Torniamo a parlare della questione “malamovida” a Roma, da mesi ormai al centro del dibattito pubblico locale. Una problematica di cui abbiamo discusso a lungo anche noi di Radio Roma Capitale, tanto negli articoli di attualità quanto nei nostri collegamenti radiofonici.
La situazione rimane infatti, nonostante i tanti provvedimenti e proposte a riguardo, complessa. Soprattutto ora che, dato un primo miglioramento della situazione, si pensa di continuare con le chiusure e le limitazioni.
L’ordinanza anti-minimarket
È scaduta il 6 marzo scorso l’ordinanza “anti-minimarket”, che imponeva la chiusura degli esercizi di prossimità, che vendono prodotti alimentari e bevande alcoliche, nel weekend. Il provvedimento, insieme all’istituzione degli “steward della notte”, rientra nei piani del Campidoglio per cercare di arginare il fenomeno della cosiddetta malamovida, tasto dolente delle nottate nella Capitale.
Dopo le tante proteste dei cittadini, infatti, il Comune aveva deciso di provare a cambiare le cose. Tra le nuove imposizioni, proprio la chiusura dei minimarket alle ore 22, dal venerdì al sabato. L’obiettivo era quello di disincentivare così il consumo di alcolici per strada. Soprattutto, nelle zone del I e II Municipio, i luoghi in cui si concentravano maggiormente gli episodi di movida scatenata fino a tarda ora.
Continueranno le disposizioni anti-malamovida?
La decisione adottata ha portato dei benefici, contribuendo, a quanto sembra, a ridurre in parte la malamovida romana. Ecco allora che le presidenti dei due municipi in questione, Francesca Del Bello e Lorenza Bonaccorsi, hanno chiesto al sindaco Roberto Gualtieri di estendere ulteriormente il provvedimento.
«Le cose sono migliorate, anche perché c’è stato un presidio più esteso e costante del territorio da parte delle forze dell’ordine» ha commentato la minisindaca Del Bello, in merito alle chiusure, coordinate a nuovi progetti per la gestione della sicurezza nel territorio. «Sono cinque fine settimana che a San Lorenzo abbiamo il camper della squadra mobile della Polizia di Stato: la situazione è più sotto controllo al momento». Un miglioramento che, secondo la presidente, non deve però fermarsi a questo primo sospiro di sollievo. Anzi, l’idea è che questo sistema possa continuare ancora a lungo, al fine di non ritornare alle difficoltà precedenti, portate dalla malamovida.
Un parere condiviso anche con da alcuni esercenti.
«Il rafforzamento dei controlli e la chiusura anticipata dei minimarket hanno contribuito senza dubbio a migliorare la situazione. Quasi sicuramente ci sarà una proroga, come confermato anche dall’assessora Lucarelli in un incontro con noi» fa sapere Claudio Pica, presidente della Fiepet Confesercenti Roma e Lazio.
Non solo minimarket, diversi i controlli
Ma non solo i minimarket sono stati sottoposti a controllo: sanzioni e verifiche hanno colpito, nelle ultime settimane, anche tantissimi pub, ristoranti e attività, complici dei bagordi. A questo proposito, Claudio Pica ribadisce «Se c’è qualcuno che sbaglia è giusto che paghi, ma parliamo di forse l’1% del totale. Ci sono 8.000 locali a Roma che fanno attività serale, al massimo 50 o 60 ha la cattiva abitudine di aggirare le regole».
Secondo il rappresentante, tuttavia, per cambiare davvero le cose sono necessari anche altri provvedimenti. «Innanzitutto individuare luoghi dove installare le telecamere capendo, nei casi in cui sono già presenti, se sono veramente collegate a una centrale operativa pronta a intervenire. E poi sarebbe auspicabile l’istituzione di un tavolo permanente allargato alle associazioni come la nostra. Tra dieci giorni dovrebbe riunirsi l’osservatorio sulla sicurezza, speriamo di esserci».
Le proteste
Ovviamente, però, non tutti concordano con le decisioni stabilite dal Campidoglio. «Pago le tasse, ho due dipendenti regolarmente assunti, ho sempre rispettato le regole: perché il comune ha deciso che è mia la colpa della malamovida a Roma?» ha domandato un esercente di origine bengalese, che nella Capitale è proprietario di due mini-market nel cuore di Trastevere.
«Ho rilevato un’attività ventennale da una signora italiana e ho mantenuto la clientela. La gente viene da me per fare la spesa, spesso molto tardi la sera, soprattutto nel fine settimana. Il venerdì e il sabato c’è chi arriva alle 23 per comprare il latte o il pane, magari mentre porta il cane a fare pipì sotto casa. Da quando abbiamo l’obbligo della chiusura anticipata ho perso tra il 30 e il 40% dei miei introiti perché molti dei clienti fissi hanno dovuto trovare una soluzione alternativa» spiega.
Il problema sono davvero i minimarket?
Secondo l’imprenditore, il discorso sulla vendita di alcolici ai minorenni, come scusante della chiusura degli esercizi di prossimità, non regge. «Il 95% delle attività come la mia ha sempre chiuso a mezzanotte quindi chi la fa la malamovida? Di chi sono i bicchieri in mano ai ragazzini alle quattro di mattina? Io non ho mai venduto una birra o altri alcolici senza vedere un documento d’identità e a mezzanotte, pur rinunciando a parecchi introiti data la folla di persone che c’è ogni sera qui a Trastevere, ho sempre abbassato le saracinesche» ha commentato il commerciante.
«Perché non vengono fatte chiudere anche paninerie, enoteche, pizzerie dove i ragazzini fanno avanti e indietro acquistando birra e altro ogni sera? Mi sembra quasi una decisione su base etnica. Se Gualtieri proroga l’ordinanza un altro mese, non so che fine facciamo come mini-market. Pago 2.700 euro di affitti, domani vado a pagare 1.000 euro di Iva, ne ho quasi 1.000 di contributi a trimestre, poi le bollette, gli stipendi. Così non va bene».