“Un Primo Maggio di profonda riflessione per una Festa del Lavoro che mai come quest’anno cade in un momento terrificante: la guerra tra Russia e Ucraina, le congiunture internazionali e nazionali ancora completamente stravolte, come se non bastassero i danni causati dalla pandemia da Covid 19. Tutto questo però non ci induce a tirare i remi in barca. No: ci sprona a restare in prima fila, più concentrati e determinati che mai”. Lo dichiara Enrico Coppotelli, segretario generale della CISL Lazio in vista del 1° maggio.
Coppotelli (Cisl Lazio): un Primo Maggio di profonda riflessione
“Ma c’è dell’altro – aggiunge Coppotelli -, c’è molto di più, anche nel Lazio: la progressiva scomparsa del ceto medio, i morti e gli infortuni sul lavoro che ci rimandano al tema della sicurezza e dei diritti, salari sempre più bassi e occupazione precaria che rappresentano un quadro a tinte ancora fosche nonostante le stime di crescita. E poi tutto il resto: dal sommerso al caporalato, dal gap di genere allo sfruttamento dei più deboli. Un Primo Maggio di profonda riflessione per una Festa del Lavoro che deve proiettarci verso il domani tra rivendicazioni, una nuova partecipazione e la presa di coscienza che molto abbiamo fatto e che molto però resta da fare. Per questo dobbiamo ‘Esserci per cambiare’, come abbiamo detto al nostro congresso regionale del Lazio. Le continue crisi di questi anni hanno profondamente compromesso l’istruzione, la formazione e l’occupazione dei giovani, rendendo ancora più difficile il loro ingresso nel mondo del lavoro. Ma le crisi hanno anche minato i redditi e le certezze delle famiglie, devastando il ceto medio. E’ questo il grande dramma del Lazio”.
Secondo il segretario generale della CISL Lazio, “oggi la carenza di materie prime, l’aumento dei costi delle stesse, dell’energia, le incertezze legate alla guerra sono una spada di Damocle ulteriore sulla ripresa laziale. Soprattutto sulla produzione manifatturiera. Le previsioni ci dicono che il Pil della Regione crescerà del 7,5%. Ma ad oggi c’è una ripresa fisiologica e non sistematica. Una ripresa precaria, non strutturale. Non può bastare”.
Festa del Lavoro, le parole di Coppotelli (CISL Lazio)
“L’attività economica nel Lazio – spiega Coppotelli – è cresciuta del 5,3%, meno della media nazionale. La spesa dei turisti stranieri è stata circa il 70% in meno rispetto a quella del primo semestre 2020. A soffrire i comparti maggiormente legati al turismo (alberghiero, ristorazione, commercio). Ma anche nell’industria e nei servizi gli investimenti sono stati deboli. E’ cresciuta la disoccupazione e le misure di sostegno ai redditi hanno riguardato il 7,7% delle famiglie (più della media nazionale). Il 46% degli espulsi dal mondo del lavoro è concentrato nelle regioni meridionali. E il Lazio è un territorio di frontiera, dove le dinamiche salariali sono tendenzialmente piatte (busta paga bassa), dove il tasso di occupazione rimane basso e dove l’eccessiva flessibilità del mercato del lavoro si sostanzia in un ricorso massiccio al tempo determinato e al part time involontario”.
“Avevamo ragione – afferma inoltre l’esponente sindacale – quando dicevamo che la ripresa, minima, è precaria. Il Lazio, dicevamo, è un territorio di frontiera e una regione complessa, con tre zone distinte: Roma, l’Alto Lazio e la zona Sud, forse più vicina alle problematiche del Meridione. La classifica del quotidiano economico Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita è chiara: Roma al 13° posto in Italia (guadagna 19 posizioni), Rieti al 75°, Viterbo al 78°, Frosinone all’82°, Latina all’83°. Non c’è bisogno di aggiungere molto”.