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Parlamento che scherza con il fuoco sul caso Almasri

Parlamento che scherza con il fuoco sul caso Almasri. Lo afferma il presidente di FederPetroli Italia Michele Marsiglia: «Sul caso Almasri il Parlamento sta scherzando con il fuoco o meglio, con il nostro petrolio in Libia. Si fa fatica a comprendere che l’industria petrolifera italiana, come tutte le altre, opera in contesti e stati con diverse culture, religioni e modi di vivere. Quando FederPetroli Italia appoggiò le politiche del Generale Haftar, fummo definiti pazzi, ma subito dopo ci fu un incontro con il Governo Italiano e lo stesso Haftar.

Situazione delicata

La situazione è delicata e, se da una parte bisogna pensare alla condotta di un referente politico come Almasri in Libia, dall’altra parte l’interesse strategico dell’Italia come l’Energia va preservato e ben custodito, le cose viaggiano su binari paralleli. In Libia abbiamo ripreso dopo tempo le operazioni per lo sviluppo di idrocarburi e l’Italia è uno dei principali operatori. Facciamo attenzione – conclude Marsiglia – o anche il nord Africa prenderà da noi le distanze ed il Piano Mattei sarà solo un ricordo».

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Circa 200mila ettari di frutteti persi negli ultimi 15 anni

Circa 200mila ettari di frutteti, con la superficie coltivata a frutta e agrumi, persi negli ultimi 15 anni. Come conseguenza della riduzione della superficie, si stima si siano persi oltre 200 milioni di piante da frutto. Non va meglio il settore di ortaggi, legumi e patate, con una perdita di superficie coltivata stimata nello stesso periodo in altri 100mila ettari. Sono gli spunti emersi nel corso dell’incontro organizzato da Coldiretti e Filiera Italia al salone Fruit Logistica di Berlino, il più importante appuntamento europeo per il settore. Presenti il presidente di Coldiretti Ettore Prandini e l’amministratore delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia.

Risultato pesante

Un risultato che pesa sul primato produttivo nazionale in Europa, che si estende dai kiwi alle pere, dalle ciliegie alle uve da tavola, alle albicocche, agli agrumi, e che è stato causato da una molteplicità di fattori, a partire dai prezzi troppo bassi pagati agli agricoltori, che spesso non coprono neppure i costi di produzione. Ma a pesare ci sono anche gli effetti dei cambiamenti climatici che negli ultimi anni hanno devastato il Frutteto Italia, tra maltempo e siccità. Nel 2023 le alluvioni avevano causato un calo del 63% del raccolto di pere e del 30% di quello di pesche e nettarine. Nel 2024 la siccità ha tagliato di quasi il 20% la produzione di agrumi, mentre quella del kiwi è crollata del 50% a causa della moria, con danni anche a nocciole e ciliegie, secondo Coldiretti.

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Denunce di infortunio sul lavoro in diminuzione nel 2024

Le denunce di infortunio in occasione di lavoro, al netto degli studenti, presentate all’Inail entro il mese di dicembre 2024 sono state 414.853, in diminuzione dell’1,9% rispetto alle 422.880 dello stesso periodo del 2023, del 24,2% rispetto a gennaio-dicembre 2022, del 4,6% rispetto a gennaio-dicembre 2021, dell’11,5% sul 2020 e del 10,2% sul 2019, anno che precede la crisi pandemica. Tenuto conto dei dati sul mercato del lavoro rilevati mensilmente dall’Istat nei vari anni, con ultimo aggiornamento dicembre 2024, e rapportato il numero degli infortuni denunciati in occasione di lavoro a quello degli occupati, si evidenzia un’incidenza infortunistica che passa dalle 2.004 denunce di infortunio in occasione di lavoro ogni 100mila occupati Istat del 2019 alle 1.724 del 2024, con un calo del 14,0%.

Denunce in riduzione del 3%

Rispetto al 2023 la riduzione è del 3,0% (da 1.777 a 1.724). L’incidenza delle denunce di infortunio in occasione di lavoro (al netto degli studenti) sul totale delle denunce presentate è passata dall’82,4% del 2019 all’81,1% del 2024. A dicembre di quest’anno il numero delle denunce di infortuni sul lavoro ha segnato un -2,0% nella gestione Industria e servizi (dai 379.188 casi del 2023 ai 371.594 del 2024), un -1,8% in Agricoltura (da 24.657 a 24.207) e un +0,1% nel Conto Stato (da 19.035 a 19.052).

Settori con più infortuni

Tra i settori con più infortuni avvenuti in occasione di lavoro si evidenziano per gli incrementi le Costruzioni (37.220 casi, +2,8% sul 2023), il Trasporto e magazzinaggio (34.698 casi, +2,5%), il Commercio (33.049 , +3,9%), il Noleggio e servizi di supporto alle imprese (21.593, +6,0%) e le Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (20.902 casi, +2,8%), e per i decrementi il comparto manifatturiero (70.842, -4,7%), la Sanità e assistenza sociale (36.281, -11,7%) e la Fabbricazione di prodotti in metallo (15.517 casi, -5,5%).

Segno negativo per donne e uomini

La diminuzione delle denunce di infortunio che emerge dal confronto del 2023 e del 2024 è legata sia alla componente femminile, che registra un -1,3% (da 133.553 a 131.819 casi), sia a quella maschile (da 289.327 a 283.034, -2,2%).

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Tellina DOP il progetto dalla Copagri Lazio

Tellina DOP è il progetto lanciato dalla Copagri Lazio. La Tellina rappresenta, da sempre, un tesoro dei nostri mari e della cucina italiana. Utilizzata per numerosi piatti, le telline anche dal punto di vista nutrizionale sono ricche di potassio, fosforo, vitamina A e proteine. Dunque un frutto di mare da salvaguardare attraverso il progetto avanzato dalla Copagri Lazio che prevede la creazione del marchio “Tellina DOP”, per la sua promozione, commercializzazione e valorizzazione e di un disciplinare per individuare i criteri tecnici di produzione, tracciabilità, confezionamento e conservazione.

Impegni degli aderenti a Tellina DOP

I soggetti aderenti al marchio, dovranno impegnarsi a rispettare di requisiti di prodotto e di produzione ottimali in termini di buone pratiche agricole, compreso il benessere animale, qualità del prodotto finale e la diminuzione dell’impatto ambientale dei processi produttivi. Il disciplinare potrà essere applicato ai seguenti prodotti: molluschi bivalvi vivi o surgelati, allevati, delle specie Tellina, quindi prodotti elaborati con l’uso di prodotto ittico a marchio, a condizione tassativa che lo stesso sia l’unico ingrediente della medesima categoria commerciale impiegata per la loro preparazione, e che rappresenti almeno il 50 % del prodotto elaborato (compreso il peso delle valve).

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Tavolo della Produttività dell’Associazione Entrobordo a Fiumicino

Tavolo della Produttività organizzato dall’Associazione Entrobordo con il patrocinio del Comune di Fiumicino. L’evento, ospitato presso l’Aula Consiliare comunale, ha visto la partecipazione del Sindaco di Fiumicino, del Presidente del Consiglio Comunale, della Confederazione Aepi e di importanti esponenti locali, oltre a imprenditori e rappresentanti delle associazioni di categoria.

Terzo tavolo dopo Terni e L’Aquila

L’incontro, terzo appuntamento del progetto dopo le prime due tappe a Terni e L’Aquila, ha rappresentato un momento di confronto costruttivo sui temi della produttività e dell’innovazione delle mPMI, con una visione ampia che identifica nel miglioramento delle imprese un elemento fondamentale per il benessere delle comunità. «Vogliamo creare tutte le occasioni affinché le attività produttive del territorio possano emergere e diventare protagoniste.

Semplificazione amministrativa

Stiamo lavorando in questi giorni per strutturare al meglio la semplificazione amministrativa a favore delle aziende che decidono di investire nel nostro territorio – ha dichiarato il Sindaco Mario Baccini – affinché possano contare su procedure più rapide e snelle. Puntiamo sulla diffusione della cultura dell’impresa e sulla formazione, perché si coniughino con i servizi di accompagnamento e con il sostegno della “mano pubblica”, laddove il sistema bancario non riesce a soddisfare le esigenze degli imprenditori. Fiumicino ha delle prospettive importanti di sviluppo, non solo nell’enogastronomia, ma anche nei settori dell’agricoltura, dell’economia dell’aria, della nautica, della diportistica e delle Green e Blue economy. A breve sarà presentata la “Fiumicino Turismo”, una società in house, con l’obiettivo di far emergere nuove imprese nel mondo del turismo».

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Rogna dell’ulivo: chiesta deroga per la bruciatura delle potature

Rogna dell’ulivo: chiesta una deroga per la bruciatura di potature in olivicoltura da Coldiretti Lazio all’assessore regionale Righini. «Abbiamo chiesto all’assessore regionale all’Agricoltura, Giancarlo Righini, una deroga alla bruciatura di potature in olivicoltura, per evitare la diffusione del contagio della “rogna dell’olivo”, a seguito delle numerose segnalazioni che ci sono arrivate, sia dai singoli olivicoltori che dalle organizzazioni di produttori del settore, in merito alla presenza di forti attacchi su tutto il territorio regionale dell’infezione causata dal batterio Pseudomonas Savastanoi». Così il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri,che ha scritto alla Regione Lazio per porre l’attenzione su una problematica che sta affliggendo numerose aziende olivicole.

Rogna diffusa nella regione

L’infezione, fortemente diffusa in tutte le zone olivetate della Regione Lazio, viene contratta dalle piante di olivo attraverso ferite causate da grandine e gelate, come è avvenuto a febbraio 2018. Si tratta di eventi sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico, ma questo patogeno può essere trasmesso anche con la pratica dell’abbacchiatura agevolata, effettuata con pettini elettrici o pneumatici, ormai ampiamente diffusi ni olivicoltura.

Intervenire tempestivamente

«È necessario intervenire con estrema tempestività – spiega il presidente della federazione regionale di Coldiretti, David Granieri – perché essendo una malattia di origine batterica, non esistono interventi curativi specifici. Ecco perché abbiamo chiesto una deroga alla Regione per poter bruciare sui terreni interessati o nelle immediate vicinanze i residui di potatura, nel rispetto delle normative vigenti per la prevenzione degli incendi. Questo è l’unico modo per impedire al batterio di diffondersi e di mettere a rischio le Cultivar più diffuse nel panorama olivicolo regionale e le produzioni di pregio». Tra queste Frantoio, Moraiolo, Carboncella, Itrana, con la presenza dei relativi impollinatori Pendolino e Maurino, che sono anche le varietà ad elevata suscettibilità e scarsa resistenza alla batteriosi causata da “Pseudomonas Savastanoi”.

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ACEA Solar prosegue la sua crescita nel fotovoltaico nel viterbese

ACEA Solar (100% ACEA Produzione) prosegue la sua crescita nel fotovoltaico con l’entrata in produzione di due impianti nel viterbese con una potenza complessiva di circa 12 MW, il primo nel comune di Nepi e il secondo nel comune di Bomarzo. L’impianto di Nepi, con una potenza di 10 MW, interamente progettato e realizzato da ACEA Solar, con una produzione attesa di circa 18 GWh/anno, è in grado di fornire l’energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno annuale di circa 7.000 nuclei familiari, evitando l’emissione in atmosfera di 7.336 tonnellate/anno di CO2, rispetto ad una equivalente produzione da fonti fossili. Il parco si estende su una superficie di circa 14 ettari e beneficia della remunerazione da incentivo GSE.

Impianto di Bomarzo di ACEA Solar

L’impianto di Bomarzo, con una potenza di 2,4 MW, è stato sviluppato e costruito interamente da ACEA Solar. Ha una produzione attesa di circa 4,4 GWh/anno ed è in grado di fornire l’energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno annuale di circa 1.600 nuclei familiari, evitando l’emissione in atmosfera di 1.760 tonnellate/anno di CO2, rispetto ad una equivalente produzione da fonti fossili. L’impianto, che beneficia della remunerazione da incentivo GSE, si estende su una superficie di circa 4 ettari.

Tecniche di installazione avanzate

Entrambi gli impianti sono stati realizzati con le più avanzate tecniche di installazione, tramite l’utilizzo di moduli bifacciali e di un sistema ad inseguimento mono-assiale che garantiscono un incremento di produzione a parità di superficie; sono stati, inoltre, progettati con una particolare attenzione all’integrazione nel paesaggio e al rispetto dell’ambiente circostante, tenendo conto delle caratteristiche morfologiche e paesaggistiche, in modo da non alterare gli ecosistemi locali, contribuendo, invece, a preservare e valorizzare il territorio circostante.

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La Finocchiona IGP segna nuovi record nel 2024

La Finocchiona IGP segna nuovi record nel 2024. Prodotta esclusivamente in Toscana da aziende toscane che seguono il Disciplinare di produzione, continua a conquistare quote di mercato, facendo innamorare i consumatori con il suo gusto. Sono infatti 2 milioni e 411 mila i chilogrammi insaccati, che registrano un incremento dell’1,8% rispetto al 2023, pari a oltre 870 mila pezzi insaccati nelle varie pezzature consentite dal Disciplinare.

Finocchiona IGP anche in vaschetta

Anche questi numeri crescono rispetto allo scorso anno di oltre 20 mila unità, segno che sul mercato si trovano sempre più estimatori del sapore inconfondibile della Finocchiona IGP. La conferma arriva anche dal quantitativo di vaschette di prodotto affettato e confezionato, dove si registra un nuovo record: sono 3 milioni e 641 mila le vaschette confezionate, in crescita del 15,8% rispetto al 2023, quando furono confezionate poco più di 3 milioni e 145 mila pezzi.

Orgogliosi dei numeri

«Abbiamo di che essere orgogliosi di questi numeri. La nostra è una produzione di qualità che ogni anno cresce sempre di più: di questo dobbiamo ringraziare tutte le aziende associate al Consorzio, che quotidianamente scelgono di produrre la Finocchiona IGP rispettando il Disciplinare di produzione e la ricetta storica di questo gustoso insaccato», afferma Alessandro Iacomoni, presidente del Consorzio di Tutela della Finocchiona IGP. «I volumi del 2024 confermano i buoni segnali percepiti nella seconda parte del 2023.

Altre sfide davanti

Adesso abbiamo altre sfide davanti a noi per poter crescere: grazie all’apertura del mercato statunitense, il 2025 porterà grandi opportunità, ed inoltre festeggeremo il decimo anno dal riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta. Ci impegneremo con ancora più determinazione per migliorare la distribuzione e la conoscenza del prodotto», conclude Iacomoni.

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Coldiretti Pesca con il Ministro Lollobrigida al Consiglio Agrifish

Coldiretti Pesca accoglie con favore l’intervento del Ministro Lollobrigida al Consiglio Agrifish, che ha posto l’accento sulla necessità di rivedere il Piano pluriennale per il Mediterraneo occidentale. Le disposizioni attualmente in vigore, pur attenuate dall’accordo raggiunto a dicembre, continuano a imporre sacrifici insostenibili per le nostre marinerie, già messe a dura prova. Nello spazio di un trentennio sono già scomparsi il 33% delle imprese e ben 18.000 posti di lavoro, con la flotta ridotta ad appena 12mila unità. E intanto la dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti di pesce è passata dal 30% all’85%, secondo Coldiretti Pesca.

La responsabile Coldiretti Pesca

«Da troppo tempo assistiamo a una drastica riduzione del numero di imprese e lavoratori nel settore della pesca italiana – sottolinea Daniela Borriello, responsabile Coldiretti Pesca – ed è il momento di invertire la rotta e adottare una nuova strategia europea che metta sullo stesso piano gli aspetti ambientali, economici e sociali. Se non interveniamo subito con decisione, rischiamo di vedere scomparire intere comunità legate alla pesca, con una perdita irreparabile per l’economia, la cultura e l’occupazione del nostro Paese. Solo così sarà possibile garantire un futuro sostenibile e competitivo per il nostro comparto ittico». Meno di un marinaio su 10 (9%) imbarcato sulla flotta peschereccia italiana ha oggi meno di 30 anni, a causa della mancanza di un vero ricambio generazionale proprio legato alle troppe incertezze che gravano sul futuro della pesca italiana.

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Investire su ENI per far scendere i prezzi dell’energia

Investire su ENI per far scendere i prezzi dell’energia. Lo afferma in una nota il presidente di FederPetroli Italia Michele Marsiglia. «Investiamo più su ENI – dice il presidente Marsiglia – ed i prezzi scenderanno. Apprezziamo la volontà del ministro Gilberto Pichetto Fratin di qualche giorno fa alla Camera dei Deputati su un’informativa sul Caro-Energia e su possibili interventi per calmierare i prezzi dell’energia in Italia, ma la cura al problema è da affrontare in modo diverso. L’Italia si trova a dover contrastare una speculazione molto forte ed altri importanti fattori che sono sottovalutati, l’anticipazione delle aste del gas non risolve il problema.

Investire su ENI unico modo

L’unico modo è quello di investire sulle strutture della compagnia energetica di Stato che abbiamo, ENI, come fanno tutti i paesi a livello internazionale con le rispettive Oil companies. Un solo soggetto economico deve essere l’interlocutore energetico in un Paese e, poi si parte con le varie ramificazioni di altri operatori che gestiscono i flussi di gas al consumo per famiglie ed imprese. Con una giusta metodologia di politica industriale italiana ed estera, sia gas che petrolio non mancheranno per le forniture italiane, in questo modo anche i prezzi potranno essere tenuti sotto controllo».

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