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Nuovo blitz degli attivisti per l’ambiente: vernice sui muri del Mite

Prima il mail bombing, poi un blitz lunedì mattina, che non hanno sortito gli effetti sperati. Oggi stesso copione.

Ancora una protesta non violenta degli attivisti per l’ambiente di Exctintion Rebellion che hanno fatto irruzione al ministero della transizione ecologica.

Al centro delle loro richieste un incontro con il ministro Roberto Cingolani. Undici gli aderenti alla campagna “Ultima generazione” che si sono presentati davanti l’ingresso del dicastero di via Cristoforo Colombo, con quattro di loro che dopo essere riusciti ad entrare nel Mise hanno imbrattato alcune pareti lanciandoci contro della vernice rossa.

Bloccati dagli agenti del commissariato Colombo e dagli investigatori della digos la loro posizione è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.

A spiegare le ragioni del secondo blitz in due giorni al dicastero della Garbatella gli stessi attivisti di Exctintion Rebellion, che chiedevano un incontro pubblico con il ministro. “Al categorico rifiuto da parte dello staff del ministro – scrivono in una nota stampa gli attivisti per l’ambiente – hanno pensato di rivolgersi ad un uditorio più conscio della gravità dell’emergenza climatica ed ecologica, ovvero i muri, su  cui hanno lasciato il segno del loro dissenso. La polizia è intervenuta tempestivamente chiamata da due carabinieri che già erano all’interno del ministero e portando via 10 persone in questura. 3 macchine della polizia, un camioncino antisommossa, più 3 carabinieri e altre forze dell’ordine, una ventina circa, per portare via persone nonviolente che hanno messo il proprio corpo e la loro sicurezza al servizio dei cittadini per chiedere un semplice incontro pubblico con Cingolani”.

Ma cosa chiedono gli attivisti? “Ultima Generazione ha già da tempo chiesto un incontro pubblico non solo con Cingolani, ma anche con Draghi, Patuanelli, Giorgetti, Orlando e Carfagna; oltre 26.000 e-mail sono state inviate dalle persone che sostengono la campagna a queste 5 figure del governo, alle quali non è giunta alcuna risposta.

Perciò le persone attive in Ultima Generazione sono tornate ad alzare il tiro della loro contestazione, e continueranno finché il governo non concederà un incontro pubblico dove discutere in merito alla necessità di agire radicalmente per contrastare la crisi ecologica e climatica, e usare nuovi strumenti partecipativi come le assemblee di cittadine/i”.

A spiegare cosa li spinge alle azioni non violente ancora gli attivisti di Ultima generazione: “Alcune delle persone coinvolte nell’azione di oggi, anche ieri hanno spruzzato di vernice le facciate del ministero, e hanno ormai violato per l’undicesima volta il foglio di via da Roma che avevano ricevuto dopo i blocchi stradali di dicembre; per l’azione di ieri sono state fermate dalla polizia ricevendo ancora fogli di via e numerose sanzioni: pur rischiando condanne severe, non sono disposte ad arrendersi.

Tra loro, Simone, 19 anni, ha dichiarato: “Sono qui a fare queste azioni oltraggiose perché ho tanti progetti per il futuro, ma non credo di poterli realizzare senza agire concretamente per proteggere la nostra esistenza. Desidero che il ministro della transizione ecologica ci riceva, e che ammetta la necessità di approcciare la transizione con uno strumento partecipativo come le assemblee di cittadine/i.

Al Mite invece hanno accentrato il potere di scegliere e approvare i progetti del Pnrr nelle mani di una sola persona, che non è stata eletta: è prevedibile che produrrà decisioni calate dall’alto che andranno incontro all’opposizione delle comunità. Sono preoccupato per gli sconvolgimenti sociali che ci saranno e a cui siamo già di fronte, e per la reazione della gente che temo diventerà più violenta”. 

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E’ Morta Monica Vitti

Monica Vitti è morta. La bionda e talentuosa interprete, uno dei volti simbolo del grande cinema italiano che ha fatto impazzire Michelangelo Antonioni diventandone musa e compagna per lungo tempo si è spenta a 90 anni il 2 febbraio 2022.

La notizia della morte è stata data dal marito Roberto Russo attraverso Walter Veltroni che ha pubblicato un breve e doloroso messaggio su Twitter scrivendo: “Roberto Russo, il suo compagno di tutti questi anni, mi chiede di comunicare che Monica Vitti non c’è più. Lo faccio con dolore, affetto, rimpianto”.

Malata da tempo, Monica Vitti si era ritirata a vita privata da molti anni. Considerata una delle attrici più versatili del nostro cinema, l’attrice ha offerto interpretazioni memorabili sia in grandi drammi d’autore, che nelle commedie all’italiana, trasformandosi di volta in volta in una donna distaccata, misteriosa e seducente, una bionda dall’aria sfuggente, o una romana verace dalla personalità tratteggiata con vitalità ed entusiasmo, ma senza nessuna ombra di volgarità.

Nata nel 1931, Maria Luisa Ceciarelli – questo il vero nome dell’attrice – ha esordito a soli quattordici anni, a teatro, interpretando una donna matura che perde il figlio in guerra, ma è soltanto dopo aver intrapreso una breve ma solida formazione artistica all’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico che inizia a muovere seriamente i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo.

Dopo aver preso parte ad alcune pellicole comiche in ruoli secondari, la Vitti viene notata da Michelangelo Antonioni che la sceglie per il ruolo della protagonista della sua “quadrilogia dell’incomunicabilità”, che comprende quattro capolavori del nostro cinema come L’avventura, la notte, l’eclisse e Deserto rosso.

Dopo il lungo legame artistico e sentimentale con Antonioni (al quale faranno seguito altre due importanti relazioni, quella con il direttore della fotografia Carlo Di Palma e il regista Roberto Russo) la Vitti viene “riscoperta” letteralmente da Monicelli, che le affida il ruolo di Assunta, la giovane siciliana protagonista de La ragazza con la pistola, che dopo essere stata sedotta da Carlo Giuffrè, è determinata a farlo fuori per salvare l’onore, e non esita a recarsi in Inghilterra per risolvere la questione.

A questo ruolo brillante, ne seguirono altri e per Monica si trattò di una vera e propria rivelazione artistica, considerato che in seguito affermò che scoprire di far ridere il pubblico, per lei era stato come “scoprire di essere la figlia del Re”.

Negli anni ’70, oltre alle numerose commedie all’italiana – tra cui si ricordano Dramma della gelosia, Tutti i particolari in cronaca, Polvere di Stelle diretto da Alberto Sordi (suo partner ideale davanti alla macchina da presa), Amori miei, l’anatra all’arancia, accanto a Tognazzi – la Vitti girò anche alcune pellicole d’autore come il fantasma della liberta’ di Buñuel e La pacifista.

Negli anni ’80 tornò a collaborare con Antonioni per Il mistero di Oberwald, e fu interprete di Flirt, il debutto alla regia di Roberto Russo che le valse il premio come miglior attrice al Festival di Berlino. Nello stesso periodo, firmò anche alcune pellicole da sceneggiatrice, lo stesso Flirt, ad esempio, ma anche il successivo Francesca è mia.

Esperienze che la portano a dirigere il suo primo film, Scandalo segreto, nel 1990, che di fatto segna anche la sua ultima apparizione sul grande schermo ed è seguito dalla sua ultima prova attoriale, l’anno seguente, nella fiction Ma tu mi vuoi bene?.

Negli anni ’90 l’attrice dà alle stampe due volumi autobiografici, Sette Sottane e il successivo Il letto è una rosa, partecipa come ospite fisso a due stagioni di Domenica In e riceve il Leone d’Oro alla Carriera in occasione della Mostra del Cinema di Venezia, nel ’95.

Nel 2000, dopo aver sposato Roberto Russo, l’attrice si è ritirata definitivamente dalla vita pubblica, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

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Cronaca

Maxisequestro da 680 kg di cocaina

Un maxi blitz che ha permesso di recuperare 680 chilogrammi di cocaina di ottima qualità, sventando così affari milionari al narcotraffico di Roma.

La droga avrebbe invaso la piazze di spaccio della zona est della capitale, in un flusso di droga che avrebbe poi interessato le altre zone della città, ma anche delle altre province del Lazio. 

A sventare la nuova invasione di ‘coca’, sono state le indagini della guardia di finanza di Roma, coordinate dalla procura di Tivoli.

Il blitz, è andato in scena una settimana fa.

Gli investigatori avevano messo nel mirino un furgone sospetto che si stava muovendo dalla Slovenia.

Il tutto nonostante chi fosse a bordo, avesse scelto di muoversi nel fine settimana, per mischiarsi meglio nel traffico del week end e, come base, un deposito alle porte di Roma, quello di Monterotondo scalo, nota zona industriale. 

Insomma, vedere un furgone muoversi in quell’area non sarebbe stato sospetto.

I finanzieri, però, hanno monitorato il tragitto di quel mezzo con targa slovena, per poi fermarlo e ispezionarlo.

Nascosti tra pezzi di ricambio per automobili, cocaina purissima suddivisa in 600 panetti, presumibilmente destinata alle piazze di spaccio capitoline, che avrebbe fruttato profitti milionari.

L’autista di nazionalità bulgara e un cittadino italiano sono stati arrestati per l’ipotesi di reato di traffico di stupefacenti e associati alla casa circondariale di Rebibbia.

Il primo, ha raccontato agli inquirenti che fosse ignaro di ciò che trasportava.

La sua posizione resta al vaglio, ma – in questa prima fase – appare credibile. Lui, potrebbe essere stato usato come pedina. Come un “manovale” che non avrebbe fatto troppe domande. 

Sul secondo, invece, le indagini potrebbe essere più serrate.

L’uomo, romano, potrebbe aver avuto il ruolo di verificatore dell’affare. Lui, stando ai primi riscontri investigativi, avrebbe viaggiato con l’autista bulgaro per assicurarsi che quel maxi carico fosse portato nel posto giusto.

Anche la sua posizione è al vaglio, ma chi indaga esaminerà a fondo il suo passato e il suo cellulare, alla ricerca di ricostruire al meglio la filiera della droga. 

Nel frattempo, il gip del tribunale di Tivoli ha convalidato l’arresto in flagranza dei due, disponendo l’applicazione della custodia in carcere per entrambi gli indagati.

Ora si lavorerà per capire a chi fossero indirizzati quei 680 chili di cocaina. Anche perché il quantitativo e la portata dell’affare, è maxi. 

Al narcotraffico acquistare cocaina costa tra i 35.100 e i 41.800 euro al chilo.

I prezzo dell’oro al chilo, per fare un raffronto, non è molto più alto, visto che si aggira sui 50.000 euro. 

Per il prezzo della cocaina al grammo, quindi del prezzo della cocaina pura all’80% e pronta per lo spaccio, si parla invece di un costo che oscilla tra i 70 e i 90 euro al grammo.

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Inflazione al 4,8 a gennaio, al top da 26 anni

Con gli effetti della pandemia cambia anche il paniere Istat utilizzato per il calcolo dell’inflazione: tra i prodotti rappresentativi dell’evoluzione nelle abitudini di spesa delle famiglie, nel paniere 2022 si registrano nuovi ingressi.

Oltre alla sedia da PC, alla friggitrice ad aria e alla psicoterapia individuale, arrivano il test sierologico, quello molecolare e quello rapido per il Covid-19, il saturimetro, la poke take away e lo streaming di musica.

Tra i prodotti che rappresentano consumi consolidati entrano nel paniere anche, tra gli altri, pane di altre farine, gas di città e gas naturale sul mercato libero, e gli occhiali da lettura senza prescrizione. 

Contemporaneamente escono dal paniere di quest’anno i compact disk e gli hoverboard.

Le novità del 2022, con riferimento sia ai pesi sia al paniere, spiega l’Istat, “riflettono la costante evoluzione dei comportamenti di spesa delle famiglie ma anche l’impatto di eventi, come la pandemia tuttora in corso, che condizionano le scelte d’acquisto e la struttura della spesa per consumi”.

Tra i prodotti entrati per migliorare la rappresentatività del paniere sono da segnalare anche le mazzancolle, i sostituti artificiali dello zucchero, i jeans da donna, i pantaloni corti da bambino e il trasportino per animali.

Nel paniere per il calcolo degli indici NIC (per l’intera collettività nazionale) e FOI (per le famiglie di operai e impiegati) figurano ora 1.772 prodotti elementari (erano 1.731 nel 2021), raggruppati in 1.031 prodotti, a loro volta raccolti in 422 aggregati.

Per il calcolo dell’indice IPCA (armonizzato a livello europeo) il paniere comprende 1.792 prodotti elementari (1.751 nel 2021), raggruppati in 1.050 prodotti e 426 aggregati.

Sono circa 30 milioni le quotazioni di prezzo (scanner data) provenienti ogni mese dalla Grande Distribuzione Organizzata utilizzate nel 2022 per stimare l’inflazione; 392mila sono raccolte sul territorio dagli Uffici comunali di statistica, oltre 100mila dall’Istat direttamente o tramite fornitori di dati; più di 68mila le quotazioni provenienti dalla base dati dei prezzi dei carburanti del ministero dello Sviluppo economico.

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Cronaca

Scivola in un dirupo e muore: era andato a cercare il suo cane

Lo hanno trovato privo di vita in un dirupo dove era caduto poco prima forse a causa della brina. Per l’anziano non c’è stato nulla da fare.

La tragedia si è consumata martedì pomeriggio in un’area di campagna di Santa Marinella, in provincia di Roma.

A perdere la vita Claudio Fiorucci, uscito poco prima dalla sua abitazione per andare a cercare il cane che aveva smarrito.

Diverse le chiamate arrivate al 112 intorno alle 17:00 del 1 febbraio che indicavano la presenza di un uomo immobile in un terreno pendente in località Rimessa della Guardiola.

Sul posto è quindi intervenuto il personale del 118 che ha accertato il decesso dell’82enne.

Residente poco distante dal luogo in cui ha perso la vita sono poi stati i carabinieri della stazione di Santa Marinella a ricostruire l’accaduto.

Ascoltati i familiari dell’uomo questi hanno riferito di averlo visto uscire intorno alle 16:00 per andare a cercare il cane che si era allontanato. Una ricerca finita in tragedia con Claudio Fiorucci che sarebbe scivolato in un dirupo dove si era già formata della brina.

Una caduta fatale per l’anziano, morto praticamente sul colpo. 

Sul posto il medico legale che non ha trovato segni di violenza sul corpo dell’anziano.

Accertato il decesso dell’82enne la salma di Claudio Fiorucci è stata restituita ai familiari. 

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Spettacolo

Sanremo 2022, gli ascolti: 10,9 milioni e 54,7% share.

Una partenza con il botto per Sanremo 2022 ancora con Amadeus: la prima serata sfiora gli 11 milioni, con il 54,7% di share, e straccia l’esordio di un anno fa.

Sono stati 10 milioni 911 mila, pari al 54.7% di share, i telespettatori che hanno seguito in media ieri su Rai1 la prima serata del festival di Sanremo 2022, condotto da Amadeus insieme ad Ornella Muti e Fiorello, con la partecipazione dei Maneskin come superospiti.

Un risultato che batte nettamente la prima serata dell’edizione 2021. L’anno scorso l’ascolto medio della prima parte era stato infatti di 8 milioni 363 mila spettatori, pari ad uno share del 46.6%. 

La prima parte della serata del Festival ha avuto il 54.5% con 13 milioni 805 mila spettatori, la seconda il 55,4%con 6 milioni 412 mila.

Nel 2021 la prima parte della prima serata del festival aveva fatto segnare 11 milioni 176 mila spettatori con il 46.4%, la seconda 4 milioni 212 mila con il 47.8%.

Amadeus batte se stesso.

La media di 10 milioni 911 mila spettatori, pari al 54.7% di share, raccolta dalla prima serata del festival 2022 migliora anche la performance del 2020, quando il debutto del primo festival targato Amadeus aveva fatto segnare 10 milioni 58 mila spettatori spettatori pari al 52.2%% di share.

La prima parte della prima serata del festival di due anni fa aveva avuto 12 milioni 480 mila spettatori con il 51.2% di share, la seconda 5 milioni 697 mila con il 56.2%.

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Cultura

Almanacco:2 Febbraio 1956: nevica a Roma

Tutti, almeno una volta nella vita, hanno sentito parlare della nevicata del 2 febbraio 1956 descritto spesso, da allora, come il mese piu’ freddo della storia… un mese eccezionale sotto tanti punti di vista: per quantità, persistenza e vastità della diffusione del gelo.

Su un’Italia ancora alle prese con le ferite della guerra, una ricostruzione industriale in corso e alla vigilia del grande boom economico degli anni 60’, una tempesta di neve e gelo si abbatté sul Paese, mettendolo in serie difficoltà.

Niente computer, tv per pochi… solo quotidiani, sui quali, a fine gennaio, si leggeva “pochi inverni come questo hanno avuto un decorso tanto tranquillo”.

Ma da lì a poco… la situazione precipitò, tanto che il febbraio 1956 viene descritto, tutt’oggi, da chi lo ha vissuto,  come il più freddo della storia, oltre che eccezionale per quantità, persistenza e vastità della diffusione del gelo.

La fase critica in Italia iniziò il 1º febbraio 1956 ed il 2 febbraio la Pianura padana fu sotto l’isoterma -15° C a 850 hPa, mentre la -20° C abbracciò interamente le Alpi e bufere di neve interessarono tutto il nord, con particolare violenza in Toscana ed in Emilia Romagna.

Il freddo fu intenso non solo al suolo ma anche in quota, con l’isoterma di -35° C a 500 hPa che raggiunse Roma, responsabile di una nevicata divenuta storica.

Già il 4 febbraio tutte le precipitazioni, in atto su buona parte dell’Italia, erano oramai nevose, e nuovi impulsi gelidi sulle regioni adriatiche (-40° C a 500 hPa) raggiunsero il loro massimo il 7 febbraio, quando un potente nucleo gelido in quota colpì le regioni meridionali.

Bufere e temperature gelide flagellarono queste regioni anche il giorno successivo, quando un nuovo minimo depressionario fra la Corsica e la Toscana provocò ancora intense nevicate a Roma e su tutto il centrosud. In quei giorni diverse nevicate con accumuli si spingono fin sulle coste siciliane. A Palermo le temperature minime scesero fino a 0 °C e la città venne imbiancata diverse volte da alcuni cm di neve.

Nevicate interessarono anche le coste meridionali della Sicilia e la stessa isola di Lampedusa.

Il 13 febbraio giunsero nuove correnti gelide dalla valle del Rodano determinando temperature rigidissime in quota che avvolsero tutto il nord e determinarono intense nevicate che colpirono particolarmente le Marche, l’Umbria e la Toscana, spostandosi il giorno successivo verso il sud, mentre il gelo dominava le regioni centro-settentrionali.

Gelo e precipitazioni insistettero ancora nei giorni successivi e nuove nevicate si ripeterono in particolare il 18 febbraio su tutto il centro-nord.

A Roma si verificarono delle nevicate che, per intensità e durata, rimasero storiche: nevicò il 2, il 9, il 18 e il 19 febbraio; per quattro giorni consecutivi le temperature rimasero sotto lo zero; il 12 febbraio si registrò una nevicata di ben 12 cm.

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Cultura

‘L’ultima cena’ dei Biangardi a Roma

Dopo l’Expo di Milano del 2015, la vara pasquale “L’ultima cena”, la storica scultura in legno e cartapesta opera degli scultori napoletani Vincenzo e Francesco Biangardi, è pronta a partire alla volta di Roma: l’opera d’arte, tra le più note della Settimana Santa di Caltanissetta, dal 4 febbraio (inaugurazione alle ore 11) al 21 marzo sarà in esposizione al Molo E, area imbarchi internazionali (in corrispondenza dello spazio tra le uscite E13-E15 a sinistra ed E14-E16 a destra) dell’Aeroporto “Leonardo da Vinci” di Roma Fiumicino.

Il progetto espositivo denominato “La Passione nel cuore della Sicilia” è un’iniziativa del Comune di Caltanissetta – con in prima linea il sindaco Roberto Gambino e l’assessore alla Cultura Marcella Natale – in collaborazione con l’Associazione Unione panificatori nisseni, proprietaria della storica Vara, e gode del Patrocinio gratuito del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, ed è stata resa possibile grazie al contributo della Empedocle 2, società di costruzioni di Ravenna.

Coordinato da Michele Spena, il progetto espositivo rientra nelle attività di promozione del patrimonio storico e culturale della città. E la Settima Santa è centrale, da sempre, di questo patrimonio. Grazie all’impegno delle numerose associazioni cittadine che coordinano i riti e i gruppi sacri che arricchiscono l’intera settimana pasquale, la Settimana Santa di Caltanissetta ha conservato particolari sfumature che la rendono di rilevante valore, sia antropologico che sociale, sia culturale che prettamente religioso. Non a caso la Città di Caltanissetta fa parte di Recessap, la Rete europea delle celebrazioni della Settimana Santa e della Pasqua, che ha chiesto al Consiglio d’Europa, organizzazione internazionale che promuove tra l’altro la valorizzazione dell’identità culturale europea, l’istituzione di un itinerario continentale dei riti della Settimana Santa.

Il Comune nisseno aderisce anche all’Associazione nazionale delle “Città del Ss. Crocifisso” ed è città capofila del circuito “Europassione per l’Italia”, di cui fanno parte località che da secoli si occupano di mettere in scena la Passione di Cristo sia nella forma teatrale che in quella del rito processionale. Da anni Europassione lavora al riconoscimento da parte dell’Unesco, l’organizzazione culturale delle Nazioni Unite, dei riti della Settimana Santa come patrimonio immateriale dell’umanità.

La Vara “L’ultima cena”, maestosa opera in legno e cartapesta, realizzata nel 1885 dai Biangardi su commissione della corporazione dei fornai e panificatori, apre la processione dei sedici Grandi gruppi sacri durante i riti del Giovedì Santo nisseno. La disposizione dei 13 personaggi e la composizione della scena ricorda l’omonimo capolavoro pittorico di Leonardo da Vinci, a cui gli scultori presepisti napoletani si ispirarono. Questo gruppo sacro è considerato uno tra i più importanti dal punto di vista artistico.

“L’ultima cena”, tradizionalmente conservata nella sala espositiva delle Vare di Caltanissetta, raggiungerà lo scalo romano grazie alla ditta Floridia di Grammichele, specializzata in allestimenti museali e nel “viaggio” di opere d’arte di pregio. Durante gli spostamenti l’opera sarà seguita dalla restauratrice Elena Vetere della Partenope Restauri di Erice. La vara nissena sarà esposta all’aeroporto capitolino grazie all’allestimento della Imprinting di Roma. Protetta da una teca di vetro, vedrà al suo fianco un totem video che riporterà una foto di Caltanissetta e le foto dei suoi principali monumenti, ciascuno con il suo Qr Code che porterà ad una scheda esplicativa realizzata dalla storica dell’arte Emanuela Pulvirenti. Un display, poi, manderà in loop un montaggio video, realizzato dal videomaker Roberto Gallà, diviso in due parti. Nella parte alta i fotografi Gaetano Cammilleri, Walter Lo Cascio, Lillo Miccichè, Umberto Ruvolo e Diego

“L’Amministrazione comunale che rappresento, dal primo minuto, si è mossa anche verso il recupero del senso di comunità e di identità della nostra città. Ecco perché abbiamo ritenuto importante promuovere questo “viaggio” romano del gruppo sacro “L’ultima cena”, opera di fine 800 realizzata dai maestri artigiani Francesco e Vincenzo Biangardi, tra i pezzi pregiati della nostra ricca Settimana Santa che tutto il mondo apprezza – dice il sindaco Roberto Gambino – Il fatto di esporre la storica Vara nissena all’Aeroporto internazionale “Leonardo da Vinci” adesso, non è solo un’enorme occasione di promozione della nostra città, della sua storia, del suo bagaglio culturale ma soprattutto, in un momento delicato dove la tutela della salute pubblica è diventata la sfida più importante, è anche l’opportunità di ribadire che Caltanissetta è sempre pronta, se le condizioni generali lo consentiranno, di rivivere la magia dei riti che ogni anno, per sette giorni consecutivi, accostano l’imponente forza della fede cittadina alla genuina curiosità dei tanti visitatori”.

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Rasi: “A marzo basta quarantene”

La quarantena per i vaccinati? “In pensione fra tre settimane”.

La Dad a scuola? “Probabilmente non ha più senso, ma che almeno non duri più di 5 giorni”. Così Guido Rasi già direttore generale dell’Ema e ora consigliere di Figliuolo, in un’intervista su ‘La Stampa’.

Professore siamo ai titoli di coda dell’epidemia? “Solo per scaramanzia dico che è possibile, ma sì, tutto sta andando verso quella direzione – risponde – Il rischio di nuove varianti in grado di generare nuove ondate è però insito nel fatto che nel mondo abbiamo ancora 2 milioni di infezioni al giorno.

E il problema è la disomogeneità territoriale dei contagi.

Se in Europa occidentale siamo intorno al 90% di vaccinati, ad Est abbiano aree al 40%. E se restano sacche così grandi dove il virus può facilmente circolare è difficile che non muti e non arrivi anche in altri Paesi.

Ameno che non ci isoli dal resto del mondo. Cosa insostenibile socialmente ed economicamente”.

Omicron però insegna che alla lunga le mutazioni diventano più benevole…”Non è scritto nella pietra ma se andiamo a ripercorrere la storia evoluzionistica dei virus vediamo che per sopravvivere tendono a salvaguardare l’organismo che li ospita. Quindi è altamente probabile che eventuali nuove ondate spinte da ulteriori mutazioni non generino più un vero allarme sanitario. Ma per non correre rischi dobbiamo favorire la vaccinazione nel resto del mondo – ricorda Rasi – E quello dei brevetti è un falso problema. Abbiamo milioni di vaccini scaduti perché in certi Paesi manca persino la corrente per alimentare i frigo. Giorni fa la Gavi Alliance, l’ente di cooperazione mondiale per la diffusione dei vaccini nei Paesi poveri, ha detto non dateci più fiale ma soldi per trasportarle, conservarle e pagare chi deve somministrarle. In molte parti del mondo servirebbero tanti Figliuolo”.

Se questa è il quadro, quando potremo tornare alla normalità? “Sempre con la dovuta scaramanzia, se il trend continua così credo che a inizio marzo potremo andare a tappe verso la normalizzazione e arrivare a un’estate quasi tranquilla”, suggerisce.

Le Regioni e non solo loro chiedono di abrogare da subito la quarantena per i vaccinati. E una fuga in avanti o si può fare? “Anche con il booster un positivo può trasmettere il virus.

Quindi con questa circolazione virale ancora elevata direi di no. Ma fra tre settimane sì. Intanto da subito direi che con tre dosi di vaccino si può evitare del tutto l’autosorveglianza e ridurre a 7 giorni l’isolamento dei ragazzi positivi nelle scuole, che oggi contrariamente al resto della popolazione ne fanno 10″, avverte Rasi.

Ha ancora senso imporre a scuola la Dad per chi ha avuto contatti stretti ed è vaccinato? “Probabilmente no perché i casi sono ormai così tanti che è come chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Ma al massimo la Dad dovrebbe durare 5 giorni”, precisa.

Come si spiegano così tanti morti in Italia rispetto al resto d’Europa? “Non si spiegano e invece una causa dovremmo cercare di individuarla. Perché è indubbio che in alcuni contesti il sistema di assistenza ha scricchiolato. Poiché la mortalità varia molto da ospedale a ospedale e da regione a regione, dovremmo andare a vedere dove le cose sono andate meglio quali protocolli terapeutici sono stati adottati e quali criteri si sono seguiti per trasferire i pazienti nelle terapie intensive. Resta il fatto – rimarca – che i monoclonali si sono usati poco, appena 40-50 mila trattamenti su oltre 11 milioni di contagi. Bisogna fornire ai medici parametri chiari su quando vanno adottati e favorirne la somministrazione a casa o in ambulatorio. Dobbiamo fare i compiti a casa per non ripetere ora gli stessi errori con gli antivirali, che però sono partiti bene”.

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Sport

36 candeline spente dal Tora Kan di Roma

Festeggia la 36ma stagione di attività l’A.S.D. Tora Kan di Roma, quella che è una istituzione ormai per il quartiere Casalotti e per tutta la città di Roma.

Fondata dal Maestro Paolo Taigo Spongia

Fondata 36 anni fa dal Maestro Paolo Taigo Spongia che, giovanissimo, ha voluto con tutte le sue forze offrire al quartiere che lo ha visto crescere un luogo di pratica. Il suo obiettivo era permettere a bambini ed adulti di formarsi nel corpo e nella mente, attraverso la pratica di una disciplina tradizionale di grande efficacia, come il Goju-Ryu Karate di Okinawa.

Vera scuola di pratica e di vita

Sin dalla sua fondazione il Tora Kan Dojo si è distinto dalle comuni palestre per essere una vera scuola di pratica e di vita. Ormai generazioni di romani sono passati tra quelle leggendarie mura, generazioni di bambini sono stati educati e alcuni di loro, dopo qualche decennio ormai adulti, li si vede ancora impegnarsi sul mitico parquet del Dojo.

Scuola principale d’Italia della IOGKF

Il Tora Kan Dojo è la scuola principale d’Italia della IOGKF, l’organizzazione fondata dal leggendario Maestro di Okinawa Morio Higaonna, uno dei pochissimi decimi dan viventi e tesoro del Giappone. La IOGKF è stata fondata nel 1979 con la ‘mission’ di preservare e proteggere, nonché diffondere nella sua versione più pura, il Goju-Ryu di Okinawa. Un autentico tesoro formativo e culturale che ambisce ad essere riconosciuto dall’Unesco.

Karate alle Olimpiadi di Tokyo

Riconoscimento che lo distingue nettamente dalla riduzione sportiva del Karate, che abbiamo potuto osservare come sport dimostrativo durante l’ultima Olimpiade e che pur essendo una disciplina sportiva divertente non ha conservato quasi nulla del patrimonio culturale, tecnico ed applicativo dell’arte originale.

Riconoscimento dell’Unesco

Il riconoscimento dell’Unesco vuole proprio sottolineare questa enorme differenza e proteggere il patrimonio culturale e formativo rappresentato dall’antica disciplina che rischia di andare completamente perso nella disciplina che ha come finalità primaria la competizione.