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La spesa nei mercati contadini per due italiani su tre

La spesa nei mercati contadini per due italiani su tre, con un fenomeno che è entrato profondamente nelle abitudini di consumo dei cittadini che trovano negli acquisti diretti dall’agricoltore risposte al bisogno di genuinità, freschezza dei prodotti e garanzie dal punto di vista della sicurezza alimentare. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti su dati Noto Sondaggi 2024 diffusa in occasione dell’Assemblea della World farmers Markets Coalition, l’associazione che riunisce i mercati contadini del pianeta, con agricoltori e prodotti da tutto il mondo al mercato di Campagna Amica al Circo Massimo a Roma.

Spesa dall’agricoltore

Non a caso il 73% degli intervistati nell’indagine ritiene che acquistare direttamente dall’agricoltore sia il modo migliore per avere la garanzia della sicurezza di quanto portano in tavola tra tutte le forme di distribuzione, dal supermercato al web. Proprio la disponibilità di un mercato contadino di prossimità è desiderata dall’86% degli italiani, con una percentuale che sale al 93% nelle regioni del Centro. Grazie alla vendita diretta il consumatore può scegliere in modo consapevole di premiare un certo tipo di visione socio-economica che punta sul sostegno delle aree agricole, a partire da quelle svantaggiate e, con esse, la conservazione del paesaggio e della biodiversità agricola e naturalistica.

Recupero della cultura contadina

Una visione che aiuta il recupero della millenaria cultura contadina, ma spinge anche l’innovazione e la lotta al degrado di quartieri della città che i mercati contadini rivitalizzano, sviluppando attività “parallele” come orti urbani, gruppi di acquisto. Questa opportunità è sostenuta in Italia dalla presenza della rete dei mercati degli agricoltori di Campagna Amica con le sue 10mila aziende e i 1200 mercati contadini per un valore pari a 4 miliardi di euro e 15 milioni di consumatori raggiunti. La regione con il maggior numero di farmers market è il Veneto, davanti a Piemonte, Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna.

Circuito di vendita diretta

Si tratta del circuito di vendita diretta dei prodotti agricoli più grande d’Europa, non a caso divenuto un modello a livello mondiale per lo sviluppo di filiere locali, capaci di strappare gli agricoltori dalla miseria e promuovere l’occupazione nei Paesi più poveri. Ma grazie ai mercati si tutela anche la biodiversità. Un esempio è il progetto promosso dalla World farmers Markets Coalition Campagna Amica con il contributo della Regione Lazio e dell’Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio) con l’esposizione e la degustazione di prodotti di qualità e tradizionali dei territori laziali.

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Da Adusbef a Codici, contro i rincari di Enel Energia

Adusbef, Assoutenti, Casa del consumatore, Codici, CTCU e Confconsumatori hanno presentato due settimane fa una proposta di conciliazione ad Enel Energia, al fine di espletare la procedura di mediazione di legge prevista per le iniziative inibitorie e di classe, e per evitare il ricorso ad azioni giudiziarie individuali e collettive contro i rincari del prezzo del gas in bolletta praticati dal colosso energetico dalla primavera 2023 sino ad oggi, in particolare con aumenti che raggiungono il 120-130% dei prezzi in precedenza applicati. Incrementi avvenuti all’insaputa di centinaia di migliaia di utenti che Enel dice di aver informato mediante lettere semplici e comunicazioni mail, non ricevute dalle famiglie italiane.

Associazioni non prese in considerazione da Enel Energia

La proposta che tendeva a risolvere la questione una volta per tutte e per tutti gli utenti coinvolti non è stata degnata neanche di trattativa da parte del colosso energetico. A questo punto per le sei associazioni dei consumatori, riconosciute ai sensi dell’articolo 137 Codice del consumo, non restano che le azioni individuali e/o collettive. Pertanto Adusbef, Assoutenti, Casa del consumatore, Codici, CTCU e Confconsumatori invitano tutti coloro che hanno riscontrato aumenti del gas in bolletta dalla primavera 2023 in poi a rivolgersi agli sportelli delle associazioni per avviare le pratiche volte a tutelare i propri interessi.

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Nessuna Ryder Cup come quella italiana

Nessuna Ryder Cup come quella italiana, da record. La sfida del 2023 tra il team Europe e gli Usa, che si è giocata sul percorso del Marco Simone Golf & Country Club di Guidonia Montecelio (Roma), ha generato un indotto economico aggiuntivo di 262 milioni di euro. Nella storia quasi centenaria della competizione, nata nel 1927, per quel che riguarda quelle che si sono disputate in Europa, è l’edizione da primato.

Nessuna Ryder Cup, come certificato dalla Sheffield Hallam University’s Sport Industry Research Centre

Lo studio, commissionato da Ryder Cup Europe, è della Sheffield Hallam University’s Sport Industry Research Centre (SIRC). Ed è stato presentato a Roma, presso il “Parco Sportivo Foro Italico”, alla presenza di: Guy Kinnings, CEO dell’European Tour Group; Franco Chimenti, Presidente della Federazione Italiana Golf; Giovanni Malagò, Presidente del CONI; l’Ambasciatore Riccardo Guariglia, Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; Roberto Gualtieri, Sindaco di Roma; Daniela Santanchè, Ministro del Turismo; Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.

+11% di attività economica

Rispetto alla Ryder Cup di Parigi 2018, quella del 2023 ha fatto registrare un +11% di attività economica, con un totale di 318.000 pernottamenti commerciali, per un valore di 34 milioni di euro per il settore ricettivo locale. Sono invece 72 i milioni spesi dagli spettatori per altri consumi. Con il 19% dei visitatori che ha deciso di anticipare il proprio arrivo o di prolungare la propria visita dopo l’evento. Due terzi degli appassionati che hanno preso parte al terzo evento sportivo per importanza mediatica hanno invece espresso il desiderio di tornare in Italia nei prossimi 12 mesi, sulla scia dell’esperienza vissuta grazie alla Ryder Cup.

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UniCredit e Confesercenti Regione Lazio insieme

UniCredit e Confesercenti Regione Lazio hanno firmato un accordo per accompagnare e sostenere l’attività e lo sviluppo delle imprese associate. L’accordo, siglato per UniCredit da Roberto Fiorini, Regional Manager Centro Italia e Dino Renna, Responsabile Retail Centro Italia e per Confesercenti Lazio dal Presidente Valter Giammaria, prevede una modalità semplificata per l’accesso ai finanziamenti e ai servizi offerti dalla banca alle imprese associate di Confesercenti che si avvarranno del ‘Modello di Presentazione Aziendale’, predisposto dall’Associazione a favore dei propri soci, oltre che una serie di incontri sul territorio per far conoscere le opportunità offerte. L’accordo ha durata annuale e potrà essere rinnovato di anno in anno alle medesime condizioni.

Il manager di Unicredit Roberto Fiorini

«Siamo felici di questo accordo che intende rispondere nel modo più veloce ed efficace possibile alle esigenze creditizie delle imprese del territorio laziale», ha dichiarato Roberto Fiorini, Regional Manager Centro Italia di UniCredit, aggiungendo: «Vogliamo supportare la crescita delle piccole e medie imprese sia in termini puramente finanziari che in termini di cultura e struttura finanziaria e la collaborazione con una importante associazione di imprese del territorio, come Confesercenti Lazio, va proprio in questo senso».

Il Presidente Confesercenti Lazio

Così Valter Giammaria, Presidente Confesercenti Lazio: «Sottoscriviamo un accordo strategico per il sistema imprenditoriale. Per le piccole imprese il tema del credito rappresenta uno dei problemi più importanti ed è un’esigenza sempre presente. L’alta selettività del sistema bancario costituisce una delle principali criticità. Con questa nuova collaborazione con UniCredit intendiamo agevolare il rapporto tra banca e le imprese del Lazio e facilitarle nell’accesso al credito».

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110mila imprese giovani under 30 hanno chiuso nell’ultimo decennio

110mila imprese giovani under 30 in tutti i settori, hanno chiuso i battenti nell’ultimo decennio, con la sola eccezione dell’agricoltura che è l’unico tra i comparti principali ad avere tenuto. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti su dati Unioncamere presentata in occasione della l’assegnazione degli Oscar Green alle imprese che più si sono distinte per garantire l’autosufficienza alimentare ed energetica e la sostenibilità delle produzioni. Con la cerimonia di premiazione al Villaggio Coldiretti di Venezia, alla presenza del presidente nazionale Ettore Prandini e del delegato di Coldiretti Giovani Enrico Parisi.

110mila imprese giovani in meno

Nel periodo 2014-2024 le imprese italiane condotte da under 30 sono passate da 514mila a 404mila, con una perdita netta del 21% e i cali più sensibili che si registrano nelle costruzioni (-40%) e nel commercio (-34%), mentre quelle agricole sono rimaste poco sotto le 48mila unità, senza variazioni sostanziali. Il segno di una resilienza dei giovani agricoltori che viene però messa a dura prova dai troppi ostacoli che impediscono o rallentano l’ingresso e la continuità nella gestione delle imprese agricole: la mancanza di accesso al credito, la burocrazia, la carenza di infrastrutture e il limitato accesso alla terra ne sono alcuni esempi, secondo un rapporto del Centro Studi Divulga.

Condizioni diverse per territorio

Condizioni, peraltro, che cambiano da territorio a territorio. Secondo l’analisi Dulvga su dati Crea, in Emilia- Romagna, Toscana, Veneto e Friuli Venezia-Giulia gli ostacoli che impediscono ai giovani di entrare nelle attività agricole possono essere legati al limitato accesso alla terra. Altre regioni italiane sono invece propense al ricambio generazionale e presentano una percentuale di giovani agricoltori maggiore rispetto a quella degli agricoltori anziani. In Basilicata, Sardegna e Campania il settore agricolo rappresenta una grande occasione di rilancio per i giovani in territori con elevati tassi di disoccupazione giovanile, mentre in Piemonte, Liguria, Lombardia, Valle d’Aosta e Provincie Autonome di Trento e Bolzano il settore agricolo, essendo parte sostanziale del quadro economico locale, tende a coinvolgere gli interessi dei giovani imprenditori.

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Il Forum della Cultura del Vino il 1° luglio nella Capitale

Il Forum della Cultura del Vino, curato dalla Fondazione Italiana Sommelier con il contributo di Regione Lazio e Arsial, è in programma lunedì 1° luglio a Roma, all’Hotel Rome Cavalieri a partire dalle 11.30. Il “Forum” è un evento annuale di particolare rilevanza nel panorama enologico nazionale, dedicato alla celebrazione della cultura del vino e giunto alla 42ma edizione. Riunisce sommelier, produttori, esperti del settore, appassionati e operatori dell’enogastronomia con l’obiettivo di esplorare tematiche cruciali come la degustazione, la produzione vinicola, le nuove tendenze del mercato, la sostenibilità e l’educazione enologica.

Forum dedicato al Lazio

L’edizione del 1° luglio è interamente dedicata al Lazio, alla sua crescita qualitativa e al fatto che, nonostante la presenza di aziende e produzioni di livello altissimo, i vini della nostra regione non abbiano ancora ottenuto il riconoscimento che meritano, a causa di pregiudizi radicati che ne hanno storicamente limitato l’apprezzamento. ll “Forum” rappresenta, quindi, un’importante piattaforma di dialogo, per discutere di strategie e soluzioni, finalizzate a promuovere una valorizzazione più equa e consapevole, rapportata alla grande qualità dei vini laziali.

Presidente Rocca tra i relatori

Al “Forum” prenderanno parte, in qualità di relatori, il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, l’assessore con deleghe a Bilancio, Agricoltura e Sovranità Alimentare della Regione Lazio Giancarlo Righini, il Commissario Straordinario di Arsial Massimiliano Raffa e il Presidente della Fondazione Italiana Sommelier e di Bibenda Editore Franco Maria Ricci, coadiuvati da un parterre importante, composto da esperti e operatori del settore. L’evento si accompagna alla “Festa dei Sommelier”, durante la quale saranno nominati 350 sommelier del vino e dell’olio, oltre alla consegna degli attestati d’onore per i 10, 15, 20, 25 e 30 anni di appartenenza alla Fondazione Italiana Sommelier.

Oltre 50 aziende del Lazio al Forum

In questa cornice, a partire dalle 16, sarà allestito un grande banco di assaggio con la partecipazione di oltre 50 aziende del Lazio, che proporranno in degustazione più di 300 etichette di vini bianchi, rosati e spumanti di loro produzione. «Dopo il grande successo del Vinitaly, il settore vitivinicolo della Regione – dichiara l’Assessore con deleghe a Bilancio, Agricoltura e Sovranità Alimentare della Regione Lazio Giancarlo Righini – prosegue nel suo percorso di crescita e di valorizzazione delle eccellenze. Un processo di sviluppo che, come amministrazione regionale, stiamo sostenendo con misure ad hoc, ma anche attraverso la partecipazione ad eventi di qualità come quello organizzato dalla Fondazione Italiana Sommelier».

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Saldi estivi a Roma e nel Lazio, le promozioni avranno inizio il 6 luglio 2024

C’è la data di inizio dei saldi estivi 2024 a Roma nel Lazio. Come diffuso dalla Regione Lazio, le promozioni avranno inizio il 6 luglio 2024, primo sabato del mese, in linea con quanto stabilito dalla Conferenza unificata con l’accordo del 24 marzo 2011.

LA DURATA DEI SALDI E’ STABILITA IN SEI SETTIMANE CONSECUTIVE

La durata dei saldi è stabilita in sei settimane consecutive a partire dalla data di inizio degli stessi. Restano ferme tutte le altre disposizioni previste dall’articolo 34 della legge regionale n.22/2019 in materia di vendite di fine stagione. Permane il divieto di vendite promozionali nei 30 giorni precedenti la data di avvio dei saldi estivi.  

I commercianti, almeno tre giorni prima dalla data di inizio dei saldi, dovranno esporre un cartello ben visibile all’esterno in cui si annuncia l’avvio degli sconti. I negozianti, sempre secondo quanto stabilito per legge, dovranno inoltre indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale su ogni cartellino della merce esposta.

Enzo Ferreri

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Codici avanti con l’azione legale per le vittime del Superbonus

Codici avanti con l’azione legale per aiutare le vittime del Superbonus. Da una parte le polemiche politiche senza fine, dall’altra le denunce di sprechi e di spese folli. In mezzo c’è una realtà fatta di persone in grande difficoltà sia economica che abitativa, che si rivolgono all’associazione Codici in cerca di un aiuto per uscire dall’incubo del Superbonus.

Il Segretario Nazionale di Codici

«Da quando abbiamo attivato lo sportello legale – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – abbiamo ricevuto numerose segnalazioni da parte di cittadini disperati a causa del Superbonus. Ci sono famiglie che dopo mesi sono costrette a vivere in un’abitazione ridotta ad un cantiere, perché la ditta è sparita senza aver portato a termine i lavori. Chi ha la disponibilità economica, ha pagato di tasca propria per concludere l’intervento, affrontando un sacrificio non indifferente, ma non tutti hanno questa possibilità e queste persone ora si trovano in grande difficoltà.

Opere realizzate male

A queste situazioni si aggiunge poi quella, non meno frequente, di opere realizzate in maniera errata, che invece di apportare i benefici previsti stanno creando gravi danni. Anche qui, chi può, ha pagato di tasca propria per sistemare il tutto, rivolgendosi ad altri operai perché la ditta inizialmente incaricata dell’intervento ha fatto perdere le sue tracce. Di fronte a tutto questo è chiaro che le polemiche politiche sinceramente interessano poco. La priorità dovrebbe essere quella di tutelare i cittadini che si sono affidati al Superbonus per migliorare la propria abitazione ed ora si ritrovano in ginocchio. Dal canto nostro continueremo l’attività di supporto per queste persone, che devono essere risarcite per i danni subiti». I cittadini ed i titolari di piccole imprese danneggiati dal Superbonus possono rivolgersi all’associazione Codici telefonando al numero 06.5571996 oppure inviando un’e-mail all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org.

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Americani “pazzi” per la Dieta mediterranea

Americani “pazzi” per la Dieta mediterranea con le esportazioni in Usa dei prodotti simbolo dello stile alimentare tutto italiano che negli ultimi dieci anni hanno fatto registrare aumenti in valore anche a tripla cifra: dal +67% dell’olio d’oliva al +193% della pasta. È quanto emerge da una analisi di Coldiretti su dati Istat elaborata per il Summer Fancy Food 2024 e diffusa in occasione dell’iniziativa al Farmers Market Grow Nyc di Union Square a New York, nella prima giornata dedicata alla Dieta mediterranea negli Usa, alla presenza del presidente della Coldiretti Ettore Prandini, dell’amministratore delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia e del Direttore di Campagna Amica Carmelo Troccoli.

Americani coinvolti a New York

Nel più famoso mercato contadino della Grande Mela, insieme al Consorzio mozzarella di bufala campana Dop e a quello del Grana Padano Dop, gli agricoltori della Coldiretti si sono messi all’opera coinvolgendo le famiglie newyorchesi nella preparazione della pasta fatta in casa e nella conoscenza di alcune delle ricette della tradizione contadina che esaltano i prodotti del vero made in Italy. Una lezione di Dieta Mediterranea con la speciale partecipazione di Mimmo La Vecchia, uno degli storici casari italiani che, per la prima volta, ha portato a New York l’arte della vera mozzarella di bufala, facendo vedere dal vivo le diverse fasi di lavorazione di uno dei prodotti principali del nostro made in Italy promosso dal Consorzio di tutela.

Vendite triplicate

Le vendite di pummarola & co. negli States sono praticamente triplicate, ma anche i formaggi, dal Parmigiano Reggiano dop al Grana Padano dop, sono quasi raddoppiate con +86%, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. E anche il vino è sempre più presente sulle tavole americane con un incremento del 63% in valore. Il prodotto simbolo resta l’olio d’oliva, con gli Stati Uniti che hanno scavalcato la Spagna al secondo posto tra i maggiori consumatori mondiali, con 375mila tonnellate, ed entro il 2030 potrebbero superare addirittura l’Italia.

Coldiretti – Relazioni Esterne

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Crisi dei negozi di Roma, in quattro anni hanno chiuso 4.347 attività

Roma si sta desertificando. Oltre 4.000 negozi in meno negli ultimi

4 anni. Roma est, una delle zone dove si guadagna di meno nella Capitale, è quella più colpita da questo fenomeno. Male anche il centro, dove ha chiuso un’attività su 10. Fanno paura i numeri resi noti dalla Confartigianato di Roma, elaborando dati di Info Camere.

CRITICA LA SITUAZIONE A ROMA EST DOVE HA CHIUSO PIU’ DI UN NEGOZIO SU DIECI

Sono 4.347 le attività che hanno chiuso i battenti da dicembre 2019 a marzo 2024.
In dieci anni hanno chiuso 1.248 bar mentre già a fine 2023 era stato lanciato l’allarme perché non nascono più nuove imprese. Per non parlare, poi dei recenti dai di Unioncamere sull’esplosione della bolla del Superbonus 110%, con 802 aziende nate e cessate in meno di un anno.

Enzo Ferreri