova, il progetto realizzato dal Consorzio PerGenova Breakwater guidato da Webuild per conto dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale. È quanto si legge in una nota. Con la posa di un nuovo mega cassone, la diga foranea raggiunge circa 1,5 chilometri di sviluppo complessivo, consolidando l’avanzamento di uno dei più complessi progetti di ingegneria marittima oggi in corso in Europa. Questo risultato conferma l'accelerazione delle attività in mare aperto e l'elevata capacità esecutiva raggiunta dal progetto, destinato a trasformare il porto di Genova in uno degli hub marittimi più moderni e competitivi del Mediterraneo, rafforzando il ruolo della città e dell’Italia nelle rotte logistiche internazionali.  Parallelamente alle operazioni di posa dei cassoni, proseguono le attività di consolidamento dei fondali, attività essenziale per garantire la stabilità dell’infrastruttura. Avanza inoltre la realizzazione della sovrastruttura, la parte più visibile della diga, studiata per ridurre l’effetto dell’impatto delle onde. Sul progetto è impegnata anche Cossi Costruzioni, società del Gruppo specializzata nella realizzazione di opere complesse. Il suo contributo conferma la forza del modello industriale integrato di Webuild, capace di valorizzare know-how, capacità produttiva, sinergie operative e persone delle sue controllate, per affrontare sfide ingegneristiche di elevata complessità e accelerare la realizzazione di opere strategiche per il Paese. L’opera sta prendendo forma su fondali che raggiungono i 50 metri di profondità, una condizione che rende ogni fase di posa particolarmente complessa e richiede l’impiego coordinato di mezzi navali specializzati, tecnologie avanzate e personale altamente qualificato impegnato nelle attività di monitoraggio, controllo e assistenza in mare, a terra e sott’acqua. La Nuova Diga Foranea rappresenta un intervento strategico per il potenziamento del Porto di Genova e dei suoi collegamenti con i mercati nazionali ed europei. Il progetto contribuisce a potenziare i flussi logistici verso il Nord Italia e i principali corridoi europei e, una volta completato, lo scalo potrà accogliere navi di nuova generazione, con benefici sulla capacità e sulla competitività dell’intero sistema portuale. 
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Douglas Murray: “Sui migranti anche la sinistra cambia linea. Tucker Carlson ossessionato dagli ebrei”

(Adnkronos) – La nuova politica europea sull’immigrazione non passa più soltanto dalla destra. Per Douglas Murray, scrittore e commentatore britannico, autore di La strana morte dell’Europa e ora di
Democrazie e culti della morte. Israele, Hamas e il futuro dell’Occidente
(edizione italiana curata da Corrado Ocone per Guerini e Associati), il caso da osservare è quello della Danimarca di Mette Frederiksen: un governo guidato dai socialdemocratici che ha adottato una delle linee più restrittive del continente in materia migratoria. È un cambiamento che negli ultimi mesi è diventato anche europeo. Giorgia Meloni e Frederiksen hanno oggi pubblicato un post congiunto, dopo aver guidato una lettera sottoscritta da 22 paesi Ue per chiedere di accelerare sui rimpatri e sulle “soluzioni basate in Paesi terzi”, compresi gli hub esterni all’Unione. Il documento afferma che deve essere una “decisione democratica” stabilire chi possa entrare e restare in un Paese e sostiene che l’Europa abbia ormai raggiunto un consenso molto più ampio sulla necessità di una politica migratoria “ferma ed equa”.  Murray vede proprio in questa convergenza uno dei cambiamenti politici più significativi rispetto alla crisi del 2015. “Tendiamo a pensare che queste cose debbano necessariamente essere affrontate dalla destra. Ma se la destra non è capace di farlo, qualsiasi governo responsabile di sinistra dovrà arrivare alla stessa conclusione”, dice in questa intervista all’Adnkronos. “Guardate la Danimarca: un governo di sinistra ha adottato le politiche necessarie a proteggere i confini danesi e, con essi, il futuro dello Stato sociale”.  
Oggi Meloni e la socialdemocratica Frederiksen guidano questa campagna per rafforzare rimpatri e centri fuori dall’Europa.
 “La Danimarca dimostra che non sono necessariamente politiche di destra. Anzi, forse in alcuni casi un governo di sinistra può trovarsi persino in una posizione migliore per attuarle, perché può farlo senza essere immediatamente accusato di fascismo. Io lo dico da tempo: si possono avere frontiere aperte oppure uno Stato sociale, ma non entrambe le cose. Nessuno dei nostri Paesi è abbastanza ricco da poter fornire un welfare state al mondo intero”.  
Ma rispetto a dieci anni fa gli ingressi irregolari in Europa sono diminuiti e quasi nessun governo sostiene più la politica delle porte aperte associata alla crisi del 2015. Non è una differenza sostanziale?
 “I numeri saliranno e scenderanno finché il problema non verrà affrontato alla radice. E poi c’è un altro tema: le persone che sono già in Europa e che non hanno diritto di restarvi. Negli anni ne ho parlato anche con chi si occupa del tema in Italia. Non vedo da parte del governo italiano, di quello britannico o di quello francese uno sforzo sufficiente per fare quello che deve essere fatto. Non basta rallentare gli arrivi, bisogna rimpatriare le persone che sono entrate illegalmente e non hanno diritto di rimanere. Non c’è stato un serio processo di rimpatrio su una scala adeguata e questo, secondo me, rappresenta un tradimento nei confronti dei cittadini europei”.  
Il governo Meloni ha puntato molto sui centri in Albania e, più in generale, sull’idea di processare le domande o effettuare i rimpatri fuori dall’Unione Europea.
 “È un passo nella direzione giusta. Lo scrivevo già dieci anni fa in La strana morte dell’Europa: ha molto più senso esaminare una richiesta di asilo fuori dall’Europa anziché dopo che una persona è già entrata, perché una volta che qualcuno è arrivato in Europa, di fatto, è estremamente difficile farlo uscire. Ma bisogna essere sinceri su un punto più difficile: persino tutte le persone che potrebbero avanzare una richiesta d’asilo legittima non possono automaticamente essere accolte in Europa. Nel mondo esistono decine di milioni di persone con ragioni perfettamente comprensibili per voler vivere qui. Ma l’Europa non può accoglierle tutte. Una delle formule un po’ codarde della politica, a destra come a sinistra, è dire: fermeremo le rotte illegali e contemporaneamente aumenteremo enormemente quelle legali. Anche questo non risolve il problema”.  
Uno degli argomenti utilizzati per sostenere una maggiore immigrazione è quello demografico. L’Italia ha una delle natalità più basse al mondo e ha bisogno di lavoratori.
 “Se si pensa davvero che la risposta alla bassa fertilità italiana sia importare la prossima generazione di italiani dalla Somalia o dal Sudan, allora bisogna dirlo apertamente: la prossima generazione di italiani sarà somala o sudanese. Ma non credo che la maggior parte degli italiani voglia questo. E non penso che lo voglia la maggior parte degli europei”.  
Come vede quanto successo a Ceuta?
 “Non c’è niente di nuovo. Era completamente prevedibile. Stamattina il mio telefono mi ha riproposto delle fotografie scattate esattamente dieci anni fa nei campi migranti sulle isole greche. Ero lì a intervistare persone appena arrivate in barca dalla Turchia. È la stessa storia. Una delle ragioni per cui, dopo La strana morte dell’Europa, non ho scritto un altro libro specificamente sull’immigrazione è che, per un certo periodo, non c’era molto altro da aggiungere: le cose di cui avevo avvertito si sono semplicemente verificate e sono peggiorate. È una sensazione piuttosto deprimente per un autore: fai una previsione, accade e nessuno ascolta”.  
Lei ha seguito anche gli sbarchi in Italia.
 “Ero a Lampedusa e in Sicilia nel 2015 e nel 2016. Ho visto il modo in cui le persone venivano trasferite verso nord, sul continente, sperando magari che proseguissero verso la Germania. Ma non è sostenibile. L’Europa non può essere la casa di chiunque, nel mondo, desideri uno standard di vita migliore. Se lo diventa, continuerà forse a chiamarsi Europa e resterà geograficamente nello stesso posto, ma non sarà più una società che riconosciamo”.  
Ma l’immigrazione è sempre esistita e questa forza a cercare un futuro migliore è parte della natura umana.
 “Ma va tenuta in mente una questione altrettanto elementare: la giustizia, la fairness. Non si può dare la precedenza, nell’assistenza sanitaria, nell’assegnazione delle case popolari, nei benefici fiscali, a chi è arrivato da cinque minuti rispetto a chi è qui da tempo, è altrettanto in difficoltà ma vede le proprie istanze rigettate. Chi arriva in modo illegale ha più diritti di chi è qui e rispetta la legge. È ingiusto nei confronti di un italiano la cui famiglia ha pagato le tasse che venga data priorità a qualcuno che ha violato tutte le regole. È un senso elementare di equità”.  
Il prossimo anno si voterà in Italia, Spagna e Francia. La migrazione e l’identità saranno decisive? In questo momento la destra sta usando questi temi per restare al potere, o conquistarlo.
 “Non sono affatto sicuro che la destra vincerà ovunque. E certamente non lo darei per scontato in Francia”. 
Per il cordone sanitario intorno al Rassemblement National?
 “Probabilmente sì. Ha funzionato per decenni per tenere il Rassemblement National fuori dal potere. Non lo dico con rammarico: non sono un sostenitore del Rassemblement National. È semplicemente un’osservazione. Esistono alcuni Paesi nei quali il cordone sanitario contro la destra continua a essere molto forte e il principale è la Francia, dove ragioni storiche e il peso della famiglia Le Pen continuano ad avere effetto”.  Secondo Murray, l’Italia ha invece una cultura politica diversa. “Nella politica italiana, almeno per come la osservo io, esiste molta più flessibilità. C’è la possibilità che una persona, nel corso della propria traiettoria politica, possa moderarsi. È quello che è successo con Meloni. A destra come a sinistra, un’accettazione della malleabilità politica che in Francia non c’è”.  
Quindi perché non crede in una vittoria della destra nel 2027?
 Il problema è la frammentazione. In Spagna tra Partido Popular e Vox. Nel Regno Unito tra Reform e conservatori. Persino in Germania esiste una divisione della destra. E se la destra continua a essere divisa, il risultato evidente è che governi di sinistra possono continuare a essere eletti. Come in Spagna, dove c’è una pesante interferenza della maggioranza guidata da Sanchez sul sistema giudiziario, anche se di questo si parla poco sulla stampa internazionale.  Il tema dell’identità europea porta direttamente all’ultimo libro di Murray, Democrazie e culti della morte. Israele, Hamas e il futuro dell’Occidente.  Il volume nasce dal lungo periodo trascorso da Murray in Israele dopo il 7 ottobre 2023 e sviluppa una tesi più ampia del conflitto in sé: dietro lo scontro tra Israele e Hamas ci sarebbe una contrapposizione tra chi costruisce la propria società intorno alla difesa della vita e ideologie che fanno del martirio e della morte una forma di realizzazione politica. Nel finale, Murray racconta di avere trovato proprio nella risposta della società israeliana una ragione per essere meno pessimista sulla capacità dell’Occidente di reagire alle proprie crisi. La formula è quella biblica dello “scegliere la vita”. Murray osserva che i soldati incontrati a Gaza e in Libano non combattevano, nella sua interpretazione, perché amassero la morte, ma per difendere la possibilità di condurre una vita normale, costruire una famiglia e preservare la propria società.  
Nel libro lei insiste molto non soltanto sul 7 ottobre, ma sulla reazione occidentale al 7 ottobre. Perché ritiene che Israele abbia ricevuto una solidarietà molto più breve rispetto ad altre vittime di attentati terroristici?
 “Credo ci siano diversi fattori. C’è stato certamente un lavoro di propaganda, anche sui social media, per avvelenare il dibattito politico contro Israele. Ma c’è anche un elemento più profondo, legato a come si racconta – in modo totalmente scorretto – la nascita e la legittimità dello Stato di Israele. Un peccato originale che rende gli israeliani meno meritevoli di simpatia. Il risultato è che persino chi ovviamente condanna lo stupro di gruppo o l’assassinio di giovani donne a un festival musicale possono provare meno empatia per quella vittima se è israeliana di quanta ne proverebbero se fosse italiana o parigina. È qualcosa con cui dobbiamo fare i conti”.  
C’è anche un problema generazionale? Questo elemento è ancora più marcato tra i giovani.
 “Gli ultimi sopravvissuti alla Shoah stanno scomparendo e, insieme a loro, vediamo ritornare forme di odio che le persone forse non osavano esprimere nello stesso modo quando quella generazione era ancora presente. C’è una tentazione di dire: abbiamo sentito parlare abbastanza dell’Olocausto, ci avete fatto sentire in colpa abbastanza a lungo e ora non vogliamo più sentirci colpevoli. Più quegli eventi arretrano nella storia, più diventa facile farlo”.  “Penso che esista anche una ragione psicologica per la quale alcuni europei desiderino credere che gli israeliani stiano commettendo crimini di guerra o un genocidio: poter dire ‘vedete, alla fine lo abbiamo fatto tutti, possiamo smettere di tormentare noi stessi per quello che è successo nel Novecento’. Siamo in piena disconnessione morale dell’Occidente”.  È su questo terreno che Murray si è scontrato sempre più apertamente anche con una parte della destra americana. Lo spartiacque è Israele. Il caso più evidente è Tucker Carlson. L’ex volto di Fox News ha appena presentato un manifesto in dieci punti per il futuro degli Stati Uniti, nel quadro di una crescente rottura con Donald Trump e con la tradizione repubblicana più interventista. Il decalogo propone un’America “fair, sovereign, productive, beautiful, healthy, honest, optimistic, wise, decent and united”: tra le misure indicate ci sono la ricostruzione dell’industria nazionale, uno stop all’immigrazione nell’attesa di capire l’impatto dell’AI sul mercato del lavoro, la desecretazione di documenti governativi e la fine di quelli che Carlson considera vincoli eccessivi imposti dagli alleati. In due dei dieci punti Israele entra direttamente nell’argomentazione: Carlson sostiene che lo Stato ebraico avrebbe trascinato Washington nella guerra con l’Iran e chiede di interrompere gli aiuti agli alleati accusati di genocidio.  La polemica fra i due non nasce oggi. Murray ha già accusato Carlson e Candace Owens di avere alimentato teorie del complotto sull’assassinio di Charlie Kirk, considerate senza fondamento  
Lei ha criticato duramente Tucker Carlson. Oggi sembra esserci un punto di contatto tra una parte della sinistra radicale americana e una parte della nuova destra: Israele. Come lo spiega?
 “Si uniscono sulla questione degli ebrei e di Israele. L’antisemitismo e l’anti-israelismo sono un virus mentale. Guardate l’ultimo monologo di Carlson. Ha questi dieci punti per salvare l’America e non riesce a smettere di parlare degli ebrei. È una pista complottista nella quale finiscono persone non particolarmente brillanti che però credono di esserlo. Diventa una spiegazione universale, una causa universale. Nei periodi complicati è una cosa tremendamente attraente: invece di risolvere l’economia, i prezzi delle case, l’immigrazione o qualsiasi altra questione, puoi dare la colpa agli ebrei. È facile”.  
Questa frattura entrerà nella campagna americana per le elezioni di metà mandato a novembre?
 “Assolutamente sì. È già presente tra alcuni candidati dell’estrema destra. Trump in realtà rappresenta un argine, non ha alcuna simpatia per quel tipo di argomentazione. Ma ci sono persone molto più a destra di lui, compresi alcuni suoi ex sostenitori, che giocano con questo materiale oscuro, esplosivo. Ma il fenomeno è ancora più pervasivo nella sinistra radicale, tra i Democratic Socialists of America. Parlano solo di Gaza e Israele, come i loro omologhi britannici. Possono essere candidati a un consiglio municipale di una cittadina dell’Oregon o dell’Inghilterra del Nord e sembra che stiano facendo campagna a Gaza City. Perché è la questione che mobilita quella parte dell’elettorato. Che purtroppo non capisce che schierandosi con Hamas ha scelto quei culti della morte che vogliono cancellare i diritti che loro credono di difendere”.   
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