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Morta la mamma del disturbatore tv Gabriele Paolini: il figlio presenta una denuncia per malasanità

(Adnkronos) – Si è spenta, nella notte di ieri, all'ospedale Pertini di Roma, la cantante lirica Bice Bochicchio, 92 anni, madre di Gabriele Paolini, il noto 'disturbatore televisivo'. Ne ha dato notizia lo stesso Paolini.  Per il decesso della madre – 'mamma Bice', come la chiamava il figlio sui social – Paolini ha presentato una denuncia per malasanità contro la casa di cura romana dove la mamma aveva fatto la riabilitazione dopo un ictus e da cui era stata dimessa a fine luglio, a parere del figlio con un'infezione non controllata.  
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Pierluigi Pardo difende Alessandro Vescini dopo la gaffe su Dazn: “Polemica surreale”

(Adnkronos) – "Prendersela con Alessandro Vescini sarebbe come prendersela con Jack Nicholson che per girare la scena di 'Here's Johnny' pare abbia impiegato 60 tentativi". Comincia così il messaggio condiviso sui social da Pierluigi Pardo, intervenuto, per difendere l'inviato di DAZN dopo le polemiche seguite alla sua gaffe in occasione della prima giornata di Serie A.  Prima di Udinese-Como, Vescini infatti si era 'ingarbugliato' durante il suo intervento e, non rendendosi conto di essere in diretta, aveva chiesto al cameraman di ricominciare da capo. Il video della gaffe è stato condiviso sui social e da quel momento sono volate critiche nei confronti del giornalista.    Pardo ha così deciso di prendere le sue difese spiegando anche i meccanismi dietro un quaslasi collegamento televisivo: "Se registri un finto live sai che potrebbe andare o non andare in onda e che se non ti piace puoi decidere di fermarti. A me in carriera è successo centinaia di volte. Chi lo insulta sul piano professionale dimostra di non essere particolarmente acuto".   Il giornalista ha poi aggiunto: "Ora, capisco che la gente non sia tenuta a conoscere i meccanismi della tv ma pensare che uno in diretta si fermi da solo fa abbastanza ridere. Ovviamente c'è stato un errore nel mandare in onda quella clip, una gaffe evidente, ma prendersela con lui è surreale. Poi, certo, io e Ale siamo tra quelli che a volte sbagliano, non siamo brillanti, geni del public speaking e formidabili conduttori come quelli che criticano", ha detto Pardo ironizzando su se stesso e sul collega, "ma ci stiamo allenando… un abbraccio amici, facciamoci una risata qualche volta". 
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Ranucci, Selvaggia Lucarelli: “Dovrebbe lasciare Report da solo”

(Adnkronos) – "Ranucci dovrebbe lasciare spontaneamente il programma, perché è ormai troppo ingombrante per Report". E' l'opinione che Selvaggia Lucarelli esprime su Instagram in relazione alla vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci. Il conduttore di Report è stato vittima di un attentato che, secondo le indagini, avrebbe come mandante il suo amico Valter Lavitola. Il faccendiere è in carcere. "Al di là di ciò che si pensi sul caso Ranucci, è evidente che la sua conduzione sia un problema per tutta la squadra di inviati. Immaginate i suoi giornalisti che fanno domande su collusioni, amicizie pericolose, frequentazioni, strani link tra potere e criminalità. Immaginate qualunque domanda. Non serve un genio per capire che ogni risposta sarebbe una provocazione sul conduttore della serie 'perché non guardate in casa vostra?'", scrive Lucarelli. "E non importa se sia una replica legittima o strumentale, l’argomento diventerebbe uno scudo. Cosa che Report non può permettersi. Per questo Ranucci (che lo sa bene) dovrebbe lasciare spontaneamente il programma, perché è ormai troppo ingombrante per Report e renderebbe difficile lavorare alla sua redazione", aggiunge la giornalista. "Ovviamente non lo fa perché per la sua auto narrazione, quella del martire, la cacciata è molto più efficace e funzionale. Lìidea della conduzione 'a rotazione' è una scemenza. I programmi hanno bisogno di volti, di riconoscibilità. Ranucci non è insostituibile, nessuno lo è", conclude. 
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Volenterosi a Kiev, Meloni a Zelensky: “Fermo sostegno dell’Italia a sovranità e integrità dell’Ucraina”

(Adnkronos) – La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha partecipato oggi in videocollegamento alla riunione dei leader della Coalizione dei volenterosi, svoltasi in concomitanza con il 35esimo anniversario dell'Indipendenza dell’Ucraina.  Nel suo intervento, si legge in una nota di Palazzo Chigi, Meloni "ha rinnovato al Presidente Volodymyr Zelensky e al popolo ucraino le più sentite congratulazioni a nome del Governo italiano per la ricorrenza nazionale", ribadendo "il fermo sostegno dell'Italia alla sovranità, all'integrità territoriale e all’indipendenza dell'Ucraina". La premier "ha inoltre espresso profonda vicinanza per le sofferenze causate dai continui attacchi russi contro le infrastrutture civili". Meloni "ha anche confermato l'impegno italiano sul fronte umanitario in vista della stagione invernale, che proseguirà con l'invio di ulteriori generatori destinati in particolare a sostenere la resilienza della popolazione ucraina e a garantire la tenuta della rete energetica", si legge sempre nella nota di Palazzo Chigi.  Durante il la video-call della Coalizione dei 'Volenterosi', i leader "hanno concordato sulla necessità di rafforzare l'efficacia del regime sanzionatorio e contrastare ogni tentativo di elusione, al fine di indebolire ulteriormente la macchina bellica di Mosca", continua il comunicato. In conclusione, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni "ha riaffermato la determinazione dell'Italia a operare al fianco dei partner internazionali per favorire un percorso negoziale verso una pace giusta e duratura". 
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Venezia 83, il cinema torna a fare i conti con il potere, la memoria e le ferite del presente

(Adnkronos) – Dal 2 al 12 settembre la Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si presenta come un grande atlante delle inquietudini contemporanee. Basta attraversare i titoli del Concorso per accorgersi che, al di là delle lingue, dei generi e delle generazioni dei registi, molte delle storie tornano a interrogare la stessa domanda: che cosa resta dell’individuo quando la Storia, il potere, la famiglia o il lavoro entrano nella sua vita e ne cambiano irreversibilmente la direzione? E' significativo che ad aprire la Mostra sia "Ink" di Danny Boyle. La nascita del potere mediatico di Rupert Murdoch e la trasformazione del "Sun" in un tabloid capace di sfidare l’establishment non sono soltanto materia per un film sulla stampa britannica. Sono il racconto di una mutazione del linguaggio pubblico, della progressiva trasformazione dell’informazione in spettacolo e della conquista di un potere che, attraverso scandalo, irriverenza e provocazione, avrebbe contribuito a ridisegnare la società contemporanea. Boyle, regista da sempre attratto dall’energia febbrile dei fenomeni collettivi, sembra così collocare subito il concorso dentro una delle sue questioni centrali: chi decide ciò che una società deve vedere, sapere e desiderare? 
In "Primetime" Lance Oppenheim porta invece al centro il potere della televisione. Il suo primo film di finzione ricostruisce la vicenda del giornalista Chris Hansen e del programma "To Catch a Predator", trasformando una storia televisiva in una riflessione sul confine fra denuncia e spettacolarizzazione. Anche qui ritorna la questione già sollevata da Boyle: quando la realtà viene trasformata in spettacolo, chi controlla il dispositivo finisce per avere un potere enorme sulle emozioni e sul giudizio del pubblico.  Un film appena entrato nel Concorso porta questa riflessione direttamente dentro il conflitto contemporaneo. È "Naza" di Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei quattro registi di "No Other Land", il documentario che ha vinto l'Oscar nel 2025. Prodotto da The Guardian e James Wilson, con Jonathan Glazer come produttore esecutivo, è stato girato di notte sui tetti di Tel Aviv: "Naza" osserva da una prospettiva ravvicinata i sistemi che sono alla base della calcolata uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza. L'ingresso del film, ultimo titolo a completare il Concorso dell'83/a Mostra, accentua così una delle linee più forti della selezione: il rapporto fra individuo, potere e dispositivi che trasformano la realtà in immagini, informazione e infine giudizio. 
Il potere ritorna, in forme molto diverse, in "Dau" del regista che ha rinunciato alla cittadinanza russa Ilya Khrzhanovsky, progetto radicale costruito sulla ricostruzione di un istituto sovietico e sulla figura del fisico Lev Landau. Qui la Storia diventa quasi un ambiente fisico: un sistema chiuso nel quale la scienza, la vita privata e l'autorità politica finiscono per confondersi. La pressione esercitata dal potere sulla ricerca scientifica e la trasformazione della conoscenza in strumento militare riportano inevitabilmente al Novecento, ma parlano anche del presente, quando la libertà della ricerca torna a essere una questione politica. 
"Nelson San" di Shinya Tsukamoto affronta una guerra attraverso le sue conseguenze. Il protagonista, veterano afroamericano del Vietnam, torna a casa con ferite che non sono soltanto fisiche. Il film guarda alla violenza dalla prospettiva di chi l'ha esercitata e ne è rimasto prigioniero. È un rovesciamento importante: non la guerra raccontata soltanto attraverso le vittime, ma attraverso la coscienza di chi è stato trasformato in uno strumento della guerra.  La memoria, però, è soprattutto una responsabilità individuale. In "Ritorno a Buenos Aires" Marco Bechis torna sul terreno di "Garage Olimpo" e racconta il viaggio di un uomo sopravvissuto alla dittatura argentina che decide di testimoniare contro i propri sequestratori. Mariano Guerra non è un eroe che torna per ottenere una rivincita. È un sopravvissuto che deve confrontarsi con il peso stesso della sopravvivenza. La Storia, in questo caso, non è alle spalle: continua a vivere nel corpo e nella coscienza di chi l'ha attraversata. Anche il passato di "Kvinde Ukendt" torna a presentare il conto. Nella Danimarca del dopoguerra, una giovane donna che ha avuto una relazione con un soldato tedesco durante l'occupazione tenta di costruirsi una nuova identità. Il film di May el-Toukhy mette così in scena uno dei meccanismi più antichi della Storia: la necessità, dopo una catastrofe collettiva, di stabilire chi siano i colpevoli, chi gli innocenti e soprattutto chi abbia diritto a ricominciare. Se la Storia pesa sui singoli, la famiglia resta il luogo nel quale quelle ferite diventano più intime. È il caso de "Il fuoco che ti porti dentro" di Edoardo De Angelis, tratto dal romanzo di Antonio Franchini. Una madre e un figlio, una cena di Natale, anni di incomprensioni che riemergono improvvisamente. La famiglia non appare come rifugio ma come il luogo nel quale l'amore e il conflitto sono più difficili da separare. Vanessa Scalera e Lino Musella portano in scena un rapporto in cui il passato non è mai davvero passato.  La famiglia è anche il terreno emotivo di "Company" di Casey Affleck, costruito come una storia dentro la storia dentro un'altra storia. Attraverso generazioni diverse, il film attraversa dolore, vendetta, perdono e compassione. È un racconto che sembra suggerire come i traumi possano essere trasmessi, ma anche interrotti: a volte basta un gesto minimo, una forma inattesa di cura, per spezzare una catena che sembrava destinata a continuare. 
Su un terreno diverso si muove "Succederà questa notte" di Nanni Moretti, che torna ai legami sentimentali e familiari attraverso l'incontro fra due persone destinate a cercarsi e perdersi nel corso degli anni. L'amore diventa una forma di memoria: qualcosa che cambia insieme alle persone che lo vivono. È una delle possibili risposte al tema della Mostra: il tempo non cancella necessariamente ciò che è stato, ma lo trasforma. La stessa frattura attraversa "The Echo Chamber" di Andrea Pallaoro, nato dall'ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci. Qui amore, cura, dipendenza e controllo finiscono per diventare quasi indistinguibili. È la relazione sentimentale osservata nel punto in cui il desiderio di essere vicini può trasformarsi nel bisogno di possedere l'altro. 
E proprio il tempo sembra essere al centro di "Look Back" di Hirokazu Kore-eda, adattamento del manga di Tatsuki Fujimoto. Due adolescenti, diversissime per carattere, si incontrano attraverso il disegno e costruiscono insieme un sogno professionale. Il viaggio lungo tredici anni è un coming-of-age ma anche una riflessione sull'amicizia, sulla creatività e sulla perdita. Ancora una volta il cinema sembra chiedersi che cosa rimanga di noi mentre diventiamo adulti.  
La coppia è invece il campo di battaglia di "Ga-neung-han Sa-rang" di Lee Chang-dong. Due matrimoni, due realtà sociali differenti, un documentario che mette in contatto persone apparentemente lontane e finisce per far emergere desideri e insoddisfazioni nascoste. Come spesso nel cinema di Lee Chang-dong, la quotidianità è soltanto la superficie sotto la quale si muove qualcosa di più inquieto: la distanza tra la vita che abbiamo scelto e quella che immaginiamo possibile. 
Anche "Bunker" di Florian Zeller parte da una coppia e da una situazione apparentemente ordinaria per spingerla verso una metafora più ampia. Un progetto per un rifugio antiatomico, commissionato da un miliardario, entra nella vita di due professionisti e ne altera l'equilibrio. Il bunker è naturalmente una costruzione fisica, ma anche mentale: la fantasia di poterci proteggere da un mondo diventato imprevedibile. Il lavoro, altro grande tema del concorso, trova in Stéphane Brizé un interprete ormai riconoscibile. "Un bon petit soldat" prosegue la sua lunga esplorazione del rapporto tra individuo e sistema economico. Carla, dirigente delle risorse umane, dovrebbe garantire il benessere dei dipendenti e contemporaneamente rispettare gli obiettivi di rendimento imposti dall'azienda. Quando scopre una gestione tossica, la contraddizione diventa personale. La domanda non è più soltanto quanto sia disumano il sistema, ma quanto possa resistere un individuo che ne fa parte e che, proprio grazie al proprio ruolo, contribuisce a farlo funzionare. Il titolo del film, "Un bon petit soldat", assume così un'ambiguità significativa. Il soldato non è necessariamente chi obbedisce con entusiasmo: può essere anche chi continua a eseguire gli ordini pur sapendo che qualcosa non funziona.  Il cinema di Venezia 83 non sembra dunque particolarmente interessato alle risposte. Preferisce mettere i personaggi davanti alle proprie contraddizioni. È quello che accade anche in "Kami Nour (A Bit of Light)" di Ali Asgari, dove un medico iraniano, travolto dalla repressione e dalla perdita di fiducia nel futuro, decide di morire. Ma l'ultimo giorno trascorso con la famiglia incrina quella decisione. La vicenda individuale diventa metafora di un Paese sospeso nella paura di un conflitto. È una delle immagini più forti del concorso: l'individuo che prova a sottrarsi alla Storia e scopre che la Storia è già entrata nella sua casa. Persino i film che sembrano orientati verso il grottesco o la commedia partecipano a questa stessa inquietudine. "Buck­ing Fastard" di Werner Herzog, con le sorelle Kate e Rooney Mara al centro di una vicenda ispirata alle celebri sorelle Chaplin, promette un'escursione nel territorio dell'eccesso, della simbiosi e dell'identità condivisa. Herzog, che alla Mostra è stato protagonista di una lunga storia culminata nel Leone d'oro alla carriera, torna così a osservare l'essere umano nella sua dimensione più imprevedibile.  
Con "Un peu avant minuit", Nicolas Pariser guarda invece a una generazione adulta costretta a fare i conti con ciò che è diventata. Un ex scrittore promettente, oggi insegnante, la separazione dalla compagna, la morte di un padre mai conosciuto, una figlia impegnata politicamente: la crisi privata diventa il modo per interrogare una generazione e le sue promesse mancate. Più oscuro è il territorio de "L'estranea" di Paolo Strippoli, thriller psicologico costruito sul segreto di una famiglia dell'imprenditoria barese. Una donna torna dalla figlia e porta con sé la verità su un patto stretto molti anni prima con un'estranea. Il passato, ancora una volta, non chiede semplicemente di essere ricordato: pretende un prezzo. E se il passato può distruggere una famiglia, può anche diventare la materia stessa dell'amicizia e della crescita. (di Paolo Martini) 
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Meteo, in arrivo la quinta ondata di caldo del 2026: “Fiammata africana breve ma intensa, attenzione ai temporali violenti”

(Adnkronos) – Chi pensava che il caldo estremo – soprattutto al Nord – fosse ormai un ricordo, dovrà ricredersi. E' infatti in arrivo già nelle prossime ore una nuova fiammata africana che porterà temperature ancora una volta oltre la media stagionale, soprattutto al Sud. Sarà breve ma molto intensa, e durerà fino a sabato 29 agosto. Lo spiega all'Adnkronos Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile rapporti con i media de iLMeteo.it.  
Ci sarà una nuova fiammata africana nei prossimi giorni? Se sì, dove sarà più intensa e quanto durerà?
 "Sì, già dalle prossime ore è prevista un’importante espansione dell’anticiclone africano verso nord, dall’Algeria raggiungerà con un’Heat Dome (una Cupola di Calore) dapprima il Sud e poi anche il Centro Italia. Per Heat Dome si intende un vasto campo di alta pressione all'interno del quale l’aria viene compressa verso il basso scaldandosi: la fiammata africana sarà più intensa al Sud, nel Lazio e sul Medio Adriatico".  
Si sta sentendo parlare di settima ondata di calore della stagione. E' corretto?
 "No, ad essere precisi abbiamo registrato ad oggi 4 ondate di caldo, la prima a fine maggio, la seconda dal 17 giugno per un paio di settimane, la terza dal 9 luglio al 21 luglio e la quarta dal 28 luglio al 17 agosto circa. Si tratta dunque della quinta ondata di calore del 2026". 
Nei giorni scorsi accanto alle alte temperature ci sono stati anche violenti temporali. Succederà anche nel corso di questa settimana?
 "Sì. Durante questa settimana avremo due fasi temporalesche: la prima fino a martedì pomeriggio, la seconda venerdì 28 luglio". 
Quali sono le regioni più a rischio?
 "Durante la prima fase temporalesca saranno a rischio quasi tutte le regioni centro settentrionali ma si tratterà di una veloce passata, dapprima al Nord e in Toscana poi su Umbria, Lazio, Marche e dal pomeriggio anche sulla Campania. La seconda fase di tuoni e fulmini è prevista venerdì 28 luglio sulle Alpi e localmente sulla Pianura Padana con fenomeni anche violenti". 
Fino a quando dureranno queste temperature così alte?
 "Fino a sabato 29 agosto, poi da domenica 30 le temperature inizieranno a scendere: sarà un’ondata di calore breve, ma molto intensa; per alcune zone del Centro-Sud (Marche, Abruzzo e quasi tutto il meridione) potrebbe essere l’ondata di caldo più forte della stagione". 
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Caldo ad alta quota, Monte Bianco sempre più fragile

(Adnkronos) – Il Monte Bianco, il tetto d’Europa, è sempre più fragile e sofferente: in quota e a valle sono sempre più visibili i segni lasciati dalla crisi climatica. Negli ultimi sei anni, dal 2020 ad oggi, il ghiacciaio del Miage, nel cuore della Val Veny, si è abbassato mediamente di 15 metri, un’altezza pari ad un edifico di cinque piani, perdendo progressivamente volume in tutto il settore terminale. Nell’area circostante aumentano le colate detritiche e i crolli, le morene si deformano, diversi larici vengono giù, mentre si formano nuovi laghi. Preoccupa il continuo movimento del Planpincieux, sotto costante osservazione, con punte che raggiungono una velocità massima di due metri al giorno soprattutto nei periodi estivi di massima criticità. Nel 2026 tale velocità è stata raggiunta a luglio. È quanto emerge dal bilancio della seconda tappa di Carovana dei Ghiacciai 2026 di Legambiente che, in collaborazione con Cipra Italia e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, è stata dal 20 al 24 agosto in Valle D’Aosta (prima tappa in Italia, dopo la prima in Francia) sul versante italiano del Monte Bianco tra la Val Veney e la Val Ferretorganizzando anche un flash mob in quota.  Qui, sul sentiero che porta al Rifugio Bertone, accompagnata dalla Fondazione Montagna sicura, ha portato in primo piano il tema del rischio glaciale e della instabilità in quota, che poi si ripercuote a valle, lanciando un appello: "Servono monitoraggi costanti, più finanziamenti alla ricerca scientifica, maggiori politiche di mitigazione e adattamento, ed è fondamentale coinvolgere, informare e sensibilizzare la comunità locali sulla gestione e la convivenza con il rischio". “Il massiccio del Monte Bianco – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia – è un luogo dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono particolarmente evidenti. In questa seconda tappa abbiamo osservato il ghiacciaio del Miage, in Val Veny, dove siamo stati peraltro con la prima edizione di Carovana dei ghiacciai nel 2020, e quello di Planpincieux, in Val Ferret. Quest’ultimo ci ricorda quanto la montagna sia fragile e quanto, insieme al cambiamento del ghiaccio, stiano cambiando anche le condizioni di sicurezza per le comunità che vivono e frequentano questi territori. Un tema che abbiamo voluto portare in primo piano insieme alla Fondazione Montagna sicura, il cui lavoro rappresenta un esempio concreto di come oggi sia necessario affrontare i nuovi rischi della montagna: attraverso la conoscenza scientifica, il monitoraggio costante e la capacità di tradurre dati e osservazioni in strumenti utili per la prevenzione e la gestione del territorio. Il rischio è ormai un elemento con cui dobbiamo imparare a convivere quotidianamente, senza limitarci a subirlo”. “La vista al Ghiacciaio di Planpincieux – dichiara Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana e professore dell’Università di Milano Bicocca – ha offerto una testimonianza diretta di come i cambiamenti climatici stiano accelerando il ritiro dei ghiacciai alpini, rendendo il monitoraggio e la gestione del rischio glaciale non solo un impegno scientifico, ma una responsabilità concreta verso i territori e le comunità che convivono con questi ambienti in rapida e continua trasformazione". “Su 172 apparati glaciali della Regione autonoma Valle D’Aosta – dichiara Jean Pierre Fosson, segretario generale Fondazione Montagna sicura – abbiamo alcune situazioni che meritano un attenzionamento particolare che deve essere volto ad azioni di protezione civile per dare il massimo della sicurezza sul territorio ed evitare situazioni di rischio per la popolazione. Questi apparti glaciali sono comunque oggetto di attenti monitoraggi con le migliori strumentazioni. In particolare, il ghiacciaio Planpincieux è costantemente osservato perché le sue dinamiche estremamente importanti possono arrecare dei danni al fondovalle antropizzato. In questo caso il monitoraggio è volto a dare maggiore sicurezza possibile alla popolazione e a garantire una fruizione della sicurezza delle nostre bellissime montagne”. 
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Maxi incendio minaccia la città di Reno, in Nevada: quasi 90mila evacuati. I testimoni: “Siamo spaventati a morte”

(Adnkronos) – Un maxi incendio sta minacciando nelle ultime ore la città di Reno, la più grande del Nevada, Stati Uniti, costringendo le autorità a decidere per l'evacuazione di quasi 90mila persone. Lo riportano i media statunitensi, secondo cui circa 42mila residenti hanno ricevuto l'ordine di abbandonare le proprie abitazioni immediatamente, mentre ad altri 45mila è stato chiesto di tenersi pronti.  
L'"Hawk Fire" – così come è stato ribattezzato il rogo divampato mattina nei pressi dell'Hawk Meadow Trail, a ovest della città – ha già bruciato circa 15mila acri, oltre 60 chilometri quadrati, e provocato almeno sei feriti, tre dei quali soccorritori. Le autorità hanno riferito che le fiamme, di origine umana, non risultavano ancora contenute e che alcune abitazioni sono state distrutte, senza fornire per ora un bilancio preciso. Il governatore del Nevada, Joe Lombardo, ha dichiarato lo stato di emergenza nella contea di Washoe e mobilitato la Guardia Nazionale per sostenere le operazioni antincendio e le forze dell'ordine. "È una situazione attiva e in rapida evoluzione. Invito tutti coloro che si trovano nelle aree interessate a rimanere vigili e a seguire le indicazioni delle autorità locali", ha dichiarato. Forti venti e condizioni estremamente secche stanno favorendo la propagazione delle fiamme, che hanno raggiunto aree urbane alla periferia di Reno, città di circa 280mila abitanti al confine con la California. "Siamo spevantati a morte", hanno detto alcuni residenti alla BBC. Testimoni oculari hanno registrato video che mostrano l'incendio e le colonne di fumo alla periferia della città.  
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Bimba di 8 anni muore dopo l’infezione da ‘ameba mangia-cervello’: il raro contagio in un lago

(Adnkronos) – Una bambina di 8 anni è morta in Louisiana dopo aver contratto una rara infezione provocata da Naegleria fowleri, conosciuta comunemente come 'ameba mangia-cervello'. Secondo la famiglia e le autorità sanitarie, la bambina potrebbe aver contratto l’infezione dopo aver nuotato in un lago vicino casa. La piccola, Lillian Smart, viveva a Ruston, nel nord della Louisiana, ed è morta in ospedale nel fine settimana, poco dopo aver compiuto otto anni. La famiglia ha annunciato la sua morte sui social, spiegando che il gonfiore e le lesioni al cervello erano diventati troppo gravi. La scorsa settimana il Dipartimento della Salute della Louisiana aveva comunicato che un residente aveva probabilmente contratto Naegleria fowleri dopo aver nuotato nel lago Claiborne, a circa 48 chilometri a nord-ovest di Ruston. Le autorità non avevano inizialmente reso pubblico il nome della persona contagiata. Successivamente, familiari e amici hanno identificato Lillian come la bambina ricoverata. 
Naegleria fowleri è un'ameba microscopica che può vivere in acque dolci calde. L'infezione può verificarsi quando l'acqua contaminata entra dal naso e raggiunge il cervello. Non si contrae bevendo l'acqua e non si trasmette da persona a persona. La malattia provocata dall'ameba, chiamata meningoencefalite amebica primaria (PAM), è estremamente rara ma può evolvere molto rapidamente. Secondo i dati citati dalle autorità sanitarie della Louisiana, tra il 1937 e il 2025 sono stati confermati appena 180 casi negli Stati Uniti. In Louisiana, nello stesso periodo, ne sono stati registrati soltanto tre. 
I primi sintomi possono comprendere mal di testa, febbre, nausea e vomito. Con la progressione dell'infezione possono comparire rigidità del collo, confusione, allucinazioni, problemi di equilibrio e altri gravi sintomi neurologici. Nel caso di Lillian, secondo quanto scritto dalla madre sui social, la bambina era stata ricoverata in terapia intensiva dopo che una febbre si era accompagnata a diplopia, cioè visione doppia. I casi di infezione da Naegleria fowleri si sono verificati soprattutto negli Stati Uniti meridionali e centrali, dove le temperature dell'acqua dolce possono essere particolarmente elevate. Secondo le ricerche citate dalla Cnn, tuttavia, il riscaldamento delle acque legato ai cambiamenti climatici potrebbe favorire la presenza dell'ameba anche in aree tradizionalmente meno interessate. Per questo le autorità sanitarie invitano a prestare attenzione quando si nuota in laghi, fiumi e altre acque dolci calde, soprattutto durante i periodi di temperature elevate. 
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Litiga con la vicina, la picchia con un ombrello e poi le stacca dito a morsi: arrestata a Torino

(Adnkronos) – Prima l'ha picchiata brutalmente con un ombrello, poi le ha tranciato di netto la falange dell'indice. E' accaduto a Ivrea, nel Torinese, dove i carabinieri hanno arrestato in flagranza una nigeriana con l'accusa di lesioni personali gravissime, aggravate dai futili motivi e dalla presenza di un minore, e per porto di armi od oggetti atti ad offendere.  I fatti risalgono al 21 agosto scorso, quando, secondo la ricostruzione degli investigatori dell'Arma, l'indagata, facendosi accompagnare dal figlio di soli 7 anni, avrebbe pedinato sui mezzi pubblici la vittima, anche lei di nazionalità nigeriana e con la quale c'erano precedenti dissidi di vicinato. In piazza I Maggio a Ivrea, all'esterno di un bar dove la vittima si era seduta in attesa di iniziare il proprio turno di lavoro, l'ha affrontata. Prima un primo acceso scambio di battute, poi, brandendo un ombrello, l'ha colpita al capo e al corpo con violenza tale da frantumarne completamente l'asta e il manico in legno. La colluttazione è degenerata quando, dopo aver afferrato con forza il braccio della malcapitata e addentato la mano destra, le ha tranciato di netto la falange del dito indice con un morso. In un disperato tentativo di divincolarsi, la vittima ha estratto dal proprio zaino una bomboletta di spray urticante al peperoncino, azionandola in tutte le direzioni. Il getto ha investito non solo l'indagata e i primi soccorritori ma anche il bimbo di 7 anni. La violenta lite è stata sedata grazie all’intervento di alcuni clienti del bar e all'arrivo tempestivo delle pattuglie dell'Arma, allertate dal titolare del locale. I militari hanno trovato la vittima in forte stato di shock, sanguinante alla mano, e l'indagata in stato di forte agitazione con gli abiti macchiati di sangue. Il bambino è stato immediatamente soccorso e affidato alle cure del padre, la vittima è stata trasportata d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale di Ivrea, dove i sanitari hanno diagnosticato un'amputazione traumatica irreversibile della falange e l'hanno dimessa con 20 giorni. L'indagata è stata arrestata e condotta in carcere. A seguito di giudizio direttissimo, nei suoi confronti è stata emessa il divieto di avvicinamento nei confronti della rivale.  
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