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Economia

Inflazione: “A ottobre +11,8% su base annua, mai così dal 1983”

Inflazione in crescita in Italia. Nel mese di ottobre si stima che

l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività,

al lordo dei tabacchi, registri un aumento del 3,4% su base mensile

e dell’11,8% su base annua (da +8,9% del mese precedente).

Lo afferma l’Istat, aggiungendo che “sono per lo più i beni energetici, sia quelli regolamentati sia quelli non regolamentati, a spiegare

la straordinaria accelerazione dell’inflazione di ottobre 2022.

Anche i prezzi dei beni alimentari continuano ad accelerare”.

NON ACCADEVA DAL 1983

 “Anche i prezzi dei beni alimentari (sia lavorati sia non lavorati) continuano ad accelerare, in un quadro di tensioni inflazionistiche

che attraversano quasi tutti i comparti merceologici (frenano solo i Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona)”, aggiunge.

“È necessario risalire a giugno 1983 (quando registrarono una variazione tendenziale del +13%) per trovare una crescita su

base annua dei prezzi del “carrello della spesa” superiore a quella

di ottobre 2022 e a marzo 1984 (quando fu +11,9%) per una

variazione tendenziale dell’indice generale Nic superiore a +11,8%”, sottolinea Istat. 

I DATI NEL DETTAGLIO

Come detto, la forte accelerazione dell’inflazione su base tendenziale si deve soprattutto ai prezzi dei beni energetici (la cui crescita passa da +44,5% di settembre a +71,1%) sia regolamentati (da +47,7% a +51,6%) sia non regolamentati (da +41,2% a +79,4%), e in misura minore ai prezzi dei Beni alimentari (da +11,4% a +13,1%), sia lavorati (da +11,4% a +13,3%) sia non lavorati (da +11,0% a +12,9%), e degli Altri beni (da +4,0% a +4,6%).

Rallentano invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +5,7% di settembre a +5,2%), spiega l’Istat.

L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +5,0% a +5,3% e quella al netto dei soli beni energetici da +5,5% a +5,9%.

Sempre su base annua, accelerano i prezzi dei beni (da +12,5% a +17,6%), mentre rallentano di poco quelli dei servizi (da +3,9% a +3,8%); si amplia in misura marcata, quindi, il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (da -8,6 di settembre a -13,8 punti percentuali).

Accelerano infine i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +10,9% a +12,6%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +8,4% a +8,9%).

STANGATA PER IMPRESE E FAMIGLIE

L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto invece, spiega l’Istat, prevalentemente ai prezzi dei Beni Energetici non regolamentati (+28,3%), ai Beni energetici regolamentati (+20,0%) e in misura minore a quelli degli Alimentari non lavorati (+2,4%), degli Alimentari lavorati (+1,6%), dei Beni non durevoli (+0,7%) e dei Beni durevoli (+0,6%); in calo invece, a causa per lo più di fattori stagionali, i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,7%) e dei Servizi relativi ai trasporti (-0,8%).

L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +8,0% per l’indice generale e a +3,7% per la componente di fondo, mentre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta del 3,8% su base mensile e del 12,6% su base annua (da +9,4% nel mese precedente);

la stima preliminare era +12,8%. In ultimo, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra un aumento del 3,3% su base mensile e dell’11,5% su base annua.

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Economia

Superbonus da almeno 115 miliardi di euro

Superbonus che ha generato almeno 115 miliardi di euro. Il Censis stima infatti che i 55 miliardi di euro di investimenti certificati dall’Enea per il periodo compreso tra agosto 2020 e ottobre 2022 legati all’utilizzo del Super ecobonus, abbiano attivato un valore della produzione nella filiera delle costruzioni e dei servizi tecnici connessi pari a 79,7 miliardi di euro (effetto diretto), cui si sommano 36 miliardi di euro di produzione attivata in altri settori del sistema economico connesso alle componenti dell’indotto (effetto indiretto), per un totale di almeno 115 miliardi di euro.

Studio sul Superbonus del Censis in collaborazione con Harley&Dikkinson e la Filiera delle Costruzioni

È quanto emerge da uno studio del Censis realizzato in collaborazione con Harley&Dikkinson e la Filiera delle Costruzioni. Si può stimare che una spesa così consistente abbia generato un gettito fiscale altrettanto rilevante. Attivando il Super ecobonus una produzione consistente per via degli effetti moltiplicativi sul sistema economico, il gettito fiscale derivante da tale produzione aggiuntiva si stima possa ripagare circa il 70% della spesa a carico dello Stato per le opere di efficientamento sugli edifici. Ciò significa che 100 euro di spesa per Super ecobonus costerebbero effettivamente allo Stato 30 euro, ridimensionando in questo modo il valore reale del disavanzo generato dall’incentivo.

Incremento del gettito dell’11%

Il Mef ha registrato tra gennaio e settembre 2022 un incremento del gettito dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ed è verosimile pensare che proprio il comparto edile abbia considerevolmente contribuito a questa dinamica espansiva delle entrate tributarie. Nel 2021 il valore aggiunto delle costruzioni è aumentato del 21,3% rispetto all’anno precedente. Nel Mezzogiorno la crescita è stata pari al 25,9% e nel Nord-Ovest al 22,8%. Più contenuta al Centro (16,3%) e nel Nord-Est (18,5%).

L’impatto occupazionale

Si stima che l’impatto occupazionale del Super ecobonus per l’intero periodo agosto 2020-ottobre 2022 sia stato pari a 900.000 unità di lavoro, tra dirette e indirette. Particolarmente rilevante l’impatto del solo periodo compreso tra gennaio e ottobre 2022, in cui si stima che i lavori di efficientamento energetico degli edifici abbiano attivato 411.000 occupati diretti (nel settore edile, dei servizi tecnici e dell’indotto) e altre 225.000 unità indirette.

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Economia

La neve sulle Alpi spinge il turismo in Italia

La neve sulle Alpi spinge il turismo, anche straniero, con gli arrivi dall’estero che sono già aumentati del 71% nell’estate 2022 per un totale di ben 25,3 milioni di viaggiatori che hanno attraversato le frontiere nazionali. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati di Bankitalia nell’estate 2022 (giugno, luglio e agosto) dalla quale si evidenzia un decisa ripresa del turismo, anche se gli arrivi rimangono inferiori del 23% rispetto al 2019, anno prima della pandemia. La presenza della neve sarà un aiuto importante.

Neve buon segnale, dopo ottimi mesi estivi per gli arrivi stranieri

La risalita degli arrivi è confermata dalla spesa che nei tre mesi estivi per gli stranieri è stata addirittura di 16,9 miliardi con un balzo del 39% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e sugli stessi livelli del 2019 prima della pandemia. I vacanzieri dall’estero in Italia sono strategici per l’ospitalità turistica soprattutto nelle mete più gettonate, anche perché i visitatori da questi paesi hanno tradizionalmente una elevata capacità di spesa per alloggio, alimentazione, trasporti, divertimenti e shopping.

Tanti motivi per viaggiare in Italia

In particolare, il consumo di pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche l’acquisto di cibi di strada, souvenir o specialità enogastronomiche è per molti turisti la principale motivazione del viaggio in un Paese come l’Italia che è l’unico al mondo che può contare sui primati nella qualità, nella sostenibilità ambientale e nella sicurezza della propria produzione agroalimentare. Nella scelta delle mete gli stranieri in Italia apprezzano particolarmente le città d’arte, ma anche la campagna dove negli agriturismi arrivano a rappresentare quasi la metà degli ospiti.

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Economia

Carburanti, nuovi ribassi oggi per prezzi diesel e benzina

Nuovo intervento al ribasso sul prezzo diesel.

Oggi è Tamoil a tagliare di due centesimi il prezzo raccomandato

del carburante sulla rete nazionale.

Le medie dei prezzi praticati alla pompa mostrano ritocchi all’ingiù anche sulla benzina, principalmente nella modalità self.

Quanto alle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi,

ieri hanno chiuso stabili sul diesel e in discesa sulla benzina.

PER LA VERDE MEDIA SELF 1,717 EURO/LITRO

Venendo nel dettaglio alla situazione della rete italiana, in base all’elaborazione di Quotidiano Energia dei dati comunicati dai gestori all’Osservaprezzi del Mimit aggiornati alle 8 di ieri 14 novembre,

il prezzo medio nazionale praticato della benzina in modalità self è 1,717 euro/litro (1,721 il valore di ieri), con i diversi marchi compresi tra 1,710 e 1,721 euro/litro (no logo 1,719).

Il prezzo medio praticato del diesel self è 1,852 euro/litro (contro 1,858), con le compagnie tra 1,846 e 1,860 euro/litro (no logo 1,849).

Quanto al servito, per la benzina il prezzo medio praticato

è 1,866 euro/litro (1,867 il valore precedente) con gli impianti

colorati che praticano prezzi tra 1,804 e 1,924 euro/litro (no logo 1,775). La media del diesel servito va a 1,997 euro/litro (contro 2,000 di ieri), con i punti vendita delle compagnie che praticano prezzi medi compresi tra 1,935 e 2,051 euro/litro (no logo 1,903).

I prezzi praticati del Gpl si posizionano tra 0,774 a 0,790 euro/litro

(no logo 0,763). Infine, il prezzo medio del metano auto si colloca tra 2,077 e 2,397 (no logo 2,100).

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Economia

Regione Lazio: riapre il bando piccolo credito per micro, piccole e medio imprese

“Riapre lo sportello per il Fondo Rotativo per il Piccolo Credito

per Micro, Piccole e Medie imprese con 2,2 milioni di euro di disponibilità”.

L’annuncio è del vicepresidente della Regione Lazio, Daniele Leodori, che aggiunge:

“La Regione Lazio in questi anni non ha mai fatto mancare

il proprio supporto a queste attività economiche e il bando

rappresenta un aiuto ulteriore che offriamo a che ha necessità di avere immediata liquidità da investire”.

OLTRE 2,2 MILIONI DI DISPONIBILITA’

“Il Fondo Rotativo per il Piccolo Credito è uno strumento concreto capace di dare ossigeno alle aziende e ai liberi professionisti provati prima dalla crisi pandemica, ora dalla crisi energetica e sociale.

Nel corso degli anni abbiamo erogato 91 milioni di euro per 2721 finanziamenti agevolati e solo nel 2022 abbiamo impegnato più di 14 Mln di euro.

Oggi mettiamo a disposizione altri 2,2 Mln di euro semplificando le procedure d’istruttoria e di erogazione minimizzando costi e tempi”

ha spiegato l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Università, Ricerca, Startup e Innovazione, Paolo Orneli.

PREVISTO UN FINANZIAMENTO A TASSO ZERO PER LA DURATA DI 60 MESI

Come per i precedenti avvisi, è previsto un finanziamento

a tasso zero da 10.000 a 50.000 euro per la durata massima di 60 mesi che potrà coprire fino al 100% dell’investimento con un preammortamento massimo di 12 mesi in caso di finanziamenti di durata pari o superiore a 24 mesi.

Gli interventi ammissibili possono riguardare investimenti in

attivi materiali e immateriali, spese per consulenze, finalità di

copertura capitale circolante, nonché progetti rivolti alla copertura

di altre esigenze finanziarie finalizzate al rafforzamento delle attività generali dell’impresa e per la realizzazione di nuovi progetti. 

COME FARE PER PRESENTARE DOMANDA

Possono presentare domanda di agevolazione Micro, Piccole e Medie Imprese, Consorzi e Reti di Imprese e liberi professionisti costituiti

da almeno 36 mesi che abbiano o intendano stabilire entro la data di erogazione del finanziamento, il luogo di esercizio dell’attività nel Lazio.

Le domande devono essere presentate esclusivamente online tramite il portale www.farelazio.it alla pagina “Fondo Rotativo per il Piccolo Credito” a partire dal 18 novembre 2022.

 

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Economia

Tre italiani su quattro all’estero incontrano un piatto Made in Italy taroccato

Tre italiani su quattro (73%) in viaggio all’estero per lavoro o in vacanza si imbattono almeno una volta in un piatto o una specialità Made in Italy taroccata. Come l’abitudine belga di usare la panna al posto del pecorino nella carbonara, quella tedesca di impiegare l’olio di semi nella cotoletta alla milanese, quella olandese di non usare il mascarpone nel tiramisù, fino agli inglesi che sono pazzi per gli spaghetti alla bolognese, in realtà del tutto sconosciuti nella città emiliana.

Risultato del sondaggio Coldiretti

È quanto afferma la Coldiretti sulla base dei risultati di un sondaggio condotto sul sito www.coldiretti.it in occasione dell’avvio della Settimana della cucina italiana nel mondo, che si celebra quest’anno fino al 20 novembre, dedicata al tema “Convivialità, sostenibilità e innovazione: gli ingredienti della cucina italiana per la salute delle persone e la tutela del Pianeta”. Una iniziativa utile per valorizzare l’identità dell’agroalimentare nazionale e fare finalmente chiarezza sulle troppe mistificazioni che all’estero tolgono spazio di mercato ai prodotti originali.

Piatti italiani che spopolano all’estero

È significativo e preoccupante il fatto che uno dei piatti “italiani” più diffuso siano gli spaghetti alla bolognese che spopolano in Inghilterra, ma che non esistono nella tradizione nazionale se non nei menù acchiappaturisti. Una variante molto diffusa spacciata come tricolore è anche la ‘Pasta with Meatballs’, pasta con le polpette che nessun italiano servirebbe a tavola. Tra le specialità più “tradite” ci sono anche la pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e con il formaggio comune che sostituisce l’immancabile parmigiano reggiano e il pecorino romano. Nella ricetta tradizionale della costoletta alla milanese invece non possono mancare oltre alla costola di vitello battuta, il pane grattugiato grosso, le uova, il burro, meglio se chiarificato, e il sale.

Ricetta non sempre rispettata

Una ricetta che purtroppo non sempre è rispettata e all’estero non è certo difficile trovare la costoletta alla milanese realizzata con carne di pollo o di maiale o fritta nell’olio di semi. Praticamente ovunque è poi diffusa la tipica caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte. La carbonara è stata addirittura oggetto di uno scandalo in Francia dove è stata diffusa una video-ricetta delle farfalle alla carbonara con panna, uovo crudo, pancetta e pasta stracotta per quindici minuti che ha suscitato indignazione e pubbliche scuse.

Pasta alla norma taroccata

Ma non si tratta purtroppo di un caso isolato. La tipica ricetta della pasta alla Norma è infatti spesso taroccata dalla sostituzione della immancabile ricotta salata con semplice formaggio grattugiato mentre il Tiramisù che è forse il più conosciuto tra i dolci italiani all’estero viene spesso tradito nelle sue componenti caratteristiche, savoiardi, mascarpone e marsala.

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Economia

Pensioni, maxi aumento per tutti dal 1º gennaio 2023

Sale l’assegno, maxi-rivalutazione delle pensioni in arrivo tra qualche settimana. L’aumento è di proporzioni semplicemente impensabili fino all’anno scorso. È tutto ufficiale, nero su bianco.

C’è stato nei giorni scorsi il via libera del ministero dell’Economia al decreto che dispone, a partire dal 1° gennaio 2023, un adeguamento all’inflazione del +7,3% per le pensioni.

Un aumento record, se paragonato a quelli che ci sono stati negli ultimi decenni. Aumento che costerà una valanga di soldi pubblici. 

L’ASSEGNO SARA’ PER TUTTI PIU’ PESANTE

 L’assegno sarà per tutti più pesante, ma con proporzioni diverse.

Nel corso dell’audizione alla Camera sulla nota di aggiornamento

al Def, il ministro Giorgetti ha voluto “dare un’idea degli oneri che complessivamente gravano sulla spesa per le pensioni, per effetto del meccanismo di indicizzazione all’inflazione”.

L’incremento è di 5,4 miliardi per il 2022, cui segue un rialzo di 21,3 miliardi nel 2023, 18,5 miliardi nel 2024 e 7,4 miliardi nel 2025. Ognuno di questi aumentiu, ha sottolineato l’esponente del Carroccio,

“è a carattere continuativo, ovvero si trascina negli anni successivi, perciò se si considera il periodo 2022-2025 la spesa per pensioni assorbirà risorse per oltre 50 miliardi”.

LA RIVALUTAZIONE DELLE PENSIONI DI BEN IL 7,3% NEL 2023 E’ PER TUTTI

La rivalutazione di ben il 7,3% delle pensioni per il 2023 è per tutti,

ma in misura diversa a secondo dell’ammontare dell’assegno pensionistico di ciascuno.

I trattamenti saranno adeguati all’inflazione seguendo lo schema in vigore: al 100% per gli assegni fino 4 volte il minimo (523 euro mensili), al 90% per quelli tra 4 e 5 volte il minimo e al 75% per le pensioni oltre quest’ultima soglia.

L’aumento per il 2023 è stato calcolato sulla base della variazione percentuale che si è verificata negli indici dei prezzi al consumo

forniti dall’Istat il 3 novembre.

L’ADEGUAMENTO E’ DI PROPORZIONI IMPENSABILI FINO ALL’ANNO SCORSO

Numeri alla mano, il trattamento minimo balza di quasi 500 euro in un anno:  

si passa infatti da 525,38 a 563,73 euro al mese, 38 euro in più al mese, quasi 500 euro all’anno considerando che le mensilità sono tredici e non dodici.

Per come funziona il meccanismo della perequazione, e per il fatto che non c’è in questa fascia alcune tassazione Irpef, è poco meno di una mensilità in più all’anno.

La percentuale non è però del 7,3% per assegni pensionistici più alti. Per pensioni da 2.102 a 2.627 euro (tra quattro e cinque volte il minimo) la rivalutazione è del 6,57%(il 90% del 7,3%) e poi al crescere dell’assegno, cala al 5,475% (il 75% del 7,3%).

In queste fasce di reddito c’è anche il prelievo marginale dell’Irpef.

L’adeguamento calcolato nel modo suddetto è solo parziale e ci sarà l’anno prossimo un aggiornamento (con relativo conguaglio),

quando i dati sull’inflazione nel 2022 saranno definitivi.

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Economia

Pnrr: al Lazio destinati 4,7 mld, spinta a investimenti

Una forte spinta agli investimenti, alla rigenerazione urbana

e la digitalizzazione.

Il Pnrr rappresenta per il Lazio una sfida e opportunità

nei prossimi anni.

Secondo il rapporto sull’economia regionale della Banca d’Italia

sui 56 miliardi di risorse assegnate agli enti territoriali

al 17 ottobre, “agli enti del Lazio sono stati destinati finora

4,7 miliardi (826 euro pro capite), per interventi associati

alla missione dedicata alla rivoluzione verde e transizione ecologica,

a quella relativa all’inclusione e alla missione dedicata alla salute.

FRA PIANI NUOVI BUS ECOLOGICI, RIQUALIFICAZIONE URBANA E DIGITALE

Tra i progetti destinatari di maggiori assegnazioni, l’istituto centrale segnala, l’acquisto da parte dei Comuni di autobus elettrici o a idrogeno, la rigenerazione urbana, i piani urbani integrati e la riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica, che rappresentano complessivamente poco più di un quarto delle risorse assegnate.

Rilevante anche il progetto Caput Mundi – Next Generation EU

per grandi eventi turistici, per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di Roma (circa 240 milioni di euro).

Le risorse stanziate, notano gli analisti della banca, “attiveranno

nei prossimi anni un significativo aumento degli investimenti

da parte degli enti territoriali:

se tali fondi venissero pienamente utilizzati nei tempi previsti

la spesa crescerebbe di quasi il 94 per cento rispetto alla media

del periodo 2014-2019″. (ANSA).

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Economia

I cambiamenti climatici mettono a rischio la dieta mediterranea

I cambiamenti climatici denunciati al vertice Cop27 tagliano anche i raccolti nazionali e mettono a rischio gli alimenti base della dieta mediterranea con riduzioni che vanno dal 30% per l’extravergine di oliva all’10% per passate, polpe e salse di pomodoro fino al 5% per il grano duro destinato alla produzione di pasta tricolore. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti nel giorno di San Martino, l’11 novembre, che chiude tradizionalmente il bilancio di un anno di lavoro nelle campagne con la Giornata del Ringraziamento, tradizionale ricorrenza che dal 1951 è promossa dalla Coldiretti in tutta Italia in questo periodo.

Cambiamenti climatici hanno segnato 2022 nei primi dieci mesi

Il 2022 è stato segnato da una devastante siccità. I primi dieci mesi hanno fatto registrare una temperatura addirittura superiore di +1,07 gradi rispetto alla media storica, ma si registrano anche precipitazioni ridotte di oltre 1/3 secondo Isac Cnr. Il clima pazzo, con il moltiplicarsi degli eventi estremi, ha provocato danni in agricoltura che nel 2022 superano già i 6 miliardi di euro dall’inizio dell’anno, pari al 10% della produzione nazionale. Sul fronte dei raccolti la Coldiretti stima, infatti per quest’anno una produzione di pomodoro da industria per pelati, passate, polpe e concentrato di 5,5 milioni di tonnellate a livello nazionale, in calo dell’11% rispetto al 2021 con l’Italia che si classifica così al terzo produttore mondiale del 2022, dopo gli USA leader mondiali e la Cina.

Importati 120 milioni di Kg di derivati del pomodoro secondo Coldiretti

Nei primi 7 mesi del 2022, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat, l’Italia ha importato 120 milioni di chilogrammi di derivati del pomodoro, 47 dalla Cina, 30 dalla Spagna, 14 dalla Turchia e 13 milioni di chili dagli Usa. Ma è autunno nero anche per l’olio d’oliva con un crollo della produzione nazionale di olive per l’olio scesa a 230 milioni di chili con un calo del 30%, a causa di una siccità devastante mai vista negli ultimi 70 anni che ha messo in stress idrico gli uliveti danneggiando prima la fioritura e poi le gemme, soprattutto in quelle zone dove non si è potuto intervenire con le irrigazioni di soccorso per dissetare e rinfrescare le piante.

Diminuisce l’olio Made in Italy

Ma per gli elevati costi di carburante, elettricità, service e prodotti di supporto alla nutrizione dei terreni, diverse aziende hanno deciso di non intervenire tanto che le tavole del Belpaese devono dire addio a quasi 1 bottiglia su 3 di olio extravergine Made in Italy. In questo scenario pesante si inserisce la produzione di grano duro in Italia stimata in 3,8 milioni di tonnellate in calo del 5% nonostante l’aumento delle superfici coltivate che sono passate a 1,24 milioni di ettari nel 2022 contro 1,23 milioni del 2021 per una strategica filiera nazionale della pasta che coinvolge 200mila aziende agricole italiane.

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Economia

La Cgil lancia l’allarme povertà: “A Roma e provincia boom di famiglie a reddito zero”

Le dichiarazioni Isee di Roma e provincia fanno tremare i polsi:

dal 2016 al 2021 c’è stato un aumento vertiginoso di famiglie

che hanno dichiarato zero, ovvero da 41.000 a 81.000.

L’analisi è stata resa pubblica dalla Cgil di Roma e del Lazio, elaborando i dati dell’osservatorio Inps sulle richieste di Osee

nei cinque anni precedenti. 

La crescita è stata quantificata nel 58%, un “boom” come lo ha

definito all’agenzia Dire il segretario locale del sindacato confederale Natale Di Cola:

“Un dato preoccupante – commenta – perché questa crescita di attestazioni Isee è il sintomo sia di un peggioramento complessivo

delle condizioni economiche delle famiglie, sia dell’emersione della condizione stessa dei nuclei, legata all’introduzione di misure di sostegno al reddito”. 

640.000 FAMIGLIE HANNO CHIESTO IL BONUS BOLLETTE

In base all’analisi delle famiglie che hanno usufruito nel 2021 dei vantaggi offeti dal governo come lo conto in bolletta,

sono stati 641.517 i nuclei che hanno presentato l’attestazione per il bonus. In sostanza “un campione di quasi 2 milioni di persone”, calcola Di Cola. 

2 MILIONI DI PERSONE VIVONO CON REDDITO INFERIORE AI 12.000 EURO

Quindi quasi 2 milioni di persone che vivono con un reddito inferiore

ai 12.000 euro, il limite massimo per accedere alla misura statale. 

“Nel 2021 i nuclei familiari di Roma e Provincia beneficiari dello sconto in bolletta e con Isee di 12mila euro – continua il segretario – sono cresciuti del 76,5% rispetto al 2016: da 222.000 a più di 392.000. Inoltre, negli ultimi 5 anni, sono pressoché raddoppiati (+94%, da 41mila a 81mila) i nuclei con Isee pari a 0, e quindi beneficiari di qualunque sostegno.

E’ diminuita la fascia Isee più alta, mentre sono aumentati i nuclei nelle fasce 12.000-25.000 mila euro e 0-12mila euro, rispettivamente del 34%  e del 76%”.

Da questi numeri si evince un quadro sociale preoccupante per Roma e la sua provincia: 

 “Le persone si stanno impoverendo – osserva Di Cola – e questa emersione è avvenuta attraverso misure di sostegno attuate sia dal governo centrale sia da quelli regionali o locali.

E andrebbero potenziate, perché ci sono 136.000 famiglie (300.000 persone circa) con un Isee di 25.000 euro, una fascia che fa essere troppo ricchi per avere i bonus ma troppo poveri per fronteggiare inflazione e caro-bollette. “Queste persone rischiano l’indigenza”.