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Ex Ilva, in arrivo lettere di licenziamento per 2.500 lavoratori dell’indotto

(Adnkronos) – Sono in arrivo 28 lettere da 28 aziende dell’indotto dell’ex Ilva: comunicheranno 2500 licenziamenti. Lo si legge in una accorata lettera ai sindacati metalmeccanici, firmata da presidente dell’Aigi, che l’Adnkronos ha potuto visionare.  “Si tratta di un atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso. Licenziare le nostre maestranze significa privarsi del patrimonio più prezioso dell’orgoglio delle nostre aziende, un capitale umano costruito in anni di ingenti investimenti nella formazione di duri sacrifici. Purtroppo, tale provvedimento rappresenta un atto dovuto inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’aria caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio”, scrive infatti il presidente Aigi Nicola Convertino.  “Una fabbrica di questa portata – è la considerazione da Convertino – avrebbe meritato una sorte diversa. Una delle più grandi acciaierie d’Europa – uno stabilimento che per oltre sessant’anni ha superato crisi petrolifere, recessioni, cambi di proprietà, guerre commerciali, procedimenti giudiziari, sequestri commissariamenti, crisi finanziarie e conflitti politici rischia oggi di non morire sul campo di una grande battaglia industriale, bensì di spegnersi per consunzione. Questo epilogo non avviene nel contesto di un piano di riconversione già operativo, né con nuove fabbriche già edificate e con migliaia di lavoratori accompagnati verso nuove occupazioni, ma attraverso un mero conto alla rovescia di 90 giorni”.  
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Palermo, abusi sessuali sul nipotino: bimbo si confida con la maestra, arrestato lo zio

(Adnkronos) – Un uomo di 40 anni è stato arrestato oggi, venerdì 4 settembre, dai carabinieri della compagnia di Misilmeri in provincia di Palermo con l'accusa di violenza sessuale, commessa sul nipotino che all'epoca dei fatti aveva meno di dieci anni. Nei suoi confronti è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari con l'obbligo dell'uso del braccialetto elettronico, emessa dal gip di Termini Imerese, su richiesta della procura.  Il provvedimento scaturisce da indagini, avviate da militari dell'arma, dopo la denuncia presentata dalla dirigente dell'Istituto scolastico, frequentato del minorenne che aveva parlato degli abusi subiti a una sua maestra. 
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Di Battista torna in Italia dopo il malore, rientro previsto per sabato pomeriggio

(Adnkronos) –
Alessandro Di Battista, ricoverato a Cuba – prima a Santa Clara e poi a L'Avana – da venerdì scorso in seguito a un malore, dovrebbe tornare in Italia domani, nel pomeriggio. Il volo dell'ex deputato del Movimento 5 stelle e vicepresidente (e fondatore) dell'Associazione Schierarsi, secondo quanto apprende l'Adnkronos, dovrebbe partire dall'Avana alle 19 locali di oggi, l'una in Italia. "Oggi mi sento meglio", aveva scritto nei giorni scorsi sui suoi profili social. "Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto. Ringrazio i medici cubani che, come mi è stato confermato dai medici italiani, sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali. Partirò da Cuba il 4 settembre con un’aeroambulanza i cui costi verranno coperti dalla compagnia assicurativa con la quale ho stipulato una polizza prima della partenza", aveva poi anticipato. Il 48enne ex deputato, sull'isola per dei reportage, era stato ricoverato dopo aver accusato un forte mal di testa. In seguito al ricovero, si è sottoposto a ulteriori accertamenti anche alla presenza dei due medici del Policlinico Gemelli di Roma, un neurochirurgo e uno specialista di rianimazione e terapia intensiva, inviati dal leader del M5s Giuseppe Conte, che hanno raggiunto l'Avana, dove è presente anche la compagna di Di Battista, Sahra Lahouasnia.  
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Gp Monza, Hamilton non firma il cappellino (Mercedes) al tifoso

(Adnkronos) – Il video è diventato presto virale in epoca social. E tanti tifosi della Ferrari non l'hanno presa benissimo. Alla vigilia del Gp di Monza, Lewis Hamilton è finito al centro di qualche discussione per non aver firmato alcuni gadget durante l'evento 'Peroni Nastro Azzurro 0.0% Drive to Monza' in Piazza Duomo di mercoledì 2 settembre. Come si vede dai filmati 'discussi', Hamilton è intento a firmare autografi e sta per mettere la firma su un cappellino, quando vede il logo Mercedes e… torna indietro, portando il pennarello su altre foto e magliette proposte dagli appassionati presenti.  Una sorta di questione di rispetto per Lewis, che in altre occasioni non aveva firmato nemmeno cappellini di Leclerc. Autografando solo, per prassi, i suoi gadget attuali con il numero 44.  
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Governo, Barbaro (Mase): “Con esecutivo stabile e longevo ambiente più tutelato”

(Adnkronos) – “Un governo stabile non è soltanto una garanzia politica: è la condizione per costruire il futuro. Con il governo Meloni l’Italia ha ritrovato continuità, autorevolezza e capacità di visione. E questa stabilità si vede anche nelle politiche ambientali, dove siamo passati dagli slogan ai fatti”. Così il sottosegretario all’Ambiente e alla Sicurezza energetica, Claudio Barbaro, in vista dell’appuntamento di Bari. “Abbiamo cambiato il modo di guardare all’ambiente. Per noi tutela non significa immobilismo, né chiudere i territori sotto una campana di vetro. Significa custodire il patrimonio naturale italiano rendendolo vivo, accessibile, produttivo di cultura, ricerca, turismo, educazione ambientale e sport. Le aree protette devono essere luoghi di identità, non musei del divieto", afferma. Barbaro richiama i principali risultati sul fronte del patrimonio naturale: “Abbiamo istituito Capo Spartivento, siamo in dirittura d’arrivo con il Parco nazionale di Portofino, abbiamo avviato il percorso per il Matese e nei prossimi mesi istituiremo il Parco provvisorio della Costa Teatina e dei Trabocchi. Sono aperte interlocuzioni anche sul Conero, mentre il Parlamento ha approvato l’Area marina protetta dell’Isola di Capri e procede l’istruttoria per Maratea. È una visione nazionale, seria e concreta, che rafforza la biodiversità e valorizza le comunità locali”. Sul fronte energetico, aggiunge Barbaro, "da mesi il governo lavora per la riduzione del caro energia. I cinque miliardi previsti dal dl Bollette ne sono un esempio. Percorso che abbiamo seguito come Mase in Parlamento”. “Record anche nel settore delle rinnovabili che ha visto triplicare la potenza installata dal 2022 al 2026 rispetto ai governi precedenti. Il tutto nell’ottica dell’applicazione del principio di neutralità tecnologica per creare un mix energetico sostenibile non solo per l’ambiente ma anche per le nostre famiglie e le nostre imprese”, spiega. Particolare rilievo anche allo sport sostenibile: “Per la prima volta i temi sportivi sono entrati nelle deleghe del ministero dell’Ambiente. Per noi lo sport è crescita, salute, comunità, educazione al rispetto dei luoghi. Con i Fondi di sviluppo e coesione saranno destinati cento milioni alla pratica e all’impiantistica sportiva nei territori. Dal protocollo con il Coni alla presenza a Casa Italia e Casa Azzurri, abbiamo dimostrato che ambiente e sport possono camminare insieme”. Infine, la cooperazione internazionale: “Anche fuori dai confini nazionali l’Italia ha scelto una strada chiara: collaborazione paritaria, non predatoria, con il Piano Mattei. L’Italia ha messo a disposizione il suo expertise con la realizzazione della Partnership Platform per la localizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, iniziativa operativa per accelerare il raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030 a livello Paese. Anche in questo settore lo sport ha giocato un ruolo fondamentale, con il Cio tra i partner”. “Questo è il senso del nostro lavoro – conclude Barbaro – Difendere l’ambiente senza fermare lo sviluppo, proteggere la natura senza dimenticare l’uomo, valorizzare i territori senza abbandonarli alla burocrazia. A Bari ci confrontiamo su questo: non solo su un elenco di cose fatte, ma su un’idea di Italia. Un’Italia più forte, più libera, più consapevole del valore della propria terra”. 
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Migranti, il ricercatore di Oxford: “Sfide comuni in tutto il mondo ma nessuno ha ancora la soluzione miracolosa”

(Adnkronos) – “Sotto molti aspetti, l'esperienza del Regno Unito riguardo alla migrazione illegale attraverso la Manica è simile a quella dell'Ue e degli Stati Uniti. Molte delle sfide sono comuni: la dipendenza dai paesi di transito per la gestione dei flussi irregolari, la capacità di migranti e trafficanti di adattarsi e reagire costantemente alle azioni delle autorità, e l'assenza di una soluzione ‘miracolosa’ in grado di arrestare immediatamente tali flussi”. Ad affermarlo all'Adnkronos è Mihnea Cuibus, ricercatore del The Migration Observatory dell'Università di Oxford, che inquadra la complessa dinamica dei flussi migratori verso le coste britanniche facendo dei paragoni anche con quanto sta accadendo nel resto dell’Unione Europea e oltre oceano, nei rapporti tra Messico e Stati Uniti. “Le peculiarità di ciascun caso sono legate soprattutto alla geografia – aggiunge Cuibus – ma l’intenzione dei singoli governi, ossia di scoraggiare gli ingressi illegali nei propri territori attraverso rimpatri forzati verso paesi terzi, è del tutto simile. Tuttavia, nella pratica, le cose non corrispondono per nulla alle intenzioni politiche. Sul fronte inglese, l’accordo con il Rwanda non è mai stato attuato e quello con la Francia ha portato al rimpatrio di appena il 4% circa dei nuovi arrivati da quando l'intesa è entrata in vigore, dal mese di settembre 2025. Analogamente, questioni legali e logistiche hanno fatto sì che un numero relativamente esiguo di richiedenti asilo sbarcati sulle coste italiane venisse trasferito in Albania per l'esame della domanda. Sebbene, questo, sia un meccanismo diverso dai precedenti: le persone a cui venisse concesso l'asilo sarebbero trasferite in Italia, mentre sia il piano per il Rwanda che quello per la Francia mirano a impedire ai migranti di restare in Uk".  Mentre i governi continuano comunque a stringere accordi, proprio ieri c'è stato un nuovo incontro tra il primo ministro Andy Burnham e il presidente Emmanuel Macron con sul tavolo il potenziamento dei controlli sulle coste francesi mentre i trafficanti si adeguano attraverso nuove strategie sia logistiche che geografiche. Rispetto al 2018, quando su un gommone viaggiavano in media sette persone, la situazione odierna è mutata radicalmente. I trafficanti puntano a minimizzare il numero di imbarcazioni per massimizzare il carico.  Oggi si viaggia su scafi stipati con oltre sessanta passeggeri, e in un caso limite registrato lo scorso 10 agosto le persone a bordo erano ben 230. Questa strategia aumenta a dismisura i margini di guadagno dei criminali, ma alza parallelamente il tasso di mortalità nelle acque della Manica. A questa mutazione logistica si aggiunge uno spostamento fisico dei punti di partenza. I massicci finanziamenti di Londra alle forze dell'ordine parigine hanno aumentato la pressione sui litorali di Calais e Dunkerque. L'effetto domino è evidente: i trafficanti spostano gli imbarchi sempre più a nord, fino a raggiungere le coste del Belgio. Si apre così una rotta marittima più lunga, esposta e pericolosa. I dati aggiornati a metà agosto confermano la portata strutturale del fenomeno, con il Ministero dell'Interno britannico che ha rilevato oltre 15.000 arrivi. Numeri sempre molto importanti, anche se l’anno precedente si era chiuso con più di 41.000 sbarchi, secondo solo al picco di quasi 46.000 del 2022. La quasi totalità delle persone, tra il novantotto e il novantanove per cento, presenta domanda di asilo una volta toccato il suolo inglese, con un tasso di riconoscimento calcolato dal Migration Observatory e dalla Camera dei Comuni che si attesta poco sopra il 70%. L'Eritrea domina le statistiche coprendo quasi un quinto dei flussi, seguita a distanza da Afghanistan, Sudan, Iran e Somalia. (di Alessandro Allocca)  
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Ascolti tv, 3 settembre: Moreno vince su Infante, ‘Vita in Diretta’ avanti con 18.1% di share

(Adnkronos) –
E' Rai1 con 'Torno indietro e cambio vita' a vincere la sfida della prima serata di ieri, giovedì 3 settembre 2026. Il film ha coinvolto 1.715.000 spettatori pari al 13% di share. Canale5, che ieri trasmetteva 'Hotel Costiera', marca stretto il podio, scelto da 1.641.000 spettatori con uno share del 13.4%. Italia1, con il match di Coppa Italia – Cagliari-Verona ha incollato davanti al video 1.023.000 spettatori con il 6.8% di share, mentre Rete4, con 'Dritto e Rovescio', ha convinto 927.000 spettatori totalizzando il 9.7% di share. La7 con 'In Onda Prima Serata' ha ottenuto un ascolto medio di 756.000 spettatori e il 5.2% di share. Rai2, che ieri proponeva 'Il Commissario Rex', ha intrattenuto 671.000 spettatori (share al 4.8%), mentre Rai3 con il suo 'Kilimangiaro Estate' è stato la scelta di 497.000 spettatori, con share al 3.8%.  Sul fronte dell'access prime time, a vincere è 'La Ruota della Fortuna' con 4.500.000 spettatori, pari al 27.4%, mentre Rai1, con 'L’Eredità Summer', ha ottenuto un ascolto medio di 2.592.000 spettatori per uno share del 15.7%. Al mattino, su Rete4 'Ore 11' di Milo Infante ha ottenuto 448.000 spettatori con il 9.7% nella prima parte e 534.000 spettatori con il 6.7% nella seconda parte, in onda dopo il Tg4.  Nel pomeriggio, su Rai1 'Vita in Diretta' ha realizzato un ascolto di 848.000 spettatori con l’11.2% nella parte chiamata Start, 1.181.000 spettatori con il 16.9% nella presentazione e 1.378.000 spettatori con il 18.1%. Mentre su Canale 5 'Verità Nascoste – Il Diario' ha registrato 1.255.000 spettatori pari al 18.1% nella prima parte e 967.000 spettatori pari al 13.1% nella seconda parte. Dati che consegnano la vittoria, nel confronto diretto, al programma condotto da Manuela Moreno.  
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L’Argentina di Milei torna a spingere sulle Malvinas. La risposta Uk: “Le Falkland sono e saranno britanniche”

(Adnkronos) – L'Argentina torna a spingere sulle Malvinas – come Buenos Aires chiama le isole Falkland di cui non ha mai riconosciuto la sovranità britannica – con il presidente Javier Milei che parla di "venti favorevoli" per quanto riguarda la rivendicazione dell'arcipelago situato nell'oceano Atlantico. Immediata la risposta di Londra. Le isole Falkland "sono britanniche" e "rimarranno tali", scrive in un post su 'X' il segretario di Stato per gli affari esteri britannico, Ed Miliband commentando le parole del presidente argentino.  "La posizione del Regno Unito sulle Isole Falkland è irremovibile. Le Isole sono britanniche e rimarranno tali, perché questa è la volontà nettamente prevalente degli abitanti delle Isole. Il loro diritto all’autodeterminazione è fondamentale, è sancito dal diritto internazionale e noi lo difenderemo con assoluta determinazione", aggiunge. Sulla stessa linea il segretario di Stato per la Difesa Britannico che anche su 'X' ribadisce il concetto e la linea britannica: La dichiarazione del presidente argentino Milei nella notte ci dice più sulla politica interna dell’Argentina che sulle Isole Falkland. Le Falkland sono britanniche perché gli abitanti scelgono di essere britannici. Il nostro impegno nei confronti delle Falkland è assoluto e irremovibile". 
A scatenare la polemica che è sempre rimasta sottotraccia sono le ultime dichiarazioni di Milei. In un discorso televisivo, infatti, il presidente argentino ha descritto il progetto del giacimento petrolifero Sea Lion al largo della Isole, portato avanti da società israeliane e britanniche, come una minaccia alla sovranità dell’Argentina e come un tentativo di sottrarre risorse naturali al popolo argentino. Milei ha annunciato un progetto di legge che prevede di "inasprire le sanzioni e le pene nei confronti delle aziende coinvolte in operazioni non autorizzate". Un annuncio, questo, che arriva dopo che il presidente Usa Donald Trump, suo stretto alleato ideologico, ieri, ha lasciato intendere che Washington potrebbe rivedere la posizione di neutralità degli Usa e potrebbe non intervenire in aiuto del Regno Unito in caso di un futuro conflitto per le isole Falkland rimproverando a Londra di non aver sostenuto gli Usa nella guerra contro l'Iran.  Gli Stati Uniti, come la maggior parte dei Paesi occidentali, riconoscono attualmente che il Regno Unito amministra di fatto queste isole, ma non si pronunciano sulla questione della sovranità in senso stretto. La questione è oggetto di una risoluzione dell’Onu che, dal 1965, riconosce l’esistenza di una controversia e invita le parti a trovare una soluzione pacifica dopo che nel 1982 l’arcipelago delle Malvinas, situato a 600 chilometri dalla costa patagonica dell’Argentina, è stato teatro di una breve guerra tra Argentina e Regno Unito. Il conflitto in 74 giorni provocò 649 morti tra gli argentini e 255 tra i britannici. "Passo sempre in rassegna tutte le posizioni. Questa è una delle tante", aveva sottolineato lunedì il presidente Usa interrogato sul tema senza fornire ulteriori spiegazioni. Una posizione ambigua di Trump che Milei aveva immediatamente accolto con favore affermando che era "qualcosa di molto importante riguardo alla causa più importante e più sacra per noi argentini". 
Milei nel corso del suo intervento televisivo ha annunciato che procederà a "vietare di operare sul territorio argentino alle aziende direttamente o indirettamente coinvolte in progetti nelle Isole Malvinas senza autorizzazione argentina". "Coloro che operano sulle nostre isole alle spalle del governo argentino dovranno scegliere tra una scommessa illegale in un territorio conteso e un’attività redditizia e sicura in un Paese sovrano, con regole chiare e prevedibilità", ha avvertito, chiarendo che "non si possono fare entrambe le cose". Oltre al provvedimento il presidente argentino ha firmato un altro decreto con l’obiettivo di "ampliare" le risorse del ministero della Difesa, dando priorità alla costruzione di una "base navale integrata" nella Terra del Fuoco e al potenziamento delle capacità del Paese nel settore delle telecomunicazioni. "Questa base ci trasformerà nel più importante polo logistico dell’Atlantico meridionale e sarà fondamentale per la proiezione geopolitica dell’Argentina", ha sostenuto il presidente argentino. Il capo dell’esecutivo argentino ha annunciato la creazione di un Consiglio di Sicurezza Nazionale che "definirà una politica di sicurezza nazionale obbligatoria e trasversale per tutto lo Stato, coordinando ministero degli Esteri, difesa, intelligence ed economia". Milei ha inoltre dichiarato che chiederà al Congresso di conferire al suddetto Consiglio "i poteri necessari" affinché lo Stato "possa rispondere con strumenti economici e diplomatici nei confronti di attori statali o non statali" che "minaccino" la sicurezza nazionale. "La sicurezza nazionale non consiste soltanto nella difesa fisica del nostro territorio: è ciò che garantisce la sopravvivenza e la prosperità della nazione nel corso del tempo. Per questo comprende la difesa, la sicurezza e l’intelligence, ma anche l’economia", ha sostenuto affermando che attrarre investimenti, proteggere la moneta nazionale, rafforzare il sistema finanziario e sviluppare le risorse strategiche del Paese sono questioni "di sicurezza nazionale", così come lo è "proteggere l’Atlantico meridionale". Nel corso del suo intervento, il leader della destra radicale ha fatto riferimento alle dichiarazioni rilasciate questa stessa settimana dal suo omologo statunitense, Donald Trump, nelle quali aveva prospettato la possibilità di rivedere il sostegno di Washington a Londra nella disputa sulla sovranità delle isole. Gli Stati Uniti "stanno valutando questo cambiamento di posizione perché sanno che l’Argentina è un partner affidabile, allineato ai valori occidentali e situato in una posizione di rilevanza strategica". In linea con ciò, il presidente argentino ha ribadito che "le Malvinas sono argentine per storia e per diritto" e che "non c’è alcuna discussione" al riguardo. "Nel 1883 il Regno Unito occupò le Malvinas, espulse le autorità argentine e instaurò una situazione coloniale che si perpetua fino ai giorni nostri", ha osservato Milei aggiungendo che gli abitanti delle isole "essendo una popolazione insediata in un territorio usurpato, non hanno un diritto legittimo all’autodeterminazione e che qualsiasi argomento basato sui referendum svolti sulle isole non è valido. 
A più di quarant’anni di distanza, la guerra scoppiata con l'invio da parte di Buenos Aires il 2 aprile 1982 diverse migliaia di soldati per prendere il controllo delle isole e la conseguente risposta britannica con un'imponente operazione militare rappresenta ancora una fonte di dolore in Argentina. Buenos Aires, come ha affermato Milei, non ha mai rinunciato alla sua rivendicazione sulle Falkland, che è sancita anche dalla Costituzione argentina. Nelle isole Falkland ci sono circa 3.600 abitanti e godono di un’ampia autonomia. La Gran Bretagna controlla la politica estera e la difesa delle isole e mantiene una presenza militare, compresi alcuni aerei da combattimento. In un referendum del 2013, gli abitanti delle Falkland votarono a stragrande maggioranza per rimanere un territorio britannico.  
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Bizzotto: “Governo lavora su tenuta occupazionale, accesso al credito ed export”

(Adnkronos) – "Per quanto riguarda il settore orafo, il governo ha convocato un tavolo di crisi: dopo il primo incontro a giugno, il secondo si terrà il 16 settembre. Insieme alle associazioni di categoria e a tutti gli attori del comparto, vogliamo confrontarci per trovare soluzioni concrete. Le criticità sono note: la tenuta occupazionale, l'accesso al credito e la promozione dell'export, ed è su questo che lavoreremo”. Così Mara Bizzotto, sottosegretaria di Stato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla giornata d’apertura di Vicenzaoro September 2026, il salone internazionale dell’oreficeria e della gioielleria targato IEG – Italian Exhibition Group, in corso fino all’8 settembre nel quartiere fieristico di Vicenza. “Il governo sta già intervenendo in modo significativo per la filiera della moda, di cui il settore orafo fa parte a pieno titolo – aggiunge – Lo scorso 6 agosto è stato approvato il Decreto Moda che stanzia 100 milioni di euro per chi desidera investire. E tra gli orafi la voglia di investire c'è, nonostante il contesto geopolitico ed economico non sia dei migliori”. Bizzotto ha anche affrontato il tema del costo delle materie prime "che quando si parla di oro incide in maniera evidente", e del costo dell'energia. "Su quest'ultimo punto – afferma – il governo Meloni, e io stessa al Ministero, stiamo lavorando per fare ancora di più, chiedendo all'Europa di darsi una svegliata. Se vogliamo mantenere in vita e rafforzare il settore manifatturiero italiano dobbiamo ridurre il costo dell'energia a ogni costo, anche grazie al supporto di un'Europa che deve, per una volta, fare gli interessi dei produttori e degli imprenditori italiani”.  “Bisogna lavorare con ancora più determinazione per raggiungere quella pace che in molti auspicano, perché solo così si potranno risolvere tutte le altre criticità – osserva – Mi auguro che a livello globale si lavori seriamente in questa direzione, non c'è più tempo da perdere. Gli imprenditori ed espositori presenti qui, arrivati da ogni parte del mondo, chiedono esattamente questo. Credo che il mondo dell'impresa, unito alla diplomazia e alla politica, possa fare molto per raggiungere l'obiettivo della pace, restituendo serenità anche all'economia italiana ed europea”.  
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Vicenzaoro: Ermeti (leg), ‘1300 brand e 900 buyer, sarà edizione straordinaria’

(Adnkronos) – "L'edizione di settembre di Vicenzaoro 2026 doveva essere l'occasione per l'inaugurazione del Padiglione 2 e ce l'abbiamo fatta. È un'edizione ricca di motivi di soddisfazione, a partire proprio dalla nuova struttura che ci consente di riportare sotto lo stesso tetto anche T.Gold, la manifestazione dedicata alle tecnologie. In questo modo, l'intera filiera del settore si ritrova finalmente unita. A questo si aggiunge il Congresso mondiale della Gioielleria che arriva a Vicenza dopo le tappe di Parigi e Shanghai. Mettere insieme questi elementi e scegliere Vicenza per il centenario rappresenta un fortissimo segnale del prestigio e della leadership che questa fiera e questo settore intendono continuare a mantenere in Italia”. Così Maurizio Ermeti, presidente Ieg-Italian Exhibition Group, intervenendo a Vicenzaoro September 2026, il salone internazionale dell’oreficeria e della gioielleria firmato da Ieg. La manifestazione è in programma dal 4 all’8 settembre nel quartiere fieristico di Vicenza. “I numeri sono eccezionali – prosegue – 1.300 brand, di cui il 45% provenienti dall'estero e 900 buyer che arrivano da 72 Paesi, con un incremento del 49% rispetto alla stessa edizione dello scorso anno. Anche se siamo solo alla prima giornata, ci sono tutte le premesse per affermare che sarà un'edizione davvero straordinaria”. Ermeti ha sottolineato come il completamento del padiglione 2 "ci permette oggi di consegnare alla città una piattaforma internazionale capace di riunire il settore e di lanciare un segnale di fiducia in un momento non facile per il mercato. L'aver investito 60 milioni di euro dimostra chiaramente la nostra volontà di esserci, di proteggere il comparto e di preservare la nostra leadership con quella che, senza dubbio, è la fiera più bella del mondo". 
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