Primo caso di peste suina oltre la zona rossa nel Lazio. L’allarme del presidente dell’ODAF di Roma e provincia Flavio Pezzoli. «Ieri, nella zona di Borgo Velino, a Rieti, è stato confermato un nuovo caso di peste suina su una carcassa di cinghiale, il primo fuori dalla zona rossa che era stata istituita. È sempre più urgente che le autorità competenti inizino ad agire con determinazione per il contenimento dei cinghiali in Italia».
Primo caso oltre zona rossa mette a rischio le razze autoctone
Così Flavio Pezzoli, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Roma e Provincia (ODAF Roma e provincia), in merito all’annuncio dato ieri dall’Assessore Regionale alla Sanità, Alessio D’Amato. «Occorre – aggiunge Pezzoli – agire velocemente per la tutela della suinicoltura e in particolare delle razze autoctone, che costituiscono un patrimonio genetico di grande valore e non riproducibile. È opportuno in questo senso ricordare la legge 194/2015, in particolare il punto 5 dell’art. 3, il quale ricorda che “le risorse genetiche di interesse alimentare ed agrario iscritte nell’Anagrafe sono mantenute sotto la responsabilità e il controllo pubblico, non sono assoggettabili a diritto di proprietà intellettuale ovvero ad altro diritto o tecnologia che ne limiti l’accesso o la riproduzione da parte degli agricoltori”.
Intervento concreto delle istituzioni non è più rimandabile
Ormai è chiaro – conclude Pezzoli – che a essere a rischio non è soltanto il patrimonio suinicolo regionale, che tra l’altro comprende esemplari da salvaguardare in ogni modo, come l’importante colonia ancora esistente di cinghiale puro Maremmano nella tenuta di Castel Porziano. Un intervento deciso e concreto non è più rimandabile».