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Flash-mob artistico contro la guerra al Mercato Trionfale

Flash-mob artistico contro la guerra al Mercato Trionfale, grazie ad A.G.A.V.E. che, impegnata nella tutela e promozione della salute mentale della popolazione, ha deciso di mettere insieme le persone con il linguaggio universale della musica e anche delle immagini nel luogo d’incontro per eccellenza: il mercato.

Flash-mob artistico nel più grande mercato rionale di Roma

Un flash-mob artistico che coinvolge musicisti e opere d’arte nel più grande mercato rionale di Roma, per tornare insieme contro la guerra. «Sono giorni nei quali il rumore delle parole ci confonde, rischia di farci scordare chi siamo, cosa vogliamo. Questo rumore è il presupposto perché le guerre avvengano, siano accettate, pensate come necessarie. Noi pensiamo invece alla gioia, alla bellezza di stare insieme. E questo pensiero si chiama musica.

La musica in mezzo alla gente

Questa musica la porteremo in mezzo alla gente, nella piazza di un mercato, per far uscire le persone dal rumore, per far vibrare quello che hanno dentro. Vogliamo che trombe, violini, flauti e anche contrabbassi facciano insieme quello che i nostri leader e i nostri rappresentanti non riescono o non vogliono fare: ascoltare, ascoltarsi». L’evento si svolgerà sabato mattina 18 giugno al mercato Trionfale di Roma e consisterà nell’esecuzione di uno speciale arrangiamento di alcuni passaggi della nona sinfonia di Beethoven per organico di fiati, percussioni e archi. Il brano culminerà con l’Inno alla gioia, sul quale saranno chiamati a improvvisare dei solisti jazz.

Coinvolti circa 30 musicisti

Saranno coinvolti circa 30 musicisti provenienti da diversi organici e coordinati dal Maestro Fabrizio Cardosa. Il flash-mob, della durata complessiva di 10 minuti, sarà ripreso in diretta sui social e successivamente le immagini saranno montate con l’intento di produrre un video che rappresenti un messaggio da diffondere globalmente. Tra musica e immagini verranno diffusi pensieri di Gino Strada.

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Vinitaly chiude con un brindisi per la pace

Vinitaly chiude i battenti con un brindisi in rosa per la pace in Ucraina. Con una bottiglia di vino estero su tre bevuta in Russia che viene dall’Italia, le donne delle cantine scendono in piazza per la pace con un flash mob tutto in rosa per chiedere a Putin di cessare le ostilità. L’iniziativa è della Coldiretti con le imprenditrici vitivinicole in rappresentanza di tutte le regioni che si sono date appuntamento a Casa Coldiretti in occasione della giornata di chiusura del Vinitaly per mandare un messaggio contro la guerra in Ucraina.

Brindisi Vinitaly in rosa

Tutte indossano della magliette rosa mentre sui cartelli di legge “Il vino unisce non divide”, “Brindiamo col vino della Pace”, “I colori del vino: i colori della pace”, “Putin, facciamo la pace”. Rosa anche il prodotto simbolo della manifestazione, il vino rosato nelle più diverse varietà territoriali. L’Italia è il primo Paese fornitore di vino in Russia, con una quota di mercato di circa il 31%, davanti a Francia, Georgia e Spagna. A Mosca sono finite nel 2021 ben 78,3 milioni di bottiglie, di cui 32 milioni di spumante.

Prosecco il vino più gettonato in Russia

Il vino più gettonato nel Paese di Putin è sicuramente il Prosecco con 14 milioni di bottiglie ma piace molto anche l’Asti spumante che esporta 9 milioni di bottiglie, pari al 16% delle vendite totali sui mercati esteri, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Un trend che è ora messo a rischio dagli effetti della guerra in Ucraina. Le sanzioni contro Putin, le tensioni sul commercio internazionale e la svalutazione del rublo legate al conflitto stanno ostacolando le vendite di vino italiano, con difficoltà nei pagamenti persino per gli ordini già effettuati. Alcune spedizioni sono state interrotte, mentre un certo numero di operatori ha ridotto il periodo di differimento dei pagamenti o l’ha annullato del tutto.

Allarme in Russia per le bottiglie Made in Italy

Nei ristoranti russi è già allarme per le scorte di bottiglie Made in Italy, divenute sempre più popolari. Senza dimenticare il blocco delle esportazioni dei beni di lusso varato dall’Unione Europea per colpire gli oligarchi russi. Le misure hanno preso di mira le vendite di bottiglie sopra il valore di 300 euro ad articolo. Colpite una selezione ristretta di vini italiani, come ad esempio alcune bottiglie di Sassicaia, Barolo, Amarone, Brunello di Montalcino che possono in alcuni casi superare il limite.

Cantina Italia a rischio con la guerra

La guerra rischia dunque di interrompere un mercato di riferimento importante per Cantina Italia che era passato indenne attraverso le sanzioni decise nel 2014 da Putin in ritorsione contro le misure varate dall’Unione Europea per l’annessione della Crimea. L’embargo aveva colpito una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi e pesce, ma non il vino che ha continuato in questi anni la sua corsa acquisendo sempre più estimatori nella società ex sovietica.

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Grido d’allarme 2020-2022 #nessunconcerto

Era il 28 gennaio 2021 quando, improvvisamente e simultaneamente sui canali social dei Live Club italiani iniziarono a comparire le foto delle facciate dei club, sovrastate da un grande punto interrogativo.

“L’Ultimo Concerto?” il più grande flashmob sul web

Così prese il via “L’Ultimo Concerto?”, quello che è stato definito il più grande “web mob”, ovvero un flashmob sul web, del settore della musica dal vivo in Italia. L’iniziativa, voluta, organizzata e promossa da: KeepOn LIVE, Arci e Assomusica, fece ampiamente discutere. Per la prima volta, una campagna mediatica ebbe un effetto tale da accendere prepotentemente i riflettori sul reale rischio di chiusura definitiva degli spazi in cui la musica dal vivo si esprime, trae la sua linfa vitale, incontra il pubblico, fa crescere gli artisti e permette loro di instaurare dai palchi quell’energia unica, l’adrenalina, le emozioni che solo un’esperienza live può dare. “L’Ultimo Concerto?” si concluse il 27 febbraio 2021 con la trasmissione in streaming di eventi silenziosi, realizzati sui palchi dei Live Club sparsi lungo tutta la Penisola e aderenti alla campagna, con il supporto un numero impressionante di artisti, fra questi i più grandi nomi del panorama musicale italiano.

Impatto tale da avviare dialogo con Governo

L’impatto de “L’Ultimo Concerto?” è stato tale per cui, nei mesi successivi, è stato possibile avviare e consolidare le operazioni di dialogo con il Governo e le Istituzioni, finalizzato al riconoscimento di un’intera categoria, fino a quel momento, invisibile. È passato un anno da quel 28 gennaio, 23 mesi dall’inizio ufficiale della pandemia in Italia, e la musica dal vivo, il settore che più di tutti ha subito restrizioni, stop, limitazioni, è ancora quasi totalmente in silenzio. Nonostante la centralità del ruolo che la musica, i concerti, gli spettacoli dal vivo, svolgono a livello culturale, sociale, territoriale ed economico, nonostante il loro indiscutibile peso nella costituzione di una società vivace e sana, l’intero settore è ritornato a brancolare nel buio. La situazione è allarmante.

Da inizio 2022 cessate le misure di sostegno al settore

Sebbene, lo scorso ottobre, si sia vissuta la flebile speranza che ci si potesse avviare verso una graduale, seppur lenta, ripartenza, negli ultimi mesi un intero comparto, quello della musica contemporanea dal vivo, che comprende tutti i luoghi (live club, circoli, palazzetti, arene e stadi), i festival, i promoter, i tecnici e i lavoratori, le agenzie di booking, i service e le società di servizi, gli artisti e i manager, sono tornati a essere dimenticati. Dal 1° gennaio 2022 sono cessate tutte le misure di sostegno emergenziali precedentemente previste e al momento non si fa riferimento ad alcun proseguimento di queste forme di sostegno. Il settore della musica dal vivo sembra essere ormai scomparso dall’agenda delle priorità culturali, sociali ed economiche del Paese. Non viene più menzionato fra le categorie meritevoli di essere destinatarie di supporto e sostegno, neppure tramite il PNRR, nonostante sia fra i settori più fortemente in crisi nel nostro Paese, e nessun processo di riconoscimento culturale e normativo è in atto, relegando la musica dal vivo ad una forma d’arte povera e sacrificabile.

Quale la situazione attuale?

Qual è la situazione attuale? I concerti si possono fare? Potenzialmente sì, ma a queste condizioni: No ai posti in piedi, no quindi alla capienza piena, no alla somministrazione di cibo e bevande, che per molti degli spazi in cui la musica vive, rappresenta l’unica fonte di entrata per la realizzazione degli spettacoli. Sono concerti parziali, insostenibili economicamente, ancor più in assenza di contributi, quindi impossibili da programmare, oltre a essere privi di energia e di empatia tra pubblico e artisti, di quel coinvolgimento che consente di immergersi e di vivere pienamente quell’esperienza unica, emozionante, che solo la musica, quella dal vivo, può regalare.