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Gang di borseggiatori fermata dalla Polizia

Tre uomini ed una donna, così era composta la gang fermata dalla Polizia di Stato in un centro commerciale di Tor Vergata; vittime preferite le ragazze che prendevano un caffè, sedute ai tavoli dei vari bar o  ristoranti. I ruoli e le mansioni erano ben definiti: appena una donna appendeva la borsa alla sedia, la ragazza della banda, insieme ad un complice, si andavano a sedere in un tavolo  vicino fingendosi una coppia innamorata. Poco distante, si posizionava un altro complice con funzione di “palo”; proprio quest’ultimo, con uno sguardo di intesa, dava l’ok all’azione della donna che, protendendosi, rubava la borsa. L’ultimo componente della banda aspettava nel parcheggio, con l’auto che fungeva sia da deposito degli oggetti rubati che da mezzo di fuga. Il movimento non è sfuggito, però, ad un investigatore del commissariato Romanina, diretto da Laura Petroni, che da tempo stava indagando su una serie di furti verificatisi nei centri commerciali. Il poliziotto, subito coadiuvato dal resto della squadra investigativa dello stesso commissariato, ha bloccato i 4 ladri. A confermare il ruolo dell’autista è stata di fatto la donna del gruppo: durante il controllo, credendo di non essere vista, ha passato al conducente uno dei portafogli rubati. Inutile il tentativo di quest’ultimo di gettarlo in strada. Durante le perquisizioni è stata recuperata tutta la refurtiva di 2 colpi messi a segno dalla banda in quel pomeriggio. I 4 componenti della banda, tutti romani, di età compresa tra 21 e 49 anni e  gravati da precedenti di polizia,  sono stati arresti e posti a disposizione della Magistratura.

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Nascondeva una piantagione di marijuana dentro casa, arrestato 27enne

La Polizia di Stato del commissariato della Romanina ha fermato, nel corso di alcuni controlli antidroga, un 27enne romano con l'accusa di detenzione di droga. I militari, recandosi nell'abitazione del ragazzo in zona Montespaccato, hanno percepito un forte odore di marjuana. Insospettiti anche dall'atteggiamento nervoso mostrato dal ragazzo sull'uscio della porta, i poliziotti hanno effettuato una perquisizione della casa. Nella camera da letto di S.A, queste le iniziali del giovane, è stata trovata quna serra di marijuana all'interno di un armadio in tela dotato anche di ventola per filtraggio dell'aria.  Presente anche un semenzaio con cinque bicchierini in plastica con cinque piantine, controllati da un termo igrometro digitale, tre barattoli in vetro pieni di marijuana per un peso di circa 110 grammi, flaconi contenenti fertilizzanti per la coltivazione e tutto il materiale per il confezionamento.  Il 27enne romano, con precedenti di polizia, è stato condotto in commissariato e dopo gli accertamenti è stato arrestato.

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Borghesiana, consegnavano la droga in scooter, fermati dalla Polizia

Vendevano la droga direttamente dal motorino, questa la tecnica utilizzata da due romani fermati dalla Polizia. I due ragazzi, di 19 e 23 anni, sono stati sorpresi dai militari del commissariato Casilino mentre erano intenti a consegnare dentro una macchina la dose di droga nei pressi di piazza Serrule. Visti i poliziotti, i due ragazzi hanno tentato la fuga che però è stata immediatamente interrotta. 

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Massimina, una strada rischia di affondare il parco acquatico

(Fonte:www.romatoday.it)

(di Claudio Bellumori)

Scontri, proteste, incontri mancati. Il tutto per una strada che attraversa il parco acquatico Hydromania, che si trova a Massimina, Municipio XII, all’altezza di vicolo Casal Lumbroso. Il tratto in questione, negli ultimi anni, ha dato vita a un contenzioso tra la proprietà del parco, ovvero la società Arim, il consorzio Giardini del Pescaccio (dove ci sono 250 ville) e il Comune. La prima ha acquisito la struttura nel 2001 dal Tribunale fallimentare comprendente la striscia di terra oggetto del contendere. Il consorzio, da par sua, ha sempre sostenuto di aver ceduto in donazione la strada (nel 1994) al Comune. Strada che servirebbe per collegare le abitazioni con il Raccordo. E a dicembre è arrivato un atto di precetto, emanato dal Consorzio: Arim dovrebbe liberare la strada interna entro marzo, in caso contrario c’è il  serio rischio che arrivino le ruspe. Nel frattempo la società ha presentato ricorso in Cassazione e vuole chiedere la sospensiva dell’atto. Il braccio di ferro giudiziario è partito 15 anni fa, nel 2003: in primo grado la spuntò Arim, mentre in Appello la sentenza ha cambiato faccia. Nel mezzo la questione: chi è proprietario del terreno, Comune o Arim. Una soluzione per sbrogliare la matassa esiste. Ed è la proposta della società Arim, che ha redatto un progetto di strada alternativa, un percorso che fiancheggerebbe il parco e che porterebbe da via Casal Lumbroso (quindi dalla viabilità pubblica di collegamento al Gra) alle villette del consorzio Giardini del Pescaccio. Il tratto ricade – per la parte compresa nel perimetro della convenzione Giardini del Pescaccio – su area di proprietà di Arim mentre la fetta restante è su un’area ceduta al Comune dai soggetti attuatori del programma Pescaccio. "Adesso", hanno proseguito da Arim, "è necessario che il Comune sblocchi la situazione, convocando le parti per una conferenza di servizi". Il parco acquatico Hydromania (foto sotto) ha 120 dipendenti ed è aperto dal 31 maggio al 2 settembre. Nel 2017 ha toccato quota 250mila presenze. Al suo interno ha molte attrattive e, per la prossima apertura, ne ha pronte altre. Insomma, da queste parti si lavora per l’imminente stagione e allo stesso tempo si cerca di trovare una quadra, per porre fine a una vicenda che si protrae da parecchio tempo. Stefano Carassai, amministratore delegato della società Arim, a gennaio ha inviato una nota al direttore generale di Roma Capitale, al dipartimento Pau (Programmazione e attuazione urbanistica) e al Municipio XII. All’interno ha spiegato la sua soddisfazione in merito all’intenzione di avviare una conferenza di servizi circa la valutazione di una strada alternativa rispetto a quella interna all’Hydromania. Il tavolo, in base a quanto appreso, ancora non si è riunito. Il progetto, nel dettaglio, è stato presentato nel 2010 da Arim. Nelle carte è stato tracciato il percorso, che andrebbe da vicolo del Casal Lumbroso a via Giulio Pittarelli, in un’area limitrofa al Parco e ricadente all’interno del perimetro di programma di trasformazione denominato Pescaccio. Arim metterebbe a disposizione soldi e due terreni edificabili. A tale cifre, come riportato da una relazione del Pau, dovranno essere aggiunti gli oneri per la progettazione e la sicurezza se non già previsti. A onor del vero, a ottobre è stato effettuato da tecnici un sopralluogo sul posto, per una valutazione sul tracciato stradale proposto. Poi nella relazione del Pau è stato affermato: “In considerazione dei reciproci interessi e al fine di addivenire a una soluzione bonaria del contenzioso in essere, per quanto di competenza, si ritiene che i  progetti in argomento possano essere sottoposti all’esame dei competenti uffici dell’amministrazione tramite l’indizione di una conferenza di servizi, previo assenso dell’attuatore titolare del programma urbanistico Pescaccio, al quale dovrà essere garantito che l’esecuzione di tale opera non costituirà pregiudizio per il prosieguo del programma stesso”. “È necessario avviare un iter che concluda questa storia – ha commentato Stefano Carassai a RomaToday – il parco acquatico rappresenta un indotto non da poco per la Capitale, oltre a dare lavoro a 120 persone. Una sua chiusura è impensabile, anzi, faremo di tutto per tutelare i nostri diritti. Allo stesso tempo, ripeto, la proposta di una viabilità alternativa porterebbe giovamento a tutti. Però serve che gli attori in causa si riuniscano in una conferenza di servizi, sennò rischiamo solo di perdere tempo”.
 

 

 

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Civitavecchia, presunto piromane denunciato dai Carabinieri

I Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia hanno denunciato in stato di libertà un uomo di 45 anni, con l’accusa di danneggiamento seguito da incendio e resistenza a Pubblico Ufficiale. Nello specifico, nel corso della serata di ieri i Vigili del Fuoco di Civitavecchia sono intervenuti in ben quattro occasioni per spegnere le fiamme appiccate ai cassonetti dell’immondizia in diverse località della città, notando la ricorrente presenza di un individuo che si aggirava nei pressi osservando il loro operato. Anche nell’ultimo intervento i VV.F. insospettiti, hanno pensato bene di segnalare la “stranezza” al “112”. I controlli del territorio svolti dal personale in abiti civili ed in uniforme posti in essere dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Civitavecchia hanno permesso di identificare l’uomo che, alla vista dei militari in uniforme, ha tentato di allontanarsi venendo bloccato e identificato. L’uomo si è subito dimostrato intollerante al controllo e ha iniziato a inveire e minacciare pesantemente, anche di morte,  i militari che a quel punto lo hanno accompagnato presso la Caserma di via Sangallo per gli accertamenti. Ricostruita l’intera vicenda e accertata la sua presenza in tutti i luoghi ove i cassonetti sono stati dati alle fiamme, l’uomo è stato denunciato in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per i reati di danneggiamento seguito da incendio e resistenza a Pubblico Ufficiale.

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Roma, voragine alla Balduina: due indagati per crollo colposo

(Fonte: www.repubblica.it)

Primi indagati per la voragine apertasi ieri in via Livio Andronico, in zona Balduina a Roma. I pm titolari del fascicolo, nel quale si ipotizza il reato di crollo colposo, hanno iscritto nel registro il legale rappresentante dei proprietari del terreno e il legale che rappresenta la società responsabile del cantiere, dove è avvenuto il cedimento. L'indagine è stata affidata dal procuratore Giuseppe Pignatone e al procuratore aggiunto Nunzia D'Elia, che in mattinata si è recata nella zona del crollo per effettuare un sopralluogo assieme alle forze dell'ordine.

Il Movimento 5 Stelle di Roma, intanto, si è detto "vicino agli abitanti del Municipio XIV, in particolare ai 20 nuclei familiari che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni in seguito al crollo nel cantiere di Via Livio Andronico – si legge in una nota, in cui oltre a ringraziare quanti intervenuti tempestivamente sul luogo, promette: "Siamo sicuri che presto verrà fatta chiarezza e verranno accertate tutte le responsabilità. Chi ha sbagliato pagherà".

Nel pomeriggio Acea ha invece riferito dei primi accertamenti effettuati sul luogo del crollo: "Dopo i primi interventi e rilievi effettuati questa notte dal personale tecnico recatosi prontamente presso la frana che si è creata lungo Via Livio Andronico, Acea Ato 2 ha constatato l'ottimo stato delle tubature – si legge nel comunicato diramato dall'azienda fornitrice di acqua ed energia elettrica nella Capitale – Esse si presentano però troncate di netto, probabilmente per il forte impatto dovuto allo smottamento del terreno, ma in nessun modo corrose", puntualizzano.

"L'azienda fa rilevare che negli ultimi tre anni non è stato necessario intervenire in alcun modo su tali condutture, proprio perché giudicate idonee e in ottimo stato – prosegue Acea – I primi interventi risalgono al'l'8 febbraio, quando le squadre inviate sul posto, in risposta alla segnalazione della polizia locale, hanno trovato – per la prima volta – i tubi troncati, rottura causata anche in quel caso, probabilmente, dallo smottamento del terreno. Il personale tecnico che si era recato sul posto, non avendo riscontrato in strada alcuna anomalia, ha proceduto alla riparazione e al ripristino del servizio".

Intanto, nei pressi del luogo del crollo un giornalista è stato vittima dell'ennesimo episodio di violenza: "Ancora un'aggressione a un cronista. Il clima è diventato non più tollerabile. Questa volta la vittima è il giornalista del Giornale Radio Rai Simone Zazzera, colpito da un incaricato di una società di demolizioni, mentre faceva domande nella zona di Roma in cui si è aperta una voragine – dichiarano Cdr Giornale Radio, Fnsi e Usigrai. "Anche questo caso – prosegue la nota – subito verrà segnalato all'Osservatorio costituito presso il ministero dell'Interno affinché vengano adottate misure idonee per consentire ai cronisti d'informare liberamente i cittadini".

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Gemelli e San Camillo, due importanti interventi

Effettuati con successo per la prima volta in Italia al Policlinico Universitario A. Gemelli dall’equipe chirurgica dell’Unità Operativa Trapianti di rene, guidata dal Prof. Franco Citterio, e all’Ospedale San Camillo dall’equipe chirurgica guidata dal Prof. Massimo Iappelli del Dipartimento Interaziendale Trapianti POIT diretto dal Prof. Giuseppe Maria Ettorre, due trapianti di rene con modalità crociata e con il contemporaneo utilizzo della tecnica cosiddetta AB0 incompatibile. La tecnica consiste nel “ripulire” il sangue del paziente ricevente dagli anticorpi (cioè nel rimuoverli, eliminandoli) contro gli altri gruppi sanguigni in modo che non vi siano reazioni di rigetto. A due mesi dall’intervento i due donatori e i due riceventi godono di ottima salute. Quando una persona vuole donare un rene a un paziente affetto da insufficienza renale cronica in dialisi, alcune volte non è possibile fare il trapianto del rene perché la coppia è incompatibile: per la presenza di anticorpi contro le caratteristiche genetiche del donatore (anticorpi anti-HLA donatore specifici) o per la presenza di anticorpi contro il gruppo sanguigno del donatore (trapianto AB0 incompatibile). «Per risolvere queste incompatibilità oggi abbiamo a disposizione due tecniche – spiegano Citterio e Iappelli -: il trapianto crociato e il trapianto con desensibilizzazione ABO. Nel trapianto con modalità crociata vi sono due coppie AB e CD dove ciascun donatore vuole donare un rene al proprio ricevente, ma ciò non è possibile perché in una coppia il donatore A ha anticorpi contro il ricevente B, ma non contro il ricevente D, e nell’altra coppia il donatore C ha anticorpi contro il ricevente D, ma non contro il ricevente B. Si può procedere quindi al trapianto con lo scambio di coppia». In questo caso il donatore A dona al ricevente D e il donatore C dona al ricevente B. Nel caso in questione il gruppo sanguigno del donatore A non era compatibile con quello del ricevente D e quindi non era possibile effettuare lo scambio, ma lo scambio è stato reso possibile desensibilizzando il ricevente D, cioè rimuovendo dal suo sangue gli anticorpi contro il gruppo sanguigno del donatore A. «Abbiamo dunque, per la prima volta in Italia, abbinato due diverse tecniche per risolvere una complessa rete di incompatibilità – proseguono Citterio e Iappelli -: il trapianto crociato e la desensibilizzazione AB0. Sinora le due tecniche sono state considerate alternative e non complementari. Questi due trapianti non sarebbero stati possibili altrimenti». Tutto ciò è stato reso possibile dalla costante e ben coordinata collaborazione tra le equipe del trapianto di rene della Fondazione Policlinico A. Gemelli e del Dipartimento Interaziendale Trapianti POIT dell’Ospedale San Camillo di Roma, il Centro Regionale Trapianti e l’ARES 118. Nel dettaglio, come è avvenuta la complessa operazione salvavita? Gli interventi di prelievo laparoscopico dei due reni donati si sono svolti contemporaneamente al Policlinico Gemelli e al San Camillo. Quindi automezzi dell’ARES 118 hanno trasferito i due organi da un ospedale all’altro e si sono iniziati i trapianti dei due reni, effettuati al Policlinico Gemelli dall’equipe chirurgica dell’Unità Operativa Trapianti di rene, guidata dal Prof. Franco Citterio, e all’Ospedale San Camillo dall’equipe chirurgica guidata del Prof. Massimo Iappelli del Dipartimento Interaziendale Trapianti diretto dal Prof. Giuseppe Maria Ettorre. Determinante per il successo di questi trapianti è stata la stretta collaborazione con l’Unità Operativa di Emotrasfusione del Gemelli diretta dalla Prof. Gina Zini e con il laboratorio di Tipizzazione Tissutale HLA e Immunologia dei Trapianti del Centro Regionale Trapianti diretto dalla Prof. Antonina Piazza. Il coordinamento delle attività logistiche, necessario allo scambio dei due reni, è stato svolto dal Centro Regionale Trapianti della Regione Lazio, diretto dal Prof Maurizio Valeri, e dall’Ares 118 diretto dal Dr. Antonio Ientile. «Il trapianto di rene da donatore vivente è oggi la migliore cura possibile per un paziente affetto da insufficienza renale terminale – concludono Citterio e Iappelli -, garantendo migliore sopravvivenza del paziente, migliore qualità di vita e costi significativamente minori rispetto al trattamento dialitico. L’integrazione tra le nuove possibilità tecniche e organizzative apre nuove possibilità di cura per i tanti pazienti in attesa di un trapianto di rene».

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Frascati, blitz dei Carabinieri, fermato presunto spacciatore

Al termine di una mirata attività antidroga, i Carabinieri della Stazione di Frascati, con l’ausilio delle Unità del Nucleo Cinofili di Ponte Galeria hanno arrestato un 37enne nigeriano, già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Dopo un prolungato servizio di osservazione, i Carabinieri sono intervenuti ed hanno bloccato lo straniero mentre si aggirava con fare sospetto in via Santa Croce di Frascati. A seguito della perquisizione personale e successivamente di quella domiciliare, i militari hanno rinvenuto e sequestrato 9 grammi di “marijuana”, suddivisa in 14 dosi, occultate su un mobile della cucina, una dose di due grammi di “hashish”,  materiale vario per il confezionamento delle dosi e 30 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita. L’arrestato è stato trattenuto in camera di sicurezza, in attesa della celebrazione del rito direttissimo.

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Incendia la porta dell’ex, fermato stalker

E’ stato bloccato all’aeroporto di Fiumicino dalla Polizia di Stato mentre stava per imbarcarsi su un volo diretto in Sardegna. 62 anni, di Cagliari, l’uomo,  poche ore prime, aveva incendiato la porta dell’appartamento della sua ex compagna. Non rassegnandosi infatti alla fine della relazione sentimentale, G.S. – queste le sue iniziali – era giunto da Cagliari la mattina, presentandosi presso l’abitazione della donna, al prenestino. Le resistenze di quest’ultima a farlo entrare in casa, invitandolo ad andar via, hanno scatenato l’ira dell’uomo il quale, dopo averla pesantemente minacciata, si è allontanato per tornare dopo qualche minuto e svuotare una intera tanica di benzina sulla porta, appiccando l’incendio. Con l’aiuto dei vicini la donna è riuscita ad uscire mettendosi al sicuro, mentre l’uomo è fuggito. Sono stati gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura ad intervenire, a seguito della segnalazione diramata via radio dalla Sala Operativa. I poliziotti hanno ricostruito con la vittima quanto accaduto; la donna ha raccontato di aver avuto una relazione sentimentale con l’uomo, e di aver vissuto per qualche mese con lui a Cagliari. L’interruzione del rapporto era avvenuta per il comportamento violento del 62enne  il quale, peraltro, aveva già in passato subito denunce per maltrattamenti da un’altra sua ex compagna. Immediate le indagini per riuscire a rintracciarlo. Conoscendo la sua provenienza, ed intuendo potesse far ritorno in Sardegna, gli agenti dell’UPGSP hanno avvisato gli uffici di polizia negli aeroporti della Capitale, diramando la sua fotografia; infatti, poco dopo, l’uomo è stato individuato dagli agenti della Polaria di Fiumicino, proprio mentre stava per salire su aereo diretto a Cagliari.
 

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Regione Lazio, 2 milioni e 400mila prestazioni erogate dalla Case della Salute

«Due milioni e 400mila prestazioni: questi i numeri registrati dalle 16 Case della Salute di tutto il Lazio nel 2017, con un incremento del 20% rispetto all’anno precedente. Numeri di una scommessa che abbiamo vinto, perché le Case della Salute di Roma, della sua provincia e delle 4 province del Lazio rappresentano oramai un punto di riferimento importante per tantissimi cittadini, che senza dover ricorrere alle cure presso i Pronto Soccorso degli ospedali, possono contare sulla professionalità e sulla disponibilità di tanti medici ed operatori sanitari all’interno di queste strutture». Così il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti commenta i numeri relativi alle prestazioni erogate nelle Case della Salute del Lazio. «Chirurgia ambulatoriale, screening, prelievi, visite ambulatoriali, consulti allo sportello antiviolenza, sono tantissime le prestazioni richieste dai pazienti che sono stati ascoltati, curati e solo in alcuni casi, quelli più gravi, sono stati indirizzati altrove per ulteriori controlli. Le Case della Salute sono state pensate e realizzate per concretizzare, insieme agli Ambulatori aperti nei week-end e ai laboratori di Pediatria, un sistema sanitario che abbraccia le esigenze dei pazienti di ogni età e delle loro famiglie in ogni momento e per i casi di più immediata e semplice risoluzione, snellendo e non di poco la mole di lavoro dei Pronto Soccorso. Una rete sociosanitaria, stabile e affidabile, che grazie alla disponibilità di medici e operatori in questi anni ha contribuito a cambiare il volto della sanità laziale».