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Lorena Isceri, venti minuti di terrore prima di morire: la chiamata dal bagagliaio e il tentativo disperato per salvarsi

(Adnkronos) – Per venti minuti Lorena Isceri è rimasta al telefono con la polizia mentre era prigioniera nel bagagliaio dell’auto del suo ex compagno.Era ferita, disorientata e legata. Sapeva di essere in pericolo, ma non conosceva la destinazione. L’unica cosa che poteva fare era parlare, cercare di mantenere la calma e lasciare agli agenti più informazioni possibili.   La chiamata al 112 è partita poco dopo le ore 14 di giovedì 3 settembre. Lorena, 45 anni, manager nel settore farmaceutico, aveva appena ripreso conoscenza. Poco prima era stata aggredita nel garage di via Panciatichi, a Firenze. L'uomo con cui aveva avuto una relazione, Federico Vella, 36 anni, l'aveva sorpresa mentre rientrava, colpita e immobilizzata. Poi l'aveva caricata nel bagagliaio del suo Suv. 
Il telefono era rimasto nello zainetto che l'uomo aveva messo nell'auto. Lorena è riuscita a raggiungerlo e a comporre il numero di emergenza. Alla centrale operativa ha raccontato di essere stata sequestrata dall'ex compagno. Non sapeva dove fosse diretta la macchina. Credeva che Vella potesse portarla a casa sua, nel quartiere fiorentino del Galluzzo, e per questo aveva fornito agli operatori quell'indirizzo. In realtà il viaggio aveva un'altra destinazione. Gli operatori, secondo la ricostruzione degli eventi, cercano di tenerla al telefono e di capire dove si trovi. Lorena appare confusa: il tempo trascorso dall'aggressione le sembra più lungo di quello effettivo e il segnale va e viene mentre la vettura percorre l'autostrada. Poi, a un certo punto, la situazione cambia. La macchina si ferma. Il bagagliaio viene aperto.  Dall'altra parte della linea gli agenti possono ascoltare senza intervenire, per evitare che l'uomo si accorga della telefonata. E' in quel momento che Lorena prova a giocare la carta più rischiosa. Non lo accusa e non gli chiede soltanto di lasciarla andare, cerca di riportarlo dentro la relazione appena finita: "Federico ti amo ancora, dai riproviamoci", avrebbe detto.  E' un tentativo disperato di prendere tempo e di disinnescare la sua aggressività. Vella, però, richiude il portellone e riparte. Quella conversazione, rimasta registrata, è oggi uno degli elementi centrali dell'inchiesta della Procura di Firenze. Gli investigatori stanno cercando di stabilire con precisione cosa sia avvenuto nei minuti successivi e quanto tempo sia trascorso tra quella prima sosta e l'arrivo al viadotto.  Per capire come si sia arrivati all'aggressione bisogna tornare alle settimane precedenti. Lorena aveva deciso di interrompere la relazione ad agosto, dopo avere scoperto diversi tradimenti attraverso alcune conversazioni. La rottura, però, non aveva chiuso il rapporto. Secondo quanto riferito ai familiari e agli amici, Vella avrebbe continuato a cercarla con telefonate e messaggi sempre più insistenti. La gelosia e il comportamento possessivo erano stati notati anche durante la relazione. Chi conosceva Lorena racconta di episodi in cui l'uomo reagiva male quando altri uomini si avvicinavano a lei. Il padre le aveva consigliato di denunciare. Anche un'amica aveva insistito perché si rivolgesse alle forze dell'ordine. Lorena, però, sperava ancora che la situazione potesse risolversi senza arrivare a quel punto. Aveva comunque chiesto assistenza a un legale. La notte prima dell'omicidio aveva parlato a lungo con il padre. Quella conversazione, secondo il racconto dell'uomo, era terminata con l'ennesimo invito a denunciare. Poche ore dopo sarebbe arrivato l'agguato.  La Procura di Firenze sta verificando se l'omicidio sia stato pianificato. Un elemento importante è rappresentato da ciò che gli investigatori hanno trovato nella zona del garage e successivamente nell'auto di Vella. Secondo la ricostruzione investigativa, nel garage le fotocellule del cancello sarebbero state coperte con nastro adesivo. Un accorgimento che avrebbe consentito di mantenere il passaggio aperto e, soprattutto, di evitare che qualcuno potesse accorgersi di quanto stava accadendo. Quando Lorena è arrivata, sarebbe stata aggredita. Le tracce di sangue individuate sulle pareti e sul pavimento sono ora oggetto di accertamenti. L'uomo l'avrebbe poi immobilizzata con fascette e caricata nel bagagliaio. Nella vettura sono stati trovati altri elementi che gli investigatori stanno esaminando: un sacchetto di fascette da elettricista, un paio di forbici e un lungo lenzuolo. Sono stati sequestrati anche telefoni, lettere e biglietti riconducibili alla relazione. Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, consente però di stabilire quale fosse il piano dell'uomo. Saranno gli accertamenti tecnici e la ricostruzione della sequenza temporale a chiarire se l'aggressione sia stata preparata in anticipo.  Dopo la seconda apertura del bagagliaio, la vettura raggiunge il viadotto sull'A1. È lì che la vicenda si trasforma definitivamente in tragedia. Lorena viene tirata fuori dall'auto e gettata nel vuoto. Poco dopo Vella comunica a sua madre di avere ucciso l'ex compagna e invia alla madre di Lorena un messaggio per informarla della sua morte. Sui social compare anche un breve messaggio di addio. Quando la polizia riesce a raggiungerlo, inizia una lunga trattativa. Gli agenti cercano di impedirgli di compiere un secondo gesto estremo. Dopo circa quaranta minuti, però, Vella si lancia dal viadotto e muore. Per Lorena non c'è stato un intervento in tempo. Ora gli investigatori devono ricomporre ogni minuto di quella giornata: dall'attesa nel garage alla telefonata al 112, dalla sosta durante la quale la donna ha pronunciato quelle parole nel tentativo di salvarsi fino agli ultimi istanti sul viadotto. Sarà anche l'autopsia, insieme agli altri accertamenti medico-legali, a stabilire la dinamica precisa della morte di Lorena e se fosse ancora viva quando è stata gettata dal cavalcavia.  
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Avellino, aggredisce la ex e la prende a martellate: fermato

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Ha aggredito la ex a martellate, per questo motivo un uomo è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto nell'Avellinese. Tutto sarebbe accaduto in un'abitazione a Calitri e l'allarme è stato lanciato dai vicini di casa. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Avellino e i colleghi della stazione di Calitri che hanno poi sottoposto l'uomo a fermo. La donna è stata trasportata in elisoccorso all'ospedale di Potenza.  
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Report, Salvo Sottile: “Inviati mi hanno dato del venduto. Ranucci? E’ alla mitomania…”

(Adnkronos) – "'Come va?' Questo ho detto a Bernardo Iovene e Luca Bertazzoni. Mi hanno risposto dandomi del 'venduto' e del 'pezzo di merda'. Dentro la Rai mi è sembrato un po' esagerato, fuori magari ne avremmo parlato. Detto questo, non voglio che vengano presi provvedimenti disciplinari. Capisco che, avendo contestato la doppia morale del santone Ranucci, io debba finire al rogo come gli eretici. Ma io sono un giornalista che fa domande a tutti, di ogni tipo, e continuerò a farle". Lo afferma, in un'intervista a 'il Messaggero', il giornalista Salvo Sottile tornando sulla polemica su Report e lo scambio nel cortile della sede Rai di via Teulada con i due inviati di ‘Report’. Sottile ricorda che i contrasti con Ranucci risalgono a quell'inchiesta di qualche anno fa in cui si fece il nome di suo padre, storico cronista palermitano, completamente estraneo ai fatti: "Sì, anche. In quell'occasione, senza scrupoli, fece arrivare schizzi di fango su una persona completamente estranea ai fatti, citata solo come suggestione. E poi Ranucci ora si paragona a Falcone e Borsellino, a Giulio Regeni… Siamo nella mitomania più assoluta".  "Io nei miei video social commento sia la cronaca che l'attualità politica. L'unica cosa in questo senso è stata dire la mia sul caso Ranucci: ho posto un problema di opportunità e di metodo – osserva replicando ad alcuni commenti sui social – e lui e quelli di Report fanno domande per avere risposte, devono anche accettarle senza parlare di attacco alla libera stampa".  
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La meraviglia di Chazelle alla Fenice per sua ‘La La Land’: ‘Qui tutto è un sogno’

(Adnkronos) – "Qui tutto è un sogno, il teatro una meraviglia e lorchestra è stata fantastica, incredibile". Damien Chazelle ha ancora negli occhi e nella voce l’emozione della serata appena trascorsa. Dieci anni dopo la première mondiale di "La La Land" alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il regista americano è tornato nella città che per prima aveva accolto il suo film, questa volta per assistere a una nuova vita della sua opera: non più soltanto sullo schermo, ma accompagnata dal vivo dalla musica di Justin Hurwitz, eseguita nella cornice del Teatro La Fenice. "L'orchestra è stata davvero straordinaria", ha detto Chazelle all’Adnkronos al termine dell’esecuzione. Un entusiasmo che restituisce il senso di una serata trionfale, nella quale il cinema ha incontrato la musica dal vivo in uno dei luoghi simbolo della cultura italiana. La Fenice, per una sera, ha ballato al ritmo di "La La Land". Il film è stato proiettato integralmente sul grande schermo mentre la celebre partitura di Hurwitz veniva eseguita dal vivo dall’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta e dal coro, sotto la direzione dello stesso compositore. Due ore e trenta minuti, senza intervallo, durante le quali le immagini di Mia e Sebastian, interpretati da Emma Stone e Ryan Gosling,i loro sogni, le ambizioni, gli incontri e le separazioni hanno ritrovato una forza nuova grazie alla presenza fisica dei musicisti. "Non sono mai stato in un teatro come questo. E' speciale, bellissimo, unico", ha raccontato Chazelle, guardando con stupore la Fenice. Una meraviglia condivisa da Hurwitz, salito sul podio per dirigere la propria musica: "Sono felicissimo di essere qui alla Fenice. Voglio dire agli orchestrali, voi siete qui a provare già da un po’, ma io sono ancora davvero senza parole davanti a questo teatro. È uno dei teatri più belli in cui sia mai stato. E quindi, sapete, penso che potrei passare tutto il tempo a fissare l’architettura!".  Per Hurwitz, premio Oscar per la colonna sonora di "La La Land", è stato anche il ritorno alla partitura che dieci anni fa contribuì in modo decisivo a trasformare il film in un fenomeno internazionale. Al pianoforte è tornato Randy Kerber, il musicista che aveva eseguito le parti pianistiche della registrazione originale e che, attraverso quelle note, aveva contribuito a costruire musicalmente il personaggio di Sebastian, interpretato da Ryan Gosling. Poco prima dell’inizio dello spettacolo, Chazelle aveva salutato il pubblico con parole semplici, quasi a voler sottolineare il carattere speciale dell’appuntamento: "Sono davvero grato a questi musicisti meravigliosi. E ogni volta che Justin organizza uno di questi eventi, per me è davvero una cosa piena di gioia. Questa volta non devo fare niente! Posso semplicemente sedermi, rilassarmi e godermi lo spettacolo". E così è stato. Seduto nel palco reale, con la moglie, l'attrice e produttrice cinematografica Olivia Hamilton, e il loro figlio di 7 anni, il regista ha potuto assistere alla propria storia da una prospettiva diversa, lasciando che fossero la musica e le immagini a parlare. Le melodie di Hurwitz hanno accompagnato la proiezione restituendo alle scene una dimensione quasi fisica, amplificata dall’acustica della Fenice e dalla presenza dell’orchestra sul palco. A dare il benvenuto al pubblico è stato il sovrintendente del Teatro La Fenice, Nicola Colabianchi, che ha rivendicato il ruolo della sala veneziana come luogo aperto alla cultura e alla comunità: "La Fenice sarà sempre una casa aperta a tutti coloro che intendono investire in cultura per creare nuova cultura. Crediamo fermamente che la cultura non debba essere un privilegio riservato a pochi, ma un bene comune che unisce, ispira ed eleva la comunità". Il sovrintendente ha quindi ringraziato Cartier, sponsor della serata, "per la generosità, la visione e la preziosa vicinanza", il Comune di Venezia "per il sostegno costante e la collaborazione istituzionale" e il pubblico, definito "straordinario", per aver condiviso "questa indimenticabile serata di festa". (di Paolo Martini) 
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Gp Monza, ecco Sinner: l’arrivo da superstar nel paddock F1

(Adnkronos) – Una star d'eccezione al Gp di Monza. Oggi, domenica 6 settembre, Jannik Sinner è arrivato nel paddock del Gran Premio d'Italia di Formula 1. Il fuoriclasse azzurro, che ha saltato gli Us Open 2026 per infortunio, in questi giorni è al lavoro a Torino per risolvere il problema al ginocchio e ha deciso di concedersi una giornata libera per assistere alla gara e salutare alcuni dei suoi amici nel Circus. Su tutti Andrea Kimi Antonelli, leader del Mondiale piloti, con cui il numero uno del ranking Atp ha un grande rapporto.  Sinner è arrivato nel paddock in polo bianca, regalando sorrisi, autografi e selfie ai tifosi presenti, che lo aspettavano già dalla giornata di ieri, in cui avrebbe dovuto assistere alle qualifiche. Accanto a Jannik anche papà Hanspeter, pronto a godersi lo spettacolo del Gran Premio di F1 al via alle 15.  
Tra gli ospiti attesi oggi a Monza non c'è però solo Jannik Sinner. Restando al tennis, è arrivato nel paddock anche Matteo Berrettini, reduce dall'eliminazione nel secondo turno degli Us Open contro l'argentino Mariano Navone. Attesi poi per il grande evento Federica Brignone, già vista ieri nella giornata delle qualifiche, e due grandi dello sport azzurro: Alberto Tomba, leggenda dello sci, e Valentino Rossi, mito della MotoGp e – considerando anche le classi minori – nove volte campione del mondo. 
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Zangrillo: “Vannacci? I generali come Dalla Chiesa sono quelli che mi piacciono”

(Adnkronos) – "Rimango della mia idea e aspetto che Vannacci ci dica qualcosa sulla sua visione dell'Italia e dello sviluppo del Paese. Finora mi pare che abbia fatto tanta propaganda ma che non ci siano molte idee". Così il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, intervistato da Adnkronos durante il Forum di Cernobbio.  "Mi aspettavo da questa occasione una descrizione, un'idea del programma politico di Futuro nazionale, ma non mi pare sia emerso nulla di rilevante", ha aggiunto Zangrillo, ricordando la ricorrenza del 3 settembre: "Abbiamo celebrato i 44 anni dalla morte del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Io rimango dell'idea che quelli sono i generali che mi piacciono". Sul dibattito con Mario Monti "il professore ha richiamato Vannacci sulla necessità di avere una posizione chiara sulla storia di questo Paese e la sua posizione la condivido pienamente”. "Renzi dovrebbe preoccuparsi di capire la relazione che c'è tra Vannacci e il centrosinistra, perché in questo momento Vannacci sta facendo il gioco del centrosinistra", ha poi detto replicando alle affermazioni di Matteo Renzi, secondo il quale il leader del partito di estrema destra Futuro nazionale rappresenterebbe un modo per il centrodestra di perdere la faccia o perdere le elezioni. Per Zangrillo, al contrario, Vannacci "mi sembra un alleato del centrosinistra e non del centrodestra".  
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Follini: “Demonizzazione reciproca si rivela boomerang, riflettere sul linguaggio della politica”

(Adnkronos) – "Di fronte al dolore, alla malattia, all’apprensione, alla paura, insomma di fronte a tutto quello che evoca l’umana debolezza, e tanto più la debolezza dei potenti, si dovrebbe forse rimanere in silenzio e non trarne materia né di controversia e neppure di indiscrezione. Ma quando invece l’argomento diventa di pubblico dominio questa ritrosia si capovolge quasi nel suo opposto. E così l’intervista di Dario Franceschini che rivela con mano leggera i malanni della sua salute e le vicissitudini di Alessandro Di Battista ricoverato d’urgenza in un ospedale cubano diventano a un tratto l’occasione, se non proprio di una pacificazione dei nostri animi politici, almeno di una parziale, provvisoria attenuazione di quei linguaggi ferini che ne costituiscono da un po' di tempo la stridente colonna sonora. Segno che forse c’è, a margine della nostra quotidianità polemica e qualche volta perfino esacerbata, anche un diffuso bisogno di cambiare copione. E segno anche, pur senza immaginare il disarmo delle nostre controversie, che il registro adottato quotidianamente un po’ da tutti, l’uno contro l’altro, sta cominciando a stancare il pubblico e forse anche i protagonisti. Si può osservare anche che paradossalmente proprio il fatto che le uniche figure politiche che vengono degnate di un briciolo di riguardo siano appunto coloro che attraversano problemi di salute fa pensare che la grazia sia un’eccezione e che la regola sia quella della più sommaria (in)giustizia. Quasi a dire che solo il leader politico in estrema difficoltà riesce a convogliare su di sé quella forma di riguardoso rispetto che sarebbe invece dovuto a tutti. Il fatto è che il linguaggio politico è sempre un ibrido tra nobili parole e parole più affilate e anche un po’ triviali. Le prime vengono adoperate più raramente, e mai a vantaggio di chi non è dalla nostra parte, delle altre tendiamo ad abusare pensando che non torneranno mai addosso a chi le pronuncia. E però, in un caso e nell’altro, varrebbe la pena di richiamare Leonardo Sciascia quando annotava che “le parole non sono come i cani cui si può fischiare e richiamarli”. E dunque quelle parole – quelle garbate e quelle contundenti – fanno poi quasi sempre testo al di là delle intenzioni e dei calcoli di chi le pronuncia. Il fatto è che il linguaggio della politica non è sempre una maschera, né una sovrastruttura. E neppure un copione che si possa affidare a un esercito di ghostwriters in cerca di frasi che colpiscano nel segno. Quel linguaggio, semmai è una rivelazione. Magari involontaria, ma significativa. Racconta il nostro inconscio, e tanto più lo svela quando ci capita di cambiarlo. Si parla per convincere gli elettori, certo. Ma quel linguaggio, che sia studiato ad arte o che venga fuori da sé, come per istinto, racchiude da qualche parte l’anima di ognuno di noi. E dunque, attraverso di noi, anche l’anima del paese. Forse è su questo che dovremmo riflettere. Cioè sul fatto che anni e anni spesi nella demonizzazione reciproca hanno finito per concorrere alla demonizzazione della politica nel suo insieme. Come a dire che l’arma con cui ci siamo combattuti a vicenda -da destra, da sinistra, perfino dal centro- è stato il boomerang. Che ora ci torna addosso, quasi implacabilmente. Così, se appena ci si offre l’occasione di cambiare registro sembriamo d’un tratto ansiosi di farlo. Come a espiare gli eccessi di prima. E’ ovvio che tutta questa perorazione di buone maniere corre sempre il rischio di lasciare il tempo che trova. Tanto più a ridosso della fine della legislatura, quando tutti si stanno già armando in vista della campagna elettorale. E però non deve essere un caso se, non appena se ne presenta l’occasione, accorrono tutti alla ricerca di parole più appropriate, perfino più affettuose, da rivolgere ai propri avversari. Forse allora sarebbe il caso di provare a mettere le nostre dispute su un binario più rispettoso dell’umanità di tutti noi. Senza che per arrivare a tanto si debba aspettare di dover fare i conti con la maggiore difficoltà altrui". (di Marco Follini)  
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Molestie sul lavoro, anche carezze e confidenze non richieste possono essere risarcite

(Adnkronos) – Carezze, contatti fisici e confidenze non richieste, anche in assenza di una esplicita connotazione sessuale, possono integrare una molestia sul luogo di lavoro e comportare una responsabilità a carico dell’azienda. E' quanto ha stabilito il Tribunale di Prato, con un decreto del giudice del lavoro Cristina Mancini, che ha accolto il
ricorso presentato da un’impiegata di una ditta pratese. La notizia è riportata oggi dal quotidiano "Il Tirreno".  La lavoratrice, addetta al controllo qualità, aveva denunciato una serie di comportamenti da parte del socio e amministratore della società, che secondo quanto ricostruito in giudizio si erano protratti tra gennaio e luglio 2026. Le attenzioni, ritenute indesiderate dalla dipendente, le avrebbero provocato un forte stato di disagio, fino a determinare problemi di salute certificati dall’Inail e un'assenza dal lavoro durata quasi quattro mesi. Al termine del procedimento, l’azienda è stata condannata a pagare oltre 4mila euro a titolo di risarcimento dei danni. Il giudice ha inoltre ordinato alla società di adottare tutte le misure organizzative necessarie affinché, al momento del rientro della lavoratrice, siano garantiti il rispetto della sua sfera personale e della sua integrità morale e sia impedita la reiterazione delle condotte contestate. Tra gli episodi esaminati dal Tribunale, racconta "Il Tirreno", uno risale a una riunione aziendale alla presenza di numerosi colleghi e di figure apicali della società. In quell’occasione, secondo quanto riferito dalla dipendente, l’amministratore si sarebbe avvicinato alle sue spalle, raccogliendole i capelli con una mano e appoggiandole contemporaneamente l’altra sulla spalla. In un'altra circostanza, mentre la lavoratrice attraversava un corridoio dell’azienda, l’uomo le avrebbe appoggiato una mano sulla spalla, toccandole la schiena. In un ulteriore episodio, le avrebbe spostato i capelli dal viso alla presenza di altri dipendenti. Nel corso della vicenda sarebbero state inoltre rivolte alla lavoratrice osservazioni sul suo aspetto e sul suo abbigliamento.  Secondo la ricostruzione contenuta nel decreto, la dipendente aveva manifestato il proprio dissenso rispetto a questo tipo di confidenza, senza però che i comportamenti cessassero. Per il giudice, il punto centrale della vicenda non è la presenza di un desiderio sessuale esplicito. «Ciò che emerge dagli atti – si legge nel provvedimento – non è tanto una esplicita esteriorizzazione di desiderio o interesse sessuale, quanto piuttosto l’instaurazione unilaterale di una relazione di confidenza fisica non richiesta». Una distinzione che, secondo il Tribunale, non esclude la configurabilità della molestia. «La lesione della dignità della lavoratrice e la conseguente responsabilità datoriale – scrive Mancini – trovano già adeguato fondamento nei comportamenti posti in essere» dall’amministratore, consistiti in «reiterati contatti fisici indesiderati e nelle manifestazioni di confidenza protrattesi anche successivamente all’espresso dissenso manifestato dalla ricorrente». Il decreto sottolinea inoltre che si trattava di comportamenti conosciuti all’interno dell’azienda e oggetto di commenti tra i dipendenti. Per il Tribunale, non si è trattato di semplici gesti di cortesia: «I gesti descritti non si esauriscono, difatti, in ordinari gesti di cortesia o in modalità relazionali neutre, ma consistono in reiterati contatti fisici non richiesti aventi ad oggetto la persona della lavoratrice, i suoi capelli, la sua spalla e la sua schiena». Il principio affermato dal giudice è che la molestia non deve necessariamente avere una declinazione sessuale. «Non tutto ciò che riguarda il corpo di una donna è necessariamente molestia sessuale – osserva Mancini – può tuttavia costituire molestia e discriminazione quando, in ragione del sesso della lavoratrice, invade una sfera personale che il contesto lavorativo deve invece rispettare e proteggere». La dipendente non si è dimessa e si appresta a rientrare al lavoro. Proprio per questo il Tribunale ha imposto alla società specifiche misure organizzative, affinché il ritorno in azienda avvenga in condizioni tali da tutelarne la dignità, l'integrità morale e la sfera personale. La decisione ribadisce così che, nei rapporti professionali, anche comportamenti presentati come semplici manifestazioni di cordialità possono oltrepassare i limiti quando sono indesiderati, reiterati e lesivi della dignità della persona.  
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Cernobbio, ultima giornata tra Salvini, opposizioni e Del Vecchio. Renzi: “Meloni contenta, ma il Paese è povero”

(Adnkronos) – Da Leonardo Del Vecchio a Salvini e Giorgetti alle opposizioni politiche: l'ultima giornata del Forum Ambrosetti a Cernobbio spazia dall'economia alla politica per chiudere i battenti sotto il volo delle Frecce tricolore sul Lago di Como.  In apertura dei lavori gli interventi delle opposizioni con Angelo Bonelli (Avs), Giuseppe Conte (M5S); Matteo Renzi (Iv) e Elly Schlein (Pd). A seguire il governo con il vice premier Matteo Salvini e il ministro Paolo Zangrillo. L'ultimo panel tocca al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Tra gli ospiti anche Leonardo Maria Del Vecchio. Poi il lunch di PizzaAut, il primo ristorante in Europa gestito interamente da autistici che unisce eccellenza gastronomica e inclusione sociale. Finale infine con l'esibizione delle Frecce tricolore del team acrobatico nazionale.  "L'Europa non si avvantaggia di nulla nel proseguire un'escalation militare che sta portando solo a una politica di riarmo che sta drenando risorse". Così il leader M5S Giuseppe Conte oggi al Forum. Con l'aumento delle spese per la difesa concordato dal governo in sede Nato "alcuni si avvantaggiano ma altri si impoveriranno di più", sono impegni "sottoscritti da Meloni irresponsabilmente, mai potremmo sostenere questo impegno" nell'Alleanza, aggiunge.  “Giorgia Meloni è contenta di aver superato il record di longevità, però i dati Istat ci consegnano un Paese con più poveri, con meno potere d'acquisto e con l'aumento della spesa della quotidianità, dalle bollette al carrello della spesa". Così il leader di Italia Viva Matteo Renzi parlando con i giornalisti a Villa d'Este prima di intervenire al Forum. "Questo è il punto su cui il centrosinistra, non solo il Campo Largo, deve proporre un'alternativa", ha aggiunto. "Il Campo Largo è fatto da PD, AVS e 5 Stelle, una coalizione che non ha il nostro contributo. Noi siamo dentro una cosa un po' più ampia che si chiama centrosinistra", ha continuato. Per quanto riguarda Roberto Vannacci, ospite ieri del Forum in un confonto con l'ex premier Mario Monti, per Renzi "interpreta una linea politica che non c'è soltanto in Italia. È la linea politica che, ad esempio, in Germania ha Alternative for Deutschland".  "Alternative for Deutschland ha rilasciato il programma politico qualche giorno fa e in questo programma ha detto che le persone con disabilità devono stare in classi separate. È la stessa cosa che Vannacci aveva detto un anno fa. A me questa cosa fa venire i brividi, accappona la pelle, perché penso che sia la negazione di tutto ciò che noi siamo". Ma, prosegue, "Vannacci rappresenta un pezzo della cultura politica, si fa per dire, a livello mondiale, e in questo è la destra estrema. La vera domanda è: Giorgia Meloni può presentarsi davanti agli italiani alleandosi con Vannacci? Secondo me no, perché questo vorrebbe dire non soltanto distruggere la sua coalizione. Ma distruggere tutte le cose sulle quali ha lavorato in questi anni. La vera questione non è essere sorpreso da Vannacci o da Monti, ma prendere atto del fatto che se Vannacci va con la Meloni perde la faccia. Se Vannacci non va con la Meloni perde le elezioni. In entrambi i casi, direi che ci attende un anno abbastanza interessante".  Tagliare i costi energetici con l'uso delle rinnvabili ed affrontare il nodo 'acqua' che vede l'Italia al primo posto in Ue per dispersione idrica. Sono le priorità indicate dal leader Avs Angelo Bonelli intervenendo al Forum Teha a Cernobbio. "Abbiamo la necessità di avviare un processo di semplificazione sulle rinnovabili", di intervenire con impianti di accumulo. "Questa è una grande questione che il governo non riesce a capire" per affrontare "la grande sfida di abbassare il costo dell'energia". Per "noi è la grande sfida", dice. "L'altra grande questione attiene all'acqua: è inammissibile che Italia in Ue sia la peggiore in Ue per dispersione di acqua, il commissario Nicola dell'Acqua non ha fatto niente", dice, spiegando che oggi si perdono risorse idriche che potrebbero "dare da bere a una popolazione di 43 mln persone", conclude.   
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Al regista portoghese Pedro Costa il Premio Robert Bresson

(Adnkronos) – E' il regista portoghese Pedro Costa il vincitore della XXVII edizione del Premio Robert Bresson. La cerimonia di consegna si è tenuta presso l’Italian Pavilion, nell'ambito dell'83/a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Promosso dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e dalla Rivista del Cinematografo, con il parere favorevole del Dicastero per la Cultura e l'Educazione e del Dicastero per la Comunicazione, il riconoscimento si distingue per essere l’unico premio cinematografico al mondo attribuito dalla Santa Sede, nonché uno dei più rilevanti riconoscimenti collaterali della Mostra. Istituito nel 1999, il Premio viene assegnato annualmente al regista che abbia offerto «una testimonianza, significativa per sincerità e intensità, del difficile cammino alla ricerca del significato spirituale della nostra vita». L'assegnazione a Pedro Costa è stata accompagnata dalla seguente motivazione: «In oltre trent'anni di lavoro Pedro Costa ha tolto dal cinema tutto ciò che era superfluo. Luci, carrelli, musica, recitazione. Ha ereditato il rigore etico di Robert Bresson e lo ha trasformato in lezione di umanità nelle case buie di un quartiere demolito, tra gli uomini e le donne dimenticati dalla Storia. Non per questo il suo è un cinema che consoli o redima. La sua scommessa è il tempo, il volto, la luce sopravvissuta all’ombra. Il suo lascito agli ultimi: una forma. E a noi una testimonianza intransigente di quella ricerca del significato spirituale della vita che il Premio riconosce».  La cerimonia, condotta da Gianluca Arnone (caporedattore della Rivista del Cinematografo), è stata aperta dal saluto del Direttore della Mostra, Alberto Barbera, che ha definito il Bresson «un appuntamento e un premio importantissimo. È molto significativo che quest'anno vada a Pedro Costa, cantore di un cinema ambizioso e senza compromessi, autore di opere capaci di addentrarsi in una dimensione superiore della nostra esistenza e che ci aiutano a confrontarci con questioni che vanno al di là del cinema stesso». A delineare l'orizzonte di senso del Premio è stato monsignore Davide Milani, Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo: «Spesso nel dare i premi c’è un equivoco su chi conferisca prestigio a chi. La Bibbia ci ricorda che 'il ferro si affila con il ferro, l’amicizia si affila con lo sguardo dell’altro'. Ecco, lo sguardo dell'Ente dello Spettacolo si affila nel momento in cui si posa sul cinema di Pedro Costa: conosciamo la nostra identità, ma l’identità non è un monolite, si arricchisce e si precisa di volta in volta nell'incontro». A consegnare il premio – realizzato e donato da Lucio Minigrilli – è stata la Senatrice Lucia Borgonzoni, Sottosegretario al Ministero della Cultura con delega al cinema: «L’Ente dello Spettacolo ci porta nella parte più profonda dell'audiovisivo, ricordandoci l’importanza delle immagini quando scrutano la nostra anima. Questo riconoscimento va a un grande artista che sa andare sotto la superficie, trovando dignità nei piccoli gesti del quotidiano e aiutandoci a scoprire mondi che altrimenti non potremmo mai vivere».  Presente anche l'ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede, Maria Amélia Maio de Paiva, che ha espresso gratitudine per il riconoscimento «alla brillante carriera di un artista radicale, voce rispettosa delle comunità emarginate, che trasforma le routine locali in arte universale in un mondo che ha un disperato bisogno di empatia umana». Ricevendo il premio, Pedro Costa – che a Venezia ha ripercorso il suo cinema e delineato i contorni del suo prossimo, travagliato lungometraggio musicale nato dal corto As filhas do fogo – ha espresso profonda gratitudine: «È commovente ricevere un premio che porta il nome di una figura così importante per noi registi. La vocazione del cinema è sempre stata questa: cercare di capire qualcosa di misterioso nell’essere umano e nel mondo attraverso l’immagine e il suono». Il regista ha infine ribadito la sua concezione radicale della settima arte: «Il cinema non è semplicemente mettere insieme una troupe e girare i festival. Il cinema è l’arte della rivolta. Quando smette di confrontarsi con la realtà, o si rifiuta di vederla, non è più cinema, smette di esistere». 
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