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Lucca, morta dopo intervento al femore: indagati quattro medici dell’ospedale San Luca

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E' morta a 88 anni, un giorno dopo l’intervento chirurgico per la frattura del femore riportata in seguito a una caduta in casa. Sulla morte di Valeria Pollacchi, pensionata lucchese ricoverata all’ospedale San Luca, la Procura di Lucca ha aperto un’inchiesta e ha iscritto nel registro degli indagati quattro medici. Si tratta di due ortopedici e due anestesisti che hanno seguito la paziente nelle diverse fasi del ricovero, dal pronto soccorso al reparto e quindi all’intervento. L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo in concorso in ambito sanitario, riferisce 'Il Tirreno'. La Procura ha disposto l’autopsia, affidata al medico legale Julia Lazzari, per chiarire le cause del decesso e verificare l’eventuale esistenza di responsabilità connesse alle cure prestate. I quattro sanitari indagati hanno nominato come consulente il professor Luigi Papi dell’Università di Pisa. Gli accertamenti medico-legali saranno ora determinanti per stabilire la causa della morte e consentire alla Procura, guidata dal magistrato Antonio Mariotti per il procedimento, di valutare i successivi sviluppi dell’indagine. Al termine degli approfondimenti potranno essere disposti ulteriori accertamenti, oppure potrà essere richiesta l’archiviazione; in alternativa, qualora emergessero elementi a carico dei sanitari, l'inchiesta potrebbe proseguire con la contestazione delle eventuali condotte ritenute negligenti. Gli investigatori della Squadra Mobile, delegati dalla Procura, stanno acquisendo la documentazione sanitaria e raccogliendo informazioni dai familiari della donna, spiega 'Il Tirreno'. Tra gli elementi al vaglio ci sarebbero anche le loro segnalazioni relative ai tempi della valutazione della paziente al pronto soccorso, dove era arrivata dopo la caduta con la frattura del femore. L’inchiesta dovrà quindi ricostruire l’intera sequenza assistenziale, dal primo accesso in ospedale fino all’intervento e al successivo aggravamento, per verificare se esista un collegamento tra eventuali criticità nell’assistenza e il decesso dell’88enne. 
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Clima, allarme Onu: “Terra in zona pericolo. El Niño sta assumendo proporzioni enormi”

(Adnkronos) – La minaccia portata dal 'super-El Niño' il fenomeno meteorologico di proporzioni eccezionali e destinato a raggiungere il suo apice entro la fine dell'anno, sta spingendo il pianeta in una "zona di pericolo" per gli eventi estremi collegati. A lanciare l'allarme è il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres che in una nota segnala come "El Niño sta assumendo proporzioni enormi sotto i nostri occhi". "La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate e queste acque si stanno riscaldando. Le temperature superficiali del mare stanno aumentando, le temperature continuano a salire e il mondo – conclude – si trova in una zona di pericolo per gli eventi meteorologici estremi". Il rapporto delle Nazioni Unite per l'Ambiente certifica l'imminente superamento della soglia di 1,5 gradi di riscaldamento globale rispetto ai livelli preindustriali. Le evidenze scientifiche contenute nelle 141 pagine del documento delineano uno scenario in cui le comunità globali affronteranno ondate di calore, cicloni, inondazioni, incendi e un innalzamento del livello del mare di portata estrema. Anche nell'ipotesi più ottimistica, il riscaldamento globale raggiungerà un picco di 1,8 gradi, configurando rischi di danni ambientali irreversibili e minacciando la sopravvivenza delle nazioni insulari. Le conseguenze fisiche di tale incremento termico includono lo sbiancamento dei coralli, la perdita di biodiversità e l'intensificazione di eventi meteorologici estremi. Fenomeni quali la perdita dei ghiacciai e l'innalzamento del livello del mare risultano irreversibili, rendendo inabitabili i piccoli stati insulari e le aree costiere.  
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Mr. Daniel, il make-up artist dei vip, aggredito e rapinato a Milano: il racconto choc sui social

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Paura per Mr. Daniel, il make-up artist dei vip. Daniel Lorusso, vero nome del truccatore, assiduo collaboratore di Elodie, ha raccontato sui social di essere stato aggredito e rapinato a Milano mentre rientrava a casa a piedi dopo una cena con due amici. "Poco prima di mezzanotte io e la mia amica decidiamo di tornare a casa a piedi", racconta Lorusso, spiegando che il tragitto sarebbe durato appena 15 minuti.  Una strada tutt'altro che deserta. "C'erano ancora locali aperti, persone fuori, gruppetti per strada. Una di quelle situazioni in cui, almeno io, non avrei mai pensato di essere particolarmente in pericolo". Poi, però, durante il tragitto Lorusso nota due ragazzi "seduti ai tavolini esterni di un locale che aveva appena chiuso" e si accorge che lo stanno fissando. "Per istinto accelero il passo e metto il cellulare in tasca", racconta.  Poco dopo l'aggressione. "Uno dei due, con una nonchalance che ancora oggi mi impressiona, mi mette le mani vicino al collo e con una forza assurda mi strappa tutte e tre le collanine che avevo addosso. Non ho reagito. Sono rimasto completamente pietrificato".  Il truccatore racconta che alla scena anche assistono altre persone ma "nessuno è intervenuto". A cambiare la situazione è il passaggio di una macchina della Polizia. "La mia amica riesce a fermarla, loro capiscono immediatamente cosa è successo e ci fanno salire. Da lì è iniziato un inseguimento che giuro di aver visto solo nei film", continua il racconto. "Io ero seduto dietro, con il collo che mi bruciava tantissimo, completamente sotto choc e senza riuscire praticamente a dire una parola".  Grazie all'intervento delle forze dell'ordine, uno dei due presunti responsabili viene fermato dopo essere stato riconosciuto dalla vittima. "Sono riusciti a prendere uno dei due perché siamo riusciti a riconoscerlo. Ma era quello che non aveva con sé le mie collanine". La Polizia ha quindi chiamato un'ambulanza che ha soccorso e medicato il truccatore. Nonostante la paura, il truccatore ha voluto sottolineare soprattutto la rapidità e l'umanità dimostrate dagli agenti: "Velocissimi, presenti, umani. Li ringrazio veramente".  Poi, Daniele Lorusso tiene a fare una raccomandazione: "La Polizia stessa mi ha consigliato, soprattutto la sera, di evitare di tenere in vista collane, bracciali, anelli, orologi e anche il cellulare quando non serve. E se potete evitare di fare a piedi da soli determinate strade o tragitti molto tardi, anche se sono brevi e anche se vi sembrano zone tranquille, fatelo". Il suo discorso non è per incutere timore, ma "voglio solo ricordavi che purtroppo bisogna avere molta più attenzione di quanto pensiamo. È veramente triste dover dire che Milano è anche questo. Ma ignorarlo non ci rende più sicuri. State attenti". 
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Rientro al lavoro senza traumi, ecco le (poche) priorità da seguire nelle prime settimane

(Adnkronos) – Sveglia presto, agenda improvvisamente piena, decine di e-mail da recuperare, riunioni che tornano a occupare il calendario e una lista di attività che sembra essersi moltiplicata durante le ferie. Il ritorno al lavoro dopo la pausa estiva può rappresentare uno dei momenti più delicati dell’anno, soprattutto quando il passaggio dai ritmi delle vacanze alla routine professionale avviene da un giorno all’altro. Settembre, del resto, non segna soltanto il rientro dalle ferie: per molte aziende coincide con la ripartenza dei progetti, la definizione delle priorità dell’ultimo quadrimestre e una nuova accelerazione delle attività. Un mix che può generare la sensazione di dover recuperare tutto e subito, rischiando di vanificare rapidamente i benefici del periodo di riposo. Per Sesame Hr, piattaforma tecnologica europea per la gestione digitale delle risorse umane, il rientro può invece diventare l'occasione per ripensare ritmi e modalità di lavoro, puntando su un'organizzazione più sostenibile anche nel lungo periodo, attraverso diverse strategie. Non pretendere di recuperare tutto il primo giorno. La casella di posta piena non significa che ogni e-mail abbia la stessa urgenza. Uno degli errori più comuni al rientro è affrontare contemporaneamente arretrati, nuovi progetti e attività ordinarie, trasformando le prime giornate di settembre in una maratona. Meglio prevedere un rientro progressivo, iniziando dalla revisione delle attività in sospeso e distinguendo ciò che è urgente da ciò che può attendere. Anche manager e aziende possono contribuire evitando di concentrare meeting, deadline e richieste nelle primissime giornate dopo le ferie. L'obiettivo non dovrebbe essere 'recuperare agosto' in 24 ore, ma ricostruire rapidamente una visione chiara delle priorità. Proteggere l'agenda dall'effetto 'settembre è il nuovo gennaio'. Settembre porta spesso con sé una forte spinta alla ripartenza: nuovi obiettivi, nuovi progetti, nuove riunioni. Il rischio è però quello di riempire immediatamente ogni spazio disponibile, lasciando poco tempo al lavoro individuale e alla concentrazione. Una soluzione può essere ridurre gli incontri non indispensabili, prevedere slot senza meeting e stabilire poche priorità concrete per le prime settimane. Per i manager significa anche interrogarsi su quali attività generino realmente valore e quali siano invece il risultato di automatismi organizzativi. Ricominciare non deve necessariamente significare fare di più, ma tornare a lavorare meglio. Settembre non dovrebbe però essere solo il momento per proteggere l'agenda: può diventare anche l'occasione per rimettere in discussione processi che si sono sempre fatti 'in un certo modo', ma che smettono di funzionare non appena l'azienda cresce. Un esempio tipico è la gestione delle informazioni tra strumenti diversi che non comunicano tra loro: dati sulle presenze in un foglio Excel, richieste di ferie via e-mail, valutazioni delle performance su un altro sistema ancora. Ognuno di questi passaggi manuali, preso singolarmente, sembra gestibile; ma moltiplicato per decine o centinaia di persone diventa una fonte costante di errori, doppio lavoro e informazioni che si perdono tra un tool e l'altro. Riorganizzare i flussi di lavoro a settembre, prima che riparta la piena operatività, permette di intercettare questi colli di bottiglia mentre sono ancora piccoli, invece di scoprirli quando ormai rallentano la crescita dell'azienda. Conservare una quota di flessibilità: il passaggio netto dalla libertà delle ferie a giornate nuovamente scandite da orari rigidi può rendere il rientro più pesante. Quando l'organizzazione del lavoro lo consente, strumenti come smart working, flessibilità in entrata e uscita o una gestione più autonoma dell'orario possono accompagnare le persone verso il ritorno alla routine. La flessibilità, però, non dovrebbe essere considerata soltanto una misura 'da rientro'. La possibilità di conciliare meglio esigenze personali e professionali rappresenta uno degli elementi alla base di un maggiore equilibrio tra vita privata e lavoro e può contribuire a limitare stress e sovraccarico nel corso dell'intero anno. Non trasformare il rientro in una reperibilità permanente: durante le ferie si prova – almeno idealmente – a disconnettersi. Al rientro, invece, smartphone, e-mail e notifiche tornano rapidamente protagonisti, con il rischio di passare da una condizione di pausa a una di iperconnessione. Per questo settembre può essere il momento giusto per ristabilire alcune regole: rispettare gli orari di lavoro, limitare le comunicazioni fuori fascia e non trasformare l'immediatezza della tecnologia nell'aspettativa di una risposta immediata. Una cultura della disconnessione non significa ridurre l'impegno, ma preservare gli spazi necessari al recupero delle energie e favorire una maggiore concentrazione durante il tempo effettivamente dedicato al lavoro. Sesame HR sottolinea infatti come equilibrio vita-lavoro, pause e politiche di flessibilità rappresentano elementi importanti anche nella prevenzione dello stress e del burnout. Chiedere alle persone come stanno, non soltanto 'a che punto siamo'. Il rientro è anche un buon momento per riallineare i vari team e il primo confronto dopo le ferie non deve necessariamente essere una lunga lista di attività da completare. Un breve momento di confronto individuale può aiutare manager e HR a comprendere carichi di lavoro, priorità e possibili criticità, prima che diventino problemi più difficili da gestire. L'ascolto continuo permette inoltre di intercettare segnali di stanchezza, demotivazione o sovraccarico e di intervenire sull'organizzazione del lavoro. Il ruolo dei manager diventa quindi centrale: non soltanto distribuire task, ma creare le condizioni affinché le persone possano svolgere in maniera sostenibile. Il vero obiettivo, secondo Sesame Hr, dovrebbe essere evitare che il benessere recuperato durante le vacanze venga consumato nel giro di pochi giorni. Se il rientro è traumatico, infatti, il problema potrebbe non essere settembre in sé, ma il modo in cui il lavoro è organizzato durante il resto dell'anno. Perché un rientro sostenibile non dovrebbe essere l'eccezione delle prime settimane di settembre, ma il punto di partenza per costruire un modo di lavorare sostenibile tutto l'anno. 
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È morta Carla Jeffery, star della saga Disney ‘Zombies’: aveva 33 anni

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E' morta all'età di 33 anni Carla Jeffery, attrice statunitense conosciuta soprattutto per aver interpretato Bree nella saga Disney 'Zombies'. Il decesso è avvenuto martedì 1 settembre. A comunicare la notizia della scomparsa è stata Alexanders Talent Management, la società che la rappresentava.  "È con profonda tristezza che condividiamo la scomparsa della nostra amata Carla Jeffery", si legge in una dichiarazione pubblicata sui suoi canali social, ricordando l'attrice entrata nell'agenzia all'età di 12 anni e seguita per oltre due decenni. Al momento, le cause della morte non sono state rese note. Nata il 10 luglio 1993 a Houston, in Texas, Jeffery aveva iniziato a lavorare come attrice da giovanissima. Nel corso della sua carriera aveva preso parte a produzioni televisive e cinematografiche come "L'amore si fa largo", "Miss Guided", "Lie to Me", "Southland", "Curb Your Enthusiasm", "Men of a Certain Age", "Good Luck Charlie", "Shake It Up", "Buona fortuna Charlie" e "A tutto ritmo". Il successo presso il grande pubblico era arrivato con i film tv della serie "Zombies", nella quale interpretava Bree, una cheerleader della Seabrook High e una delle migliori amiche della protagonista Addison, interpretata da Meg Donnelly. Jeffery aveva recitato nei film "Zombies" (2018), "Zombies 2" (2020) e "Zombies 3" (2022), tornando poi a dare voce al personaggio nella serie animata "Zombies: The Re-Animated Series", uscita nel 2024. Tra gli altri lavori figurano inoltre "Scream Queens", "American Vandal", "Uncle Buck", "Girl on the Edge", "Teacher of the Year", "Puzzled" e "Spider-Man". La società di management che la rappresentava ha ricordato Jeffery non soltanto come attrice, ma come una persona considerata parte della propria famiglia professionale, chiedendo al pubblico di rispettare la privacy dei familiari e delle persone a lei vicine.  Tra i messaggi di cordoglio anche quello di Milo Manheim, collega di Jeffery nei film di 'Zombies'. L'attore ha ricordato l'amica sui social definendola "la persona più dolce, gentile e amorevole" e condividendo un video di una sua partecipazione a "iCarly". "Grazie per aver portato così tanta gioia", ha scritto Manheim nel suo tributo. (di Paolo Martini) 
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Meloni festeggia record governo, dalla ‘A’ di alleati alla ‘Z’ di Zelensky: le parole chiave di 4 anni a Palazzo Chigi

(Adnkronos) – Venerdì a Bari Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia riuniscono il centrodestra per celebrare il record di longevità dell’esecutivo. Un appuntamento che guarda al passato, ma anche alla sfida del 2027. Dalla A alla Z, le parole, i protagonisti, le sfide e le partite che hanno segnato il cammino del governo Meloni e che accompagneranno l’ultimo tratto della legislatura. 
A come Alleati. La tenuta elettorale di Lega e Forza Italia è una delle incognite per Meloni in vista del 2027. I sondaggi raccontano una fase non semplice per Matteo Salvini e Antonio Tajani, mentre gli equilibri del centrodestra restano in evoluzione. Per la premier, arrivare al voto con una coalizione forte e competitiva sarà la sfida dell’ultimo miglio di una maratona iniziata nel 2022. 
B come Berlusconi. Il centrodestra nasce da un'intuizione del Cavaliere nel lontano 1994. A lui, fino a oggi, è appartenuto il record di longevità di un esecutivo: i 1.412 giorni del Berlusconi II. In un Paese che ha fatto dell'instabilità la sua cifra distintiva – 68 governi in ottant'anni di storia repubblicana – venerdì lo scettro passa nelle mani della prima donna premier d'Italia. E c'è chi giura che nel discorso di Meloni dal palco di Bari non mancheranno un pensiero e un ringraziamento al fondatore di Forza Italia. 
C come Carburanti. Di proroga in proroga, il governo è chiamato da mesi a tamponare il salasso del costo di benzina e gasolio, una vera idrovora per le tasche degli italiani e, insieme, per le casse dello Stato. Il dossier energetico, con il costo dei carburanti ma anche quello delle bollette, è e sarà uno dei più decisivi banchi di prova per l'esecutivo. 
D come Delmastro. L’ex sottosegretario alla Giustizia è uno dei volti dello scontro tra il governo e la magistratura. Dal caso Cospito alla vicenda della "Bisteccheria d’Italia" e delle chat. Una figura diventata simbolo delle tensioni tra Fdi e toghe, che hanno attraversato tutta la legislatura. 
E come Europa. È forse la parola che meglio racconta la metamorfosi di Meloni in questi quattro anni. Dalla cautela con cui Bruxelles guardava all'arrivo della destra al governo alla postura sempre più pragmatica e moderata con cui la premier ha iniziato a sedersi ai tavoli europei. Pnrr, migranti, difesa, industria: il rapporto con l'Europa, da possibile linea di frattura, è diventato uno dei terreni sui quali Meloni ha costruito la propria politica internazionale. 
F come Fisco. La promessa di una rivoluzione fiscale si è tradotta negli anni in una serie di interventi su Irpef, cuneo fiscale, flat tax e sostegno ai redditi. Il governo ha fatto del taglio delle tasse uno dei suoi cavalli di battaglia, ma il vincolo delle risorse ha imposto una strada fatta di misure progressive e interventi da rinnovare di manovra in manovra. L’elevata pressione fiscale resta uno dei grandi problemi dell’Italia. E il fisco rimane una delle partite decisive anche per il futuro della legislatura. 
G come Gaza. La posizione del governo italiano nei confronti di Israele si è fatta via via più dura con l'aggravarsi della crisi nella Striscia. Netta la condanna dei nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania, così come quella delle violenze e degli abusi attribuiti ai coloni. Un dossier che ha messo alla prova l'equilibrio di Meloni tra il rapporto con Israele e la necessità di mantenere aperto il dialogo con i partner arabi. 
H come Hormuz. Lo Stretto, crocevia dei traffici globali, è da mesi sotto i riflettori per il conflitto tra Stati Uniti e Iran e rappresenta oggi una delle grandi incognite per l'economia italiana. Energia, approvvigionamenti, trasporti e costo della benzina: una crisi lontana migliaia di chilometri che sta presentando il conto direttamente alle famiglie e alle imprese italiane. Vedi alla voce: carburanti. 
I come Immigrazione. Il tema che più di ogni altro ha accompagnato Meloni da Palazzo Chigi ai vertici internazionali. Dagli sbarchi agli accordi con Tunisia e Libia, dal Piano Mattei ai centri in Albania. E ora la sospensione di Schengen a Ceuta riporta ancora una volta la sicurezza dei confini e la gestione dei flussi al centro dell’agenda. 
L come Lavoro. È uno dei terreni sui quali il governo rivendica i risultati più significativi. A luglio gli occupati hanno raggiunto quota 24,37 milioni, 307mila in più rispetto a un anno prima, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5,8%. Anche l'occupazione femminile è cresciuta nel confronto annuo. Ma resta sul tavolo il problema dei salari bassi, erosi dall'inflazione, e di un mercato del lavoro che continua a scontare forti divari, soprattutto per donne e giovani. 
M come Manovra. È l'appuntamento che, ogni autunno, mette alla prova la maggioranza e i conti dello Stato. Pensioni, tasse, famiglie, imprese, bonus: ogni legge di bilancio è stata uno slalom tra promesse elettorali, richieste dei partiti e vincoli europei. Ma quella che il governo si accinge a preparare avrà un significato particolare: sarà l'ultima manovra della legislatura, l'ultimo grande banco di prova economico prima del voto del 2027. 
N come Nato. La spesa per la difesa è diventata uno dei dossier più delicati per Meloni, tra gli impegni assunti in sede Nato e la necessità di trovare le risorse senza gravare ulteriormente sui conti pubblici. Con la guerra in Ucraina e i nuovi diktat di Trump, la pressione sugli alleati europei per aumentare gli investimenti nella sicurezza è destinata a crescere. 
O come Opposizione. Chi sarà il frontrunner dello schieramento che sfiderà Meloni alle prossime elezioni? La partita si gioca tutta nel campo largo. Ma il nodo della leadership resta ancora da sciogliere, così come quello della formula con cui presentarsi al voto. Elly Schlein, Giuseppe Conte, i nomi che possono arrivare dal mondo civico e le possibili candidature esterne ai partiti: il centrosinistra deve ancora trovare il suo federatore e, soprattutto, il suo candidato alla premiership. Per Meloni, la forza dell'avversario sarà una delle variabili decisive della sfida del 2027. 
P come Pnrr. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è il grande banco di prova amministrativo del governo. Centinaia di miliardi da spendere, riforme da approvare, scadenze da rispettare e un rapporto costante con Bruxelles. Meloni ne ha fatto anche una questione politica: dimostrare che l'Italia può spendere le risorse europee e trasformarle in cantieri, infrastrutture e crescita. Una partita che si gioca fino all'ultimo euro e all'ultima scadenza. 
Q come Quirinale. Il Colle è soprattutto una domanda sul futuro. I rumors che circolano nei palazzi della politica indicano Giorgia Meloni tra i possibili nomi per il Quirinale nel 2029, quando scadrà il secondo mandato di Sergio Mattarella. Uno scenario tutto da verificare, che la premier non ha mai trasformato in un progetto politico dichiarato, ma che acquista inevitabilmente un altro peso ora che Meloni si prepara a superare il record di longevità del governo Berlusconi II. Dal primato a Palazzo Chigi alla corsa per il Colle: è uno dei possibili capitoli del dopo-2027. 
R come Riforme. È il capitolo delle grandi promesse della destra che, a quattro anni dall'arrivo a Palazzo Chigi, presenta un bilancio in chiaroscuro. La riforma della giustizia, con la separazione delle carriere dei magistrati, è stata sonoramente bocciata dagli italiani nel referendum dello scorso marzo, infliggendo alla premier una delle più pesanti battute d'arresto politiche della legislatura. Il premierato, ribattezzato da Meloni la "madre di tutte le riforme", annaspa invece in Parlamento dopo il primo via libera del Senato. E l'autonomia differenziata, bandiera della Lega, vive una fase di stallo dopo gli interventi della Corte costituzionale. Tre riforme, tre partite ancora aperte: anche da qui passerà il giudizio sul governo. 
S come Sangiuliano e Santanchè. Due dimissioni eccellenti hanno segnato la legislatura, quelle di Gennaro Sangiuliano e Daniela Santanchè. Ma, nonostante gli addii e le tensioni nella maggioranza, Meloni ha scelto di non procedere a un vero rimpasto di governo. Una continuità che è diventata, nel tempo, uno dei tratti distintivi dell'esecutivo e anche della sua longevità. 
T come Trump. O come Tycoon. O, per dirla all'americana, "The Donald". Resta il gelo con il presidente degli Stati Uniti: da "special relationship" a spina nel fianco, almeno in attesa che le acque tornino calme. Nessuno, Meloni in primis, si aspettava un deterioramento del rapporto con il capo della Casa Bianca, innescato dal no della premier all'utilizzo delle basi americane in Italia per gli attacchi all'Iran e culminato nelle parole al vetriolo pronunciate da Trump dopo il vertice G7 di Evian: "Meloni mi ha implorato per una foto". Le diplomazie dei due Paesi si sono messe al lavoro per appianare i dissidi e, forse, il peggio è alle spalle. Ma il rapporto con Washington, che per Meloni non è mai stato in discussione, resta per la premier italiana uno dei grandi nodi della politica estera. 
U come Urne. Il 2027 è ormai l’orizzonte verso cui guarda tutta la politica italiana. Per Meloni sarà la prova del consenso, per gli alleati quella della tenuta elettorale, per l’opposizione la sfida a costruire un’alternativa. E intanto la legge elettorale, attesa all’esame del Senato, resta un cantiere aperto. 
V come Violenza sulle donne. Un tema entrato con forza nell'agenda del governo, tra il rafforzamento delle misure contro la violenza di genere, il contrasto al femminicidio e il dibattito sulla prevenzione. Un fronte sul quale l'esecutivo ha rivendicato nuovi strumenti e maggiori tutele. 
Z come Zelensky. Il leader ucraino è stato una presenza costante nei quattro anni di governo, così come il sostegno italiano a Kiev, dagli aiuti alle sanzioni contro la Russia fino alla ricostruzione. Con Zelensky la presidente del Consiglio ha costruito un rapporto stretto, diventato anche il simbolo della scelta euro-atlantica. Una linea difesa anche di fronte alle diverse sensibilità emerse nella maggioranza e nel suo stesso elettorato. 
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Mostra di Venezia, da Bloom a Borghi: parata di stelle per il secondo giorno

(Adnkronos) – Dopo il glamour della serata inaugurale, la 83esima Mostra del Cinema di Venezia entra nel vivo della sua programmazione. Oggi, giovedì 3 settembre, nella seconda giornata il Lido è pronto ad accogliere tre maestri del cinema mondiale: il tedesco Werner Herzog e l'irlandese Martin McDonagh in Concorso, e l'italiano Gianni Amelio Fuori Concorso.  Una parata di stelle sfilerà sul red carpet, da Kate e Rooney Mara a John Malkovich, Sam Rockwell e Steve Buscemi, fino al grande cinema italiano rappresentato da Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea. Grande attesa per ‘Wild Horse Nine’, il nuovo film di Martin McDonagh. Il film, ambientato poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, segue due agenti della Cia, Chris (Sam Rockwell) e Lee (John Malkovich), inviati dal loro capo MJ (Steve Buscemi) sull'Isola di Pasqua. Tra le statue Moai, i due dovranno fare i conti con il loro passato e le cospirazioni del presente. Un thriller politico che vede nel cast anche Tom Waits e Parker Posey. In lizza per il Leone d'Oro anche Werner Herzog con ‘Bucking Fastard’.  Protagoniste sono le sorelle Kate e Rooney Mara nei panni di Jean e Joan Holbrooke, due donne così simbioticamente unite da parlare all'unisono, amare lo stesso uomo (Orlando Bloom) e condividere persino i sogni. Herzog non esplora il mondo attraverso i loro occhi, ma sceglie di raccontarle attraverso lo sguardo che il mondo esterno posa su di loro: dai tribunali alla stampa, da chi vuole aiutarle a chi cerca di sfruttarle. A rappresentare l'Italia è Gianni Amelio, che presenta Fuori Concorso ‘Nessun dolore’. Alessandro Borghi interpreta Davide, un venditore di libri usati la cui vita viene stravolta quando gli viene ‘consegnato’ un bambino nordafricano. Un incidente e la corsa in ospedale lo porteranno a incontrare Aminah (Beidja Yahiaoui), un'adolescente incinta appena sbarcata in Italia. Per generosità o debolezza, Davide trasformerà la sua casa in un rifugio per gli "invisibili", finendo per pagare un prezzo altissimo. Un'odissea personale e sociale che riflette sulle contraddizioni del presente. Nel cast anche Valeria Golino e Valerio Mastandrea. (Dalle inviate Loredana Errico e Lucrezia Leombruni)  
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Raid Iran su basi Usa in Kuwait. Hegseth proroga missioni militari Usa in Medio Oriente fino al 2027

(Adnkronos) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta avendo colloqui privati con i suoi più stretti collaboratori sull'opportunità di dichiarare la fine della guerra con l'Iran. Lo hanno riferito funzionari americani al corrispondente del Wall Street Journal Alex Ward. Le fonti hanno indicato che Trump si è detto favorevole all'idea di dichiarare la fine della guerra e che crede che la pressione economica costringerà il regime a smantellare il suo programma nucleare, altrimenti collasserà. Nel frattempo l'Iran ha attaccato basi Usa in Kuwait e il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha esteso il dispiegamento militare Usa in Medio Oriente fino al 2027, deliberando la proroga delle missioni fino al prossimo anno. Lo scrive il Wall street journal, ricordando che quando gli Stati Uniti hanno lanciato la loro offensiva contro l'Iran sei mesi fa, aveva promesso un colpo rapido e decisivo che avrebbe evitato un lungo e protratto conflitto. Ora, invece, sta silenziosamente estendendo il dispiegamento delle truppe, un segnale che il conflitto potrebbe protrarsi fino al prossimo anno, secondo fonti a conoscenza dei fatti. Secondo quanto riferito da alcune fonti, si tratta di una strategia militare a lungo termine, concepita per offrire al presidente Trump diverse opzioni in vista della guerra. Tuttavia, il dispiegamento di 19 navi da guerra, unità di difesa aerea, squadroni di caccia e paracadutisti nella regione sta mettendo a dura prova i militari e le loro famiglie, creando un arretrato di manutenzione che potrebbe richiedere anni per essere smaltito. Intanto l'Iran ha attaccato gli interessi militari statunitensi in Kuwait, nonostante le minacce di ulteriori bombardamenti lanciate da Trump dopo diversi scambi di attacchi, rischiando una nuova escalation dopo oltre sei mesi di guerra in Medio Oriente. Dopo un'altra notte di micidiali bombardamenti statunitensi e una rappresaglia su larga scala, il presidente americano ha avvertito mercoledì che gli Stati Uniti restano pronti a colpire la Repubblica islamica, che ha promesso di "spezzare" il nemico americano,"in qualsiasi momento". Dalle prime ore di oggi, l'esercito kuwaitiano ha segnalato sui social media di essere sotto attacco con missili e droni. "In risposta ai crimini commessi dall'America contro il popolo iraniano, sono in corso attacchi missilistici e con droni contro le basi americane in Kuwait", ha confermato poco dopo la televisione di stato iraniana sulla stessa piattaforma social. "Le forze iraniane hanno colpito un'importante struttura in una base statunitense in Kuwait", ha riferito Press Tv, aggiungendo che "l'attacco ha causato lo sprigionarsi di dense colonne di fumo".  Dopo un mese di relativa calma, le ostilità sono riprese domenica, in uno scenario che si ripete dall'inizio della guerra, iniziata a fine febbraio e tuttora senza soluzione diplomatica. L'esercito statunitense ha condotto due ondate di attacchi tra domenica e martedì sera, prendendo di mira, a loro dire, un tentativo di minare lo Stretto di Hormuz e poi installazioni delle Guardie rivoluzionarie iraniane, tra cui siti radar e di difesa aerea. Il secondo attacco ha provocato un totale di 19 morti, tra cui sette membri delle forze armate e civili, uno dei bilanci più alti degli ultimi mesi. Quattro persone sono state uccise durante un matrimonio nel distretto sud-orientale di Sirik, dove quasi altre 70 sono rimaste ferite. L'esercito statunitense non ha commentato l'attacco che ha colpito il matrimonio, ma ha dichiarato di "non prendere mai di mira i civili, a differenza delle Guardie rivoluzionarie". 
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‘Torno indietro e cambio vita’, con Bova e Memphis: stasera su Rai1

(Adnkronos) – Stasera, giovedì 3 settembre, va in onda in prima serata su Rai1 'Torno indietro e cambio vita' con protagonisti Raoul Bova e Ricky Memphis.Tra gli interpreti anche Paola Minaccioni, Giulia Michelini, Max Tortora, Michela Andreozzi, Augusto Fornari ed Emanuele Propizio. Marco Damiani è un uomo realizzato, ha 42 anni, un buon lavoro e un’unione solida. O almeno così crede. Il quadretto familiare va in frantumi quando la moglie Giulia lo lascia dopo venticinque anni trascorsi insieme. Distrutto dalla notizia, se ne va di casa e prova a mettersi in discussione, trovando conforto in Claudio, amico di lunga data. Una sera durante una passeggiata, Marco, ancora arrabbiato per il tradimento della moglie, confida a Claudio che se lui tornasse indietro farebbe tutto in modo diverso, a partire da Giulia, che non sposerebbe.  Proprio in quell’istante, vengono investiti da un’auto e al risveglio si ritrovano catapultati nel passato. Sono gli anni della scuola, delle partite con gli amici e dei primi amori. I due amici si adeguano al nuovo contesto e provano a volgere i fatti a proprio favore. Il 1990 è anche l’anno in cui Marco incontra Giulia e, per evitare di essere lasciato in futuro, decide che non si metteranno insieme. Riusciranno a cambiare il corso degli eventi o il destino è già segnato e impossibile da cambiare? 
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Strisce blu e nuovo Codice della strada, cosa cambia nel 2026: le nuove regole

(Adnkronos) –
Novità per chi sfora il tempo nelle strisce blu. Il nuovo Codice della strada infatti ha introdotto una rimodulazione delle sanzioni per la sosta nei parcheggi a pagamento, facendo una differenza netta tra chi non paga il biglietto e chi supera l'orario.  Per chi ha pagato il parcheggio ma si trattiene oltre l’orario previsto, il nuovo comma 14-ter ha introdotto nel 2026 una distinzione basata sul tempo di sforamento: Se il ticket è scaduto fino al 10% del tempo sosta pagato, non si applica alcuna sanzione. Esempio: per 1 ora, ovvero 60 minuti, la tolleranza del 10% equivale a 6 minuti; se si paga per 30 minuti, la tolleranza è di 3 minuti e così via.   Se il ticket è scaduto dall'11% e fino al 50% del tempo sosta pagato si applica una sanzione ridotta del 50%. Se si supera il 50% del tempo sosta pagato, si applica la multa piena, oltre al recupero della tariffa giornaliera. Anche in questi casi, come già previsto per il mancato pagamento, si aggiunge alla sanzione l’importo della tariffa giornaliera non corrisposta. 
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