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Almanacco. 17 gennaio 1991: muore a Roma lo scultore Giacomo Manzu’

Oggi nel nostro almanacco vogliamo ricordare un grande scultore.

Il 17 gennaio 1991: Muore a Roma GIACOMO MANZU’.

Manzù ottiene la cattedra di scultura dell’Accademia di Belle Arti

di Brera che lascerà per dissensi con le autorità accademiche sul programma di studi per spostarsi a insegnare scultura dell’Accademia Albertina di Torino.

Lascerà quindi la città con l’imperversare della guerra rifugiandosi a Clusone.
Il suo nudo Francesca Blanc vince il premio della Quadriennale di Roma del 1943.

LAVORA ALLA REALIZZAZIONE DELLA PORTA DELLA MORTE PER LA BASILICA DI S.PIETRO IN VATICANO

Inizia a lavorare, insieme ad Alfredo Biagini, alla realizzazione della Porta della Morte per la Basilica di San Pietro in Vaticano (compiuta nel 1964).
La porta vaticana, che impegna l’artista dal 1947 al 1964, diviene l’epicentro di una poetica che, nel dialogare con la tradizione, ne rifiuta gli aspetti più strettamente accademici.

Nel 1964 Manzù va a vivere in una villa vicino Ardea (Roma), nella località di Campo del Fico nella frazione di Fossignano adiacente all’antica rocca di Ardea, ma nel comune di Aprilia.

LA LOCALITA’ TRA ARDEA E APRILIA E’ STATA RIBATTEZZATA COLLE MANZU’

La località fra Ardea e Aprilia è oggi stata ribattezzata Colle Manzù e anche il comune di Aprilia ha dedicato a Manzù la propria biblioteca comunale e la sala conferenze.
È suo il Monumento al partigiano sito a Bergamo, inaugurato nel 1977. Sempre a Bergamo numerose sue opere sono raccolte alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea.

Nel 1974, (il 19 novembre), avviene un “tentato rapimento nella villa di Ardea di Giulia e Mileto figli di Giacomo Manzù” (Paese Sera).
Nel 1979 Manzù dona le sue opere allo Stato Italiano.

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“Hilde in Italia” al Museo di Roma in Trastevere fino al 5 maggio

“Hilde in Italia, Arte e vita nelle fotografie di Hilde Lotz-Bauer” al Museo di Roma in Trastevere fino al 5 maggio: in mostra circa 100 immagini della fotografa. Una vera pioniera della fotografia di strada, o street photography, Hilde Lotz-Bauer ha fotografato l’Italia negli anni Trenta facendo arrivare fino a noi immagini uniche della vita della gente comune, dei luoghi e dei tesori artistici italiani. Hilde Bauer (1907-1999), sposata prima Degenhart e poi Lotz, sviluppò un personale ed originale sguardo artistico durante il suo primo soggiorno in Italia tra il 1934 e il 1943. Come mise piede sulla penisola se ne innamorò perdutamente.

Capitale fondamentale per Hilde

Roma, in particolare, fu un luogo fondamentale per Hilde, vissuto e sentito fino alla fine come la sua vera casa; città che presso il Cimitero Acattolico ne conserva oggi le memorie. Sono circa un centinaio le fotografie che giungono in mostra dall’archivio Hilde Lotz-Bauer a Londra, dai due Istituti Max Planck per la Storia dell’arte – la Bibliotheca Hertziana di Roma e il Kunsthistorisches Institut a Firenze – e la collezione del fotografo Franz Schlechter a Heidelberg. Per la prima volta esposte insieme, le stampe create dal sapiente occhio di Lotz-Bauer, compongono l’esposizione fotografica che sarà ospitata al Museo di Roma in Trastevere. L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Organizzazione Archivio Hilde Lotz-Bauer.

A cura di Federica Kappler e Corinna Lotz, figlia dell’artista

A cura di Federica Kappler e Corinna Lotz, figlia della fotografa. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura. In collaborazione con Officine Fotografiche Roma e Goethe-Institut. Media Partner Panzoo, Viviroma.it, Terza Pagina Magazine. Con il sostegno dell’Ambasciata delle Repubblica Federale di Germania, di Firecom automotive srl, Fredriksson arkitektkontor AB, di Marie-Thérèse Ficnar-Usteri e di Frances Aviva Blane. In occasione di questa esposizione si presenterà l’opera complessiva realizzata nel decennio 1934-1943.

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Almanacco. 16 gennaio 27: Ottaviano ottiene il titolo di Augusto. Fu il primo imperatore romano

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo il 16 gennaio 27:

Ottaviano ottiene il titolo di Augusto. fu il primo imperatore romano.
Restò al potere sino alla morte, e il suo principato fu il più lungo

della Roma imperiale .

L’età di Augusto rappresentò un momento di svolta nella storia di

Roma e il definitivo passaggio dal periodo repubblicano al principato.
La rivoluzione dal vecchio al nuovo sistema politico contrassegnò anche la sfera economica, militare, amministrativa, giuridica e culturale.

IL SUO PRINCIPATO FU IL PIU’ LUNGO DELLA ROMA IMPERIALE

Augusto, negli oltre quarant’anni di principato, introdusse riforme d’importanza cruciale per i successivi tre secoli:
riformò il cursus honorum di tutte le principali magistrature romane, ricostruendo la nuova classe politica e aristocratica, e formando

una nuova classe dinastica;

  • riordinò il nuovo sistema amministrativo provinciale anche grazie alla creazione di numerose colonie e municipi che favorirono la romanizzazione dell’intero bacino del Mediterraneo;
  • riorganizzò le forze armate di terra e di mare
  • riformò il sistema di difese dei confini imperiali;
  • fece di Roma una città monumentale con la costruzione di numerosi nuovi edifici, avvalendosi di un collaboratore come Marco Vipsanio Agrippa;
  • favorì la rinascita economica e il commercio, grazie alla pacificazione dell’intera area mediterranea, alla costruzione di porti, strade, ponti e ad un piano di conquiste territoriali senza precedenti, che portarono all’erario romano immense e insperate risorse
  • promosse una politica sociale più equa verso le classi meno abbienti, con continuative elargizioni di grano e la costruzione di nuove opere di pubblica utilità (come terme, acquedotti e fori);
  • diede nuovo impulso alla cultura, grazie anche all’aiuto di Mecenate.
  • introdusse una serie di leggi a protezione della famiglia
  • riordinò il sistema monetario , che rimase praticamente immutato per due secoli.
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Almanacco. 15 gennaio 1961: viene ufficialmente aperto l’aeroporto di Fiumicino

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo il 15 gennaio 1961:

fu ufficialmente aperto L’aeroporto di FIUMICINO con due piste, e rimpiazzò lo scalo di Ciampino, che rimase in servizio per i voli nazionali e i voli charter.
l’aeroporto è intitolato a uno dei più grandi geni dell’umanità e uno dei simboli del Rinascimento italiano, lo scienziato e artista Leonardo da Vinci. All’interno dell’aeroporto sono esposte delle riproduzioni di alcune delle sue più celebri opere.

Per l’aerostazione, fu scelta una soluzione architettonica che prese elementi dai due progetti presentati: quello di Riccardo Morandi e Andrea Zavitteri (vincitore del concorso) e quello di Amedeo Luccichenti e Vincenzo Monaco (del quale vennero adottate alcune soluzioni).

IL PROGETTO DEFINITIVO FU APPROVATO NELL’AGOSTO DEL 1958

Il progetto definitivo fu approvato nell’agosto del 1958 e i lavori per la costruzione dell’aeroporto durarono 21 mesi.
Durante gli scavi per la costruzione emersero i resti di cinque navi dell’antica Roma. I relitti furono trasferiti nel vicino Museo delle navi romane di Fiumicino, costruito appositamente. A causa di problemi infrastrutturali il museo fu chiuso nel 2002 ed è stato riaperto nell’ottobre 2021
Il primo aereo di linea ad atterrare a Fiumicino, la notte fra il 14 e il 15 gennaio, fu un Lockheed Constellation della TWA; l’aereo proveniva da New York e aveva fatto uno scalo tecnico a Tunisi.

Il Leonardo da Vinci aveva comunque già accolto sin dall’agosto del 1960 alcuni voli charter, per alleviare il traffico aereo che stava congestionando Ciampino durante le Olimpiadi.
Per far fronte all’aumento del traffico aereo e alle limitate possibilità di sviluppo dell’aeroporto di Ciampino, il governo italiano sin dal 1947 si mise al lavoro per trovare un’area idonea a dotare Roma di un nuovo scalo.
Inizialmente furono individuati tre siti: la Magliana Vecchia (nella zona sud-ovest della città), Castel di Decima (nella periferia a sud) e Casal Palocco, nei pressi di Ostia.
L’aeroporto di Roma-Fiumicino è stato colpito due volte da attentati terroristici di gruppi palestinesi legati ad Abu Nidal, il primo nel 1973 (30 morti e 20 feriti) e il secondo nel 1985 (13 morti e 99 feriti).

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Almanacco. 13 gennaio 1732: viene inaugurato a Roma il Teatro Argentina

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 13 gennaio 1732:

Viene inaugurato IL TEATRO ARGENTINA.
Il Teatro Argentina, che si apre su largo di Torre Argentina

al civico 52, è uno dei più belli e meglio conservati teatri italiani.
La struttura risale alla prima metà del Settecento: appartenente

all’epoca alla famiglia Sforza Cesarini, il Teatro Argentina

venne inaugurato il 13 gennaio del 1732 con l’opera “Berenice” di Domenico Sarro.

A volerne l’edificazione e a finanziare il cantiere fu il duca

Giuseppe Cesarini Sforza.

Il progetto porta la firma dell’architetto Girolamo Theodoli, anche se la facciata è posteriore di quasi un secolo (risale infatti al 1826)

e fu type=’text/javascript’ ideata da Pietro Holl (ispirata al Valadier) e realizzata dall’architetto Gioachino Ersoch (1887).

Il teatro è stato oggetto di svariati rifacimenti in muratura e restauri.

Nel 1837 se ne occupò Pietro Camporese il giovane,

nel 1859 radicale trasformazione a cura dell’architetto

Carlo Nicola Carnevali su disposizione del principe Alessandro Torlonia.

NEL 1869 IL TEATRO PASSO’ AL COMUNE DI ROMA

Nel 1869 il teatro passò al Comune di Roma e si decise di operare

un ulteriore rinnovamento a cura dell’architetto Gioachino Ersoch

che, tra il 1887 ed il 1888, rinnovò la platea, il palcoscenico, le scale

di accesso ai palchi, l’atrio e dotò la struttura di un efficace impianto

di riscaldamento.

L’ULTIMO RESTAURO E’ DEL 1993 E SI DEVE A PAOLO PORTOGHESI

Nel 1926 Marcello Piacentini e Cesare Bazzani sistemano il foyer,

tra il 1967 ed il 1971 il restauro sotto la direzione di Giulio Sterbini quando il Teatro Argentina passò alla gestione del Teatro dell’Opera di Roma.
L’ultimo restauro è del 1993 e si deve a Paolo Portoghesi che

si è limitato a quanto era necessario cambiare per rendere agibile

il teatro, compresi i rivestimenti dei palchi e delle poltrone e

i corridoi esterni di accesso.

Il Teatro oggi è gestito dall’Associazione Teatro di Roma, il teatro stabile della capitale. Ospita rappresentazioni di prosa e manifestazioni musicali sia operistiche che sinfoniche.

All’interno dell’edificio è istituito il Museo Storico del Teatro; sono previste visite guidate e consultazione del vasto archivio fotografico e documentario. È consigliato per gite scolastiche, guide turistiche o visite.

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Parco archeologico e Forma Urbis in mostra al Parco del Celio

Una grande mappa scolpita nel marmo che rappresenta le strade, i vicoli, i templi e i monumenti della Roma imperiale. È la “Forma urbis”, la più antica ed affidabile cartina di quella che un tempo era la Capitale del mondo. Questo straordinario e poco conosciuto reperto storico è la super star del nuovo Parco Archeologico del Celio, che al suo interno contiene proprio il Museo della Forma Urbis, inaugurato ieri e da oggi aperto al pubblico. La grande nuova area archeologica si trova incastonata tra Colosseo, via di San Gregorio le pendici del Celio, a pochi passi dal complesso della basilica dei Santi Giovanni e Paolo, altro luogo della città poco battuto dai grandi flussi turistici. Qui, all’interno del Casino dei Salvi, è stata ricollocata la “Forma Urbis”. Gli archeologici hanno sistemato i pezzi superstiti della grande mappa marmorea, realizzata per volontà dell’imperatore Settimio Severo tra il 203 e il 211 DC, incastrandoli e sovrapponendoli sul pavimento, usato come base planimetrica con la successiva rappresentazione grafica della stessa mappa di Roma realizzata da Giovanni Battista Nolli del 1748.

LE PAROLE DEL SINDACO DI ROMA GUALTIERI

Subito fuori, invece, è stato riqualificato il giardino dove sono stati collocati inediti reperti archeologici e materiali epigrafici e architettonici di grandi dimensioni. Il museo e il nuovo parco sono stati inaugurati dal sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri. «Apriamo un parco archeologico in un luogo straordinario della città- ha spiegato il primo cittadino- qui si potrà camminare letteralmente sulla Roma antica, sulla mappa della Capitale imperiale che potrà essere decifrata grazie alla vicina cartina del Nolli, la prima mappa scientifica della città antica».

DA OGGI L’INGRESSO AL PARCO E’ GRATUITO

La “Forma Urbis” torna visibile dopo quasi 100 anni. Dopo la scoperta nel 1562, molti frammenti della grande mappa marmorea, realizzata su 150 lastre di marmo, andarono perduti, mentre alcuni sono stati fortunosamente ritrovati nel corso del tempo. L’ultima sua esposizione fu realizzata tra il 1903 e il 1924. Da oggi l’ingresso al parco è gratuito mentre quello al museo è a pagamento, con biglietti al costo di 9 euro per i non residenti e 6.50 per i residenti a Roma.

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Almanacco. 12 gennaio 1911: viene inaugurato a Roma il Palazzo di Giustizia

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 12 gennaio 1911:

Dopo ben 25 anni di lavori e intralci vari viene inaugurato a Roma

il palazzo di Giustizia, opera dell’architetto Guglielmo Calderini,

alla presenza del re d’Italia Vittorio Emanuele III.

La lunga e travagliata realizzazione dell’edificio e le polemiche

sulla inadeguatezza delle sue fondazioni sono all’origine di

un’inchiesta parlamentare (nel 1912).

Quattro anni dopo l’inaugurazione del suo Palazzo di Giustizia, Calderini, estenuato dalle critiche, si suicida.

I ROMANI LO CHIAMARONO “IL PALAZZACCIO”

Il palazzo ebbe da subito, già in fase di costruzione, problemi di stabilità, per cui i romani lo chiamarono “il Palazzaccio”.

In cima si trova la quadriga bronzea di Ettore Ximenes, raffigurante

la “Fama” che guida il carro e qui collocata soltanto nel 1926.
Il palazzo avrebbe dovuto rappresentare il nuovo ordine che riparava alle ingiustizie del governo pontificio, ma i romani, poco convinti,

lo soprannominarono “Palazzaccio” per il suo aspetto e per la sua funzione.

Quando, alla fine degli anni sessanta, le crepe e i crolli aumentarono sino ad impedirne la fruizione (salvo che per la parte dove ha sede

oggi la Corte di Cassazione), fu istituita una commissione di specialisti per decidere le sorti del monumento.

La maggior parte di essi si pronunciò per la demolizione dell’edificio e la conseguente creazione di un vasto giardino come ampliamento di Piazza Cavour sino al Tevere.

L’altra tesi propendeva per la conservazione, seppur non funzionale a causa dei costi di restauro statico, in quanto l’edificio, pur di non esemplare architettura, costituiva comunque la testimonianza storica di un’epoca.

L’enormità dei costi di demolizione previsti fece prevalere questa seconda opinione.
Così l’edificio, da tempo evacuato, fu sottoposto nel 1970 ad una serie

di lavori, quanto bastava solo a metterlo “in sicurezza”. E così è rimasto.

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Almanacco. 11 gennaio 2013:muore a Roma Mariangela Melato

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo un artista poliedrica.

L’11 gennaio 2013 :muore a Roma Mariangela Melato: è stata una

delle più apprezzate attrici teatrali e cinematografiche nel panorama italiano degli anni Settanta.

Vincitrice tra gli altri di otto David di Donatello e cinque Nastri d’argento, nel 2010 recitò accanto a Massimo Ranieri in un

rifacimento per la TV di Filomena Marturano, capolavoro di Eduardo De Filippo.

Il successo arrivò negli anni Settanta, per la partecipazione in film drammatici e commedie di successo, soprattutto per la collaborazione artistica con Lina Wertmüller e Giancarlo Giannini nelle commedie grottesche:

Mimì metallurgico ferito nell’onore, Film d’amore e d’anarchia e Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto.

VINSE OTTO DAVID DI DONATELLO E CINQUE NASTRI D’ARGENTO

Fu in questo periodo che ricevette la maggior parte dei suoi premi cinematografici, fra cui quattro David di Donatello alla migliore attrice per La poliziotta (1974), Caro Michele (1976), Il gatto (1977) e

Aiutami a sognare (1981) e altri quattro riconoscimenti speciali.
Alternò sempre il lavoro fra cinema e teatro: a quest’ultimo si dedicò maggiormente nella seconda parte della sua carriera, diradando le partecipazioni al cinema e lavorando saltuariamente per qualche

fiction televisiva.

Ammalatasi di un tumore al pancreas si spense l’11 gennaio 2013

all’età di 71 anni.
L’urna con le ceneri di Mariangela Melato è sepolta nel giardino

della casa romana della sorella Anna

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Antonio Donghi. La magia del silenzio, dal 9 febbraio a Palazzo Merulana

Antonio Donghi. La magia del silenzio, retrospettiva a cura di Fabio Benzi dal 9 febbraio al 26 maggio a Palazzo Merulana. Il percorso artistico di uno dei maggiori interpreti del Realismo magico in Italia, riscoperto attraverso una serie di autentici capolavori. Antonio Donghi fu uno dei maggiori interpreti del Realismo magico in Italia. Il suo immaginario astrattivo, al tempo stesso realista, ha impressionato gli studiosi e il pubblico, dopo un silenzio critico di molti decenni, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, al punto che le sue opere sono ormai incluse nella maggior parte delle rassegne internazionali sugli anni Venti e Trenta, fino a comparire sulle copertine dei relativi cataloghi come immagine iconica di quel contesto.

La ricerca di Antonio Donghi

La sua ricerca, appartata e silenziosa, nella sua epoca aveva attirato l’interesse di critici importanti, ma la sua altezza si è rivelata appieno con una riscoperta relativamente recente. A questo straordinario artista dal 9 febbraio al 26 maggio 2024 Palazzo Merulana dedica la retrospettiva “Antonio Donghi. La magia del silenzio”, che permetterà ai visitatori di conoscere e ammirare una serie di autentici capolavori, alcuni esposti al pubblico per la prima volta. La mostra è stata realizzata grazie al sostegno del Main Sponsor UniCredit, che ha anche contribuito con sedici importanti prestiti delle opere di Donghi, provenienti dalla straordinaria collezione esposta a Palazzo De Carolis, sede di rappresentanza del gruppo bancario a Roma, ed è prodotta da CoopCulture.

Raccolte 34 opere

Sono raccolte trentaquattro opere, prevalentemente acquistate direttamente alle maggiori mostre del tempo (Biennali di Venezia, Quadriennali di Roma, ecc.) o altrimenti reperite sul mercato. Il progetto espositivo intende presentare i nuclei più significativi provenienti dalla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, dalla Banca d’Italia, dalla UniCredit Art Collection e dalla Fondazione Elena e Claudio Cerasi, che nel loro insieme rappresentano l’intero percorso dell’artista, toccandone tutti i temi principali: paesaggi, nature morte, ritratti, figure in interni ed esterni, personaggi del circo e dell’avanspettacolo.

Approfondimento di nuclei pittorici

In particolare, la mostra si pone come approfondimento di uno dei principali nuclei pittorici rappresentati nella Fondazione Elena e Claudio Cerasi, che possiede ed espone in permanenza tre fondamentali capolavori donghiani: Le lavandaie (1922-23), primo vertice in assoluto del maestro; Gita in barca (1934); Piccoli saltimbanchi (1938). Solo tre dipinti particolarmente iconici (La Pollarola, Ritratto di Lauro De Bosis, Annunciata), legati in diverso modo alla collezione Cerasi, sono inseriti al di fuori del nucleo delle collezioni pubbliche.

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L’11 gennaio si inaugura al Salone delle Colonne all’Eur la mostra Artika

L’11 gennaio, inaugura il Salone delle Colonne all’Eur, Roma, lo spazio immersivo più grande d’Italia e uno dei principali d’Europa, con la mostra Artika. Madrina d’eccezione della serata sarà l’attrice Bianca Nappi che guiderà un quadro artistico ispirato al ghiaccio essenziale per il mantenimento degli equilibri del Pianeta.

Saranno presenti Federico Mollicone, presidente della 7a Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei Deputati; Simona Baldassarre, Assessore Cultura, Pari Opportunità, Politiche giovanili e della Famiglia, Servizio civile della Regione Lazio; e la presidente del IX Municipio di Roma, Titti Di Salvo.

LA MOSTRA SARA’ VISITABILE A PARTIRE DAL 12 GENNAIO

Artika è una esperienza culturale multisensoriale ispirata al tema dell’acqua nella sua forma cristallizzata nella storia dell’arte, come simboli di vita, di trasformazione, parte integrante del mantenimento del ciclo naturale. Le avveniristiche tecnologie digitali del Salone saranno al servizio dell’arte e della cultura: un luogo che al contempo è spazio di esposizione, spazio di produzione e di formazione per le arti visive e performative.
 
Con il patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Roma e del Municipio IX di Roma Capitale, a partire dal 12 gennaio, la mostra sarà visitabile il venerdì dalle 17,30 alle 23, il sabato e domenica dalle 16,30 alle 23 presso il Salone delle Colonne in piazza Guglielmo Marconi, 26C in Roma, nel cuore dell’Eur.