Oggi nel nostro almanacco ricordiamo il 5 dicembre 1974:
Muore a Roma il grande regista Pietro Germi .
Nel 1955, con Il ferroviere, gira una delle sue opere più riuscite ed intense.
Il ferroviere ottiene un notevole successo di pubblico ed è
considerato uno dei capolavori del regista genovese e una fra
le ultime grandi espressioni del neorealismo cinematografico italiano.
Ad esso succedono film come L’uomo di paglia (1958), e il capolavoro Un maledetto imbroglio (1959) tratto dal romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda:
uno dei primi esempi di poliziesco italiano apprezzato, tra gli altri, da Pier Paolo Pasolini.
Nel 1961 spiazza pubblico e critica dando alla sua carriera una svolta imprevedibile: comincia infatti a girare commedie pungenti, satiriche e grottesche.
UNO DEI SUOI CAPOLAVORI E’ “DIVORZIO ALL’ITALIANA”
Il capolavoro Divorzio all’italiana (1961), in cui tratteggia l’indimenticabile barone Cefalù interpretato da Marcello Mastroianni irretito dall’adolescente Stefania Sandrelli, apre questa nuova fortunata stagione della sua carriera;
il film, scritto con Ennio De Concini e Alfredo Giannetti e incentrato
sul delitto d’onore, riceve una candidatura all’Oscar per la miglior regia, un’altra a Mastroianni come miglior attore ed ottiene quello per il miglior soggetto e sceneggiatura originale oltre ad altri prestigiosi riconoscimenti.
Dal titolo del film ha preso il nome un certo tipo di commedia prodotta in Italia in quel periodo nota come commedia all’italiana.
NEL 1968 GIRA “SERAFINO” CON CELENTANO
Nel 1968 Germi gira l’elogio della vita agreste Serafino, con
Adriano Celentano in una delle sue migliori interpretazioni nel ruolo del pastore abruzzese, che ottiene uno strepitoso successo di pubblico.
Inizia a lavorare al progetto del film Amici miei che deve cedere all’amico Mario Monicelli, in quanto ormai fisicamente molto provato per un aggravarsi della cirrosi epatica di cui soffriva da tempo.
Germi muore a Roma il 5 dicembre 1974.
Amici miei, uscito nelle sale nel 1975, è a lui dedicato: nei titoli di testa è riportato significativamente «un film di Pietro Germi» e solo «regia di Mario Monicelli».