Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo l’8 luglio 1888:
Inaugurazione del giardino di Piazza Vittorio Emanuele II.
Parte integrante del disegno del giardino sono gli antichi trofei di
Mario e la misteriosa Porta Magica, una porta ricca di criptiche iscrizioni, un tempo ingresso secondario della non più esistente villa del marchese Palombara.
Fu un evento molto atteso, perché risolveva la grave situazione di disagio che si era venuta a creare nel nuovo quartiere in formazione sui colli esquilini.
Un insostenibile degrado.
Nel 1888, infatti, gli edifici porticati di piazza Vittorio erano stati ultimati da tempo, seppure con qualche problema, ed i palazzi
erano quasi tutti abitati, ma la piazza tardava ad essere sistemata ed era
un coro continuo di proteste perché l’area centrale si presentava come uno spiazzo dissestato, un immenso lago di fango, dove non mancavano veri e propri rivoli d’acqua sporca.
I Trofei di Mario, che a parere di molti avrebbero dovuto essere abbattuti, erano diventati pubbliche latrine.
Una situazione insostenibile, dove ciascuno faceva “lordure” dove
gli pareva, perfino sotto i portici. Uno sconcio che causava lagnanze da parte degli abitanti, che, con la stagione più calda, temevano malattie e infezioni.
In tale situazione di degrado, inoltre, i portici erano diventati un luogo di bivacco di “rivenduglioli d’ogni genere” che impedivano la libera circolazione e assordavano “con grida sguaiate e villane i passanti”.
Per eliminare il gravissimo sconcio, dannoso anche alla pubblica igiene, il Consiglio comunale aveva fatto collocare delle “baraccacce mal costruite e con certe pitturacce da osteria”, poi aveva optato per orinatoi in ferro, eleganti, comodi ed illuminati a gas. Ma la soluzione era ben altra.
LA DEFINITIVA SISTEMAZIONE
La definitiva sistemazione.
Spinto dalla necessità e dall’urgenza, il Consiglio comunale finalmente assegna l’appalto per i lavori di sistemazione della piazza e così, dopo
lo sterro generale dell’area e la costruzione di scogliere artificiali, con tufo, cemento e pozzolana, intorno ai Trofei di Mario, nel maggio 1888, il Servizio Giardini completa tutte le opere di giardinaggio previste,
in tempo utile per l’inaugurazione del giardino agli inizi dell’estate.
Infatti, dopo la morte improvvisa di Alfredo Kelbling, direttore del Servizio comunale e autore del progetto, il giardino viene realizzato grazie all’impegno del nuovo direttore Carlo Palice.
Un giardino-square.
IL PROGETTO DI GIARDINO TROVA ISPIRAZIONE NELLE VILLE ESQUILINE
Il progetto di giardino trova ispirazione nelle “delizie” delle ormai perdute ville esquiline, trasmutate nel modello urbano di verde cittadino della nuova città, borghese e popolare.
Si sviluppa in una serie di vialetti che, con un percorso sinuoso, collegano tra loro i Trofei di Mario, il laghetto con la fontana,
la Porta Magica, ricoperta di rose e caprifogli, e le tante essenze esotiche e rare, inserite a macchie, in più o meno ampie isole di verde.
Dai ruderi dei Trofei di Mario, verdeggianti di edera, una cascata d’acqua si rovescia a formare un laghetto, con un ponticello di legno rustico dove nuotano i cigni, tra ninfee e altre piante acquatiche.
“Due magnifiche stelle di variati fiori guarniscono le aiuole di contro alle due entrate” organizzate sui lati di via Carlo Alberto e di via Conte Verde.
Al centro, viene lasciato uno spiazzo per i concerti della banda musicale.
LA PORTA MAGICA
E vicino ai Trofei di Mario, con ai lati la coppia di statue raffiguranti
il dio egizio Bes, intelaiata ad un setto di terra preservato dagli sterri, viene inserita la cosiddetta Porta Magica, proveniente dalla scomparsa villa Palombara, destinata a diventare il pezzo più prezioso e misterioso del giardino.
Per la sistemazione del verde sono stati piantumati 170 alberi, tra cui
si distinguono magnolie, cedri del Libano e platani, ma anche palme, come le Pritcardie o Cocos australiani, ed i Cocos campestri.
Alcuni alberi, come i Dasylirion sono addirittura rarissimi.
Piazza Vittorio Emanuele II, con il suo esotico giardino, è anche la piazza più grande di Roma.
I portici le conferiscono l’idea stessa della monumentalità.
Nei primi giorni di apertura – consentito l’ingresso soltanto dalle cinque alle nove di sera – una folla continua visita il giardino ammirando il laghetto con i cigni ed il ponticello.
Ed è così numerosa da far temere che, priva di protezione com’è, l’erba del prato ben presto risulti tutta pestata.
MOLTO FREQUENTATA ANCHE LA GIOSTRA
Molto frequentata inoltre anche la giostra, dotata di otto cavalli e
quattro carrozzine, “con i bambini che fanno la coda aspettando il
loro turno”, e si teme l’arrivo in forze di “quel popolo di fanciulli, laceri, cenciosi e birichini che popolano le regioni Esquiline”, “empiendolo del loro sudiciume, dei loro giochi di strada e del loro turpiloquio”.
La stampa benpensante chiede provvedimenti di attiva e severa vigilanza per non “deturpare l’oasi magnifica, per quanto poco ombrosa, che è sorta in quella piazza sterminata per opera del Comune, coadiuvato dalle tasche dei contribuenti”.
La Direzione Giardini regolamenta tale vigilanza, effettuata con
guardie di servizio, per impedire l’accesso a veicoli e cavalli, alle persone avvinazzate o indecentemente vestite o senza la giacca,
agli accattoni e ai rivenditori ambulanti, a chi porta cani sciolti e
ai ragazzi minorenni non accompagnati.
Dopo un lungo periodo di abbandono, negli anni ’90 del secolo scorso
il giardino e’ stato riprogettato con l’aggiunta di nuove alberature, pavimentazioni in travertino e ripristino della vecchia cancellata.