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Salute mentale sempre più a rischio

Salute mentale sempre più a rischio con Covid, seguito dalla guerra e ora dal vaiolo delle scimmie. La pandemia ha generato uno stato di incertezza a tutti i livelli. A livello sanitario e medico, ovviamente perché ha portato una grande fetta della popolazione mondiale nelle terapie intensive, con conseguenze nefaste per il proprio organismo. A livello economico perché il lockdown ha generato una diminuzione di posti di lavoro considerevole ed ha messo in ginocchio tantissime famiglie, non solo italiane, ma di tutto il mondo. Il gap tra ricchi e poveri é diventato ancora più grande.

Salute mentale messa in crisi anche dalla riduzione dei contatti sociali

A livello sociale perché ha ridotto al minimo per mesi i contatti sociali, gli abbracci, le strette di mano e le visite a parenti ed amici. Tantissimi si sono ritrovati in un isolamento forzato, protratto per troppo tempo, che ha fatto dimenticare il piacere del socializzare. «Oltre all’incertezza finora subita, secondo uno studio della Washington University di Saint Louis, il 60 % dei pazienti che ha contratto il Covid, ha la possibilità di sviluppare attacchi di ansia, disturbi del sonno e depressione. Tutto ciò anche a distanza di un anno dalla malattia.

Auspicabile sfidare la paura

Malgrado ciò, sarebbe comunque auspicabile provare a sfidare la paura e apprendere a convivere con l’incertezza. Lo stesso Bonus Psicologo, che sarà a breve operativo, va in tale direzione», spiega Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”. A tutto ciò si é aggiunto il vaiolo delle scimmie, la nuova malattia infettiva che fa paura al mondo. Inoltre, la guerra in Ucraina, ha stimolato ancora di più la sensazione di incertezza. Si é verificato un rincaro generalizzato dei prezzi, misto alla sensazione di una possibile terza guerra mondiale. Quest’atmosfera di precarietà generale, non ha fatto altro che incrementare notevolmente le malattie mentali nella gente, colpendo sempre di più la mente di tanti cittadini.

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Fenascop: “Bonus psicologico operazione marketing della Giunta Zingaretti”

«Affrontare i problemi a colpi di bonus è l’ennesima dimostrazione che la politica regionale è orientata non a risolvere le criticità delle persone affette da disagio psichico, ma solamente a fare un’operazione di marketing elettorale. Sul tema della salute mentale, infatti, la giunta Zingaretti è ormai in un ritardo cronico al pari della malattia che si vorrebbe contrastare». Così in una nota Paola Marchetti e Marco Mampieri, rispettivamente presidente e vice presidente di Fenascop Lazio, associazione nazionale di organizzazioni che dal 1995 si occupano di riabilitazione psichiatrica extraospedaliera.

Servizi abbandonati da anni a loro stessi

«Lo stanziamento, pari ad 2,5 milioni di euro, è il bonus che dovrebbe essere erogato a coloro i quali si recheranno presso i centri di salute mentale per intraprendere un percorso terapeutico. Peccato che i servizi da anni siano abbandonati a loro stessi, senza una programmazione e una prospettiva, incapaci di far fronte ai bisogni delle persone prese in carico, a causa di carenza di personale, ormai strutturale. L’unica soluzione intrapresa per la gestione dei pazienti è il ricorso massiccio all’uso dei farmaci senza adeguati percorsi terapeutici e di inserimento sociale. Sul fronte della residenzialità accreditata, le strutture associate a Fenascop lamentano da anni questa mancanza di visione e di progettazione regionale.

Strutture patiscono scelte politiche sbagliate

Le strutture patiscono scelte politiche sbagliate, come la decisione unilaterale di introdurre la compartecipazione socio sanitaria, successivamente annullata dalla giustizia amministrativa, che tanti danni ha prodotto a strutture, pazienti, famiglie e comuni. Articolazioni tariffarie ferme da oltre dieci anni nonostante gli aumenti dei costi del personale, delle materie prime e dei costi legati alla pandemia che le strutture hanno dovuto affrontare da sole, senza aumenti di budget, per tutelare la salute dei pazienti ad esse affidate. Sono le medesime strutture ad aver garantito la tenuta del sistema in questo periodo di pandemia considerato che per diverso tempo i dipartimenti e i centri di salute mentale sono rimasti chiusi a causa del Covid-19. In tutto questo si percepisce l’abissale distanza del decisore politico regionale che sul tema della salute mentale non è in grado di esprimere una visione di sistema che possa essere discussa e magari condivisa con tutti gli interlocutori istituzionali, come la Consulta Regionale, le associazioni di categoria, come Fenascop e le associazioni dei familiari.

Salute mentale dimenticata da anni dalla Regione Lazio

La questione della salute mentale nella regione Lazio è ormai dimenticata, ferma da più di dieci anni, e non in grado di progettare, R.E.M.S. a parte, percorsi virtuosi che diano la spinta ad un modello terapeutico e socio-riabilitativo in grado di rispondere ai bisogni delle persone e alle esigenze dei tempi. I fortunati, però, potranno vincere un bonus alla lotteria della Regione Lazio», conclude la nota.

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Lanciata la campagna “Stare bene aiuta a fare meglio”

Lanciata oggi la campagna “Stare bene aiuta a fare meglio” #starebenefaremeglio, promossa da ENPAP, Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi, che porta l’attenzione sull’aumentato bisogno delle persone di ritrovare quanto prima un benessere globale, e su come i professionisti della salute mentale (psicologi in primis) possono contribuire a far sì che lo si ritrovi, favorendo un equilibrio personale e sociale.

Coltivare il benessere psicologico per prevenire il malessere psichico

Coltivare il benessere psicologico vuole anche dire prevenire il malessere psichico e salvaguardare la salute mentale duramente messa alla prova da questi due anni di pandemia. Come si fa per la salute del fisico, adottando uno stile di vita più adeguato ai propri bisogni quando è necessario, così si dovrebbe fare per la salute mentale, prima che difficoltà sul lavoro, conflitti familiari, stress e frustrazioni quotidiane diventino un limite serio all’espressione delle nostre potenzialità e alla nostra vita di relazione, o ci rendano troppo faticoso l’adattarci ai cambiamenti del mondo intorno a noi. Stare bene a 360°, infatti, aiuta sempre a fare meglio. Anche nei momenti di difficoltà. Ma come viene percepito oggi lo psicologo e il bisogno di psicologia?

Facilitatori del benessere più che curatori del malessere

Stando ai dati della recente ricerca ENPAP, “Il ruolo dello psicologo e dello psicoterapeuta nella società”, oggi sia lo psicologo sia lo psicoterapeuta vengono percepiti da più del 50% del campione (1.032 intervistati) come facilitatori del benessere piuttosto che come curatori di un malessere. Più del 30% della popolazione italiana si rivolge a questi professionisti e l’84% del campione della ricerca ENPAP afferma che la figura dello psicologo si è progressivamente “normalizzata”. «La pandemia ha amplificato il vuoto relazionale, già presente da tempo a causa dei mutamenti sociali che hanno attraversato la società negli scorsi decenni e per la scarsa attenzione alla dimensione del benessere sociale da parte delle Istituzioni», ha osservato il Presidente ENPAP, Felice Damiano Torricelli.