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Insulti omofobi e aggressione, giovane spinto da due uomini nel Naviglio a Vigevano

(Adnkronos) – Prima gli insulti a sfondo omofobo, poi l’aggressione e la caduta nel Naviglio Sforzesco. È quanto sarebbe accaduto nei giorni scorsi a Vigevano (Pavia), dove un giovane del posto, classe 2002, è stato affrontato da due uomini che, secondo la ricostruzione dei carabinieri, lo avrebbero insultato e poi spinto facendolo finire nel canale. L’allarme – secondo quanto si legge in una nota dei carabinieri visionata da AdnKronos – è scattato con una chiamata al 112 e sul posto sono intervenuti i carabinieri della Stazione di Vigevano. I militari hanno rintracciato i due uomini ancora nelle vicinanze e hanno cercato di procedere alla loro identificazione. La situazione, però, sarebbe rapidamente degenerata. I due avrebbero reagito contro i carabinieri, inveendo e opponendo resistenza. Uno degli episodi contestati riguarda anche una bottiglia di vetro integra, che sarebbe stata brandita nei confronti dei militari. I carabinieri sono comunque riusciti a contenere i due e a identificarli. Per l’aggressione al giovane i due sono stati denunciati alla Procura di Pavia, entrambi già noti alle forze dell’ordine: il primo, classe 1998, già destinatario di un foglio di via obbligatorio dal Comune di Vigevano, il secondo, classe 1993. Le contestazioni comprendono la discriminazione legata all’orientamento sessuale, le lesioni personali, la minaccia e la resistenza a pubblico ufficiale. Il giovane è stato soccorso dal personale sanitario e trasportato in codice verde all’Ospedale Civile di Vigevano. Non è stato però possibile redigere il referto medico: il ragazzo si è infatti allontanato spontaneamente dall’ospedale prima che i sanitari potessero completare gli accertamenti. La vicenda è ora al vaglio della Procura della Repubblica di Pavia.  
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Estate e zecche, i consigli degli esperti: “Attenzione anche in città, a rischio parchi e aree verdi”

(Adnkronos) – Non solo boschi e zone di montagna: durante l’estate le zecche possono trovarsi anche in pianura, compresi parchi, prati e aree verdi cittadine dove sono presenti condizioni favorevoli alla loro presenza, come erba alta, zone ombreggiate e ambienti caldi e umidi. Alcune semplici precauzioni possono ridurre il rischio di puntura, spiega in una nota il servizio veterinario dell’Azienda Usl di Modena che fornisce anche indicazioni su come intervenire nel caso in cui si attacchi alla pelle.  “La zecca parassita l’ospite infilando il rostro nella pelle e succhiandone il sangue – spiegano gli esperti – Il morso può trasmettere patologie anche importanti, tra cui la malattia di Lyme e la meningoencefalite da zecca, detta anche Tbe. Estremamente rara in Emilia-Romagna e tipica delle Alpi orientali, la malattia di Lyme è causata da un batterio chiamato Borrelia ed è caratterizzata da diverse manifestazioni, ciascuna tipica di una fase dell’infezione. Inizialmente, circa una settimana dopo il morso della zecca o anche oltre, si manifesta un eritema circolare non doloroso attorno al punto di inoculo. Questo arrossamento si allarga o talvolta migra, ma mantiene il tipico aspetto ad anello. Successivamente, l’infezione interessa muscoli e articolazioni, provocando dolore e gonfiori. Se si giunge alla terza fase, si può avere interessamento degli organi interni come il cuore e del sistema nervoso, con anche febbre e cefalee. Quando non viene correttamente curata, la malattia può divenire cronica”. Nel 2025, nella provincia di Modena, secondo i dati forniti dal dipartimento di Sanità pubblica dell’azienda Usl, sono stati registrati 5 casi di malattia di Lyme. Nel primo semestre di quest’anno i casi riscontrati sono stati 2. Nessuna delle persone colpite ha avuto bisogno di ricovero e non si sono verificati casi gravi, riferisce la nota. “Per evitare le punture di zecca, quando ci si reca in boschi, parchi e aree naturali in genere, la principale forma di protezione è la prevenzione personale”, sottolinea il Servizio veterinario dell’Azienda Usl di Modena che ricorda alcune semplici precauzioni: evitare, se possibile, di camminare nell’erba alta e rimanere sui sentieri segnati; evitare di sedersi sull’erba; mantenere sfalciati i cortili di abitazioni private e scuole.  Inoltre, quando ci si reca in ambienti a rischio, indossare maglia e pantaloni lunghi, calzini alti e bianchi, per rendere più visibili eventuali parassiti, e scarpe chiuse. Può essere inoltre utile utilizzare sulla pelle prodotti repellenti, purché specifici contro le zecche. E ancora: lavare i vestiti a una temperatura superiore ai 30 gradi e infine, una volta rientrati a casa, effettuare un controllo approfondito del corpo, dalla testa ai piedi, per individuare l’eventuale presenza di zecche, che possono assomigliare a piccoli nei. In base al momento di vita – precisa la nota – la zecca può assumere dimensioni molto diverse: le ninfe sono piccole come capocchie di spilli, mentre gli adulti raggiungono alcuni millimetri e – dopo il pasto di sangue – sono ben visibili. Se si scopre di avere una o più zecche attaccate alla pelle, è importante rimuoverle “utilizzando le apposite pinze, acquistabili in farmacia – avvertono gli esperti – L’artropode deve essere estratto afferrandolo all’attaccatura con la pelle, senza utilizzare sostanze chimiche come alcol, oli, creme o spray. Dopo la rimozione, la pelle va disinfettata. Qualora il rostro dovesse rimanere nella cute, non è necessario allarmarsi: è sufficiente estrarlo con l’aiuto di una pinzetta o di un ago disinfettato. È importante individuare e rimuovere la zecca il prima possibile, preferibilmente nella stessa giornata, prima che possa iniettare saliva potenzialmente infetta, cosa che avviene dopo diverse ore. Se possibile, è utile conservare la zecca all’interno di un contenitore chiuso e consegnarla al Servizio Veterinario dell’Azienda USL per eventuali successive analisi. Nei successivi 30-40 giorni è infine necessario controllare la zona della puntura per verificare la comparsa di eventuali reazioni come l’eritema circolare. In caso di arrossamenti localizzati (eritemi appunto) – conclude la nota – febbre o dolori articolari è importante contattare tempestivamente il proprio medico”. 
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Femminicidio Tania Terrin, l’autopsia conferma: “E’ stata strangolata”

(Adnkronos) – L'autopsia eseguita sul corpo di Tania Terrin, la 39enne uccisa a Camponogara dall'ex fidanzato Dino Keber che si è, poi, tolto la vita, ha confermato la morte per strangolamento. Dall'esame autoptico, disposto dalla procura di Venezia, è emersa la rottura dell'osso ioide del collo. La relazione completa verrà depositata agli inquirenti entro 30 giorni. L'autopsia è stata disposta anche sul corpo di Keber.  Si sta ancora valutando l'eventuale invio di ispettori del ministero della Giustizia per valutare se è stato fatto tutto il possibile per tutelare Tania Terrin. La 39enne è stata soffocata a morte nella notte tra il 15 e il 16 agosto a Camponogara scorso dall'ex compagno, il 43enne Dino Keber che, poi, si è tolto la vita. "Il caso, nella sua gravità è oggetto di valutazione – fanno sapere dal dicastero – ma nessuna iniziativa è stata intrapresa".  L'invio degli ispettori servirebbe nel caso ad accertare se e cosa non abbia funzionato nel sistema di protezione della vittima.  Tania Terrin aveva chiesto aiuto mesi prima di essere uccisa da Dino Keber. La ex compagna dell’uomo, contattata sui social il 20 aprile, l'aveva avvertita della sua presunta pericolosità, raccontando percosse, denti spaccati e ripetute aggressioni. Le aveva scritto che Keber era “pericoloso” e che c’era “la concreta possibilità che l’episodio si ripeta”, consigliandole di rivolgersi alle autorità. Secondo il Gazzettino, Tania — che pochi giorni prima aveva detto di essere stata “quasi uccisa” — voleva capire “fino a che punto” Keber fosse stato violento con altre donne. Terrin lo aveva poi denunciato, come già fatto da altre tre vittime che però avevano ritirato le querele. La ex compagna racconta di essere finita tre volte al pronto soccorso e di aver sporto una denuncia d’ufficio dopo essersi presentata ai carabinieri per tutelarsi da una contro‑accusa. Ma dopo la denuncia, dice, non fu protetta da nessuno: avvocati irreperibili ad agosto, supporto psicologico disponibile solo settimane dopo, nessuna rete di tutela. “Mi sono sentita completamente abbandonata”, spiega.  La madre di Tania, Marinella Forner, aveva denunciato la mancanza di protezione per le donne che segnalano violenze. "Quando denunciano devono essere pronte a fare le valigie e a nascondersi, è l’unica cosa che le può salvare", dice in un appello, rilanciato anche da Luca Zaia. Terrin aveva denunciato Keber: era stato attivato il codice rosso e a giugno il questore di Venezia aveva emesso un ammonimento. Misure che non hanno impedito il femminicidio. Forner chiede interventi immediati: “Basta, metteteli dentro. Non è giusto che le donne debbano nascondersi”. Parlando della figlia, racconta che Tania “era troppo buona” e che, nonostante gli avvertimenti dei carabinieri, era caduta nel “tranello” di fidarsi.   
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Pordenonelegge Junior & Young, la scuola suona la campanella della lettura

(Adnkronos) – Proprio sulla campanella del nuovo anno scolastico, dal 16 al 20 settembre oltre un centinaio di autori e autrici animeranno Pordenonelegge Junior & Young, il cartellone di incontri progettato su misura dei giovani lettori e lettrici, delle loro famiglie, degli insegnanti ed educatori. Curato da Valentina Gasparet, il programma, spiega la curatrice, «confermando l'attenzione del festival verso la formazione dei lettori di domani e consolida il dialogo con il mondo della scuola». Fra gli appuntamenti più attesi, sabato 19 settembre l’anteprima di Cunti, storie, romanzi. I libri della mia vita di Stefania Auci, dove la celebre scrittrice racconta i libri della sua formazione, in uscita l’8 settembre per Mondadori. Al festival anche l’intensa testimonianza della giovane autrice siriana Amani El Nasif, Sei più forte di quanto credi (Mondadori Ragazzi): il suo arrivo in Italia, la scuola, i silenzi, le paure, la solitudine di chi si sente invisibile. E ancora in anteprima le pubblicazioni di Andrea Maggi, in libreria per Giunti dal 15 settembre con Io sono nessuno, un romanzo di formazione intenso e profondo che trasforma l’Odissea in uno specchio della crescita adolescenziale, e di Enrico Galiano, che sfoglierà al festival Il mio miglior amico è un fantasma, in uscita per Salani il 15 settembre. Il giornalista sportivo Luigi Garlando festeggia a pordenonelegge i vent’anni di Cipolline, mentre l’avventura sportiva e umana della ginnasta rumena Nadia Comaneci sarà raccontata da Riccardo Gazzaniga in Nadia. La ragazza che non poteva sbagliare, in uscita per Rizzoli. Torna inoltre uno dei progetti editoriali più rappresentativi della Fondazione Pordenonelegge.it: il Piccolo Dizionario (immaginario) delle ragazze e dei ragazzi, realizzato in collaborazione con Fondazione Treccani Cultura, Istituto Toniolo e Parole O_Stili, a cura di Valentina Gasparet con Gian Mario Villalta e la supervisione scientifica di Giuseppe Antonelli, sarà presentato venerdì 18 settembre. E ancora in arrivo le anteprime di Sarah Zambello (Enigmi animali), di Roberto Mercadini Che storia, la Bibbia!) e il saggio per giovani lettori e lettrici firmato da Gherardo Colombo, Fabio Caon, Tiziana Spadon, Siamo pari. Allenarsi alla parità per educarsi contro la violenza di genere (Salani): focus il complesso tema della parità. Tanta letteratura in arrivo per giovani lettrici e lettori: appuntamento di riferimento la sezione di incontri legata al “Caro autore, ti scrivo…”, il contest dedicato agli studenti delle Scuole Secondarie di primo grado, protagonisti quest’anno gli scrittori Chiara Carminati e Massimiliano Tappari con Mare mosso, Annet Schaap al festival con Grillo, Nicola Cinquetti con La bestia di Waltanna, Silvia Vecchini e Sualzo con Del buio non ho paura. E ci saranno anche Davide Morosinotto, Alice Bigli, Annalisa Strada, Vichi De Marchi, Chiara Lorenzoni, Federico e Filippo Taddia, Laura Carusino, Guido Sgardoli e Marco Magnone, Valentina Misgur, Beatrice Masini, Massimo Polidoro e con i protagonisti del contest “Caro autore, ti scrivo…” 2026: Chiara Carminati e Massimiliano Tappari, Annet Schaap, Nicola Cinquetti, Silvia Vecchini e Sualzo. E poi scienza, storia, attualità, con Luca Novelli, Roberta Fulci e Claudia Flandoli, Claudia Fachinetti, Greta Sclaunich, Della Passarelli, Daniele Aristarco, Antonio Galdo, Annalisa Camilli… E ancora, per i ragazzi e le ragazze delle scuole superiori: ci saranno anche Viola Ardone, Pierdomenico Baccalario, Nicoletta Verna, Giacomo Panozzo, Thomas Schlesser, Barbara Tamborini, Alberto Pellai … In programma anche gli eventi per i più piccoli, con Giuditta Campello, Gianluca Caporaso, Francesco Viliani, e con la grande illustrazione di Gek Tessaro, Lorenzo Coltellacci, Maria Dek, Rita Petruccioli. 
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Tragedia in Croazia, 20enne aretino muore durante un’uscita in moto d’acqua

(Adnkronos) –
Tragedia in Croazia per un giovane di 20 anni, Leonardo Bucci, residente a Montevarchi (Arezzo), morto nella giornata di giovedì 20 agosto mentre si trovava in vacanza sull’isola di Pag insieme ad alcuni amici. Le circostanze della morte restano ancora da chiarire e sono in corso gli accertamenti delle autorità croate per ricostruire con precisione quanto accaduto. Secondo le prime informazioni, il gruppo di giovani era impegnato in un’escursione in mare a bordo di moto d’acqua. Al termine dell’esperienza, gli amici del ventenne sono rientrati alla base, accorgendosi però che il loro compagno non era tornato con loro. È quindi scattato l’allarme e sono state immediatamente avviate le ricerche nella zona. La moto d’acqua utilizzata dal giovane sarebbe stata ritrovata integra nei pressi di una riva. Poco distante, in acqua, è stato successivamente individuato il corpo del ventenne, ormai privo di vita. Un ritrovamento che lascia ancora diversi interrogativi sulla dinamica della tragedia. Non è infatti ancora chiaro cosa sia accaduto nei momenti precedenti alla morte né per quale motivo il giovane non sia riuscito a fare ritorno alla base insieme agli altri componenti del gruppo. Tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella di un possibile malore, ma al momento non ci sono elementi ufficiali che consentano di stabilire la causa del decesso. Gli amici del ragazzo sono stati ascoltati dalle forze dell’ordine croate come persone informate sui fatti. Un passaggio ritenuto importante per ricostruire la sequenza degli eventi. I giovani, tuttavia, durante l’uscita in mare non si trovavano tutti vicini e non avrebbero quindi assistito direttamente a quanto potrebbe essere accaduto al loro compagno. Una ricostruzione delle operazioni di ricerca è stata fornita dal Ministero del Mare, dei Trasporti e delle Infrastrutture della Croazia. Secondo quanto riferito in un comunicato ufficiale, la segnalazione della scomparsa di un cittadino italiano è arrivata il 20 agosto alle 18:39 al Mrcc di Fiume, attraverso la stazione di polizia di Novalja. Gli agenti avevano già avviato le ricerche nella parte continentale dell’isola di Pag, nell'area di Novalja. Subito dopo la segnalazione è stata informata anche la Capitaneria di Porto di Karlobag, i cui operatori hanno iniziato a cercare il giovane a sud-est di Novalja, nella zona della baia di Caska. Proprio quella zona sarebbe stata indicata come il punto dal quale il ventenne era partito a bordo della moto d’acqua a noleggio. Le ricerche si sono quindi concentrate nell’area. Alle 19:49, poco più di un’ora dopo la segnalazione della scomparsa, la stazione di polizia di Novalja ha comunicato al Mrcc di Fiume il ritrovamento del corpo del giovane, purtroppo senza vita, nei pressi del luogo in cui erano state avviate le ricerche. Dopo il ritrovamento, le operazioni sono state interrotte. Il Ministero croato ha precisato che le ulteriori attività relative al caso sono di competenza della polizia. Saranno dunque gli investigatori locali a dover ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’accaduto e a chiarire le circostanze della morte. La tragedia ha coinvolto anche le autorità diplomatiche italiane. Il consolato italiano è stato informato dell'accaduto e segue la situazione in collaborazione con le autorità locali. La notizia è stata comunicata anche alla famiglia del giovane. I genitori si trovavano in Sardegna, dove erano in vacanza, quando hanno ricevuto la telefonata che li informava della tragedia. Dopo aver appreso quanto accaduto, sono immediatamente partiti alla volta della Croazia. Restano ora da chiarire gli ultimi momenti di vita del ventenne e le cause del decesso. Gli accertamenti della polizia croata proseguono per ricostruire quanto avvenuto in mare e fornire alla famiglia e agli amici le risposte ancora mancanti su una tragedia consumatasi nel corso di una vacanza. 
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Giallo a Punta Pizzo, animale aggredisce turisti in una struttura ricettiva: 3 feriti, tra cui una bimba di 12 anni

(Adnkronos) – Una turista di 52 anni, che si trovava insieme alla figlia di 12 anni, è stata aggredita e ferita da un animale in una struttura ricettiva nella zona di Punta Pizzo. Si sarebbe trattato di un cane anche se i presenti hanno affermato che era un lupo. Anche la ragazzina e un uomo di 47 anni, anch'egli in vacanza, intervenuto in loro aiuto hanno riportato ferite. E' accaduto nella tarda serata di ieri. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Stazione di Gallipoli.  La donna e la figlia, non in pericolo di vita, sono state trasportate presso l’Ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove sono tuttora ricoverate per il completamento degli accertamenti e delle cure del caso. Il 47enne, visitato presso l’Ospedale di Gallipoli, è stato invece dimesso con una prognosi di 5 giorni. I carabinieri hanno avviato gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e individuare l'animale, la cui natura dovrà essere verificata. 
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Yael Trepy è ora in pneumologia: “Prosegue positivamente percorso di cura”

(Adnkronos) – "Prosegue positivamente" il percorso clinico di Yael Trepy, il giocatore del Cagliari calcio che ha rischiato di annegare a seguito di un incidente in piscina, trasferito ieri pomeriggio dalla terapia intensiva emergenza urgenza dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari alla pneumologia clinica e interventistica, diretta dal professor Pietro Pirina, "dove continuerà le cure e il monitoraggio del quadro respiratorio. Il trasferimento si è reso possibile grazie alla positiva evoluzione delle condizioni cliniche del giovane calciatore, che non necessita più di assistenza intensiva". Così l'Aou di Sassari in una nota.  "Il paziente ha mantenuto condizioni cliniche stabili, senza necessità di ulteriore assistenza intensiva – spiega Stefania Milia, direttrice della Terapia Intensiva Emergenza Urgenza del Santissima Annunziata –. Nella giornata di ieri ha iniziato la mobilizzazione con il fisioterapista e, nel pomeriggio, è stato trasferito dalla Terapia Intensiva Emergenza Urgenza al reparto di Pneumologia per la prosecuzione delle cure". Prima di lasciare il reparto, Trepy ha voluto rivolgere un gesto di ringraziamento all’équipe della terapia intensiva che lo ha assistito nei giorni più delicati del ricovero: ha donato agli operatori sanitari le maglie del Cagliari calcio personalizzate con il nome 'Trepy'. "Un gesto semplice ma significativo, con il quale il giovane calciatore e tutto il Cagliari Calcio hanno voluto esprimere personalmente la propria gratitudine a medici, infermieri e a tutti i professionisti che lo hanno seguito dal momento del ricovero sino al trasferimento in Pneumologia. Il percorso assistenziale proseguirà ora nel reparto diretto dal professor Pirina, dove saranno monitorate in particolare le condizioni respiratorie e completato il recupero clinico del paziente", conclude la nota.  
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Zorba il greco pronto a far danzare il Teatro Romano di Verona

(Adnkronos) – Ultimo titolo a debuttare dell'Opera Festival 2026, il balletto Zorba il greco approda al Teatro Romano di Verona il 25 e 26 agosto, forte di ben sette sold-out nelle ultime edizioni della rassegna. Ultima occasione per vedere il capolavoro di Mikis Theodorakis, coreografato da Lorca Massine, con due diversi cast di stelle internazionali della danza. L’anno prossimo, infatti, il balletto tornerà in Arena con quattro date di Romeo e Giulietta, capolavoro di Prokof’ev, in una nuova produzione di Fondazione Arena. Già oltre 10.000 spettatori in sette repliche sold-out, di cui una aggiunta a grande richiesta: è quanto ha raccolto finora il balletto Zorba il greco di Fondazione Arena, in scena per due ultime serate nel programma del Festival 2026. Dopo la singola data sold-out del 2023, la doppia ripresa del 2024 e le quattro repliche del 2025, il 25 e 26 agosto 2026 torna uno dei balletti più amati di sempre, grazie alla collaborazione con il Comune di Verona. Dalla prima mondiale nel 1988, creato appositamente per l’Arena, il capolavoro di Mikis Theodorakis (1925-2021) è stato visto da milioni di persone in almeno 35 paesi diversi, infiammando prima l’Anfiteatro e poi tutto il mondo con le sue danze e il suo inno alla vita. A Verona è tornato nel 1990 – immortalando in video i primi interpreti del calibro di Vasiliev, Iancu e Savignano, col compositore stesso sul podio – quindi nel 2002 e infine nell’attuale edizione in scena al Teatro Romano, divenendo appuntamento fisso dell’Opera Festival dal 2023.  Le due recite del 25 e 26 agosto vedono nuovamente impegnato il Ballo di Fondazione Arena, coordinato da Gaetano Petrosino con la collaborazione della coreografa Anna Kryszkow, e la partecipazione di richiesti primi ballerini solisti da alcune delle più prestigiose istituzioni al mondo, alternati in due diversi cast: nel ruolo del titolo torna il 25/8 Davide Buffon, Primo Ballerino del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor, che passa al ruolo del rivale Manolios il 26/8 per far debuttare come Zorba Ionuţ-Andrei Diniţă dall’Opera Nazionale di Bucarest. Come Marina si avvicendano Eleana Andreoudi (25) e Virna Toppi (26), rispettivamente Prime Ballerine dell’Opera di Atene e del Teatro alla Scala, mentre l’amato John vede il debutto di Alessandro Casà, Primo Ballerino del Massimo di Palermo. Dalla milanese Scala proviene anche il Primo Ballerino Nicola Del Freo (Manolios il 25/8) e Beatrice Carbone, madama Hortense in entrambe le date. Le scene di Filippo Tonon, i costumi di Silvia Bonetti e le luci di Sergio Toffali completano lo spettacolo, che vede platea e tribuna già sold-out ma ancora disponibilità nella suggestiva gradinata non numerata, in vendita sul sito www.arena.it, alle biglietterie dell’Arena di Verona e nel circuito Vivaticket. Il greco Mikis Theodorakis fu compositore e figura di riferimento politica, civile e culturale: incarcerato dalla dittatura dei colonnelli, a lungo bandito, poi parlamentare e ministro. Prolifico creatore di sinfonie, canzoni, opere, balletti, divenne celebre firmando colonne sonore per registi come Cacoyannis, Litvak, Powell, Costa-Gavras, Lumet. Il suo Zorba a Verona fu anche simbolo di una nuova era legata alla fine della cortina di ferro. Ancora oggi, questo balletto in due atti tratto dal romanzo di Kazantzakis rappresenta un inno alla vita, alla scoperta dell’altro, al superamento del lutto, alla forza interiore. Sviluppando i temi della colonna sonora scritta per il film omonimo del ‘64 con Anthony Quinn e Irene Papas, Theodorakis creò un balletto interamente nuovo che fu coreografato da Lorca Massine, lo stesso che ne supervisiona la nuova produzione ogni anno dal 2023, conquistando il pubblico internazionale al Teatro Romano di Verona. Zorba il greco torna in scena in una delle settimane più ricche e varie dell’intera storia dell’Opera Festival, con sette titoli diversi in scena in otto giorni consecutivi. 
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Latina, alla neurochirurgia dell’ospedale Goretti arriva il microscopio digitale 3D 4K

(Adnkronos) – La Neurochirurgia della Asl di Latina “compie un importante e significativo progresso sulla strada dell’innovazione tecnologica dotandosi, con il determinante supporto della Fondazione Roma, la Uoc dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, di uno strumento di nuovissima generazione: un sistema avanzato per microscopia digitale con telecamera orbitale 3D 4K montata su un braccio semi-robotizzato, che permetterà di implementare il grado di accuratezza tecnica negli interventi. A differenza dei microscopi chirurgici tradizionali – spiega una nota – la nuova apparecchiatura proietta l’area da operare direttamente su grandi schermi ad altissima definizione. I chirurghi possono usufruire di una visione tridimensionale straordinariamente nitida, dettagliata e ingrandita, ideale per le procedure di alta complessità che possono richiedere diverse ore”. Molti i vantaggi per i pazienti e per l’équipe medica – dettaglia la nota – Innanzitutto, la massima accuratezza e sicurezza: la visione tridimensionale ad altissima risoluzione consente al chirurgo di muoversi con estrema precisione anche nelle zone più delicate del distretto testa, collo e rachide. Questo si traduce in interventi meno affaticanti e più fluidi. Il comfort ergonomico, nettamente migliorato, e la comodità di visione riducono la stanchezza dell’équipe nelle operazioni più lunghe e articolate. La riduzione dei tempi chirurgici, il maggiore controllo intraoperatorio e l’attesa riduzione del ricovero post-chirurgico porteranno un ulteriore aumento delle procedure chirurgiche che la Neurochirurgia di Latina potrà sostenere, spaziando dalla patologia cranica a quella spinale, con totale copertura di tutte le patologie che possono affliggere il delicato sistema nervoso. L’acquisizione dello strumento tecnologico “è stata possibile grazie ad un investimento complessivo di 508mila euro, cui ha contribuito in misura preponderante la Fondazione Roma. La nuova dotazione è il risultato di un proficuo lavoro di squadra che ha coinvolto la direzione Generale della Asl di Latina, la Uoc di Neurochirurgia e l’Ingegneria clinica aziendale”.  “L’introduzione di questa tecnologia rappresenta un salto di qualità importante per la nostra Neurochirurgia”, sottolinea Sabrina Cenciarelli, direttrice generale della Asl di Latina che, nel ringraziare “Fondazione Roma, che ha creduto fortemente nell’iniziativa”, con “un gesto di grande generosità e responsabilità sociale che conferma la vicinanza dell'Ente al bisogno di salute dei cittadini e allo sviluppo della sanità pubblica del territorio. Il nostro impegno quotidiano è continuare a investire nell'eccellenza per offrire ai cittadini cure sempre più sicure, moderne e all’avanguardia”. Aggiunge Marco Pandozi, consigliere di amministrazione della Fondazione Roma, cui si deve l’attuazione dell’intervento: “La sanità pubblica rappresenta un pilastro fondamentale per il benessere della comunità, un settore in continua evoluzione in cui l'innovazione tecnologica e la collaborazione tra enti pubblici e privati giocano un ruolo decisivo per garantire cure sempre più avanzate ed efficienti. Fondazione Roma è da sempre impegnata nel sostenere progetti concreti capaci di produrre un impatto diretto e significativo sulla vita delle persone. In ambito medico e assistenziale – evidenzia – questo significa contribuire a rendere disponibili strutture e strumenti all’avanguardia, che possano tradursi in cure più sicure, efficaci e accessibili. Il nostro sostegno alla Neurochirurgia dell’ospedale Santa Maria Goretti nasce proprio da questa volontà, affiancare le realtà sanitarie del territorio attraverso investimenti mirati nell’innovazione, mettendo la tecnologia al servizio dei professionisti e, soprattutto, dei pazienti. È attraverso collaborazioni solide e interventi concreti come questo – conclude Pandozi – che una Fondazione può interpretare al meglio la propria responsabilità sociale e contribuire al rafforzamento della sanità pubblica”. 
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A Pompei nuove tracce del Rinascimento tra le rovine

(Adnkronos) – Pompei e il Rinascimento: un legame impossibile? A prima vista sembrerebbe di sì. Eppure tracce di materiali e reperti ceramici del XV-XVI secolo rinvenuti in un’area di cantiere di Pompei, l’Insula Meridionalis, indizio della frequentazione nel periodo rinascimentale dell’antica città sepolta dall’eruzione vesuviana, attestano fortemente questo legame e la continuità di una memoria storica che non si è mai interrotta nel tempo. Nell’immaginario comune la storia di Pompei è spezzata in due blocchi netti e apparentemente separati tra loro: da un lato la città romana, cristallizzata nel tempo dall'eruzione del 79 d.C. e dall'altro la sua “seconda vita”, iniziata solo nel 1748 con gli scavi borbonici, dopo quasi diciassette secoli di totale oblio. Nel mezzo, uno spazio temporale in cui, tuttavia, la memoria della città sepolta non si era mai del tutto spenta, ma era stata custodita da una comunità rurale che in realtà non aveva mai abbandonato quel territorio. "Il docu-drama 'Pompei Fuori dal tempo' con Tom Hiddleston e lo studio dell’archeologo Steven Tuck – spiega il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – mostrano come il tema dei sopravvissuti sta finalmente diventando oggetto di ricerche e di iniziative di divulgazione. Pompei, dopo l’eruzione , si presentò come un paesaggio post apocalittico, eppure troviamo tracce di persone che tornavano qui e una frequentazione che si estende nel tempo: ma sono tracce labili di vite precarie, all’ombra della storia ufficiale, e per questo hanno rischiato spesso di essere dimenticate o cancellate"  Oggi, la ricerca della “Pompei dopo Pompei” si rafforza con alcuni recenti ritrovamenti materiali e artistici. Alcuni reperti emersi durante le attività di scavo, restauro e messa in sicurezza della cosiddetta “Insula Meridionalis”, un quartiere ai margini meridionali della città, sono databili tra il XV e il XVI secolo, attestando così una frequentazione in quell’epoca, approssimativamente la stessa in cui venne realizzata la “Deposizione di Cristo” attribuita ad Andrea Mantegna e riscoperta recentemente nel Santuario della Beata Vergine di Pompei. Il dipinto, di altissima qualità e a lungo ritenuto disperso, era documentato fino agli anni Venti del Cinquecento nella chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli. Con ogni probabilità, la tela giunse poi a Pompei negli ultimi decenni dell’Ottocento, proprio durante la fondazione del Santuario mariano. Identificato alcuni anni fa nel Palazzo della Prelatura di Pompei, il capolavoro è esposto, dal novembre 2025, all’interno della nuova Pinacoteca del Santuario, al termine di un lungo e meticoloso restauro condotto presso i laboratori dei Musei Vaticani. Si tratta di vicende storicamente indipendenti, che però mostrano come la percezione e la presenza di questo luogo nel corso dei secoli siano state assai più articolate e interconnesse di quanto si era abituati a pensare.  «Senza togliere nulla a ricercatori come Gioachino Alcubierre, arrivato dalla Spagna e promotore dei primi scavi archeologici a Pompei nel 1748 – ha aggiunto Zuchtriegel – bisogna prendere atto che qui esisteva una comunità locale che sin dall’indomani dell’eruzione ha continuato a vivere a Pompei e a custodirne la memoria. Questo emerge non solo dalle scoperte archeologiche, ma anche dal toponimo “Civita”, che attesta la memoria di una città sepolta a livello locale. Naturalmente i contadini e pastori che vivevano tra le rovine antiche non avevano i mezzi per trasmettere la loro conoscenza dell’antico in modo scientifico, ma questo non significa che fosse una conoscenza inesistente. Pompei è ed è sempre stata una vera e propria 'heritage community' e se oggi porta il nome della città antica, non è perché Pompei è risorta dal nulla, ma perché è sempre stata parte della memoria collettiva in questo territorio». (di Paolo Martini) 
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