Dal 5 marzo 2022 arriva a Roma, più precisamente alla Casa Internazionale delle Donne, la nuova mostra “L’oggetto femminista. L’arte di Lydia Sansoni negli anni Settanta”.
Una rassegna, curata da Raffaella Perna e organizzata da Archivia, che propone una selezione di circa trenta opere realizzate intorno al 1970 da Lydia Sansoni. Artista legata al movimento di liberazione femminista.
Chi era Lydia Sansoni
Lydia Sansoni nasce a Venezia nel 1930 e, da ragazza, si specializza in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera, studiando con Enrico Prampolini, pittore emiliano. Il debutto artistico di Lydia risale al 1953, quando viene esposta una mostra personale alla Galleria del Pincio di Roma. Qui, la sua attenzione per il polimaterismo si vena di accenti surrealisti.
La svolta avviene però negli anni Settanta, quando, spinta dalle nuove istanze emerse con il femminismo, Lydia Sansoni inizia a realizzare vignette e illustrazioni per le riviste del movimento. In questi anni collabora a “Effe”. Diventa, inoltre, autrice del libro a fumetti “La prima è stata Lilith” e responsabile, insieme ad Antonella Barina, di “Strix. Giornale di fumetti e altro, fatto da donne”. In questa fase l’artista espone opere composte da scatole di legno e setacci da cucina, entro i quali assembla piccoli objets trouvés. Ovvero, tutta una serie di oggetti rinvenuti tra le mura domestiche, come bigodini, strofinacci o soldatini. Grazie all’estro di Lydia Sansoni, oggetti ordinari, casalinghi, vengono trasformati in racconti sulla condizione della donna all’interno della famiglia borghese occidentale. Opere che raccontano l’essenza di un’epoca e di una storia comune.
Una riflessione sul femminismo
Fu Carla Ravaioli, saggista e politica italiana, a definire il lavoro di Lydia Sansoni «il primo manifesto del femminismo». Ecco allora che la mostra dedicata all’artista diventa un’importante occasione per riflettere sull’intero processo di emancipazione femminile e sul ruolo che ha avuto nella società. Partendo proprio da quella figura di donna che emerge dagli oggetti inseriti nelle sue opere. Elementi che rappresentano una figura relegata esclusivamente al ruolo di moglie e madre, ma che viene, con il movimento femminista, progressivamente abbandonato.
Dacia Maraini, autrice nel 1978 dell’introduzione alla mostra personale alla galleria Il Gabbiano, affermò che Lydia Sansoni si muove «con la sicurezza di chi crede nel valore politico del “fare pittura”. Si accanisce, insolente e seducente, a fare scaturire le grottesche figure della rovinosa farsa dei ruoli sessuali e sociali che hanno inquinato la storia».
La mostra alla Casa Internazionale delle Donne di Roma
Insieme agli assemblage, nella mostra alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, viene presentata una selezione di disegni e collage su carta. In questi l’artista lavora sulla relazione tra immagine e parola, per demistificare il sessismo espresso dalla cultura. Così come quello che caratterizza la politica e la religione, dall’antichità al XX secolo.
Quale luogo migliore, per ripercorrere questi importanti tasselli della storia comune, se non proprio la Casa Internazionale delle Donne di Roma? Ecco allora che, dal 5 marzo 2022, si inaugurerà l’esposizione su Lydia Sansoni, aperta al pubblico dal lunedì al venerdì negli orari 15.00 -19.00. Maggiori informazioni sul sito web della Casa Internazionale delle Donne.