Oggi nel nostro almanacco ricordiamo un grandissimo artista.
Il 13 NOVEMBRE 1974 Muore , il grande regista e attore italiano Vittorio De Sica, uno dei principali interpreti del neorealismo cinematografico e della commedia all’italiana.
De Sica iniziò a lavorare prestissimo e a sedici anni fece il suo debutto in teatro. Nel 1923, entrò nella compagnia di Tatiana Pavlova: in pochi anni diventò la star delle matinée e nel 1932 ottenne il primo successo cinematografico interpretando Bruno nel film di Mario Camerini Gli uomini, che mascalzoni!.
Nel 1933, fondò una compagnia teatrale con la moglie Giuditta Rissone e Sergio Tofano.
Nel 1939, Vittorio De Sica dirige e interpreta Rose scarlatte, seguito
da Maddalena, zero in condotta (1940), Teresa Venerdì (1941), Un garibaldino al convento (1942) e I bambini ci guardano …
Per motivi ideologici rifiutò la proposta di dirigere il film Don Camillo.
Nei primi anni cinquanta colse come interprete un notevole successo
di pubblico con due pellicole dirette da Alessandro Blasetti e Luigi Comencini, e nelle quali recitò a fianco di Gina Lollobrigida:
Altri tempi – Zibaldone n. 1 (1952), nell’episodio Il processo di Frine; quindi in Pane, amore e fantasia (1953), dove interpretava l’esuberante maresciallo Carotenuto, impegnato a corteggiare una bella levatrice,
e che avrà tre sequel.
Divertente la sua interpretazione al fianco di Totò in I due marescialli.
PIU’ VOLTE AVEVA RESO PROTAGONISTA ROMA NEI SUOI FILM
Dopo un film a sfondo religioso realizzato nella Città del Vaticano durante l’occupazione della capitale, La porta del cielo (1944),
il regista firma, uno dietro l’altro, quattro grandi capolavori del
cinema mondiale: Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948),
ricavato dal romanzo omonimo di Luigi Bartolini, Miracolo a Milano (1951), tratto dal romanzo Totò il buono dello stesso Zavattini, e Umberto D. (1952), tutte pietre miliari del neorealismo cinematografico italiano.
I primi due ottengono l’Oscar come miglior film straniero e il
Nastro d’argento per la migliore regia.
Nonostante ciò, alla presentazione di Sciuscià in un cinema milanese,
il regista venne accusato da uno spettatore presente in sala di rendere una cattiva immagine dell’Italia.
De Sica firmò altre opere molto importanti: L’oro di Napoli (1954)
tratto da una raccolta di racconti di Giuseppe Marotta, Il tetto (1955)
che è considerato il suo passo d’addio al neorealismo, quindi l’acclamato La ciociara, del 1960, tratto dal romanzo omonimo di Alberto Moravia, che vanta una vibrante interpretazione di Sophia Loren, la quale vinse tutti i premi possibili: Nastro d’argento, David di Donatello, Palma d’oro al Festival di Cannes e il Premio Oscar per la miglior attrice.
Vittorio De Sica si spense a 73 anni in seguito a un intervento chirurgico per curare un tumore ai polmoni di cui soffriva.
La sua salma riposa nel cimitero monumentale del Verano a Roma.
A Napoli gli è stata dedicata una strada nel quartiere Stella,
alle spalle di piazza Cavour.