USB P.I. – Scuola ha indetto uno sciopero nazionale il 10 febbraio con presidio al Ministero dell’Istruzione e del Merito sito in viale Trastevere, Roma, dalle ore 10 e tutto il personale scolastico ATA e Docenti, precari della scuola, scenderà in piazza per denunciare la grave situazione che sta vivendo la nostra scuola.
USB: perché il presidio
Così la nota del Comitato Organico Aggiuntivo Ata: «L’eliminazione dell’Organico Covid, organico che di fatto non è mai stato aggiuntivo, ma ha coperto carenze create dai vari tagli effettuati dal susseguirsi di Governi dal 2008, sta creando non pochi disagi alle scuole. Primo tra tutti la sorveglianza. Il numero ridotto di Collaboratori Scolastici fa sì che la scuola non sia più sicura per i nostri ragazzi, nonché nostri figli, soprattutto per i più piccoli.
Uno solo collaboratore non basta
Un solo collaboratore per piano con corridoi cechi non è per nulla sufficiente a garantire l’igiene, la pulizia e la sicurezza dei nostri figli soprattutto nei momenti più critici della giornata, quali: l’entrata in classe al suono della campanella, la ricreazione che necessita di presidio ai servizi igienici, l’ora del pranzo quando i ragazzi vanno a mensa e poi pure il gioco in giardino o la palestra, e l’orario di uscita. Ne abbiamo avuto prova nei vari fatti di cronaca denunciati dai giornali dove bambini piccoli sono scappati dalla scuola e tornati a casa.
Di chi la colpa?
Di chi sarà la colpa? Del personale che non riesce a coprire questi enormi spazi o di un governo che non vuole prendere in considerazione le esigenze della scuola pubblica? Come si può pensare a classi di 10 alunni con laboratori di ultima generazione se poi mancano i docenti e gli amministrativi che se ne occupano? Come si può pensare ad una evoluzione se i criteri di reclutamento del personale risalgono al lontano 2008 con i tagli effettuati della riforma Gelmini? Scenderemo in piazza per rivendicare il diritto ad una scuola “sana” capace di rispondere alle necessità dei ragazzi e delle loro famiglie ma soprattutto ridare dignità ai lavoratori, precari della scuola, che in questo preciso momento storico sono diventati i “nuovi poveri” poiché senza alcun reddito e senza sussidi!».