Gli effetti della guerra si fanno sentire sulle imprese dell’agroalimentare e non solo. Insieme sommano il 5,5% dei prestiti bancari, per un totale di 41 miliardi di euro. È quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Abi in riferimento al Def nel sottolineare che per garantire la sostenibilità finanziaria delle imprese occorre prevedere misure in favore del settore agricolo per contenimento dei costi dell’energia, strumenti di accesso al credito e garanzie, ma anche norme per semplificare e sbloccare tutte le risorse già stanziate per il settore.
Aziende in crisi per effetti della guerra
Più di 1 azienda agricola su 10, l’11%, è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività e circa 1/3 del totale nazionale, il 30%, si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi, secondo l’analisi Coldiretti su dati Crea. È il risultato di uno tsunami che si è abbattuto a valanga sulle aziende agricole con rincari per gli acquisti di concimi, imballaggi, gasolio, attrezzi e macchinari che stanno mettendo in crisi i bilanci delle aziende agricole.
Aumenti dei costi nelle campagne
Nelle campagne si registrano aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio con incrementi dei costi correnti di oltre 15.700 euro in media ma con punte oltre 47mila euro per le stalle da latte e picchi fino a 99mila euro per gli allevamenti di polli, secondo lo studio del Crea. Ad essere più penalizzati con i maggiori incrementi percentuali dei costi correnti sono proprio le coltivazioni di cereali, dal grano al mais, che servono al Paese a causa dell’esplosione della spesa di gasolio, concimi e sementi e l’incertezza sui prezzi di vendita con le quotazioni in balia delle speculazioni di mercato.
Effetti della guerra anche su serre e vivai
In difficoltà serre e vivai per la produzione di piante, fiori, ma anche verdura e ortaggi seguiti dalle stalle da latte. L’incremento dei costi rischia di aumentare la dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti agroalimentari con l’Italia che è già obbligata ad importare il 64% del grano per il pane, il 44% di quello necessario per la pasta, ma anche il 16% del latte consumato, il 49% della carne bovina e il 38% di quella di maiale, senza dimenticare che con i raccolti nazionali di mais e soia, fondamentali per l’alimentazione degli animali, si copre rispettivamente appena il 53% e il 27% del fabbisogno italiano secondo l’analisi del Centro Studi Divulga.
Prandini: “Bisogna intervenire”
«Bisogna intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro», ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.