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Politica

La presidente Celli ha sottoscritto la lettera al sindaco di Kiev

La presidente dell’Assemblea capitolina Svetlana Celli ha sottoscritto, insieme ai presidenti dei Consigli comunali delle grandi città italiane, la lettera inviata al sindaco di Kiev e presidente dell’Associazione delle città ucraine. «È passato un anno dall’inizio della drammatica invasione russa in Ucraina. Migliaia di vittime innocenti, distruzione e miseria. Non ci rassegniamo, per la pace. E proprio oggi Palazzo Senatorio sarà illuminato coi colori della bandiera ucraina come simbolo di solidarietà e vicinanza al popolo ucraino. Non solo.

Anche io, presidente del Consiglio Comunale, ho sottoscritto la lettera

Ho sottoscritto anche io, da Presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale, la lettera che i presidenti dei Consigli comunali delle principali città italiane hanno inviato al sindaco di Kiev. Il testo della lettera è questo: Gentile Vitali Klitschko – Chair of the Association of Ukrainian Cities (AUC) and Mayor of Kyiv presidente Anci Ucraina. Caro collega, il 24 febbraio 2023 sarà trascorso un anno dall’invasione russa in Ucraina. Un anno di guerra, di violenze e devastazioni che non hanno risparmiato neanche i vostri bambini. Da subito la Nato, l’Unione europea, l’Italia si sono opposte politicamente all’aggressione e schierate a sostegno del vostro popolo oppresso.

La nostra solidarietà e vicinanza

Oggi, in occasione di questo triste anniversario, vogliamo esprimerti la nostra solidarietà e la nostra vicinanza, e ti chiediamo di far arrivare questo messaggio e il nostro il pensiero a sostegno della coraggiosa battaglia del popolo ucraino alle colleghe e ai colleghi amministratori locali e rappresentanti dei municipi ucraini. Con l’auspicio che un negoziato rispettoso frutto del lavoro della diplomazia internazionale possa portare al più presto alla fine del conflitto, ti salutiamo calorosamente».

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NEWS

A San Giovanni in Laterano la veglia per l’Ucraina

A San Giovanni in Laterano la veglia a un anno dall’inizio del conflitto in Ucraina. Venerdì 24 febbraio la celebrazione presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis e promossa dalla diocesi di Roma con tutte le realtà impegnate nell’accoglienza e nella carità: la Comunità di Sant’Egidio, il Centro Astalli, l’Opera Don Calabria, gli scalabriniani, i comboniani, i vincenziani. Parteciperanno l’esarca Dioniso Lachovicz e il vescovo Pero Sudar.

San Giovanni con rami d’ulivo sulle sedie, preparati dai senza dimora

Sulle sedie ci saranno rami di ulivo preparati dai senza dimora ospiti della Cittadella della Carità della Caritas Santa Giacinta. Un canto sarà intonato dal coro del Pontificio Collegio Ucraino di San Giosafat. E i nomi dei tanti Paesi in guerra verranno ricordati durante la liturgia. Saranno tanti i segni nella veglia di preghiera “E la pace non avrà fine” di venerdì 24 febbraio, alle ore 18, nella basilica di San Giovanni in Laterano, presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis; potrà essere seguita anche in diretta televisiva su Telepace (canale 75 a Roma e Rieti) e in streaming sulla pagina Facebook della diocesi.

Ad un anno dall’inizio del conflitto

Promossa a un anno esatto dall’inizio del conflitto in Ucraina, al momento di preghiera parteciperà il vescovo Dioniso Lachovicz, esarca dei cattolici ucraini di rito bizantino in Italia. La veglia nasce dal desiderio di pregare insieme di tutte le realtà della diocesi impegnate nella carità, nell’accoglienza e nel sostegno ai profughi ucraini giunti in Italia: gli Uffici Caritas e Migrantes diocesani, innanzitutto, e poi la Comunità di Sant’Egidio, il Centro Astalli, l’Opera Don Calabria, gli scalabriniani, i comboniani, i vincenziani. Ma sono tanti i gruppi che vogliono esserci e dare il proprio contributo, come la comunità congolese, che offrirà un canto, o, come detto, i poveri ospitati nella struttura della Caritas di Ponte Casilino.

Testimonianze durante la veglia

Durante la veglia, inoltre, quattro persone porteranno la propria testimonianza; tra gli altri il vescovo Pero Sudar, emerito di Sarajevo, che racconterà il conflitto che, negli anni Novanta, insanguinò il suo Paese. «Il 24 febbraio – riflette il cardinale De Donatis – si compirà un anno dall’inizio del conflitto in Ucraina. Dodici mesi intensi di sofferenze di cui seguiamo gli sviluppi in una spirale sempre più minacciosa. Purtroppo, oltre a non vedere spiragli di luce per la cessazione delle ostilità, siamo preoccupati per il dibattito pubblico che propone le armi come unico strumento per ristabilire la pace. Noi, come credenti, non possiamo accettare questo: non vogliamo rassegnarci alla mancanza di soluzioni per una pace vera. Non ci illudiamo nemmeno che la via della pace e della riconciliazione siano facili da percorrere. Eppure, questa pace la chiediamo al Signore, vogliamo costruirla nel nostro quotidiano, con le nostre azioni piccole e grandi».

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Economia

Carrello della spesa degli italiani meno pieno

Carrello della spesa degli italiani meno pieno. Nel 2022 tagliato il 3% delle quantità di prodotti alimentari acquistati, rispetto allo scorso anno per effetto del balzo dei prezzi. È quanto emerge dall’analisi Coldiretti sui dati Istat relativi al commercio al dettaglio nel primo semestre 2022 che su base annua fanno registrare una diminuzione delle quantità di beni alimentari acquistate per il sesto mese consecutivo.

Carrello meno pieno a causa dei rincari

Gli italiani sono costretti a spendere di più per acquistare meno prodotti per effetto dei prezzi che hanno fatto segnare per gli alimentari un aumento record complessivo del +9,6% tra prodotti freschi e lavorati nel luglio 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’aumento dei prezzi scatenato dal mix esplosivo dell’aumento dei costi energetici e del taglio dei raccolti a causa del clima costerà nel 2022 alle famiglie italiane quasi 9 miliardi di euro soltanto per la spesa alimentare, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat.

In cima alla classifica l’olio di semi

In cima alla classifica dei rincari a luglio ci sono gli oli di semi, (+66%) soprattutto quello di girasole che risente del conflitto in Ucraina che è uno dei principali produttori e ha dovuto interrompere le spedizioni causa della guerra, mentre al secondo posto c’è il burro (+31,9%) e al terzo la farina (+21,5%) seguita dalla pasta (+21,1%) proprio nel momento in cui nelle campagne si registrano speculazioni sul prezzo del grano con forti e ingiustificati cali dei compensi riconosciuti agli agricoltori. Al quinto e sesto posto entrano riso (+18,8%) e margarina (+18,7%).

Rincari a doppia cifra anche per la carne

A seguire i gelati che aumentano del +18,2% e il latte (+15,9%), ma rincari a doppia cifra si registrano pure per la carne di pollo (+15,7%), le uova +13,8% e il pane con +12,5%. Se i prezzi per le famiglie corrono l’aumento dei costi e la siccità colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove più di 1 azienda agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione, secondo il Crea. In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio.

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Economia

Crollo di 1/3 delle produzioni nazionali a causa della siccità

Crollo di 1/3 delle produzioni nazionali a causa della siccità e al crollo delle riserve di acqua nazionali: dalla frutta al mais, dal frumento al riso, dal latte alle cozze e alle vongole. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’arrivo della nuova grande ondata di caldo sull’Italia che aggrava l’emergenza raccolti con la necessità di stipulare accordi di filiera per aiutare le aziende contro i drammatici effetti dei cambiamenti climatici e delle tempeste sui mercati internazionali causate dalla guerra in Ucraina.

Crollo dovuto alla siccità

Secondo la Coldiretti è di fatto in grave rischio per la siccità quasi la metà (46%) degli agricoltori italiani per un totale di 332mila imprese con la probabile estensione dello stato di emergenza per la siccità ad altre quattro regioni (Lazio, Umbria, Liguria e Toscana) annunciata dal Ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli dopo che il consiglio dei ministri lo aveva già deliberato per Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.

Cali in ogni reparto alimentare

In Italia si registrano già cali del 45% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali, del 20% per il latte nelle stalle, del 30% per il frumento duro per la pasta di oltre 1/5 delle produzione di frumento tenero, del 30% del riso, meno 15% frutta ustionata da temperature di 40 gradi, meno 20% cozze e vongole uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po, dove si allargano le zone di “acqua morta”, assalti di insetti e cavallette con decine di migliaia di ettari devastati. Siamo di fronte a un impatto devastante sulle produzioni nazionali con danni che superano i 3 miliardi di euro.

Italia dipendente dall’estero per molte materie prime

Con l’Italia che è dipendente dall’estero in molte materie prime e produce appena il 36% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 53% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo, il rischio è un aumento delle importazioni dall’estero, ma anche un ulteriore aggravio di costi soprattutto per gli allevamenti, che dipendono dai cerali e dai foraggi per l’alimentazione degli animali. Un’impennata che si aggiunge all’aumento della spesa per energia e materie prime spinto dalla guerra in Ucraina, facendo salire il conto per le aziende agricole alla cifra di oltre 9 miliardi di euro.

Situazione molto critica per l’11% delle imprese agricole

Il risultato è che più di 1 impresa agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione, secondo le elaborazioni del Crea.

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Salute

Salute mentale sempre più a rischio

Salute mentale sempre più a rischio con Covid, seguito dalla guerra e ora dal vaiolo delle scimmie. La pandemia ha generato uno stato di incertezza a tutti i livelli. A livello sanitario e medico, ovviamente perché ha portato una grande fetta della popolazione mondiale nelle terapie intensive, con conseguenze nefaste per il proprio organismo. A livello economico perché il lockdown ha generato una diminuzione di posti di lavoro considerevole ed ha messo in ginocchio tantissime famiglie, non solo italiane, ma di tutto il mondo. Il gap tra ricchi e poveri é diventato ancora più grande.

Salute mentale messa in crisi anche dalla riduzione dei contatti sociali

A livello sociale perché ha ridotto al minimo per mesi i contatti sociali, gli abbracci, le strette di mano e le visite a parenti ed amici. Tantissimi si sono ritrovati in un isolamento forzato, protratto per troppo tempo, che ha fatto dimenticare il piacere del socializzare. «Oltre all’incertezza finora subita, secondo uno studio della Washington University di Saint Louis, il 60 % dei pazienti che ha contratto il Covid, ha la possibilità di sviluppare attacchi di ansia, disturbi del sonno e depressione. Tutto ciò anche a distanza di un anno dalla malattia.

Auspicabile sfidare la paura

Malgrado ciò, sarebbe comunque auspicabile provare a sfidare la paura e apprendere a convivere con l’incertezza. Lo stesso Bonus Psicologo, che sarà a breve operativo, va in tale direzione», spiega Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”. A tutto ciò si é aggiunto il vaiolo delle scimmie, la nuova malattia infettiva che fa paura al mondo. Inoltre, la guerra in Ucraina, ha stimolato ancora di più la sensazione di incertezza. Si é verificato un rincaro generalizzato dei prezzi, misto alla sensazione di una possibile terza guerra mondiale. Quest’atmosfera di precarietà generale, non ha fatto altro che incrementare notevolmente le malattie mentali nella gente, colpendo sempre di più la mente di tanti cittadini.

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Economia

Crollo del raccolto mondiale del grano

Crollo del raccolto mondiale del grano, che scende a 775 milioni di tonnellate a causa del mix esplosivo tra cambiamenti climatici e guerra che ha tagliato le semine in Ucraina e fatto balzare il costo dei fertilizzanti, con effetto sulle rese produttive a livello globale. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’allarme sulla sicurezza alimentare globale lanciato dall’Onu e dal premier italiano Mario Draghi.

Crollo delle scorte di grano a 267 milioni di tonnellate

Il risultato è la diminuzione delle scorte globali di grano che dovrebbero ammontare a 267 milioni di tonnellate, in calo per il secondo anno consecutivo e al livello più basso degli ultimi sei anni. A mettere a rischio i raccolti mondiali è anche la decisione di Russia e Bielorussia di bloccare le esportazioni fino al 31 agosto dei fertilizzanti necessari in agricoltura per garantire la crescita delle colture. La Federazione Russa produce 50 milioni di tonnellate di fertilizzanti, circa il 15% dell’intera produzione mondiale, con l’Unione Europea che è tra i principali acquirenti e, in particolare, insieme alla Bielorussia rappresenta il 40% delle esportazioni mondiali di potassio, uno dei nutrienti essenziali.

Decisivo anche il deficit di fertilizzanti

Il deficit di fertilizzanti sul mercato mondiale ma anche il loro minore utilizzo per gli elevati prezzi raggiunti taglia le rese produttive delle coltivazioni in tutto il pianeta, secondo la Coldiretti, aggravando una situazione già difficile per i cambiamenti climatici. I raccolti di grano sono infatti in calo nei diversi continenti, dall’Australia al Marocco, dove si stima la minore produzione dal 2007/08 a causa della siccità. In India il governo di Delhi ha bloccato le esportazioni per garantire adeguate forniture alla popolazione, ma in difficoltà ci sono anche alcune aree degli Usa e della Cina il secondo produttore mondiale.

Grande caldo problema in Europa

Anche in Europa il grande caldo sta colpendo Germania, Francia, Spagna e Italia con i raccolti sono stimati in lieve calo, secondo le previsioni del Dipartimento all’Agricoltura degli Stati Uniti (Usda). Ma agli effetti del clima si aggiungono quelli diretti della guerra in Ucraina, dove la produzione è stimata in calo di 1/3 rispetto all’anno precedente per la riduzione delle superfici seminate a causa dell’invasione russa.

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Economia

Vola il prezzo del riso a livello internazionale

Vola il prezzo del riso a livello internazionale, mercato su cui ha fatto registrare un balzo del 21% nell’ultimo anno per effetto del crollo delle spedizioni di grano determinato dalla guerra tra Russia e Ucraina che rappresentano insieme oltre un quarto (28%) del commercio mondiale. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati della borsa di Chicago (Cbot) divulgati in occasione dell’iniziativa “Abbiamo riso per una cosa seria” che si svolge nel fine settimana dal mercato di Campagna Amica in via San Teodoro 74 a Roma in tutta Italia con i pacchi di riso della solidarietà della Focsiv, 100% italiano FdAI – Filiera Agricola Italiana, in diverse piazze d’Italia.

Vola il riso per la domanda che aumenta

A spingere le quotazioni, è la domanda internazionale di riso che, in sostituzione del grano, registra un balzo negli scambi del +4% rispetto al 2021 con un picco di 53,4 milioni di tonnellate secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Fao ad aprile. Il consumo mondiale di riso raggiungerà nel 2022 il record degli ultimi dieci anni con quasi 521 milioni di tonnellate, in aumento di oltre 9 milioni rispetto all’anno precedente.

Calo del commercio del grano

Uno scenario in cui al balzo degli scambi del riso corrisponde il calo del commercio di grano per le difficoltà di esportazione dei due Paesi in guerra e per l’impennata dei prezzi che hanno raggiunto i massimi degli ultimi decenni e stanno spingendo molte comunità al cambio della dieta, sostituendo appunto il grano con il riso. In difficoltà per la crisi del grano ci sono soprattutto i Paesi più poveri tanto che ad esempio le industrie alimentari in Kenya, Egitto, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria e Camerun stanno usando mix di farine alternative più economiche per pane, dolci e pasta con riso locale, farina di manioca e sorgo che stanno sostituendo il grano.

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Economia

Guerra mette in crisi il vino italiano

La guerra in Ucraina mette in crisi il vino italiano, con aumenti del 35% e un impatto pesante sulle aziende vitivinicole. È l’allarme lanciato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini in occasione dell’incontro sull’impatto del conflitto sulla vita quotidiana delle aziende vitivinicole, organizzato all’Auditorium Verdi al Vinitaly di Verona, con la prima mostra per “toccare con mano” la classifica degli aumenti nel bicchiere. Gli incrementi in termini assoluti per le imprese del vino sono in media di 6886 euro secondo l’analisi Coldiretti su dati Crea.

Aziende Made in Italy in difficoltà

Le aziende vitivinicole Made in Italy si sono così trovate a fronteggiare aumenti unilaterali da parte dei fornitori di imballaggi che arrivano oggi a pesare sui bilanci per oltre un miliardo di euro. Una bottiglia di vetro costa più del 30% in più rispetto allo scorso anno, mentre il prezzo dei tappi ha superato il 20% per quelli di sughero e addirittura il 40% per quelli di altri materiali. Per le gabbiette per i tappi degli spumanti gli aumenti sono nell’ordine del 20% ma per le etichette e per i cartoni di imballaggio si registrano rispettivamente rincari del 35% e del 45%, secondo l’analisi Coldiretti.

A causa della guerra i prezzi cambiano di settimana in settimana

Ma i prezzi degli ordini cambiano ormai di settimana in settimana, rendendo peraltro impossibile una normale programmazione economica nei costi aziendali. Problemi anche per l’acquisto di macchinari, soprattutto quelli in acciaio, prevalenti nelle cantine, per i quali è diventato impossibile persino avere dei preventivi. Rincarato anche il trasporto su gomma del 25% al quale si aggiunge la preoccupante situazione dei costi di container e noli marittimi, con aumenti che vanno dal 400% al 1000%. In generale, secondo il global index Freightos, importante indice nel mercato delle spedizioni, l’attuale quotazione di un container è pari a 9.700 dollari contro 1.400 dollari di un anno fa.

Andamento vendite in discesa

La situazione di difficoltà si evidenzia anche dall’andamento delle vendite che per il 55% delle cantine italiane sono diminuite nel 2022, mentre per il 42% sono rimaste invariate e solo un 3% dichiara di averle aumentate. Gli effetti delle tensioni commerciali legate alla guerra si ripercuotono anche sull’export dove oltre quattro cantine su dieci (43%) affermano di aver ridotto le spedizioni. Occorre comunque ricordare che sino ad oggi l’incremento dei costi è stato scaricato esclusivamente sulle spalle dei viticoltori, come dimostra il fatto che il prezzo del vino, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat, è addirittura diminuito dell’1,2% e dello 0,4% nei primi due mesi del 2022, per poi crescere appena dello 0,5% a marzo, in netta controtendenza con i rincari, spesso a doppia cifra, di tutti gli altri prodotti alimentari.

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Economia

Prezzi dei concimi alle stelle

Prezzi dei concimi che schizzano alle stelle, con aumenti che arrivano anche al 170%, a causa della guerra tra Russia e Ucraina. Hanno raggiunto i 65 milioni nel 2021 le importazioni dalla Russia in Italia di fertilizzanti che sono stati vietati dal quinto pacchetto di sanzioni approvato dall’Ue per la guerra in Ucraina.

Analisi Coldiretti su dati Istat

È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base di Istat che evidenziano difficoltà nel commercio di fertilizzanti necessari in agricoltura per garantire la crescita delle colture. Un duro colpo per l’Italia che, importava fertilizzanti anche dalla Bielorussia per 20 milioni e ben 55 milioni di euro dall’Ucraina. Le sanzioni peraltro scattano proprio alla vigilia delle semine primaverili necessarie all’Italia per garantire la produzione di mais, girasole e soia per l’alimentazione degli animali mentre in autunno le concimazioni serviranno per il grano duro per la pasta e quello tenero per la panificazione.

Prezzi dei concimi con aumenti oltre il 170%

Alla mancanza di forniture si aggiungono le difficoltà determinate dai forti rincari con i prezzi che sono balzati del +170% dei concimi, con l’urea che supera i 1000 euro a tonnellata rispetto ai 350 euro dello scorso anno, il nitrato ammonico raggiunge quota record di 1000 euro euro a tonnellata, il perfosfato minerale è passato da 170 agli attuali 350 euro a tonnellata, mentre i concimi a contenuti di potassio sono schizzati da 450 a 850 euro a tonnellata, secondo Cai. In questo contesto è importante il via libera richiesto dalla Coldiretti a fertilizzanti naturali come il digestato prodotto negli allevamenti per far fronte alla carenza di quelli chimici. L’Italia infatti importa complessivamente fertilizzanti chimici ed organici e chimici per un totale di 980 milioni di euro, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat nel 2021. Un trend che fino alla fine delle ostilità dovrebbe rimanere tale.

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Politica

Gestire in sinergia nel Lazio l’emergenza umanitaria per la guerra

Un’azione condivisa e coordinata per gestire in sinergia nel Lazio l’emergenza umanitaria conseguente alla guerra Russo-Ucraina. Questo il cuore della Convenzione firmata questa mattina dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e dal Prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, per garantire soccorso e assistenza ai cittadini ucraini, in fuga dal conflitto bellico in atto che sono temporaneamente accolti sul territorio della Città Metropolitana di Roma.

Regione Lazio attiva sin dall’inizio

«Sin dall’inizio del conflitto – commenta il Presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti – la Regione Lazio si è attivata per prestare soccorso e accoglienza ai cittadini ucraini in fuga dalla guerra e per questo motivo abbiamo favorito con la Prefettura di Roma l’insediamento dell’Unità di crisi. Abbiamo subito messo a disposizione il Servizio sanitario e la Protezione civile regionali per offrire il massimo supporto a chi, a causa di una guerra scellerata, ha perso tutto.

Firma per gestire in sinergia l’emergenza umanitaria causata dalla guerra

Con la firma di questa Convenzione formalizziamo le attività di aiuto e cura già attive, lavorando in sinergia con la Prefettura per garantire il massimo dell’assistenza. La vita delle persone – conclude Zingaretti – è un bene sacro da tutelare in ogni tempo e in ogni luogo, non ci tiriamo indietro, ma ci battiamo per la difesa dei diritti umani perché l’unica guerra da portare avanti è quella della civiltà». La Convenzione, che avrà una durata pari all’emergenza, prevede che Regione e Prefettura, ognuna a seconda della competenza, attivino una serie di servizi rivolti ai profughi ospitati nei centri d’accoglienza del territorio metropolitano.

Individuare un referente che sia coordinatore di tutti gli aspetti

In particolare, la Regione Lazio si impegna tramite le Asl a individuare un referente che si occuperà, in accordo con la Prefettura, di coordinare tutti gli aspetti riguardanti la gestione sanitaria dei profughi e garantire la continuità della presa in carico attraverso un’equipe dedicata di infermieri professionali, medici e pediatri, assistenti sociali e psicologi. Per tutti i cittadini ucraini sarà effettuata un’anamnesi completa riguardo allo stato di salute, una valutazione clinica ed epidemiologica per il Covid-19 e uno screening per tubercolosi attiva, ricerca di positività all’HIV, HBV ed HCV.

Offerti diversi tipi di vaccinazione

Saranno inoltre offerte, oltre a quella per Sars-Cov2, vaccinazioni come ad esempio morbillo, polio, rosolia e varicella, e saranno assicurate tutte le terapie per i pazienti già in trattamento sia per malattie infettive (TB, epatiti virali croniche, HIV) che per malattie croniche (diabete, ipertensione etc). La Prefettura, nell’ambito della stipula di convenzioni con enti locali ed enti terzi per l’affidamento dei servizi di accoglienza e di assistenza sociale nei confronti dei cittadini ucraini, assicura che il servizio di assistenza sociale garantisca continuità e adeguatezza della presa in carico sanitaria effettuata dalla Asl. Fornisce al singolo presidio sanitario, qualora ne ravvisi la necessità, un servizio di interpretariato a chiamata per consentire al paziente di ricevere una puntuale informativa sulle proprie condizioni di salute e sul percorso assistenziale-terapeutico a lui dedicato.