Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 29 ottobre 1936:
Inizia la demolizione dei Borghi, l’antico quartiere medioevale e rinascimentale che precedeva la piazza San Pietro, al suo posto
sarà creata via della Conciliazione.
Il giorno del primo colpo di piccone è un evento.
Alle 9 del 29 ottobre del 1936 Mussolini e Bottai e altri funzionari
sono sulla terrazza del palazzo Suave nella Spina verso Piazza Pia. Mussolini con un colpo di piccone colpisce un cornicione.
I lavori sono rapidi, quasi convulsi, si procede con gli espropri,
si sposta la popolazione nei lotti della Garbatella, nei “alberghi” del quartiere che era nato quasi 20 anni prima molto lontano da Roma.
SONO COINVOLTE LE GRANDI DITTE ROMANE
Sono coinvolte le grandi ditte romane per i lavori pubblici e si pensa
già ai nuovi edifici.
C’è ad esempio la ditta Vaselli del conte Romolo Vaselli che vince
la gara perché chiede solo i materiali di risulta dalle demolizioni.
E non è un affare da poco.
In quegli anni a Roma si costruiscono edifici di prestigio ad esempio con le tegole antiche di Borgo.
Un esempio è l’edificio dell’Istituto Svedese di Studi classici a Roma che ricalca lo stile romano appunto.
Tra gli edifici da demolire c’è il collegio per le Missioni Maronite, e il palazzo delle Prigioni di San Gallo il Giovane.
Il primo aprile del 1937 Piacentini e Spaccarelli propongono delle modifiche, si è arrivati a Piazza Scossacavalli, con la chiesa di San Giacomo e l’Oratorio del Santissimo Sacramento.
Nel 1937 viene demolito la casa di Bartolomeo Bresci attribuita a Raffaello e le case Soderini.
A Piazza Scossacavalli il Palazzo dei Convertendi che era proprietà della Santa Sede dopo i Patti lateranensi, sarà demolito dai servizi tecnici del Vaticano.
Il progetto della nuova sistemazione si deve agli architetti Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli.
IL 2 AGOSTO 1937 LA NUOVA STRADA VIENE DEFINITA VIA DELLA CONCILIAZIONE
Il 2 agosto del 1937 la nuova strada aperta viene ufficialmente definita Via della Conciliazione.
Il Duce visita spesso il cantiere, e la agenzia Stefani racconta
ogni dettaglio, anche della asimmetria che si vede dopo la demolizione guardando verso San Pietro.
E si decide di “spostare” o “tagliare” qualche palazzo.
Si salvano solo Palazzo Torlonia e la chiesa della Traspontina.
Si pensa subito ai due palazzi come propilei della piazza. Il progetto piace sia a Bottai che a Pio XI.
Fu completata in occasione del giubileo del 1950 con l’installazione di due file di portalampioni a forma di obelisco.
Il suo progetto si inquadra nel più ampio piano operato dal regime fascista di ristrutturazione dei centri storici Italiani di cui il monumentalismo di Marcello Piacentini fu ispiratore ed autore.
Via della Conciliazione, in particolare, esemplifica lo stereotipo,
diffuso tra i secoli XIX e XX, di una grande strada sull’asse del monumento architettonico.
Dunque, la sua realizzazione annullò l’invenzione barocca type=’text/javascript’ ideata da Gian Lorenzo Bernini, che aveva creato un suggestivo gioco prospettico, ponendo, in asse con la scomparsa via di Borgo Nuovo,
il portone in bronzo che conduceva alla Scala Regia, all’interno della cittadella vaticana;
un sorprendente percorso che accompagnava lo spettatore dalle anguste e articolate strade della “Spina di Borgo” alla grandiosità della piazza San Pietro, dalla quale venivano offerti scorci verso la facciata della basilica e verso la cupola michelangiolesca.