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Investimenti in cripto: attenzione ai rischi

Investimenti in cripto: attenzione a rischi e promesse di facili guadagni avverte l’associazione Codici. Un bene speculativo altamente rischioso. Questa la definizione che l’ex Presidente della BCE, Mario Draghi, ha dato alle cripto-attività e che viene rilanciata dall’associazione Codici alla luce delle continue segnalazioni ricevute da consumatori in difficoltà in seguito agli investimenti effettuati.

Investimenti gettati al vento

«Tra i casi che abbiamo trattato – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – ce n’è uno che ha fatto scalpore per i risvolti incredibili. Ci riferiamo ad HyperVerse, società presentata in grande stile nel 2021, ma che con il suo progetto ha causato perdite pesantissime per investitori e risparmiatori. Ci siamo occupati della vicenda presentando una denuncia, abbiamo seguito le indagini e, purtroppo, la conclusione è amara. Una volta versati e trasformati in cripto, i soldi sono stati trasferiti su un conto anonimo irrintracciabile, così come gli autori di questo investimento».

Vicenda monito per i consumatori

Una vicenda che l’associazione Codici riprende come monito per i consumatori. «Le cripto-attività sono un investimento potenzialmente molto rischioso – avverte Giacomelli – e quindi è necessario fare molta attenzione. Non bisogna lasciarsi attirare dalla promessa di guadagni assicurati, facili da ottenere, a fronte di un versamento minimo. Magari inizialmente l’operazione può dare frutti insperati, ma è solo un’esca per spingere a versare ulteriori soldi, ad alimentare la macchina della truffa. È bene conoscere i limiti e le possibilità di questo genere di investimenti, oltre che il soggetto che li propone, e sapere come eventualmente uscirne nel caso in cui le cose dovessero complicarsi. Anche una ricerca sul web può permettere di scoprire che la piattaforma dei miracoli in realtà è una trappola».

L’assistenza di Codici

L’associazione Codici fornisce assistenza anche nel settore finanziario in caso di problemi con gli investimenti o, peggio ancora, di truffa. È possibile fare una segnalazione e richiedere supporto telefonando al numero 06.55.71.996, inviando un messaggio WhatsApp al numero 375.77.93.480 oppure scrivendo un’e-mail all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org.

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Acquisti di prodotti biologici in Italia saliti al valore di 6,5 miliardi

Acquisti di prodotti biologici in Italia saliti al valore di 6,5 miliardi, il 6% in più rispetto all’anno precedente. È importante garantire la trasparenza dei prezzi a una equa redistribuzione del valore lungo la filiera, che non penalizzi gli agricoltori. È quanto afferma la Coldiretti Bio, sulla base di dati Nomisma, in occasione della presentazione della campagna di NaturaSì, una delle principali insegne del biologico in Europa. L’Italia ha la leadership Ue per il biologico grazie alle 84mila aziende agricole attive sul territorio nazionale, più del doppio della Germania e un terzo in più della Francia.

Coltivazioni con metodo bio al 19%

Quasi un campo su cinque in Italia (19%) è coltivato con metodo bio, ma in diverse regioni la percentuale sale addirittura al 25%, tanto da aver raggiunto con sei anni di anticipo gli obiettivi fissati dalla Ue nell’ambito della strategia Farm to Fork. Un trend che va sostenuto ora garantendo una giusta remunerazione agli agricoltori italiani. «Coldiretti Bio è impegnata per riaffermare con forza il ruolo degli agricoltori anche nelle filiere del biologico. La trasparenza nei rapporti di filiera diventa ogni giorno più centrale per garantire da un lato la sostenibilità economica ed ambientale delle aziende agricole certificate e dall’altro la scelta consapevole dei consumatori verso le produzioni biologiche italiane di qualità», ha spiegato la presidente Maria Letizia Gardoni.

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Da Areti due nuove aste a termine del Mercato Locale della Flessibilità

Areti, società del Gruppo Acea che gestisce la rete di distribuzione elettrica a Roma, ha realizzato due nuove sessioni di aste a termine del Mercato Locale della Flessibilità, nelle giornate di martedì 25 e mercoledì 26 febbraio. L’iniziativa rientra nel Progetto pilota RomeFlex, il programma sperimentale approvato da Arera (con le Delibere 372/23 e 121/24), gestita da Areti con la collaborazione del GME, in qualità di gestore dei mercati energetici. Le procedure hanno registrato una significativa crescita della partecipazione rispetto all’ultima asta di ottobre 2024.

Le richieste di Areti

Nella sessione del 25 febbraio, la potenza flessibile richiesta da Areti (DSO) era pari a 9 MW, le offerte ricevute hanno raggiunto invece un totale di 12,27 MW, con incremento del 36,3% rispetto alla base di partenza. Nell’asta del 26 febbraio, la potenza richiesta era di 1,2 MW, mentre le offerte ricevute sono arrivate a 1,3 MW: l’8,3% in più. Complessivamente, le offerte ricevute per entrambe le aste hanno raggiunto un totale di 13,57 MW, segnando una crescita del 53,3% rispetto all’asta di ottobre 2024.

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La Tax Free Shopping, nuova versione, ha raggiunto gli obiettivi

La Tax Free Shopping, a un anno dall’abbassamento della soglia minima di spesa per accedere, passata da 154,95 euro a 70,01 euro grazie all’azione del Ministero del Turismo e al Ministro Santanchè, ha raggiunto gli obiettivi di una maggiore attrattività, democratizzazione e decentramento. Lo comunica Global Blue, società leader nel settore, nel corso di Shopping Tourism–Il forum italiano, durante il quale ha presentato alcuni dati in esclusiva sul tema. La norma ha finalmente allineato la soglia alla media UE, consentendo all’Italia di non essere più il Paese con il minimo di spesa più elevato. Ciò si è subito tradotto in una maggiore competitività del sistema, producendo esiti positivi per l’intero comparto.

Transazioni Tax Free aumentate

Nel periodo febbraio 2024-gennaio 2025, le transazioni Tax Free Shopping sono aumentate del +44%, si è registrato un +5% dei volumi di spesa e – soprattutto – sono stati attratti oltre 500.000 nuovi shopper che hanno acquistato esclusivamente tra i 70,01 euro e i 154,94, prevalentemente statunitensi (18%), latinoamericani (12%), svizzeri (9%) e turchi (7%). La nuova soglia ha permesso una democratizzazione del Tax Free coinvolgendo nuove nazionalità. In particolare gli svizzeri, la cui contribuzione delle transazioni sotto la soglia ammonta al 17%, latinoamericani (13%) e turchi (8%). Sopra la soglia la quota era rispettivamente solo del 4%, 7% e 4%. Non solo, queste nazionalità registrano anche l’incremento delle transazioni più significativo: +83% per gli svizzeri; +64% per i latinoamericani; +67% per i turchi.

Decentramento dello shopping

La misura incentiva il decentramento dello shopping: con il nuovo limite minimo, la contribuzione alla spesa Tax Free delle 4 città principali (Milano, Roma, Firenze e Venezia) scende al 52%, una diminuzione di 25 punti percentuali rispetto al 77% registrato per gli acquisti oltre i 154,94 euro. Questo favorisce turismo e indotto nelle destinazioni che non rientravano abitualmente negli itinerari degli shopper stranieri e che vedono la loro quota di spesa Tax Free salire dall’11% al 27%. L’aumento delle transazioni è particolarmente significativo in mete come Catania (+73%), Como (+69%), Amalfi (+65%), Napoli (+63%), San Gimignano (+63%), Verona (+61%), Bellagio (+58%), Assisi (+54%) e Bologna (+50%).

Ulteriore beneficio

Tale decentramento ha comportato un ulteriore beneficio: favorire gli acquisti verso il retail locale e il piccolo artigianato, da sempre legati al concetto di Made in Italy. Considerando solo questo segmento di mercato, è possibile constatare come le transazioni Tax Free siano aumentate del +56% e i volumi del +12%: numeri ben superiori rispettivamente al +44% e al +5% generati a livello nazionale. A fare da traino settori merceologici come pelletteria e borse (+56% di transazioni e +17% di spesa), scarpe (rispettivamente +85% e +29%) e profumi e cosmetica (+150% e +49%).

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Un dazio del 25% sul Made in Italy negli Usa distruggerebbe l’export

Un dazio del 25% sulle esportazioni agroalimentari Made in Italy negli Usa potrebbe costare ai consumatori americani fino a 2 miliardi di euro in più, con un sicuro calo delle vendite, come dimostrato anche dalla precedente esperienza nel primo mandato di Trump. È quanto emerge da una analisi Coldiretti su dati Istat relativi alla minaccia del presidente Usa di imporre tariffe aggiuntive sulle merci europee. Un rischio che pesa sul record fatto segnare nel 2024 dalle esportazioni di cibo Made in Italy negli States, saliti al valore di oltre 7,8 miliardi di euro.

Dazio, vera e propria stangata

Se i dazi dovessero interessare l’intero agroalimentare, il costo stimato per le singole filiere sarebbe di quasi 500 milioni solo per il vino, circa 240 milioni per l’olio d’oliva, 170 milioni per la pasta, 120 milioni per i formaggi. Una vera e propria stangata che farebbe calare gli acquisti da parte dei consumatori americani. Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, i dazi imposti durante la prima presidenza Trump su una serie di prodotti agroalimentari italiani hanno portato a una diminuzione del valore delle esportazioni che è andata dal -15% per la frutta al -28% per le carni e i prodotti ittici lavorati, passando per il -19% dei formaggi e delle confetture e il -20% dei liquori. Ma anche il vino, seppur non inizialmente colpito dalle misure, aveva fatto segnare una battuta d’arresto del 6%.

Il presidente di Coldiretti Prandini

«L’imposizione di dazi sulle nostre esportazioni aprirebbe ovviamente uno scenario preoccupante – rileva il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – tanto più in considerazione dell’importanza che il mercato statunitense ha per le nostre produzioni agroalimentari e non solo. Negli Usa l’agroalimentare italiano è cresciuto in valore del 17% contro un calo del 3,6% dell’export generale, confermando ancora una volta che il cibo italiano è un simbolo dell’economia del Paese. Per questo crediamo che debbano essere messe in campo tutte le necessarie azioni diplomatiche per scongiurare una guerra commerciale che danneggerebbe cittadini e imprese europee e americane».

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Blitz degli agricoltori al porto di Civitavecchia per l’arrivo di olio extra UE

Blitz degli agricoltori al porto di Civitavecchia per denunciare la concorrenza sleale sull’olio. L’arrivo di 65 milioni di litri di olio extra Ue nel 2024 alimenta il rischio di frodi e inganni ai danni dei cittadini e fa crollare i prezzi del vero extravergine italiano. A denunciarlo è la Coldiretti con il blitz degli agricoltori, saliti a duemila con l’arrivo di produttori da altre regioni, per presidiare il porto di Civitavecchia in occasione dell’arrivo di una nave carica di prodotto estero.

Blitz di una decina di barche

Una decina di barche con le bandiere gialle sono salpate dallo scalo romano per intercettare i natanti, mentre gli olivicoltori guidati dal vicepresidente nazionale della Coldiretti Davide Granieri si sono radunati sulla banchina con cartelli e slogan per chiedere misure immediate. Un grido di allarme contro la concorrenza sleale, considerata l’alta qualità del prodotto Made in Italy e il fatto che quello straniero finisce spesso per essere venduto come tricolore, sfruttando il prezzo più basso.

Olio tunisino sotto i 5 euro il litro

L’olio tunisino, ad esempio, è venduto oggi sotto i 5 euro al litro, con una pressione al ribasso sulle quotazioni di quello italiano che punta a costringere gli olivicoltori nazionali a svendere il proprio al di sotto dei costi di produzione. A favorire le importazioni dalla Tunisia è anche l’accordo stipulato dalla Ue che prevede l’importazione annuale, nel periodo 1° gennaio-31 dicembre, di 56.700 tonnellate di oli vergini d’oliva, nella cui categoria merceologica sono compresi olio extravergine d’oliva, olio vergine d’oliva e olio lampante, senza applicazione di dazi doganali.

Realizzare margini alti

L’obiettivo di chi acquista olio straniero è realizzare margini sempre più alti di profitto tramite speculazioni che mettono all’angolo i produttori nazionali e inondano i mercati di prodotto di bassa qualità. Un fenomeno che spinge ulteriormente il pericolo di frodi ai danni dei consumatori, contro i quali si sono peraltro intensificati i controlli delle forze dell’ordine, del Masaf e dell’Icqrf.

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L’export agroalimentare cresce in controtendenza

L’export agroalimentare cresce in controtendenza e nel 2024 fa segnare il record di sempre, con un aumento dell’8% in valore rispetto al 2023, a fronte della lieve flessione generale dello 0,4%. È quanto emerge da una analisi Coldiretti diffusa in occasione dei dati Istat sul commercio estero nel periodo gennaio-dicembre, con la bilancia commerciale che per il cibo tricolore fa segnare un surplus di oltre un miliardo.

69,1 miliardi di export agroalimentare

Le esportazioni agroalimentari hanno chiuso l’anno a quota 69,1 miliardi, con la bilancia commerciale che è tornata con il prodotto più esportato che è risultato il vino davanti all’ortofrutta trasformata, i formaggi, la pasta gli altri derivati dai cereali, frutta e verdura fresche, salumi e olio d’oliva. Un primato messo a rischio dalla follia tutta ideologica della Commissione Ue di voler mettere etichette allarmistiche sulle bottiglie. La Germania resta il principale sbocco dei prodotti agroalimentari italiani, con 10,6 miliardi, mentre gli Usa sono il primo mercato extra Ue per un valore di 7,8 miliardi, in crescita del 17% rispetto all’anno precedente. Seguono Francia, Gran Bretagna e Spagna.

Successo della filiera Made in Italy

Il successo dell’export agroalimentare è il frutto del lavoro di una filiera Made in Italy che dal campo alla tavola vede impegnati ben 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole e 70mila industrie alimentari. Un patrimonio dell’economia nazionale che ha tutte le carte in regola per raggiungere l’obiettivo di portare il valore annuale dell’export agroalimentare a 100 miliardi nel 2030. Per fare ciò occorre però colmare i ritardi infrastrutturali dell’Italia, che, secondo l’analisi del Centro Studi Divulga, costano circa 9 miliardi di euro di mancate esportazioni per l’agroalimentare nazionale.

Fenomeno della contraffazione

Allo stesso tempo, però, serve fermare il fenomeno della contraffazione internazionale, a partire dagli accordi commerciali stipulati dall’Unione Europea, dove è urgente applicare il principio di reciprocità. Secondo un’analisi Coldiretti/Filiera Italia il falso Made in Italy agroalimentare nel mondo è arrivato a valere oggi 120 miliardi di euro.

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Un week end per aiutare i cittadini con il progetto Cicero al Circo Massimo

Un week end per aiutare i cittadini a capire quanto consumano in termini di utilizzo delle risorse e di peso sull’ambiente, per promuovere stili di vita realmente sostenibili, al di là delle follie finte green. È l’iniziativa promossa da Coldiretti e Campagna Amica per il Tour europeo della sostenibilità, nell’ambito del progetto Cicero, che fa tappa a Roma al mercato contadino del Circo Massimo di via San Teodoro, da domani sabato 15 febbraio a domenica 16, a partire dalle ore 9.30. Per l’occasione i cittadini potranno calcolare la loro impronta ecologica in termini di utilizzo delle risorse, dall’energia all’acqua, oltre che nelle scelte di acquisto e nelle vacanze. Un modo per aiutare a capire come modificare i comportamenti meno sostenibili, per salvaguardare l’ambiente ma anche per risparmiare nella vita di tutti i giorni.

Week end con la sostenibilità a tavola

Il tema della sostenibilità a tavola sarà al centro dell’incontro in programma sabato 15 febbraio alle ore 10.45, con la partecipazione di Massimiliano Rosolino, campione olimpico e mondiale di nuoto, Cinzia Miriam Calabrese, Medico nutrizionista, Federico Quaranta, conduttore e autore televisivo e radiofonico, e Carmelo Troccoli, direttore generale della Fondazione Campagna Amica. A seguire, la consegna della targa “Custode della biodiversità contadina” agli agricoltori che si sono maggiormente distinti nella salvaguardia delle produzioni.

Focus sul turismo sostenibile

Focus anche sul turismo sostenibile con l’esperienza dei cammini di Campagna Amica, che con ippovie, sentieri e vie di pellegrinaggio formano una fittissima rete di percorsi alla scoperta degli angoli più segreti del Belpaese, visitando cantine, frantoi, fattorie e birrifici agricoli. Appositamente per il Giubileo sono stati promossi alcuni itinerari che sposano le meraviglie artistiche della Capitale ai suoi gioielli a tavola, che saranno inaugurati per l’occasione.

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Mancano 9000 lavoratori nei campi del Lazio

Mancano 9000 lavoratori nei campi del Lazio per garantire le attività di raccolta. «È necessario superare il click day, uno strumento che presenta anomalie e incertezze tali da non dare risposte alle esigenze del modo agricolo. E’ importante lavorare sulla formazione e sanare le posizioni irregolari degli stagionali, che hanno preso parte alle attività di raccolta, ma che non sono poi rientrati nei propri Paesi per evitare di perdere l’opportunità di essere impiegati ancora».

Le richieste di Coldiretti Lazio

Così il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri, sul click day di oggi che ha fatto registrare un overbooking per i 110 mila “posti” previsti a livello nazionale, nonostante lo slittamento di orario per le difficoltà tecniche. «Quello che chiediamo è una gestione diretta e monitorata dei flussi migratori – prosegue Granieri – oggi possibile proprio grazie al lavoro di concertazione fatto nei mesi scorsi con le modifiche al Decreto flussi. Dobbiamo completare il percorso avviato negli ultimi mesi per far incontrare realmente domanda e offerta, abbattendo la burocrazia, togliendo spazio al caporalato e rispondendo alle effettive esigenze delle imprese agricole».

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L’Associazione piccola pesca del Golfo di Gaeta lancia un nuovo progetto

L’Associazione piccola pesca del Golfo di Gaeta e delle Isole Ponziane lancia un nuovo progetto di condivisione per la valorizzazione e il rilancio del comparto. «Siamo nel 2025 – sottolinea l’Associazione – e la piccola pesca è ancora gestita da una legge, la L.n. 250/58 che ha contraddizioni e complessità applicative con riferimento alla pubblicazione delle norme regionali e nazionali che purtroppo non tengono conto della burocrazia amministrativa e dell’arretratezza della legge.

Le differenze secondo l’Associazione

Lo vediamo con i bandi della Regione Lazio di “ieri”, quando i pescatori potevano fare richiesta di contributo direttamente con codice fiscale e registro imprese di pesca. Oggi, nonostante sentenze che legittimano il rapporto tra socio e cooperativa i bandi sono pubblicati con l’obbligo di iscrizione alla camera di commercio e partita iva. Nel caso di specie, il rapporto mutualistico esistente tra il socio lavoratore di una cooperativa di pesca e la società stessa, consente di escludere che si possa configurare tra le parti un rapporto di lavoro subordinato e pertanto di escludere l’applicabilità della disciplina dettata in tema di rapporto di lavoro subordinato, ivi compresa l’inapplicabilità dell’istituto del TFR.

Lavoratore non subordinato

Il socio lavoratore di cooperativa non è lavoratore subordinato, ma gode del fine mutualistico proprio della cooperativa per la piccola pesca, in applicazione della legge n. 250 del 1958. (cfr. Artt. 1 e 2 Legge n. 142/2001). Rilevante decisione n. 8276 del 23 marzo 2010 del Tribunale di Napoli – Sezione Lavoro, in materia cooperativistica. Oggi quello che hanno deciso di costituire 15 pescatori è solo cominciare a riunificare la piccola pesca costiera nominando un responsabile per ogni settore e per ogni mestiere di pesca. Pesca illegale, stati di calamità, cambiamenti climatici, necessità ed emergenze sulle isole ponziane, attrezzature dei porti e altro».

Progetto parte dal Golfo

Il progetto parte dal Golfo su proposta del dott. Erminio Italo Di Nora che ha chiesto e ottenuto il sostegno di noti studi legali e professionali. Una delle più grandi Associazioni Nazionali che sostiene e appoggia il progetto della categoria è rappresentato da COPAGRI Confederazione Cooperative Agricole e della Pesca alla quale tutti noi ci auguriamo che si uniscano altre Organizzazioni Nazionali.

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