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Economia

Olio di Roma IGP a Vinitaly

Olio di Roma IGP a Vinitaly, con l’assessore regionale Giancarlo Righini e comunale Sabrina Alfonsi. «L’appuntamento di oggi a Vinitaly ci consente di fare il punto su una delle produzioni che meglio rappresentano la vocazione agricola della nostra città e della Regione Lazio nel suo complesso». Così Sabrina Alfonsi nel suo intervento all’iniziativa promossa da Coldiretti e Agro Camera Roma e Lazio per la promozione, appunto, della produzione di olio IGP di alta qualità nel territorio della Capitale e della Città Metropolitana di Roma.

Valorizzare olio Roma IGP

«La nostra presenza in questa manifestazione – ha proseguito Alfonsi – si intreccia con il lavoro fatto con la food policy e il Consiglio del cibo in questo primo anno. Ieri abbiamo potuto incontrare l’Associazione Città del Vino a cui abbiamo aderito lo scorso anno, oltre che il consorzio Roma Doc. Oggi, insieme all’Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio Giancarlo Righini, siamo ospiti del Presidente di Coldiretti Davide Granieri per la valorizzazione dell’intero comparto dell’olio attraverso un prodotto specifico di valore, l’olio Roma IGP, e un marchio con grandi capacità evocative di livello internazionale, grazie al brand Roma.

Solo una delle attività portate avanti

Questa è soltanto una delle tante attività che abbiamo portato avanti in questi mesi di lavoro. Abbiamo qualificato la nostra presenza grazie ad eccellenze del nostro territorio, penso per esempio al lavoro fatto nel municipio IX con l’esperienza dei prodotti a marchio di denominazione municipale. Ma la promozione di Roma non terminerà con la presenza a Verona. Nei prossimi mesi molti sono gli appuntamenti che stiamo mettendo in campo, sia in città che fuori. La novità di quest’anno sarà la presenza a giugno allo Slow Fish di Genova , dove metteremo in evidenza un altro settore importante dell’economia della nostra città, la pesca e i nostri pescatori. Dopo l’estate sarà la volta del settore caseario».

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Economia

La cantina degli orrori a Vinitaly

La cantina degli orrori a Vinitaly. Dalle etichette allarmistiche ai wine kit, dai falsi al taglio dei fondi per la promozione, il vino italiano è sotto attacco con ripetuti blitz a livello comunitario che penalizzano il settore come il via libera concesso all’Irlanda ad adottare un’etichetta per vino, birra e liquori con avvertenze “terroristiche”. È l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione di Vinitaly 2023 di Verona dove è visibile la prima cantina degli orrori con gli esempi più eclatanti degli attacchi al vino.

Cantina italiana criminalizzata dall’UE

Il giusto impegno dell’Unione per tutelare la salute dei cittadini secondo la Coldiretti non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate. È infatti del tutto improprio assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità ed a più bassa gradazione come la birra e il vino. Un approccio ideologico nei confronti di un alimento come il vino che fa parte a pieno titolo della dieta mediterranea e conta diecimila anni di storia e le cui tracce nel mondo sono state individuate nel Caucaso.

Vino Made in Italy sotto attacco

Ma il vino Made in Italy deve affrontare anche altri attacchi. Un esempio è la scelta della Ue di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol anche nei vini a denominazione di origine. In questo modo viene permesso ancora di chiamare vino un prodotto in cui sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino. «Si tratta di un precedente pericoloso che apre la strada all’introduzione di derive che mettono fortemente a rischio l’identità del vino italiano, che è la principale voce dell’export agroalimentare nazionale», afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che:

Demonizzazione indiscriminata

«è in atto una demonizzazione indiscriminata, pilotata da alcune multinazionali, che punta ad affermare un nuovo modello alimentare e culturale che danneggia il settore e mette in discussione storia, cultura e valori fortemente radicati nel cibo e nei vini made in Italy, la dieta mediterranea stessa, patrimonio Unesco e il consumo moderato e responsabile che contraddistingue il vino in Italia». Ma tra le pratiche discutibili c’è anche lo zuccheraggio del vino che è ad esempio permesso nell’Unione Europea ad eccezione di Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta e in alcune aree della Francia che rappresentano però circa l’80% della produzione comunitaria. Negli Usa è addirittura consentita l’aggiunta di acqua al mosto per diminuire la percentuale di zuccheri secondo una pratica considerata una vera e propria adulterazione in Italia.

Produzione di finto rosè

Miscele di vini da tavola bianchi e rossi per produrre un “finto rosè” vietate in Europa sono possibili invece in Nuova Zelanda e in Australia. L’Unione Europea però ha dato il via libera anche al vino senza uva con l’autorizzazione alla produzione e commercializzazioni di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall’uva come lamponi e ribes molto diffusi nei Paesi dell’Est. L’ultima frontiera dell’inganno è nella commercializzazione molto diffusa, dal Canada agli Usa fino ad alcuni Paesi dell’Unione Europea, di kit fai da te che promettono il miracolo di ottenere in casa il meglio della produzione enologica Made in Italy, dai vini ai formaggi.

Anche il vino in polvere

Si tratta di confezioni che grazie a polveri miracolose promettono in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Lambrusco o Montepulciano. Il problema non è legato solo all’utilizzo delle pregiate denominazioni del Belpaese poiché in base alla normativa europea del vino, non è possibile aggiungere acqua nel vino o nei mosti.

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Turismo

Gotto d’oro icona dei Castelli Romani al prossimo Vinitaly

Gotto d’oro sarà l’icona del gusto dei vini dei Castelli Romani, di Roma e del Lazio al prossimo Vinitaly, in programma dal 2 al 5 aprile 2023 nei padiglioni di Verona Fiere. La storica cantina dei Castelli Romani sarà ambasciatrice della cultura enologica del Lazio grazie alla postazione d’onore che andranno ad occupare le sue bottiglie allo stand n°42 nel padiglione A che ospita la Regione Lazio. Tradizione e ritrovati tecnologici, culturali e anche di marketing al servizio della sostenibilità tengono insieme l’album dei ricordi, del presente e del futuro griffato Gotto d’oro.

Reference corner con il Gotto d’oro

Un reference corner, quello riservato al marchio simbolo della Doc Marino, Frascati e Castelli Romani, nel quale potrà ritrovarsi così tutta la famiglia, apprezzando aromi e profumi dei Castelli Romani, tutti vivi e presenti nei vini Gotto d’oro. Una scelta che dal gusto coinvolgerà anche gli occhi e la coscienza di appassionati, cultori, pronti a trasformarsi in affezionati clienti di un’azienda che ha deciso di fare dei suoi oltre 75 anni un autentico fiore all’occhiello.

Otto decenni di storia

Quasi otto decenni ormai nei quali Gotto d’oro, per il territorio dei Castelli Romani, è stato molto più che una semplice cantina, rappresentando un autentico appiglio di speranza, di volontà, un messaggio deciso, senza esitazione alcuna, conclusa la Seconda guerra mondiale, nell’unica direzione possibile: la rinascita attraverso la resilienza. La Gotto d’oro ha percorso il viaggio della tradizione, innovando dal classico fiasco degli anni 40 alla linea Classica dei magnum, orgoglio e forza della cooperativa nell’evoluzione degli anni, riconoscendo nell’iconica bottiglia da un litro e mezzo di Marino Doc un marchio italiano.

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NEWS

Vinitaly chiude con un brindisi per la pace

Vinitaly chiude i battenti con un brindisi in rosa per la pace in Ucraina. Con una bottiglia di vino estero su tre bevuta in Russia che viene dall’Italia, le donne delle cantine scendono in piazza per la pace con un flash mob tutto in rosa per chiedere a Putin di cessare le ostilità. L’iniziativa è della Coldiretti con le imprenditrici vitivinicole in rappresentanza di tutte le regioni che si sono date appuntamento a Casa Coldiretti in occasione della giornata di chiusura del Vinitaly per mandare un messaggio contro la guerra in Ucraina.

Brindisi Vinitaly in rosa

Tutte indossano della magliette rosa mentre sui cartelli di legge “Il vino unisce non divide”, “Brindiamo col vino della Pace”, “I colori del vino: i colori della pace”, “Putin, facciamo la pace”. Rosa anche il prodotto simbolo della manifestazione, il vino rosato nelle più diverse varietà territoriali. L’Italia è il primo Paese fornitore di vino in Russia, con una quota di mercato di circa il 31%, davanti a Francia, Georgia e Spagna. A Mosca sono finite nel 2021 ben 78,3 milioni di bottiglie, di cui 32 milioni di spumante.

Prosecco il vino più gettonato in Russia

Il vino più gettonato nel Paese di Putin è sicuramente il Prosecco con 14 milioni di bottiglie ma piace molto anche l’Asti spumante che esporta 9 milioni di bottiglie, pari al 16% delle vendite totali sui mercati esteri, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Un trend che è ora messo a rischio dagli effetti della guerra in Ucraina. Le sanzioni contro Putin, le tensioni sul commercio internazionale e la svalutazione del rublo legate al conflitto stanno ostacolando le vendite di vino italiano, con difficoltà nei pagamenti persino per gli ordini già effettuati. Alcune spedizioni sono state interrotte, mentre un certo numero di operatori ha ridotto il periodo di differimento dei pagamenti o l’ha annullato del tutto.

Allarme in Russia per le bottiglie Made in Italy

Nei ristoranti russi è già allarme per le scorte di bottiglie Made in Italy, divenute sempre più popolari. Senza dimenticare il blocco delle esportazioni dei beni di lusso varato dall’Unione Europea per colpire gli oligarchi russi. Le misure hanno preso di mira le vendite di bottiglie sopra il valore di 300 euro ad articolo. Colpite una selezione ristretta di vini italiani, come ad esempio alcune bottiglie di Sassicaia, Barolo, Amarone, Brunello di Montalcino che possono in alcuni casi superare il limite.

Cantina Italia a rischio con la guerra

La guerra rischia dunque di interrompere un mercato di riferimento importante per Cantina Italia che era passato indenne attraverso le sanzioni decise nel 2014 da Putin in ritorsione contro le misure varate dall’Unione Europea per l’annessione della Crimea. L’embargo aveva colpito una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi e pesce, ma non il vino che ha continuato in questi anni la sua corsa acquisendo sempre più estimatori nella società ex sovietica.

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Economia

Guerra mette in crisi il vino italiano

La guerra in Ucraina mette in crisi il vino italiano, con aumenti del 35% e un impatto pesante sulle aziende vitivinicole. È l’allarme lanciato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini in occasione dell’incontro sull’impatto del conflitto sulla vita quotidiana delle aziende vitivinicole, organizzato all’Auditorium Verdi al Vinitaly di Verona, con la prima mostra per “toccare con mano” la classifica degli aumenti nel bicchiere. Gli incrementi in termini assoluti per le imprese del vino sono in media di 6886 euro secondo l’analisi Coldiretti su dati Crea.

Aziende Made in Italy in difficoltà

Le aziende vitivinicole Made in Italy si sono così trovate a fronteggiare aumenti unilaterali da parte dei fornitori di imballaggi che arrivano oggi a pesare sui bilanci per oltre un miliardo di euro. Una bottiglia di vetro costa più del 30% in più rispetto allo scorso anno, mentre il prezzo dei tappi ha superato il 20% per quelli di sughero e addirittura il 40% per quelli di altri materiali. Per le gabbiette per i tappi degli spumanti gli aumenti sono nell’ordine del 20% ma per le etichette e per i cartoni di imballaggio si registrano rispettivamente rincari del 35% e del 45%, secondo l’analisi Coldiretti.

A causa della guerra i prezzi cambiano di settimana in settimana

Ma i prezzi degli ordini cambiano ormai di settimana in settimana, rendendo peraltro impossibile una normale programmazione economica nei costi aziendali. Problemi anche per l’acquisto di macchinari, soprattutto quelli in acciaio, prevalenti nelle cantine, per i quali è diventato impossibile persino avere dei preventivi. Rincarato anche il trasporto su gomma del 25% al quale si aggiunge la preoccupante situazione dei costi di container e noli marittimi, con aumenti che vanno dal 400% al 1000%. In generale, secondo il global index Freightos, importante indice nel mercato delle spedizioni, l’attuale quotazione di un container è pari a 9.700 dollari contro 1.400 dollari di un anno fa.

Andamento vendite in discesa

La situazione di difficoltà si evidenzia anche dall’andamento delle vendite che per il 55% delle cantine italiane sono diminuite nel 2022, mentre per il 42% sono rimaste invariate e solo un 3% dichiara di averle aumentate. Gli effetti delle tensioni commerciali legate alla guerra si ripercuotono anche sull’export dove oltre quattro cantine su dieci (43%) affermano di aver ridotto le spedizioni. Occorre comunque ricordare che sino ad oggi l’incremento dei costi è stato scaricato esclusivamente sulle spalle dei viticoltori, come dimostra il fatto che il prezzo del vino, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat, è addirittura diminuito dell’1,2% e dello 0,4% nei primi due mesi del 2022, per poi crescere appena dello 0,5% a marzo, in netta controtendenza con i rincari, spesso a doppia cifra, di tutti gli altri prodotti alimentari.